PRIERO (CN). Parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Roma, 69
https://maps.app.goo.gl/ftTCZgA9ptH4CQU49

All’interno dell’abitato di Priero sorgeva una chiesa, costruita nel 1494, dedicata ai Santi Antonio abate e Giuliano, ruotata di novanta gradi rispetto all’attuale parrocchia, con l’altare posto ad est e due entrate una ad ovest e l’altra a sud.
L’edificio, fatta eccezione per il Campanile tuttora esistente, fu abbattuto alla fine del 1600 per costruire, tra il 1716 e il 1722, l’attuale Chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Antonio abate, progettata dall’architetto F. Gallo.
Il campanile della parrocchiale del XV secolo si presenta a piani serrati tra contrafforti angolari e si apre con finestre ogivali. La muratura è ornata da cornici di cui l’ultima con archetti pensili; la cuspide piramidale è molto acuta e presenta quattro finestre centinate che sporgono ad abbaino.

Alla base del campanile vi sono frammenti di affreschi del XV secolo, che appartenevano ad una cappella con volta a botte addossata al campanile. Sono stati recentemente restaurati e raffigurano scene della vita di sant’Antonio abate, tra le quali da ricordare “la tentazione di sant’Antonio”.

Affresco del cupolino,  1890-1910, che raffigura “Gloria di s. Antonio abate“.

 

Info:
Parrocchia 0174 79019 o Comune 0174 79024.

Link:
http://www.comune.priero.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=33940
http://archeocarta.org/priero-cn-campanile-parrocchiale-s-antonio-abate/
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100127243A-2

Bibliografia:
– BERTONE L., Arte nel Monregalese, L’Artistica Editrice, Savigliano CN, 2002
– GALANTE GARRONE G. (a cura di) Le risorse culturali delle valli monregalesi e la loro storia, Ed. Comunità montana Valli Monregalesi, Mondovì CN, 1999

Data compilazione scheda: 20/05/2020

 

NIELLA TANARO (CN). Cappella della Confraternita dei Disciplinati di S. Antonio abate.

Nel centro storico. La ex Confraternita dei disciplinati di Sant’Antonio sorge a lato della Parrocchiale. https://goo.gl/maps/9botbQMKzcXgb4LE6
Parrocchia, tel. 0174 226123 o “Pro Loco” tel. 0174 226105

Niella Tanaro (Nigella ad Tanagrum) e il suo territorio, in origine abitati dai Ligures, dopo la conquista romana diventa parte della Gallia Cisalpina come Municipio di Augusta Bagiennorum.
Viene citata nei documenti come donazione imperiale al Vescovo di Asti (901) che delega il governo locale prima ai Marchesi Del Vasto e poi, dal 1142, ai Marchesi di Ceva. Pagus importante perché attraversato dalla via Bagienna (nota anche come via Sonia) e, in epoca medievale, dalla via Palmaria e da una Via del Sale, arterie trafficate (fondamentali) da e per la costa ligure. Niella Tanaro costituiva un nodo strategico di collegamento tra i più importanti centri piemontesi ed i porti liguri, fra i quali si erano sviluppati scambi commerciali, economici ed anche culturali. La fitta disseminazione lungo tali percorsi di edicole, cappelle ed oratori e la presenza in Niella di un Hospitale testimoniano anche il costante transito di fedeli sulle vie di pellegrinaggio.

La cappella dell’ex CONFRATERNITA DEI DISCIPLINATI DI SANT’ANTONIO ABATE in origine era un oratorio interamente affrescato.
L’edificio, più volte rimaneggiato, presenta un’architettura semplice con pianta a base rettangolare e volte a crociera.
I restauri ed i saggi stratigrafici, iniziati nel 2000, della parte absidale e della pavimentazione hanno portato in luce affreschi della prima metà del XVI secolo.
Sulla facciata a capanna si intravede la presenza di un affresco ormai perso (alcune testimonianze orali indicano un sant’Antonio abate con il maialino).

