FRANCIA – CLANS. Cappella di Sant’Antonio abate, con affreschi della vita del Santo

Clans è un comune francese situato nel dipartimento delle Alpi Marittime (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra).
clans 1Si trova nella Vallée de la Tinée, m. 641 slm, sulla via proveniente da Nizza, all’ingresso del paese;  https://maps.app.goo.gl/PEybtHQpgGd4LfC46

La cappella è stata costruita durante la seconda metà del XV sec., per proteggere gli abitanti dalle numerose epidemie di peste che allora imperversavano nella zona. Al fine di assicurare protezione a tutti, vennero costruite cappelle ai quattro punti cardinali del paese dedicate ai santi difensori contro le malattie portate dai viandanti (Cappella di Sant’Antonio, San Giovanni, San Michele e San Rocco).
E’ dunque in una posizione strategica che si viene a trovare la cappella di Sant’Antonio abate, difensore contro le epidemie e protettore degli animali.
clans 2E’ di pianta rettangolare semplice a facciata con una porta e tre finestre.
Affrescata all’interno alla fine del Quattrocento, in aggiunta ai riquadri che raccontano la vita dell’eremita Antonio, una parete descrive la Cavalcata dei vizi.
I dipinti murali che coprono quasi tutto l’interno si possono datare al XV secolo o più precisamente al 1491.
Partendo dall’alto, si sviluppano lungo le pareti laterali, compresa la volta, su tre registri sovrapposti, composti da sei scomparti, con le scene della vita di Sant’Antonio, secondo la leggenda. Si compone di 42 scene, ma solo 29 sono ancora leggibili. Ogni scena è descritta in caratteri gotici, in lingua italiana modificata nella parlata locale.
Seguendo un modello iconografico largamente diffuso nelle regioni frontaliere delle Alpi Marittime, i sette vizi capitali sono simbolizzati da altrettanti personaggi maschili e femminili che cavalcano animali anch’essi simbolici; il corteo dei personaggi a cavallo, legati tra loro da una lunga catena, è trascinato da un diavolo nella gola del Leviatano infernale.
In alto, una Crocifissione che è stata ridipinta e restaurata. In basso Sant’Antonio attorniato da Santi.
La datazione può essere collocata fra il 1480 ed il 1510, grazie ai dettagli di certi costumi e decorazioni.
Un’atmosfera serena e raffinata emana dalla dolcezza dei colori, dalla semplicità dei decori e dalla sobrietà delle posture, permettendo di distinguere questi dipinti da altre produzioni contemporanee del territorio.
Anche se i dipinti sono ancora anonimi, si può supporre siano stati eseguiti da un artista di formazione lombarda, denominato “il Maestro di Clans

 

Link:
https://monumentum.fr/chapelle-saint-antoine-pa00080706.html
https://visionialdila.wordpress.com/2020/02/22/clans-la-cavalcata-dei-vizi/https://paulsmit.smugmug.com/Features/Europe/France/Chapels-of-Southern-Alps/Chapelle-St-Antoine-Clans/

Bibliografia:
– Viviana Moretti, Storie di Sant’Antonio Abate nelle Alpi Marittime francesi: la Cappella di Sant’Antonio a Clans, in “Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, Nuova Serie LXV – LXVI – LXVII – LXVIII 2014 – 2017, pagg. 81 – 95, n. 8 imm.
– Imbert, 1948, p. 81-84 ; Roques, 1961, p. 328-329 ; Thevenon, 1983, p. 48 ; Beauchamp, 1990, p.72-74 ; Leclerc, 2003 , p. 36-41; Meiffret, 2004, p. 232-242.

TORINO. Una chiesa nascosta sotto i portici di via Po

La chiusura forzata di un museo non porta solamente ad aprire le porte delle collezioni tramite i social. C’è anche chi approfitta di questo periodo per meditare. E a pensare il proprio futuro ripartendo dalle origini.
È il caso della Fondazione Accorsi – Ometto, che in questi giorni sta rivalutando ambienti di grande fascino e assolutamente inediti da utilizzare come nuovi spazi espositivi. E lo fa andando a scavare nella propria storia. È un passato archeologico sorprendente, nascosto ma presente ancora oggi nelle fondamenta del palazzo che ospita il Museo di Arti Decorative di via Po.
SAA via po 2Percorrendo una scala da un portone laterale si potrebbe pensare di scendere in una banale cantina. Qui si apre in realtà un ambiente che lascia a bocca aperta: un lungo, ampio, corridoio voltato e sotterraneo. Siamo esattamente sotto il portico di via Po. La larghezza è la stessa del marciapiede sovrastante, la lunghezza copre l’intero palazzo Accorsi.
«Sono i sotterranei della Domus Padi (La Casa di Po) dei padri Antoniani – spiega il direttore della Fondazione Luca Mana –, gli stessi della Precettorìa di Ranverso, che qui fecero costruire un grande complesso dopo il 1616».
Per quasi duecento anni fu un punto di riferimento dell’Ordine per tutto il Nord Italia, comprendente una chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, oggi non più esistente, ma incorporata in alcuni punti nello stesso palazzo: parti delle fondamenta sono perfettamente visibili nel sotterraneo e la cripta è ancora conservata sotto l’attuale biglietteria, che a sua volta era la sagrestia. Su via Po sono ancora presenti due colonne (chiaramente corpi estranei dell’architettura del portico) che segnalavano l’ingresso alla chiesa.
L’abside arrotondata, come testimoniato dalla planimetria fornita dal consigliere della Fondazione ing. Luigi Quaranta, corrisponde a una sala degli uffici al primo piano, dove verranno scoperti gli affreschi di Michele Antonio Milocco.
Appena usciti dalla chiesa, sulla sinistra, vi era la barocca Porta di Po del Guarini, poi distrutta dai francesi, fornendo il primo impulso per la realizzazione dell’attuale piazza Vittorio.
«Trovandosi all’ingresso sud della città il complesso, con i suoi sotterranei, venne utilizzato dagli Antoniani per la cura degli infermi delle malattie contagiose, proprio come potrebbe capitare in questi giorni», precisa Mana, mentre medita a come valorizzare questo straordinario ambiente nel futuro museo che dirige.
Tra le malattie curate dai monaci Antoniani il celebre Fuoco di Sant’Antonio, morbo dovuto al virus della varicella. Il santo viene iconograficamente ritratto con un maiale. Le bestie venivano allevate scrupolosamente dai monaci al fine di prelevare il grasso deputato alla produzione di unguenti in grado di curare le profonde piaghe provocate dal Fuoco.
Nella «Guida di Torino» di Onorato Derossi del 1781 si può leggere l’ultima puntuale descrizione della chiesa.
Nel corso del ‘700 l’edificio viene rimodernato dall’architetto Bernardo Vittone, il pittore Vittorio Amedeo Rapous dipingerà una straordinaria pala d’altare nel 1780, oggi custodita nella chiesa di Santa Pelagia, in piazza Carlina.
Nella vicina chiesa della Santissima Annunziata si trova invece la statua seicentesca di Sant’Antonio attribuita a Bernardino Quadro. Una vera e propria diaspora delle opere d’arte presenti nella chiesa quando viene soppressa a inizio ‘800 (vedi: https://www.santantonioabate.afom.it/torino-ss-annunziata-statua-di-santantonio-abate/ – Ndr)

Autore: Andrea Parodi

Fonte: www.lastampa.it, 27 mar 2020

MANIAGO (Pn), loc. Fratta. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via S. Antonino – Telefono: 0427 730112
https://maps.app.goo.gl/A4prLGkUngTiWdfJ8

 

Un piccolo oratorio dedicato a Sant’Antonio abate venne eretto nel 1582 e consacrato il 9 settembre di quello stesso anno. Si ha notizia che tra il 1744 e il 1750 il campanile venne costruito addossato al lato sinistro della facciata. Ottenuta la licenza vescovile nel 1775 il vecchio edificio venne demolito per procedere alla costruzione di una nuova chiesa, della quale nel 1777 venne benedetto il coro e nel 1785 l’intera costruzione ultimata.
Oggi la chiesa, restaurata dopo i danni del sisma del 1976, presenta una facciata dalle linee semplici con portale riquadrato in pietra serena, affiancato da due finestre rettangolari, sovrastato da una lunetta semicircolare e sormontato da un timpano ribassato.
L’ambiente interno ad aula unica culmina nel coro, cui si accede dall’arco trionfale, dove si conserva una pala dedicata a Sant’Antonio abate e San Giuseppe in contemplazione della Madonna con il Bambino (1789), opera di Giacomo Pauletta. Dello stesso Pauletta è l’Assunta affrescata sul soffitto (1791), di modesta fattura. In alto lungo la parete destra si aprono due finestre, mentre quelle sul fianco sinistro sono murate

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/65583/Maniago+%28PN%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

PONTECHIANALE (Cn), fraz. Chianale, Chiesa di Sant’Antonio.

L’edificio sorge a Est dell’abitato della frazione Chianale, lungo la principale via storica che l’attraversa, denominata “Chemin Royal”; sul lato opposto a questa via c’è il torrente Varaita che viene attraversato dal vicino ponte a schiena d’asino.
https://goo.gl/maps/XiK6BqYoqQ6RD5o48

 

La chiesa risale al XIV secolo, fu la Parrocchiale di Chianale dal 1459 fino a tutto il Seicento.
Nel 2003 sono venuti alla luce preziosi affreschi databili dal 1390 al 1430.
Chiesa semplice ed armoniosa, con campanile a vela a triplice traforo e un portichetto successivo, presenta un portale a triplice ghiera centinata che anticipa quelli di Casteldelfino, Sampeyre, Elva.
L’interno è ad aula con volta a botte.
Gli archi trasversali sono retti da mensole scolpite con espressivi mascheroni e têtes coupées.

 

Nella lunetta sopra il portale d’ingresso è raffigurata un’immagine di Sant’Antonio abate. 

 

 

All’interno, a sinistra dell’altare, una statua di sant’Antonio abate.

 

Info sulla chiesa:
http://archeocarta.org/pontechianale-chianale-cn-chiesa-di-santantonio/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/44283/Chiesa+di+Sant%27Antonio

 

FERRARA. Monastero di Sant’Antonio abate in Polesine

Il monastero di Sant’Antonio (abate) in Polesine è un complesso monastico di fede cristiana cattolica retto da monache dell’ordine di San Benedetto situato in via Gambone 17, in una zona un po’ appartata di Ferrara, nel quartiere sud-orientale della città, vicino alle mura.  https://maps.app.goo.gl/5oWH8Pv29dY3neVM7

L’ingresso è segnato da un arco in muratura sormontato da un timpano e dalla statua in cotto di Sant’Antonio abate.
Ferrara_-_9._S._Antonio_Monache_Benedettine_-_Andrea_Bolzoni, nel 1747, antica incisioneFu fondato nell’alto medioevo dagli agostiniani e nel 1297 passò alle monache benedettine della beata Beatrice II d’Este, figlia del marchese Azzo VII. Da allora il monastero fu sempre protetto e patrocinato dagli Estensi.
L’area dove sorge il complesso rientra nell’addizione di Borso d’Este ed anticamente era un’isola, l’isola di Sant’Antonio, che si trovava a sud del castrum bizantino ed il toponimo in Polesine non si riferisce al Polesine (territorio identificato tra i fiumi Adige e Po) ma a questa sua antica natura, cioè ad un terreno rialzato e circondato dalle acque.
La chiesa è preceduta da un nartece, sulle cui pareti sono affisse delle lapidi funerarie, qui spostate dal pavimento della chiesa nel 1934.
La chiesa esterna, pubblica, del complesso è in stile barocco, con un bel soffitto affrescato nel Seicento da Francesco Ferrari raffigurante il Padre Eterno, la Madonna con il Bambino e i santi Benedetto e Antonio abate.
La chiesa interna, per i religiosi, detta anche coro delle Monache, possiede tre cappelle affrescate:
Quella di sinistra presenta le Storie dell’infanzia di Gesù e della Vita della Vergine di scuola giottesca (1315/1320);
Quella di destra le Storie della Passione, sempre di scuola giottesca;
Quella centrale ha affreschi di diverse epoche e stili, tra i quali l‘Annunciazione di Domenico Panetti ed un soffitto affrescato da Francesco Ferrari che raffigura il Padre Eterno, la Madonna col Bambino in gloria e i Santi Antonio e Benedetto (1661) e una pala d’altare che rappresenta la SS. Trinità in gloria e i santi Benedetto, Antonio abate e la Beata Beatrice d’Este di Antonio Randa (allievo di Guido Reni). Due figure di s. Antonio abate sono affrescate sulle pareti laterali, vedi immagini in basso.
Vi si trova anche una pala con una Flagellazione cinquecentesca, dotata dell’originaria ancona lignea scolpita e dorata.
Fa parte del complesso anche un elegante chiostro e la tomba monumentale della fondatrice.

Ferrara. Monastero S. Antonio, parete sinistra

Ferrara. Monastero, parete destra

Info:
Visita agli AFFRESCHI: da lunedì a sabato: 9.30-11.30/15.15-16.45. Chiuso domenica e festivi. Accedono alla visita piccoli gruppi, al massimo 15 persone (prenotazione consigliata).

Orari SS. Messe: giorni feriali ore 7.30. Domenica e festivi ore 10.30.
Tutti i giorni feriali e festivi ore 15.00. Preghiera dell’Ora Nona cantata in italiano con cetra.
Tutti i giorni feriali e festivi ore 17.00 Vespri con canti gregoriani delle monache.

Tariffe: Offerta libera

Contatti: Ferrara – Vicolo del Gambone – tel. 0532 64068

Come arrivare
A piedi: 25 minuti dal Castello Estense
In autobus: n° 2 dalla stazione ferroviaria e da c.so Porta Reno-Piazza Travaglio, fermata XX Settembre Ghisiglieri (circa 150 mt).
Raggiungibile in auto (parcheggio solo su strada, nelle vicinanze).

Vedi un’ampia sequenza di immagini degli affreschi esistenti nel monastero: vai a >>>>>>>

DMF