DICOMANO (FI). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via G. Garibaldi, 109
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Incerte e frammentarie le notizie sulle origini di questo luogo di culto appartenente alla Diocesi di Fiesole. Già nel 1136, nella stessa sede dell’attuale parrocchiale, era attivo un hospitale per i pellegrini e i viandanti detto di “Sant’Antonio a Onda”, dotato di un piccolo oratorio; era sito lungo l’importante via di transito per la Romagna.
Il titolo e il ruolo di Oratorio si conservarono per molti secoli, anche dopo la soppressione dell’hospitale, quando, annesso in perpetuo alla vicina pieve di San Jacopo a Frascole, il suo uso era divenuto pubblico e al servizio del popolo.
La chiesa di Sant’Antonio non compare nei primi censimenti ecclesiastici di metà Duecento, né nei decimari stilati all’inizio del XIV secolo. Le Visite Pastorali compiute tra Seicento e Settecento ci descrivono sempre un oratorio semplice e povero nella struttura, dotato di un solo altare di legno recante la tela di Sant’Antonio abate, illuminato da una lampada ad olio.
Il luogo è ritenuto “insufficiente per il popolo che desidera avere un parroco residente, rimanendogli scomodo il portarsi alla pieve di Frascole.” L’inizio del XIX secolo coincise con un notevole sviluppo edilizio del borgo di Dicomano, concentrato proprio nell’area di Sant’Antonio e quindi aumentò l’urgenza di un luogo di culto adeguato. Nel 1826, in accordo con il Regio Governo, l’Episcopio fiesolano assegnò all’oratorio un cappellano residente. Negli anni successivi furono sistemati gli ambienti della canonica e nel 1834 si conclusero i lavori di ampliamento dell’oratorio che avrebbe assunto la nuova identità strutturale di vera e propria chiesa. Dal 1836, con decreto del Capitolo fiesolano e l’approvazione di Leopoldo II di Toscana, l’oratorio di Sant’Antonio assumeva il titolo di parrocchia, guidato da un sacerdote secolare e munito del proprio fonte battesimale.
Gravemente danneggiata dal terremoto del 1919, la chiesa fu restaurata o praticamente ricostruita tra il 1932 e il 1938,come si legge sulla grande lapide che sovrasta il portale d’ingresso.

Di natura semplice e compatta il complesso si presenta coperto a due spioventi, con campanile a vela sistemato nella parte posteriore. La facciata di gusto rinascimentale è imponente, impreziosita da un elegante timpano e da un rosone circolare la cui vetrata reca l’immagine di sant’Antonio abate.

L’interno della chiesa è costituito da un’unica navata, coperta «a capanna» e si conclude con un’abside e due cappelle laterali, illuminate da vetrate circolari, datate MCMXLV (1945). Sulla parete sinistra, accanto all’ingresso, raccolta in una nicchia centinata, è visibile una statua a grandezza naturale di Sant’Antonio abate databile al XX secolo, che mostra evidenti i simboli iconografici del Santo.
Addossati alle pareti dell’aula vi sono quattro altari di pietra, due dei quali, databili al XVII secolo, provengono dall’antica chiesa di San Francesco a Borgo San Lorenzo. Sul primo altare di sinistra si conserva una Madonna col Bambino che dona il cordiglio ai fratelli della Compagnia di San Francesco e un San Francesco; tela dipinta nel 1612.
Sull’altro altare di sinistra è la splendida Madonna col Bambino e Santi proveniente da San Jacopo a Frascole, tavola a fondo oro del XIV secolo attribuita a Giovanni del Biondo.
Sempre sulla stessa parete, in prossimità del presbiterio, è sistemata una pregevole terracotta invetriata un tempo pala d’altare della distrutta chiesa di Sant’Andrea a Tizzano, riconducibile alla bottega di Benedetto Buglioni, rappresenta la Madonna col Bambino fra i Santi, Andrea, Michele Arcangelo, Stefano e Francesco d’Assisi. Commissionata da Francesco Volpini, rettore del piviere di San Bavello, fu consacrata il 3 agosto del 1504, come indica l’epigrafe sulla predella del basamento.
Nel catino absidale, un affresco eseguito nel 2009 dall’artista locale Massimo Buccioni, della scuola di Silvestro Pistoiesi, continuatore dell’arte annigoniana. L’opera si configura in una Maestà di Maria con Bambino, sottostante ad un Cristo Risorgente. Nello scenario pittorico dell’affresco si riconoscono, quali testimoni e messaggeri del mistero dell’evento centrale dell’opera, cromaticamente distinti da gradevoli toni d’ocra d’oro, in posizione quasi a forma di coro, le figure dì: S. Padre Pio da Pietrelcina, S, Giovanni Battista, S. Bernardo, S. Ignazio di Loyola, S. Benedetto, S, Domenico, S. Francesco e Santa Chiara, S. Caterina da Siena, S. Giuseppe, Don Giovanni Bosco, Don Luigi Giussarti, Chiara Lubich, i SS. Pietro e Paolo, S. Antonio abate, S. Madre Teresa di Calcutta, S. Teresa di Lisieux, Santa Gianna Beretta Molla, Don Carlo Gnocchi, Papa Giovanni Paolo II.