La parete di fondo presenta al centro la Madonna in Trono con Bambino tra Santi di fattura più antica quali san Giovanni Battista e sant’Antonio abate.
Questo affresco si rifà a modelli fiammingo rinascimentali ed è più raffinato e di una mano più colta di quelli di altra parte della chiesa; ricorda i caratteri di Defendente Ferrari (come anche quello della Vergine con il Bambino nella Cappella di San Nazario a Lesegno),
ça Madonna dai tratti delicati, assisa su un semplice trono, tiene sulle ginocchia il Figlio che gioca con un uccellino (l’uccellino rimanda ai testi apocrifi e semplicemente indica una nota di fanciullesca gioia). Da notare la collanina di corallo che tinge il Bambino, antidoto contro il malocchia, simbolo di fortuna e prosperità, derivata dai modelli trecenteschi di Barnaba da Modena.
Sant’Antonio, invocato contro il contagio e altre malattie (fuoco di sant’Antonio), protettore degli animali, è rappresentato come un monaco barbato dai radi capelli, con indosso il tipico mantello con la tau, simbolo del bastone abbaziale. Sono visibili gli altri tipici attributi del Santo: la campanella, il libro, il fuoco e ai piedi un maialino (qui raffigurato con le sembianze, più consone alla fauna locale, di un piccolo cinghiale).

Sulla destra, con tratti più grossolani e probabilmente dipinti da una mano diversa sono rappresentati sant’Antonio, san Paolo e l’Eremita con il corvo.
Da notare: le colline, la vegetazione tipicamente locale che fa da sfondo e gli alberi che proiettano l’ombra in direzioni diverse. La serie di nubi striate, stese sul bianco del semplice intonaco, molto simili a quelle che compaiono in altri riquadri, fanno pensare ad uno stesso autore.
Nella parte absidale di sinistra è presente il Cristo con san Sebastiano e san Rocco (a cui si rivolgevano le preghiere per chiedere protezione dalla peste). Sono presenti anche i nomi di alcuni committenti dell’opera come Jacopus Camillia, Johannes Servetus e Jacopus De Ferraris. Le pareti laterali sono risultate interamente affrescate sopra un velario scandito da un fregio rinascimentale.

Nella parete destra viene rappresentato un ciclo della vita di sant’Antonio abate.
Le Tentazioni: sant’Antonio affronta una donna licenziosa indicandole il fuoco perenne. La tematica del riquadro è riconoscibile dalla presenza delle calzature e di un lembo sollevato dell’abito.
L’aggressione da parte del maligno: sant’Antonio, gettato a terra, subisce la violenza di due demoni terrestri, dalle sembianze metà umane e metà animalesche, che lo colpiscono con sassi e lo assordano con una tromba, mentre un grifone dalla lingua infuocata lo aggredisce e lo minaccia. Ai piedi del santo, la campanella ed il libro persi durante la caduta e il ricorrente simbolo maialino-cinghiale. Da notare la picchettatura sui volti e sui genitali dei diavoli, espressione della volontà dei fedeli del XVII secolo di distruggere ed esorcizzare la presenza del maligno.

Link:
http://comune.niellatanaro.cn.it
http://www.sebastianus.org/santantonio-a-niella-tanaro/
http://archeocarta.org/niella-tanaro-cn-cappelle-di-santanna-e-della-confraternita-dei-disciplinati/
http://www.cappelledeltanaro.it/pubblicazioni.html

Bibliografia:
– Bertone L, Arte nel Monregalese, L’Artistica Savigliano, Savigliano 2002
– Pio G. B, Cronistoria dei comuni dell’antico mandamento di Bossolasco con cenni sulle Langhe, Giorgio Baruffaldi, Cuneo 1975
– Bongioanni Renzo, Gasco Piero, Raineri Geronimo (a cura di), Antichi affreschi del Monregalese, Rotary Club di Mondovì, Mondovì 1965

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2008 dal sito del Comune.
Altre info e ultima foto da documentazione dei restauri finanziati da CRC, dal sito www.fondazionecrc.it

Data compilazione scheda: 20/05/2020 – 22/06/2024

Nome del rilevatore: Angela Crosta – Feliciano Della Mora

AROLA (VCO). Chiesa di Sant’Antonio abate

L’edificio, che si affaccia sulla sponda occidentale del Lago d’Orta (615 m. slm), è situato su un’essenziale arteria che collega, attraverso la Colma de Civiasco, il Cusio e il Lago Maggiore a Varallo e la Valsesia.
https://goo.gl/maps/9ujxZ5zPvJGyxXhJ8

Trattasi di un piccolo oratorio con pronao sostenuto da 4 colonnine ed un campanile metallico. Fu ricostruito su un edificio più antico e confina con il cimitero adornato con una Via Crucis dipinta da Giovanni Avondo (1885).
La chiesa era stata edificata dove esisteva una cappella molto antica risalente al Medioevo dedicata a Sant’Antonio abate.
Nel 1726, il sacerdote arolese “Don Giulio Ceruetti” lascia, per testamento, tutti i suoi beni all’oratorio affinché la primitiva chiesa fosse ampliata; i lavori furono realizzati dal suo successore “Don Bertarelli” nel 1728. L’attuale portico è del 1898.
All’interno, poca decorazione, una volta dipinta da fregi floreali, sopra l’altare in legno un medaglione mostra angioletti, tre quadri quattrocenteschi che inquadrano il coro. Accessibile con una scala, uno splendido balcone sovrasta il portale d’ingresso.

