CAPURSO (BA). Chiesa di Sant’Antonio abate, con immagini del Santo

Vico Pappacoda, 2
https://goo.gl/maps/AdXh2QB8CdtKyTh68

 

La chiesa fu fondata nel 1440. In seguito ai danni subiti dal violento terremoto del 1632 e per i tanti morti appestati del 1656 lì sepolti, la chiesa fu bruciata e distrutta.
Come documentato da atto notarile del 19-12-1673 a rogito di Agostino Agnano di Capurso, la chiesa fu ricostruita dalle fondamenta a spese del marchese D. Giuseppe Pappacoda.
Nel 1840 furono eseguiti lavori di restauro per volontà e con il contributo dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento la cui prima sede fu la chiesa di Sant’Antonio abate.
Nel 1882, nell’ambito dei lavori di restauro dell’intero corpo di fabbrica della chiesa, si ebbe un ampliamento dell’edificio consistente nel prolungamento dell’abside e nella realizzazione di un vano adibito a sacrestia; nella stessa occasione fu collocato un pregevole altare marmoreo. A testimonianza dell’avvenimento, all’interno dell’edificio è presente una lapide commemorativa che riporta il seguente testo: “DEO OPTIMO MAXIMO IN HONOREM ANTONII ABATIS AEDES QUAM ANGUSTAM SQUALORE OBSITAM FATISCENTEM SODALITAS A SACRAMENTO AUGUSTO A FUNDAMENTIS INSTAURAVIT ABSIDE PRODUCTA SACRARIO ADSTRUCTO LAXAVIT ALTARI E MARMORE ORNAVIT AD EXIMIUM DECUS EXTULIT DEDICATA EST A FRANCISCO MARIA PEDICINO ARCHIEPISCOPO BARII IDIBUS MAIIS A. MDCCCLXXXII”. Nello stesso anno fu consacrata dall’arcivescovo di Bari Francesco Maria Pedicini.
Nel 2008 furono eseguiti lavori di manutenzione straordinaria dell’intero edificio consistenti in pulitura e pittura delle superfici interne.

La facciata principale si presenta semplice e lineare, completamente intonacata ed è divisa in tre ordini orizzontali: l’inferiore contiene il portale d’accesso; alla destra del portale un’epigrafe riporta la data di erezione; nella zona intermedia si apre al centro una tozza bucatura arcuata; l’ordine superiore, ovvero l’elemento conclusivo del prospetto, è cuspidato con cornice modanata e risvolti alle imposte.
Nella parte destra dell’edificio si erge un campaniletto a vela, composto da due pilastrini quadrangolari con lesene addossate, dai quali è originato un arco a tutto sesto sormontato dall’elemento di coronamento: si tratta di una cornice modanata e di un terminale dal profilo mistilineo su cui è collocata una piccola croce in ferro. Mentre le due facciate laterali si presentano con la pietra faccia vista nella parte basamentale ed intonacate nella porzione superiore, il quarto prospetto è occultato dal fabbricato in aderenza o non visibile dall’esterno.
Il sistema delle coperture della chiesa si allinea alla sottostante e particolare sagoma curvilinea della volta a botte ed è rifinito con lastre quadrate di pietra di Corigliano: la stratigrafia è definita dalla sovrapposizione di materiali coibenti per l’isolamento termico e guaine impermeabilizzanti. La leggera inclinazione del lastrico solare è tale da favorire il deflusso delle acque meteoriche, che vengono convogliate all’interno dei pluviali che discendono sul prospetto principale.

