GENOVA. Ex Abbazia e ospedale di Sant’Antonio di Prè

L’Abbazia di Sant’Antonio, fondata nel 1184, si estendeva tra via Prè, Vico di Sant’Antonio, via Balbi e Vico inferiore del Roso.
Purtroppo fu distrutta nell’Ottocento da Edilio Raggio quando decise di ampliare il suo palazzo di Via Balbi. https://goo.gl/maps/h72GJkKgT813yYKKA

Il suo ricordo è rimasto nel nome del “Vico di Sant’Antonio” nel quale si può ancora ammirare la medioevale porta d’ingresso dell’abbazia; sopra di essa una statua di sant’Antonio abate.

In “Vico inferiore del Roso”, lungo il muro perimetrale dell’antica abbazia, si è conservato un bassorilievo col Santo e i maialini ai suoi piedi.

Nel perimetro dell’antica Abbazia vi era anche un ospedale dove veniva curato il “fuoco di sant’Antonio”, uno dei tanti piccoli ospedali sparsi nei vicoli prima che in città venisse fondato l’ospedale di Pammatone. Ancora oggi ne sono visibili alcuni resti: in un piccolo supermercato, all’angolo tra Via Prè e Vico inferiore del Roso, in mezzo agli scaffali, si ergono le antiche colonne e sono conservati ancora integri gli archi in mattoni dell’epoca.

In Palazzo Raggio esiste ancora porzione dell’antico convento di Sant’Antonio. Varcato il portone di legno che dà su Vico Sant’Antonio, sopravvive ancora una grande sala che conserva uno splendido soffitto di legno affrescato.

Notizie e fotografie da:
http://www.isegretideivicolidigenova.com/p/le-chiese-di-genova.html

 


I frati antoniani avevano a Genova, come in tutto il resto d’Europa, il privilegio di possedere maiali i quali venivano nutriti dalla comunità intera e scorrazzavano liberi per le strade svolgendo anche la funzione di ripulire le strade. I maiali dei monaci si distinguevano dagli altri da un campanellino appeso  all’orecchio, particolare che li rendeva speciali e intoccabili dalla popolazione, che rischiava pesanti sanzioni dal Senato della Repubblica in caso di loro uccisione o ferimento.
Gli anni passano e i suini si moltiplicano a dismisura finché la Repubblica decide di emanare una Grida per limitare il numero di maiali dei Frati che potesse circolare liberamente per le strade intorno all’Abbazia stabilendo che potessero vagare per i vicoli non più di un verro, tre scrofe e venti porcellini, ogni animale in più poteva esser catturato ed ucciso.
Papa Leone X, su richiesta dei monaci, fece annullare la Grida e i porci ripresero possesso dei vicoli finché un gruppo di suini caricò un corteo di senatori, imbrattando e ferendo alcuni dei loro. Fu questa la goccia che fece traboccare il vaso: venne emanato un editto che permetteva a chiunque di appropriarsi dei maiali che scorrazzavano fuori dall’Abbazia sia vivi che morti. Fu questa la fine dei maiali in giro per le strade di Prè.


Per approfondire:

Bisio Roberto, I maialini del priore. Storia del monastero di S. Antonio di Prè, Editrice Zona, Genova, 2019
Il monastero genovese di S. Antonio di Prè, con il suo ospedale, rappresenta un tipico esempio di storia sconosciuta o dimenticata, legata a un monumento scomparso, almeno nelle sue linee caratteristiche, vicenda comune ad altre emergenze locali. Questo testo vuole quindi colmare un piccolo vuoto, restituendo parola a forme architettoniche a vicende e uomini ormai sepolti tra le pieghe del tempo e della storia. Torna così a far parlare di sé un percorso lungo più di otto secoli, che ha visto avvicendarsi esperienze di vita molto distanti fra loro, accomunate da un “luogo” e da un “nome” che è rimasto sempre lo stesso, a dispetto di ogni cambiamento.