 

Link:
https://cultura.ilfilo.net/chiesa-di-santantonio-a-dicomano/

ARNESANO (LE). Cappella di Sant’Antonio abate

Via De Simone, 49. La cappella sorge isolata in mezzo all’incrocio delle due provinciali per Magliano e per Novoli.
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Dell’antica chiesa, edificata nel XVII secolo, si hanno notizie nel 1640, quando il vescovo Pappacoda la trovò in cattivo stato, però passò un secolo prima che fosse di nuovo citata.
Fu ricostruita dall’Università nel 1744 con l’intitolazione a S. Antonio “di Vienna” (s. Antonio abate).
Indicata come Chiesa rurale e di patronato comunale, nel secolo successivo fu abbandonata a se stessa tanto che nel 1881 Mons. Zola invitava il sindaco Raffaele Chirizzi e il popolo a provvedere ai bisogni ed alla restaurazione.
Alle spalle della chiesa sorgeva la “Villa Sant’Antonio”, dimora di Luigi Giuseppe De Simone (1835 – 1902) magistrato e studioso di storia e archeologia del Leccese.
Nel 1925 la Chiesa venne restaurata. Il 30 Aprile 1943, su ordine del governo e per ragioni belliche, fu asportata la campana del suo campanile. Nel 1950-53 si celebrava solo qualche messa, in particolare il giorno del Santo Patrono.

Presenta una semplice facciata spartita da paraste; l’unico elemento decorativo è la cornice in pietra leccese intagliata che orna la porta di ingresso.

Strutturalmente la cappella si sviluppa in un’unica navata pavimentata con ceramica moderna e coperta con volta leccese mista. La cappella non presenta decorazioni interne, fatta eccezione per le statue dei Santi, collocate nelle nicchie ricavate nei muri laterali. Tra esse si distingue la statua di sant’Antonio che si erge sull’altare, in un’edicola in pietra leccese; l’anno di realizzazione non è noto, ma è un dato certo che nel 1747 già si poteva ammirare la statua in cartapesta del Santo. Del corredo interno, ciò che resta è l’ossario in pietra locale, risalente al 1875. A sinistra dell’altare, un’altra statua del Santo.

 

A gennaio, in occasione della Festa di sant’Antonio, avviene la traslazione della statua dalla Cappella alla vicina Chiesa Madre di Arnesano, sul cui sagrato si celebra la benedizione degli animali, si accende la tradizionale “Focara” e si fanno fuochi d’artificio.


Link:

https://censimento.valledellacupa.it/gal_A3.php?id1=667

CAPURSO (BA). Chiesa di Sant’Antonio abate, con immagini del Santo

Vico Pappacoda, 2
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La chiesa fu fondata nel 1440. In seguito ai danni subiti dal violento terremoto del 1632 e per i tanti morti appestati del 1656 lì sepolti, la chiesa fu bruciata e distrutta.
Come documentato da atto notarile del 19-12-1673 a rogito di Agostino Agnano di Capurso, la chiesa fu ricostruita dalle fondamenta a spese del marchese D. Giuseppe Pappacoda.
Nel 1840 furono eseguiti lavori di restauro per volontà e con il contributo dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento la cui prima sede fu la chiesa di Sant’Antonio abate.
Nel 1882, nell’ambito dei lavori di restauro dell’intero corpo di fabbrica della chiesa, si ebbe un ampliamento dell’edificio consistente nel prolungamento dell’abside e nella realizzazione di un vano adibito a sacrestia; nella stessa occasione fu collocato un pregevole altare marmoreo. A testimonianza dell’avvenimento, all’interno dell’edificio è presente una lapide commemorativa che riporta il seguente testo: “DEO OPTIMO MAXIMO IN HONOREM ANTONII ABATIS AEDES QUAM ANGUSTAM SQUALORE OBSITAM FATISCENTEM SODALITAS A SACRAMENTO AUGUSTO A FUNDAMENTIS INSTAURAVIT ABSIDE PRODUCTA SACRARIO ADSTRUCTO LAXAVIT ALTARI E MARMORE ORNAVIT AD EXIMIUM DECUS EXTULIT DEDICATA EST A FRANCISCO MARIA PEDICINO ARCHIEPISCOPO BARII IDIBUS MAIIS A. MDCCCLXXXII”. Nello stesso anno fu consacrata dall’arcivescovo di Bari Francesco Maria Pedicini.
Nel 2008 furono eseguiti lavori di manutenzione straordinaria dell’intero edificio consistenti in pulitura e pittura delle superfici interne.