L’edificio è costruito in muratura portante in conci di pietra locale. Lo schema planimetrico è a pianta rettangolare, ad aula unica, composto da due campate sormontate da volta a botte lunettata, divisa in settori da archi a tutto sesto, e concluso con abside semicircolare in cui è presente il piccolo presbiterio, rialzato di due gradini rispetto allo spazio assembleare.
Le superfici interne sono completamente intonacate, tinteggiate in bianco e sulle tonalità della scala cromatica dei grigi ed ampiamente decorate. Le arcate laterali sono definite da archi a tutto sesto, scanditi da pilastri con lesene addossate poggianti su zoccoli in pietra con toro di base e capitelli. Al di sopra delle lesene ricorre un cornicione modanato su cui è impostata una volta a botte lunettata, divisa in settori da archi a tutto sesto decorati a motivi geometrici in oro, rosso e azzurro; l’area presbiterale, invece, distinta dallo spazio assembleare tramite un’arcata trionfale a tutto sesto, ha la parete curvilinea suddivisa da cinque specchiature con cornici in stucco ed immagini policrome ed è sormontata da catino absidale emisferico.
Alla controfacciata, invece, è addossata una pregevole cantoria lignea, decorata con specchiature e sorretta da quattro snelle colonne poggianti su alti dadi in legno e dipinte a finto marmo; nell’intradosso è collocata la colomba dello Spirito Santo. La continuità e l’integrità dei fianchi dell’edificio sono interrotte da un varco presente alle spalle dell’altare isolato che conduce ad un vano utilizzato come sacrestia e deposito e da tre aperture quadrangolari, due a sinistra ed una a destra, collocate in corrispondenza dell’asse di ogni arcata laterale, al di sopra del cornicione modanato, che garantiscono luce naturale all’interno dell’edificio.
Ricchi e degni di nota sono gli elementi decorativi presenti all’interno dell’edificio; in molti casi si tratta di statue o dipinti posizionati nelle arcate laterali o all’interno dell’area presbiterale. Sul fianco sinistro della chiesa si aprono due arcate: la prima di esse ospita un settecentesco crocifisso in legno intagliato e dipinto posto davanti all’immagine del transito di san Benedetto, contenuta all’interno di una cornice ovale di stucco; nella seconda cappella, così come nelle altre due presenti sul fianco opposto, sono custodite le sculture dei Misteri portate in processione nel periodo quaresimale insieme ad altre rappresentazioni moderne come la Vergine con Gesù bambino, la Madonna del Rosario e la Madonna del Carmelo e più pregiate ed antiche statue a tutto tondo raffiguranti sant’Antonio abate e san Leonardo, tutte esposte alla devozione e posizionate all’interno di teche o nicchie.
Mentre ai lati delle arcate laterali sono dipinte le immagini degli Evangelisti e di altri Santi, sulle pareti di fondo sono rappresentate, con la tecnica della tempera su muro, scene della vita di sant’Antonio abate. Degno di nota è senza dubbio l’apparato decorativo della volta a botte che sormonta le due campate: inquadrate in due cornici mistilinee si riconoscono le immagini dell’episodio di Gesù con l’adultera ed i farisei e, nella seconda campata, della cacciata dei mercanti dal tempio.
Il catino absidale è completamente occupato dalla scena del Cenacolo, chiaramente ispirata al celebre dipinto di Leonardo da Vinci, la parete curvilinea del presbiterio è valorizzata dalla presenza di cinque dipinti murali disposti radialmente ed incorniciati con stucchi: sono raffigurati il transito di San Giuseppe, la Vergine che presenta due fanciulli a Gesù Sacro Cuore, al centro, alle spalle dell’altare isolato, la Vergine con Gesù bambino, San Filippo con alcuni fanciulli dinanzi alla Vergine e, infine, San Vincenzo de Paoli.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/41409/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

BITONTO (BA). Ex Chiesa di Sant’Antonio abate detta di Sant’Antuono

Via Sant’Antuono
https://goo.gl/maps/tnkC4sEgtz12DETF6

 

La chiesa di Sant’Antonio nacque come cappella privata (XII secolo?), diventò parrocchia successivamente.
Caratterizzata da un unico ambiente rettangolare, voltato a crociera, la chiesa fu proprietà degli Abbinante fino al XVII secolo, quando passò agli Avitaja.

Oggi è un’abitazione privata.


Link:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1600178611

http://www.cartapulia.it/dettaglio?id=127834

TRESCORE BALNEARIO (BG). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Roma, 124
https://goo.gl/maps/iEHRHzsKbcLD5shF6

 

Le prime notizie della chiesa risalgono al 1541, quando nella visita pastorale si dice che essa è proprietà della famiglia Lanzi, che vi fa spesso celebrare la messa. Questa potente famiglia ghibellina era la proprietaria dell’adiacente Castello delle Stanze, uno dei più importanti e ricchi della zona.
Nel 1575 risultava in cattivo stato e da tempo vi erano stata proibita le celebrazioni religiose, vi era anche un altare esterno e un piccolo cimitero. Si ordinò di restaurarla secondo le disposizioni del Concilio di Trento e, infatti, nel 1594 fu segnalata come ben tenuta, ma lo stato di abbandono continuò nei decenni successivi, anche perché l’unico reddito della chiesa era dato da due piante di moroni, che davano venti lire.
Nel 1693 il sacerdote Andrea Barboglio lasciò per testamento il reddito di cento scudi per la celebrazione di messe.
Nel 1750 fu ricostruita dalle fondamenta per volontà del notaio Cristino Barboglio. La visita vescovile del 1862 indica che era una delle chiese più belle della parrocchia.
Sottoposta ad un radicale restauro esterno ed interno nel 1985, la chiesa presenta le sue linee settecentesche molto luminose.