Ma il tesoro di questa chiesa si trova sulla parete a sinistra, decorata d’un affresco di grande valore artistico, databile al XV secolo e attribuito a Giovanni De Campo che raffigura, in 10 quadri, la Storia di Sant’Antonio abate detto anche l’Egiziano.
Ogni quadro illustra un episodio della vita del Santo secondo la “leggenda di Patras“, di volta in volta, la sua fuga da Patras e la partenza per Pispir nel deserto egiziano, le tentazioni del demonio, il suo incontro con Sant’Hilarione, sant’Antonio ed i suoi discepoli, il suo arrivo sul Monte Qolzom in Tebaide dove il diavolo gli appare ancora….

Nella campata a sinistra del ciclo, una bella e grande immagine del Santo (alta quanto i due registri delle Storie).

 

 

Bibliografia:
Dorino Tuniz, L’abate Antonio: dalla Vita di Atanasio alla Legenda di Patras nell’oratorio di Sant’Antonio di Arola, in: “Novarien” n. 45 , 2016

Link:
http://www.arola-villaggio.it/patrimoine_religieux/patrimoine_religieux_it.html

ALTO SERMENZA (VC), fraz. Rimasco, loc. Priami. Cappella di San Antonio

Il comune di Alto Sermenza  è stato istituito il 1º gennaio 2018 dalla fusione dei comuni di Rima San Giuseppe e Rimasco, in Valsesia.
La cappella sorge, a 1000 m. slm, lungo il sentiero che da Rimasco conduce a Ferrate, è isolata e si trova più in basso e poco distante dal borgo di Priami.
https://goo.gl/maps/iALLZnViBxRKz1aaA

Si tratta di un piccolo edificio (interno lunghezza m 1,95, larghezza m 2,05) non correttamente orientato; la facciata infatti è volta quasi completamente a est. Scarsissime e soprattutto sintetiche sono le indicazioni documentarie su questo edificio; esse permettono solo di attestarne l’esistenza e la funzione di probabile cappella ad orandum.
Per la sua collocazione isolata, lungo la mulattiera della Val d’Egua, nel tratto che da Rimasco sale a Ferrate, fu cappella di transito. Si può ipotizzare la presenza di un portico, successivamente rifatto o ristrutturato, proprio in rapporto alla sua funzione, senza poterlo provare con certezza:
“Capelletta di S. Antonio in Priami aperta e nuda” è infatti la sola e più antica descrizione (1596). Riguardo la data della sua costruzione, l’unico elemento oggi a disposizione è l’anno 1552, dipinto nello chevet plat, da considerare quale termine ante quem.


Un problema è costituito dalla dedicazione di questa cappella. La titolazione documentata è a S. Antonio e non è specificato se abate o da Padova; quella tuttora confermata oralmente, in ambito locale, è a S. Antonio da Padova: infatti una statua del santo, rubata alcuni anni or sono è stata sostituita da una tuttora presente nella nicchia sopra l’altare.
Risulta però anomala l’assenza negli affreschi di un’immagine di S. Antonio e, per contro, la presenza di S. Giacomo, dipinta nella piccola nicchia dello chevet plat. La figura di S. Giacomo maggiore, nell’iconografia del pellegrino, potrebbe far pensare ad una diversa titolazione originaria.
Al 1992 risale un intervento di “Montagna antica, Montagna da salvare”, commissione del C.A.I. (Club Alpino Italiano) di Varallo riguardante soprattutto il rifacimento del tetto.
rimasco 1Le immagini dipinte sulle pareti e sulla volta della cappella, nonostante la data avanzata, presentano iconografie ancora medievali e un evidente carattere devozionale. La Vergine in trono con il Bambino compare su tutte le tre pareti accanto ai santi, quasi a maggior garanzia di protezione.
Sono infatti presenti S. Sebastiano e S. Fabiano, invocati contro le epidemie, oltre a S. Bernardo d’Aosta e S. Defendente; mentre S. Giacomo maggiore è nella nicchia dello chevet plat. L’intensa devozione nei confronti di queste immagini, i poteri ad esse assegnati e pratiche di culto che comportano un contatto fisico da parte dei fedeli, fenomeni ampiamente diffusi nel Medioevo e già studiati (Rigaux (a), 1996), sono provati dai numerosissimi disegni, soprattutto animali, croci e iscrizioni, incisi sui dipinti. Le date incise sugli affreschi confermano il protrarsi nel tempo di questa forma di religiosità popolare. Anche alcuni danni, per esempio in corrispondenza degli occhi di S. Bernardo, sembrano essere riconducibili ad una pratica apotropaica riscontrabile in diverse cappelle della valle.
I dipinti sono di modestissima fattura, anche se probabilmente alterati da ridipinture, ad eccezione di S. Defendente. Essi rientrano in una produzione artigianale alla quale appartiene Graziano Scolari e che trova confronti in numerose cappelle lungo i sentieri quali, per esempio, quella del Selletto, lungo la strada che conduce a Seccio o del Chiesetto di Rimasco. Sono proprio gli affreschi di questa cappella (1558) ed uno votivo in S. Giovanni al Monte (1555) che sembrano presentare maggiori affinità con i dipinti di Priami.
Le iconografie come il repertorio decorativo sono riproposti in modo seriale, rifacendosi ancora a schemi superati quali, per esempio, i broccati dei drappi nei troni o dei vestiti; peraltro i piccoli fiori impiegati nei fondali (nella Maiestas Domini di Priami o negli sfondi a riquadro del Chiesetto di Rimasco) non sembrano essere un’innovazione felice.

 

Documenti manoscritti:
– ASDN, I, A. V. 1596, vescovo Bascapè, t. 285, f. 293v: Visita delli oratorii e capelle fatta per il rev. Vicario di Scopello nel 1596
– ASDN, I, A. V. 1697, vescovo Visconti, t. 217, f. 187v-188r: ordini della parrocchia di Rimasco (altra copia in ASDN, I, A. V. 1760, vescovo Balbis Bertone, t. 313/1, f. 557v e ASPRS, 142)
– ASDN, I, A. V. 1788, vescovo Balbis Bertone, t. 361, f. 383v: Primo Indice ove sono descritte le chiese, oratori e cappelle, le confraternite…

Bibliografia:
– Fantoni – Fantoni, 1993, p. 38; Fantoni – Fantoni, 1995, p. 39; Cucciola – Fantoni – Ragozzi, 1997, p. 30; Fantoni – Ragozzi, 1997, p. 52; Fantoni – Ragozzi, 2003, p. 31; Minonzio, 2005, p. 132-135

Link:
https://www.alpecamporimasco.it/lantico-borgo-di-priami/

VALDUGGIA (Vc), fraz. Colma. Chiesa di Sant’Antonio abate

Chiesa cimiteriale a 696 m. slm., lungo la strada per il Monte Fenera.
https://maps.app.goo.gl/NJnqcRZYagZzH4KX8

 È stata la prima Parrocchiale della Colma, costruita nel ‘40; l’attuale facciata è del ‘700. In questa chiesa riposano le spoglie di Nicolao Sottile, che nacque a Lione nel 1751 da emigranti Valsesiani originari di Rossa, scrisse numerosi libri, nel 1823 fece costruire l’Ospizio Sottile al colle Valdobbia (il rifugio fu di grande importanza economica per tutta l’alta Valsesia, per secoli strada di commercio e emigranti verso Valle d’Aosta, Svizzera e Francia). Morì nel 1832 ad Ara frazione di Grignasco (Novara).

L’immagine fotografica di qualche anno fa mostra il degrado della facciata; attualmente la situazione si è ulteriormente deteriorata e gli affreschi sono quasi illeggibili: a destra della porta d’ingresso sono rappresentati i santi Bernardo d’Aosta e Sant’Antonio abate, sormontati da resti di un Ultimo Giudizio e dall’altra parte da un grande San Cristoforo. Sopra la porta una nicchia in cui è affrescata una Crocifissione.

 

 

Foto Crocifissione e parte del testo da:
https://www.facebook.com/photo?fbid=10229198859054665&set=pcb.300894008590941

Aggiornamento scheda: febbraio 2024