La facciata principale si presenta semplice e lineare, completamente intonacata ed è divisa in tre ordini orizzontali: l’inferiore contiene il portale d’accesso; alla destra del portale un’epigrafe riporta la data di erezione; nella zona intermedia si apre al centro una tozza bucatura arcuata; l’ordine superiore, ovvero l’elemento conclusivo del prospetto, è cuspidato con cornice modanata e risvolti alle imposte.
Nella parte destra dell’edificio si erge un campaniletto a vela, composto da due pilastrini quadrangolari con lesene addossate, dai quali è originato un arco a tutto sesto sormontato dall’elemento di coronamento: si tratta di una cornice modanata e di un terminale dal profilo mistilineo su cui è collocata una piccola croce in ferro. Mentre le due facciate laterali si presentano con la pietra faccia vista nella parte basamentale ed intonacate nella porzione superiore, il quarto prospetto è occultato dal fabbricato in aderenza o non visibile dall’esterno.
Il sistema delle coperture della chiesa si allinea alla sottostante e particolare sagoma curvilinea della volta a botte ed è rifinito con lastre quadrate di pietra di Corigliano: la stratigrafia è definita dalla sovrapposizione di materiali coibenti per l’isolamento termico e guaine impermeabilizzanti. La leggera inclinazione del lastrico solare è tale da favorire il deflusso delle acque meteoriche, che vengono convogliate all’interno dei pluviali che discendono sul prospetto principale.

L’edificio è costruito in muratura portante in conci di pietra locale. Lo schema planimetrico è a pianta rettangolare, ad aula unica, composto da due campate sormontate da volta a botte lunettata, divisa in settori da archi a tutto sesto, e concluso con abside semicircolare in cui è presente il piccolo presbiterio, rialzato di due gradini rispetto allo spazio assembleare.
Le superfici interne sono completamente intonacate, tinteggiate in bianco e sulle tonalità della scala cromatica dei grigi ed ampiamente decorate. Le arcate laterali sono definite da archi a tutto sesto, scanditi da pilastri con lesene addossate poggianti su zoccoli in pietra con toro di base e capitelli. Al di sopra delle lesene ricorre un cornicione modanato su cui è impostata una volta a botte lunettata, divisa in settori da archi a tutto sesto decorati a motivi geometrici in oro, rosso e azzurro; l’area presbiterale, invece, distinta dallo spazio assembleare tramite un’arcata trionfale a tutto sesto, ha la parete curvilinea suddivisa da cinque specchiature con cornici in stucco ed immagini policrome ed è sormontata da catino absidale emisferico.
Alla controfacciata, invece, è addossata una pregevole cantoria lignea, decorata con specchiature e sorretta da quattro snelle colonne poggianti su alti dadi in legno e dipinte a finto marmo; nell’intradosso è collocata la colomba dello Spirito Santo. La continuità e l’integrità dei fianchi dell’edificio sono interrotte da un varco presente alle spalle dell’altare isolato che conduce ad un vano utilizzato come sacrestia e deposito e da tre aperture quadrangolari, due a sinistra ed una a destra, collocate in corrispondenza dell’asse di ogni arcata laterale, al di sopra del cornicione modanato, che garantiscono luce naturale all’interno dell’edificio.
Ricchi e degni di nota sono gli elementi decorativi presenti all’interno dell’edificio; in molti casi si tratta di statue o dipinti posizionati nelle arcate laterali o all’interno dell’area presbiterale. Sul fianco sinistro della chiesa si aprono due arcate: la prima di esse ospita un settecentesco crocifisso in legno intagliato e dipinto posto davanti all’immagine del transito di san Benedetto, contenuta all’interno di una cornice ovale di stucco; nella seconda cappella, così come nelle altre due presenti sul fianco opposto, sono custodite le sculture dei Misteri portate in processione nel periodo quaresimale insieme ad altre rappresentazioni moderne come la Vergine con Gesù bambino, la Madonna del Rosario e la Madonna del Carmelo e più pregiate ed antiche statue a tutto tondo raffiguranti sant’Antonio abate e san Leonardo, tutte esposte alla devozione e posizionate all’interno di teche o nicchie.
Mentre ai lati delle arcate laterali sono dipinte le immagini degli Evangelisti e di altri Santi, sulle pareti di fondo sono rappresentate, con la tecnica della tempera su muro, scene della vita di sant’Antonio abate. Degno di nota è senza dubbio l’apparato decorativo della volta a botte che sormonta le due campate: inquadrate in due cornici mistilinee si riconoscono le immagini dell’episodio di Gesù con l’adultera ed i farisei e, nella seconda campata, della cacciata dei mercanti dal tempio.
Il catino absidale è completamente occupato dalla scena del Cenacolo, chiaramente ispirata al celebre dipinto di Leonardo da Vinci, la parete curvilinea del presbiterio è valorizzata dalla presenza di cinque dipinti murali disposti radialmente ed incorniciati con stucchi: sono raffigurati il transito di San Giuseppe, la Vergine che presenta due fanciulli a Gesù Sacro Cuore, al centro, alle spalle dell’altare isolato, la Vergine con Gesù bambino, San Filippo con alcuni fanciulli dinanzi alla Vergine e, infine, San Vincenzo de Paoli.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/41409/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