La facciata presenta due ordini architettonici: quello inferiore è suddiviso da quattro lesene in tre settori dei quali il centrale presenta l’ingresso dotato di elegante contorno in marmo di Zandobbio completo di coronamento. Sopra detta apertura, una finestra semicircolare, arieggia ed illumina internamente la chiesa. Le lesene hanno basamento rivestito in pietra. Sopra vi è la trabeazione completa di fregio e di cornicione che conclude quest’ordine inferiore.
Il secondo ordine è più semplice, suddiviso anch’esso da quattro lesene in tre ordini, dei quali il centrale è leggermente più alto e concluso da una cornice curva coperta con coppi a canale, i due settori laterali rimangono più bassi e si raccordano a quello centrale con due cornici rampanti. Unico elemento decorativo in questo secondo ordine è un ovale dotato di cornice sagomata nel quale ora è dipinta la figura di sant’Antonio abate.

All’interno, la piccola chiesa si presenta a navata unica, con pianta rettangolare, suddivisa in tre campate da due gruppi di lesene e contro lesene per lato, delle tre campate solo quella solo quella centrale è molto importante come ampiezza, avendo le rimanenti, con il loro andamento curvo, solo funzione di raccordo con i muri d’ambito della chiesa, a quelli della facciata e dell’arco trionfale. Le lesene e contro lesene con i loro capitelli reggono la fascia architettonica della trabeazione, fregio e cornicione che corrono lungo tutto il perimetro della navata e servono da imposta alla volta a botte che la copre. Anche la volta a botte della navata presenta un tratto di raccordo curvo sia alla parete dell’arco trionfale che a quello della contro facciata.
Il presbiterio è di poco più stretto della navata con pianta rettangolare, delimitato ai lati da gruppi di lesene e contro lesene e si completa nel coro a pianta semicircolare. La luce perviene alla chiesa attraverso finestre ricavate tutte sopra il cornicione e precisamente due nella navata, due nel presbiterio ed altre due nel coro. A sinistra del presbiterio si apre l’ingresso alla sagrestia che è un vano quadrato, dalla sagrestia si accede al piccolo campanile.

La pala dell’altare maggiore con il Santo titolare è di ignoto del secolo XVIII, come gli ovali sulle pareti.
Nella volta dell’abside un affresco di buona fattura rappresenta un barbuto Dio Padre.


Link:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31963/Trescore+Balneario+%28BG%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

TAORMINA (ME). ex Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio abate / Via P. Toselli, 2
https://goo.gl/maps/VjDsiDmRJW4PcFFh8

 

La chiesetta sorge sul confine meridionale della città, presso la prima cinta muraria esterna in cui si apriva la Torre-porta (distrutta nel XVII secolo) che dalla chiesa prendeva il nome.
La chiesetta fu costruita nel 1330 e si presenta in stile eclettico.
Dopo il bombardamento del 1943 fu quasi completamente distrutta, ma fu subito ricostruita con gli stessi conci (pietre lavorate) recuperati tra le macerie.
La chiesa non è più utilizzata per funzioni religiose.
Dal 1953 è sede di un bel Presepe permanente in cui sono riprodotti in scala, con cubetti di sughero, molti monumenti di Taormina.

La facciata è caratterizzata dal bel portale gotico, costruito in calcare bianco, sia negli stipiti che nell’architrave, è sovrastato da un arco acuto, il cui timpano è decorato da archetti, mentre l’arco è incorniciato dal tradizionale fregio di nera pomice lava che assomiglia a quello del Duomo e dei Cappuccini. Due piccole mense fanno da raccordo fra gli stipiti e l’architrave.
Due finestrelle sono poste ai lati del portale, la cui caratteristica è di essere chiuse da lamine di piombo lavorate a traforo; anche la altre finestrelle, due nella facciata nord e due nella facciata sud, sono chiuse da tali lamine, che sono un tipo particolare di decorazione di origine bizantina.
In cima all’angolo sinistro della facciata principale si innalza un piccolo e caratteristico campanile, che è costituito di tre pilastrini, di cui i due frontali terminano con una piccola cuspide, mentre il terzo posteriore è mozzo, congiunti da due archetti, sotto i quali sono impiantate due piccole campane, e la cui struttura è di gusto seicentesco. Al culmine della facciata principale c’è una piccola croce in pietra.

L’interno della chiesetta, a una navata, mostra nella parete sinistra una nicchia ad arco decorata con marmo grigio di Taormina, che forma delle volute ai lati degli stipiti, mentre nella parte superiore imita un baldacchino che è sormontato da una croce marmorea. In questa nicchia è collocata la piccola statua di legno di sant’Antonio abate, rappresentato in abiti vescovili, con la destra benedicente, il bastone pastorale nella mano sinistra e con la mitra sul capo.

 

Ogni anno nella ricorrenza della sua festa il 17 gennaio, si effettua la benedizione degli animali domestici e da allevamento.

 

Link:
http://www.arcipreturataormina.org/?page_id=174

https://www.traveltaormina.com/it/chiese/chiesa-sant-antonio-abate-taormina.html

FORLIMPOPOLI (FC). Chiesa di Sant’Antonio abate o “Dei Servi”

Via Cesare Battisti
https://goo.gl/maps/pcozNE1sa8th4hYW9

 

Il culto di Sant’Antonio abate è attestato a Forlimpopoli fin dal XV secolo per la presenza di un ‘ospedale’ situato nel Borgo Maestro (odierna via A. Saffi nei pressi dell’attuale chiesa del Carmine). L’Oratorio di Sant’Antonio abate venne eretto nel 1300 dalla Confraternita dei Battuti Neri, chiamata in seguito “Confraternita della Morte”, ed aveva annesso un ospizio/ospedale per i pellegrini. Non si conoscono con esattezza le date relative alla costruzione di questo edificio; il Vecchiazzani dice che fu cominciata nel 1379 e sembra che sia stata portata a termine solo nel 1461; esiste un documento riguardante il riconoscimento ufficiale dell’Oratorio da parte del Vescovo di Bertinoro dell’anno 1427. Prima di questa data, però, è presumibile che fosse già usato per funzioni religiose.

La Confraternita, dopo la peste del 1457, offrì ospitalità ai religiosi dell’Ordine dei Servi di Maria, giunti a Forlimpopoli su invito del predicatore Bonaventura Tornielli del convento dei Servi di Forlì e assegnò a loro l’oratorio di Sant’Antonio e l’ospizio.
Nel 1486 i beni dell’Ospedale di Sant’Antonio furono uniti a quelli dell’Ospedale di Santa Maria retto dai Battuti Neri. In seguito a questa unione, la Chiesa assunse il nuovo titolo che ha mantenuto fino ai giorni nostri.
Nella seconda metà del XV secolo, i Padri diedero avvio ai lavori di costruzione di un nuovo edificio chiesastico e dell’annesso convento nel luogo ove sorgevano l’Ospedale e l’oratorio della Confraternita dei Battuti Neri. L’area su cui sorgeva l’Oratorio corrisponde alla parte più occidentale della Chiesa dei Servi. Dell’importante intervento ricostruttivo, avvenuto tra il 1489 e il 1525 circa, che ha interessato anche la costruzione del convento, si sono perse quasi completamente le tracce, per via del totale rinnovamento della chiesa effettuato nel XVIII secolo. L’edificio, a pianta quadrangolare, aveva una superficie uguale all’attuale ma di esso si hanno scarse notizie.
Successivamente, nel 1707, i religiosi decisero di ammodernare la chiesa impostando sulla muratura esistente otto possenti pilastri che hanno la funzione strutturale di sostenere l’imponente copertura ellittica.
In seguito alle soppressioni napoleoniche, nel 1797, i Padri dell’Ordine dei Servi abbandonano definitivamente chiesa e convento. La chiesa passò al Comune che la mantiene ancora adibita al servizio religioso. L’edificio fu restaurato nel 1985.

All’esterno, pur nell’estrema semplicità e sobrietà della muratura in laterizio, sono ancora visibili le tracce delle trasformazioni occorse nei secoli (lungo Via Sendi è rimasto il bel portale a ogiva con motivi ornamentali in cotto afferente all’oratorio quattrocentesco).
La pianta è di forma ottagonale, ma è stato mantenuto l’involucro esterno, rettangolare, dei muri cinquecenteschi. L’esterno è caratterizzato da una alto torrione ellittico che si sviluppa su un sottostante corpo ottagonale che supera in altezza il campanile.

All’interno lo spazio si articola in una serie di aree distinte ma concatenate che si sviluppano attorno ad un corpo centrale ellittico, coperto da una cupola sostenuta da otto pilastri posti in corrispondenza del perimetro ottagonale della chiesa. La cupola è impostata su un tamburo su cui si aprono le finestre che danno luce all’interno che sorprende il visitatore per la ricchezza degli apparati decorativi.
Lungo le pareti si aprono sei altari ornati di stucchi e opere d’arte di pregio: la pala dell’Annunciazione (1533) di Marco Palmezzano; opere di Livio Modigliani (le quattro portelle dell’organo, firmate dall’artista e datate 1576), il ciclo pittorico dedicato ai Misteri del Rosario del forlivese Antonio Fanzaresi (1735) e affreschi di Paolo Bacchetti (decorazioni della Cappella del Cuore Immacolato, 1870 circa).

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0800305549

http://www.comune.forlimpopoli.fc.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=616&idArea=17175&idCat=19029&ID=17843&TipoElemento=categoria

https://www.geometriefluide.com/it/complesso-santamariaservi-forlimpopoli-tur/#cookie_ok