 

Data compilazione scheda: 27-1-2022
Rilevatore: AC

MAGASA (BS). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Giuseppe Garibaldi
https://goo.gl/maps/YoXnSqECoNdoBMDB7

 

La chiesa fu edificata originariamente verso il XVI secolo. Vi è attestato un organo nel XVII secolo. L’edificio fu interamente ricostruito nel 1739 e restaurato nel XIX secolo.

La chiesa è situata all’interno del centro storico di Magasa: sprovvista di sagrato, presenta una facciata a capanna affiancata sul lato est da un porticato che cade a strapiombo sulla valle. Al centro della facciata vi sono le aperture tra cui un portale ed una finestra rettangolare superiore, mentre a coronamento vi è un timpano aggettante dotato di croce metallica in sommità.

L’interno è ad aula unica, uniformemente intonacata e decorata, presenta copertura voltata e presenta ai lati due altari laterali contrapposti. Il presbiterio è rialzato e quadrangolare, arricchito da un coro ligneo tutt’attorno e definito in copertura da una copertura voltata affrescata; termina in un fondale absidale piano ad angoli ricurvi.

Sull‘altare maggiore è posta una grande ed elaborata cornice che racchiude il dipinto del 1763 di Francesco Savanni (1724 – 1772): Incoronazione della Vergine con san Giovanni Battista, sant’Antonio abate e san Lorenzo.

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=58440

Data compilazione scheda:
25-1-2022
Rilevatore: AC

BOLOGNA. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via d’Azeglio, 53
https://goo.gl/maps/QCQd5dRCFsgWy1ZZ7

 

Fondata nel 1328, fu completamente rinnovata nel 1615, su disegno di Floriano Ambrosini.

A fianco della chiesa si trova il vasto palazzo, già Collegio Montalto, costruito nel 1587-88, su progetto di P. Fiorini; ingrandito poi nel 1622. Il Collegio fu fondato da Sisto V nel 1586; retto dai Padri Barnabiti fino al 1797, quando fu soppresso.

All’interno della Chiesa vi sono dipinti di P. e L. Fontana, D. Calvaert, B. Ramenghi detto il Bagnacavallo.
Sull‘altar maggiore è posta la pala del 1902 di Fabio Fabbi (1861-1946) che raffigurante il Sacro Cuore con i santi Antonio abate e Antonio M. Zaccaria (Cremona, 1502 – 1539; presbitero e medico, fondatore della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, meglio noti col nome di “Barnabiti” dalla chiesa milanese di S. Barnaba, loro prima sede).
In precedenza sull’altar maggiore vi furono le opere di Vitale da Bologna, con il ciclo dedicato a Sant’Antonio abate, e successivamente di Ludovico Carracci, con la pala oggi a Brera.

 

Link:
https://www.originebologna.com/strade/san-mamolo/n-116-53/

https://archiviofabiofabbi.it/2021/02/22/il-purismo-della-pala-del-sacro-cuore-in-santantonio-abate/

 

Data compilazione scheda: 24 / 1 / 2022

Rilevatore: AC

BOLOGNA. Chiesa di Sant’Antonio abate di Sàvena

Via Massarenti, 59
https://goo.gl/maps/LQqhxmcexcVuJMXq6

Nel 1203 frate Abramo, un laico datosi con un compagno alla vita spirituale e alle opere di carità, ottenne dal Vescovo di Bologna Gerardo Ariosti di poter fondare una chiesa nel suburbio di Bologna, fra il fiume Sàvena e la Fossa Cavallina, su terreno offerto dai fratelli Bonacausa e Opizzino Alamandini, con la condizione di pagare ogni anno al Vescovo il controvalore di una libbra di pepe in riconoscimento dell’autorità episcopale. Meno di un anno dopo, la chiesa doveva essere già a buon punto poiché nel testamento di certo Alberto Faxeolus del 15 aprile 1204 vi è un lascito di cinque soldi alla chiesa di S. Antonio. Negli stessi anni venne costruito, ad opera di frate Abramo e di quelli che si erano raccolti intorno a lui, un ponte sul fiume Sàvena con annesso hospitale per alloggio di viandanti, che restò in funzione fin verso la fine del secolo XIII.
Nel 1213 il Vescovo di Bologna donò al Capitolo della Cattedrale i diritti che gli spettavano sulla chiesa, ponte ed ospedale che frattanto, scomparso o partito frate Abramo, furono gestiti da una società laicale presieduta dal rettore della chiesa don Guido. A metà del Duecento, per graduale sostituzione dei membri della società laicale con ecclesiastici, si costituì una “collegiata”, cioè una comunità di chierici secolari formata da un priore e tre canonici. Allo stesso tempo risale la costituzione della cura d’anime, cioè della qualifica parrocchiale della chiesa. La collegiata di S. Antonio fu soppressa nel 1380 e unita al Capitolo della Cattedrale di Bologna; tale unione, però, divenne effettiva solo nel 1484, quando il Capitolo, in forza di una bolla di papa Sisto IV, poté prendere effettivo possesso della chiesa e nominarne il parroco col titolo di “vicario perpetuo”. Nel 1877 il Capitolo rinunziò i suoi diritti sulla chiesa di S. Antonio all’Arcivescovo di Bologna a cui, da quel momento, spettò la nomina del parroco. Nel 1915, in seguito alla grande espansione del tessuto urbano avvenuta ai primi del Novecento, la chiesa di S. Antonio fu dichiarata parrocchia urbana e come tale celebrò la sua prima decennale eucaristica nel 1924. Dal 1963 al 1995 la parrocchia è stata affidata ai religiosi Agostiniani; ora è nuovamente affidata al clero diocesano.

La più antica chiesa di S. Antonio, costruita all’inizio del Duecento in forme romaniche, aveva le stesse dimensioni della navata attuale, con muri esterni adornati di lesene che vennero mantenute e raccordate con archi a pieno centro, come tuttora si vede all’esterno, quando l’edificio fu parzialmente ricostruito, aumentandone l’altezza, fra il 1422 e il 1455.

Una pala d’altare raffigura la Madonna col Bambino e sant’Antonio abate in basso a sinistra.

 

Un altro dipinto, del bolognese Prospero Fontana (1512 – 1597) raffigura la “Madonna col Bambino e i Santi Antonio abate, Pietro e Giovannino” del 1560-70.
Sant’Antonio, a sinistra, tiene un libro chiuso nella mano destra e nella sinistra un bastone a stampella; il muso di un maiale spunta da dietro al sua veste.

 

Link:
https://www.santantoniodisavena.it/

Data compilazione scheda: 24 / 1 / 2022
Rilevatore: AC

FORLI’ (FC). Chiesa di Sant’Antonio abate in Ravaldino

Corso Diaz, 105
https://goo.gl/maps/R5itcZfLrnjwzuKx6

 

La prima pietra dell’edificio venne posta nel 1705 su iniziativa dall’ordine dei Carmelitani Scalzi di S. Teresa.
Nel 1798 divenne chiesa parrocchiale al posto della vicina Chiesa di Sant’Antonio Vecchio, oggi divenuta Sacrario dei Caduti. VEDI SCHEDA

Le fasi della realizzazione della chiesa sono state tre, con diversi architetti: la prima dal 1705 al 1732 ad opera di Carlo Cesare Scaletti; la seconda, dal 1732 al 1773 ad opera di Giuseppe Merenda, durante la quale fu costruito il corpo principale dell’edificio; la terza, dal 1773 al 1778, che vide realizzata la copertura e completamente rifatta la decorazione interna ad opera di Gaetano Stegani.
Il portale fu realizzato nel 1931 e disegnato dall’architetto Leonida Emilio Rosetti.

All’interno, il corpo principale ha pianta ottagonale e due altari.

La chiesa conserva una una statua di sant’Antonio abate.

 

 

 

 

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_in_Ravaldino