BITONTO (BA). Ex Chiesa di Sant’Antonio abate detta di Sant’Antuono

Via Sant’Antuono
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La chiesa di Sant’Antonio nacque come cappella privata (XII secolo?), diventò parrocchia successivamente.
Caratterizzata da un unico ambiente rettangolare, voltato a crociera, la chiesa fu proprietà degli Abbinante fino al XVII secolo, quando passò agli Avitaja.

Oggi è un’abitazione privata.


Link:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1600178611

http://www.cartapulia.it/dettaglio?id=127834

TRESCORE BALNEARIO (BG). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Roma, 124
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Le prime notizie della chiesa risalgono al 1541, quando nella visita pastorale si dice che essa è proprietà della famiglia Lanzi, che vi fa spesso celebrare la messa. Questa potente famiglia ghibellina era la proprietaria dell’adiacente Castello delle Stanze, uno dei più importanti e ricchi della zona.
Nel 1575 risultava in cattivo stato e da tempo vi erano stata proibita le celebrazioni religiose, vi era anche un altare esterno e un piccolo cimitero. Si ordinò di restaurarla secondo le disposizioni del Concilio di Trento e, infatti, nel 1594 fu segnalata come ben tenuta, ma lo stato di abbandono continuò nei decenni successivi, anche perché l’unico reddito della chiesa era dato da due piante di moroni, che davano venti lire.
Nel 1693 il sacerdote Andrea Barboglio lasciò per testamento il reddito di cento scudi per la celebrazione di messe.
Nel 1750 fu ricostruita dalle fondamenta per volontà del notaio Cristino Barboglio. La visita vescovile del 1862 indica che era una delle chiese più belle della parrocchia.
Sottoposta ad un radicale restauro esterno ed interno nel 1985, la chiesa presenta le sue linee settecentesche molto luminose.

La facciata presenta due ordini architettonici: quello inferiore è suddiviso da quattro lesene in tre settori dei quali il centrale presenta l’ingresso dotato di elegante contorno in marmo di Zandobbio completo di coronamento. Sopra detta apertura, una finestra semicircolare, arieggia ed illumina internamente la chiesa. Le lesene hanno basamento rivestito in pietra. Sopra vi è la trabeazione completa di fregio e di cornicione che conclude quest’ordine inferiore.
Il secondo ordine è più semplice, suddiviso anch’esso da quattro lesene in tre ordini, dei quali il centrale è leggermente più alto e concluso da una cornice curva coperta con coppi a canale, i due settori laterali rimangono più bassi e si raccordano a quello centrale con due cornici rampanti. Unico elemento decorativo in questo secondo ordine è un ovale dotato di cornice sagomata nel quale ora è dipinta la figura di sant’Antonio abate.

All’interno, la piccola chiesa si presenta a navata unica, con pianta rettangolare, suddivisa in tre campate da due gruppi di lesene e contro lesene per lato, delle tre campate solo quella solo quella centrale è molto importante come ampiezza, avendo le rimanenti, con il loro andamento curvo, solo funzione di raccordo con i muri d’ambito della chiesa, a quelli della facciata e dell’arco trionfale. Le lesene e contro lesene con i loro capitelli reggono la fascia architettonica della trabeazione, fregio e cornicione che corrono lungo tutto il perimetro della navata e servono da imposta alla volta a botte che la copre. Anche la volta a botte della navata presenta un tratto di raccordo curvo sia alla parete dell’arco trionfale che a quello della contro facciata.
Il presbiterio è di poco più stretto della navata con pianta rettangolare, delimitato ai lati da gruppi di lesene e contro lesene e si completa nel coro a pianta semicircolare. La luce perviene alla chiesa attraverso finestre ricavate tutte sopra il cornicione e precisamente due nella navata, due nel presbiterio ed altre due nel coro. A sinistra del presbiterio si apre l’ingresso alla sagrestia che è un vano quadrato, dalla sagrestia si accede al piccolo campanile.

La pala dell’altare maggiore con il Santo titolare è di ignoto del secolo XVIII, come gli ovali sulle pareti.
Nella volta dell’abside un affresco di buona fattura rappresenta un barbuto Dio Padre.


Link:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31963/Trescore+Balneario+%28BG%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate