STRA (VE), frazione Paluello. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Papa Giovanni XXIII, 7
https://goo.gl/maps/NPY9VuEAxKtQP9F16

La prima citazione di una chiesa di  “S. Antonii de Vienna de Paludello” si trova nella decima papale del 1297: questa chiesa dipendeva dalla pieve di Sambruson e forse esisteva anche un piccolo ospedale.
Nel 1489, quando il Vescovo Pietro Barozzi la visitò, trovò molto elegante il suo tetto appena ricostruito. Nel 1572 Nicolò Ormaneto vi trovò tre altari, il campanile, il cimitero e un’umile canonica. La chiesa fu ricostruita nel 1579 e consacrata nel 1742.
Nel 1813 fu collocato l’altare maggiore, ornato con statue di Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova.
Nel 1845 (come riporta la targa visibile all’esterno) furono rifatti la facciata (con statue della Vergine e di due Santi, opera della bottega del Morlaiter), e i finestroni. Successivi restauri, compiuti nel 1907 e 1939, portarono al prolungamento della navata e alla costruzione del presbiterio, del coro e della parte superiore del campanile. Alla fine degli anni 1990 il campanile e la facciata della chiesa furono oggetto di nuovi restauri.

L’Acquasantiera lombardesca (primo ‘500) proviene da una demolita chiesa dei camaldolesi. Fra gli altari laterali spicca, prima a sinistra, la pala di San Gorgonio, di bottega veneta del ‘600, che presenta il santo a cui è dedicata (la cui presunta reliquia del teschio si conserva nella sagrestia) accanto a San Luigi Gonzaga, San Giuseppe, San Rocco e Sant’Antonio di Padova.
Gli altri altari laterali presentano, a sinistra una pala raffigurante Sant’Igino papa (eseguita nel 1946 su commissione dell’allora parroco Don Igino Bizzotto) e statue della Madonna del Rosario e del Sacro Cuore di Gesù, a destra il Battistero con una pala del 2001 raffigurante il Battesimo di Gesù e statue di Sant’Antonio di Padova e San Giuseppe.
Il grande Ovale dell’Assunta sul soffitto è di Jacopo Guarana (un’iscrizione in basso reca il nome del committente, il veneto Bernardo Scotti e la data di esecuzione: 1722).
Nel catino absidale si può vedere una tela col Cristo Risorto dell’Ottocento e il recente affresco La Madonna appare ai pastorelli di Fatima.

Link:
https://www.outdooractive.com/it/poi/venezia/chiesa-di-sant-antonio-abate/54756278/

https://parrocchiapaluello.altervista.org/index.php/it/chi-siamo

ISCHIA (NA). Chiesa parrocchiale e cappella di Sant’Antonio abate / Sant’Antuono

Chiesa: Località Sant’Antuono, Via Acquedotto 63,
https://goo.gl/maps/MzLKDKevtfsfDqvW7

La fondazione del primo nucleo va collocata nella seconda metà del XVI secolo, come riporta Giovan Giuseppe Cervera, nel testo “Questa è Ischia”, in cui fa riferimento alla data del 1569 per la costruzione, come eremo delle famiglie Gorrica, Amalfitano e Di Manso, di una cappella intitolata a Sant’Antuono in quella che sarebbe stata poi denominata appunto località Sant’Antuono. Un altro documento però indica la Chiesa tra i benefici di patronato della famiglia Ingarrica già nel 1486.
Dalla lettura degli atti relativi alla visita pastorale del 1886 rileviamo che essa è definita praticamente cadente e che a quella data i lavori di restauro sono ritenuti improrogabili.
Negli anni trenta del ‘900 si effettuarono lavori alla veste decorativa interna e alla copertura del lato destro della chiesa. Nel dicembre del 1951 fu rifatto il pavimento.
La configurazione attuale della chiesa, almeno per quanto riguarda l’impianto plano-volumetrico, è quello risalente ai lavori degli anni 1960/61.
Nel 2013-14 si realizzò il risanamento delle coperture, degli intonaci e un’adeguata tinteggiatura e riassetto dell’area presbiterale.

La chiesa presenta linee semplici, privo di decorazioni artistiche sia all’interno che all’esterno. Le strutture portanti verticali sono in pietra di tufo locale intonacato, mentre le strutture di orizzontamento, solaio di copertura delle navate e delle absidi, sono in latero cemento.
La facciata principale di deciso gusto eclettico risente di un forte rimaneggiamento attuato negli anni sessanta del ‘900, quando venne svestita dell’apparato decorativo realizzato negli anni trenta e arricchita di decorazioni neoclassiche con l’aggiunta di un pronao.

L’impianto interno della chiesa si sviluppa a tre navate, terminanti con absidi semicircolari, al centro dei quali sono ricavate delle nicchie che ospitano statue di Santi. Nella parte retrostante l’abside destra è presente la sacrestia.
Sant’Antonio abate è raffigurato, con ai piedi un maiale, in una statua in legno policromo risalente al XVIII secolo, posta sull’altare all’interno della Chiesa.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/70985/Parrocchia+di+Sant%27Antonio+Abate

 

 

 

 

 


Cappella di Sant’Antoni abate a Forio, loc. Piellero

Frazione Fiorio, Via Piellero
https://goo.gl/maps/413Y6GCchVRdEQMBA

A Forio, all’inizio del sentiero che porta al villaggio contadino di Santa Maria al Monte, i ciucciai eressero, nel 1905, una cappella votiva dedicata al santo. Nei pressi della cappella, la sorgente di Piellero (dal nome della località) che questi lavoratori utilizzavano come abbeveratoio per gli asini.

 

Salendo una piccola gradinata si accede alla cappellina, al cui interno vi è un pannello ceramico con la figura di s. Antonio con il maiale, il fuoco, il bastone a tau col campanello, fatto eseguire nel 1905. 

 

Ancora oggi è nei pressi della cappella che viene appiccato il tradizionale “fucarazzo di Sant’Antuono“. A celebrare il rito della benedizione del fuoco e degli animali portati in processione, il parroco di San Michele Arcangelo, la parrocchia del popoloso quartiere di Monterone nella cui “giurisdizione” rientra la zona di Piellero.

 

 

Il culto di Sant’Antonio è molto sentito sull’isola dove vi sono pannelli devozionali dedicati al Santo.

SESSA URUNCA (CE), frazione Lauro. Cappella di Sant’Antonio abate / Sant’Antuono

Via Pietrabianca, 110
https://goo.gl/maps/RAd5J2DcDvU5x8ZH7

 

Non si hanno notizie sull’origine dell’edificio. E’ possibile ipotizzare un completamento della chiesa nel secolo XIII.
Lavori di ammodernamento potrebbero risalire al secolo XIX

Sulla piccola facciata si innesta una sorta di torre campanaria, simile per stile a quella di edifici romanici presenti in zona.

L’interno è a navata unica e coperto da una volta con elementi decorativi in stucco.
Conserva una statua di s. Antonio abate.

La sera del 16 gennaio si preparano dei falò per le vie del paese (soprattutto in piazza Astricelli, vicino alla Chiesa dedicata a S. Antonio). l 17 gennaio viene celebrata la S. Messa e a seguire la Processione per le vie del paese.
I festeggiamenti sono anche in ricordo del miracolo avvenuto per sua intercessione nel 1799; dalle Memorie del Parroco dell’epoca: “Li francesi intrapresa la via del paese vennero presso la Chiesa di S. Michele alla Forma seguendo la via di Sessa e ivi trovarono seduto su di un pilone un vecchio maloconciato con la barba bianca e tutto infreddolito denunziò loro: “dove andate non vedete che il nostro Villaggio è distrutto già!- e quanto fumo sale dagli incendi appiccati”. Lo squadrone a cavallo ritornò a Sessa e Lauro fu risparmiata.”

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/6962/Cappella_di_Sant’Antonio_Abate_Lauro,_Sessa_Aurunca

https://www.generazioneaurunca.com/turismo-cultura/lauro-di-sessa-lantico-rito-della-festa-di-santantonio-tra-devozione-e-falo/

DICOMANO (FI). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via G. Garibaldi, 109
https://goo.gl/maps/WaNrccQ3EfQZCUGz9

 

Incerte e frammentarie le notizie sulle origini di questo luogo di culto appartenente alla Diocesi di Fiesole. Già nel 1136, nella stessa sede dell’attuale parrocchiale, era attivo un hospitale per i pellegrini e i viandanti detto di “Sant’Antonio a Onda”, dotato di un piccolo oratorio; era sito lungo l’importante via di transito per la Romagna.
Il titolo e il ruolo di Oratorio si conservarono per molti secoli, anche dopo la soppressione dell’hospitale, quando, annesso in perpetuo alla vicina pieve di San Jacopo a Frascole, il suo uso era divenuto pubblico e al servizio del popolo.
La chiesa di Sant’Antonio non compare nei primi censimenti ecclesiastici di metà Duecento, né nei decimari stilati all’inizio del XIV secolo. Le Visite Pastorali compiute tra Seicento e Settecento ci descrivono sempre un oratorio semplice e povero nella struttura, dotato di un solo altare di legno recante la tela di Sant’Antonio abate, illuminato da una lampada ad olio.
Il luogo è ritenuto “insufficiente per il popolo che desidera avere un parroco residente, rimanendogli scomodo il portarsi alla pieve di Frascole.” L’inizio del XIX secolo coincise con un notevole sviluppo edilizio del borgo di Dicomano, concentrato proprio nell’area di Sant’Antonio e quindi aumentò l’urgenza di un luogo di culto adeguato. Nel 1826, in accordo con il Regio Governo, l’Episcopio fiesolano assegnò all’oratorio un cappellano residente. Negli anni successivi furono sistemati gli ambienti della canonica e nel 1834 si conclusero i lavori di ampliamento dell’oratorio che avrebbe assunto la nuova identità strutturale di vera e propria chiesa. Dal 1836, con decreto del Capitolo fiesolano e l’approvazione di Leopoldo II di Toscana, l’oratorio di Sant’Antonio assumeva il titolo di parrocchia, guidato da un sacerdote secolare e munito del proprio fonte battesimale.
Gravemente danneggiata dal terremoto del 1919, la chiesa fu restaurata o praticamente ricostruita tra il 1932 e il 1938,come si legge sulla grande lapide che sovrasta il portale d’ingresso.

Di natura semplice e compatta il complesso si presenta coperto a due spioventi, con campanile a vela sistemato nella parte posteriore. La facciata di gusto rinascimentale è imponente, impreziosita da un elegante timpano e da un rosone circolare la cui vetrata reca l’immagine di sant’Antonio abate.

L’interno della chiesa è costituito da un’unica navata, coperta «a capanna» e si conclude con un’abside e due cappelle laterali, illuminate da vetrate circolari, datate MCMXLV (1945). Sulla parete sinistra, accanto all’ingresso, raccolta in una nicchia centinata, è visibile una statua a grandezza naturale di Sant’Antonio abate databile al XX secolo, che mostra evidenti i simboli iconografici del Santo.
Addossati alle pareti dell’aula vi sono quattro altari di pietra, due dei quali, databili al XVII secolo, provengono dall’antica chiesa di San Francesco a Borgo San Lorenzo. Sul primo altare di sinistra si conserva una Madonna col Bambino che dona il cordiglio ai fratelli della Compagnia di San Francesco e un San Francesco; tela dipinta nel 1612.
Sull’altro altare di sinistra è la splendida Madonna col Bambino e Santi proveniente da San Jacopo a Frascole, tavola a fondo oro del XIV secolo attribuita a Giovanni del Biondo.
Sempre sulla stessa parete, in prossimità del presbiterio, è sistemata una pregevole terracotta invetriata un tempo pala d’altare della distrutta chiesa di Sant’Andrea a Tizzano, riconducibile alla bottega di Benedetto Buglioni, rappresenta la Madonna col Bambino fra i Santi, Andrea, Michele Arcangelo, Stefano e Francesco d’Assisi. Commissionata da Francesco Volpini, rettore del piviere di San Bavello, fu consacrata il 3 agosto del 1504, come indica l’epigrafe sulla predella del basamento.
Nel catino absidale, un affresco eseguito nel 2009 dall’artista locale Massimo Buccioni, della scuola di Silvestro Pistoiesi, continuatore dell’arte annigoniana. L’opera si configura in una Maestà di Maria con Bambino, sottostante ad un Cristo Risorgente. Nello scenario pittorico dell’affresco si riconoscono, quali testimoni e messaggeri del mistero dell’evento centrale dell’opera, cromaticamente distinti da gradevoli toni d’ocra d’oro, in posizione quasi a forma di coro, le figure dì: S. Padre Pio da Pietrelcina, S, Giovanni Battista, S. Bernardo, S. Ignazio di Loyola, S. Benedetto, S, Domenico, S. Francesco e Santa Chiara, S. Caterina da Siena, S. Giuseppe, Don Giovanni Bosco, Don Luigi Giussarti, Chiara Lubich, i SS. Pietro e Paolo, S. Antonio abate, S. Madre Teresa di Calcutta, S. Teresa di Lisieux, Santa Gianna Beretta Molla, Don Carlo Gnocchi, Papa Giovanni Paolo II.

 

Link:
https://cultura.ilfilo.net/chiesa-di-santantonio-a-dicomano/

ARNESANO (LE). Cappella di Sant’Antonio abate

Via De Simone, 49. La cappella sorge isolata in mezzo all’incrocio delle due provinciali per Magliano e per Novoli.
https://goo.gl/maps/M49WfqYi5zunzij88

 

Dell’antica chiesa, edificata nel XVII secolo, si hanno notizie nel 1640, quando il vescovo Pappacoda la trovò in cattivo stato, però passò un secolo prima che fosse di nuovo citata.
Fu ricostruita dall’Università nel 1744 con l’intitolazione a S. Antonio “di Vienna” (s. Antonio abate).
Indicata come Chiesa rurale e di patronato comunale, nel secolo successivo fu abbandonata a se stessa tanto che nel 1881 Mons. Zola invitava il sindaco Raffaele Chirizzi e il popolo a provvedere ai bisogni ed alla restaurazione.
Alle spalle della chiesa sorgeva la “Villa Sant’Antonio”, dimora di Luigi Giuseppe De Simone (1835 – 1902) magistrato e studioso di storia e archeologia del Leccese.
Nel 1925 la Chiesa venne restaurata. Il 30 Aprile 1943, su ordine del governo e per ragioni belliche, fu asportata la campana del suo campanile. Nel 1950-53 si celebrava solo qualche messa, in particolare il giorno del Santo Patrono.

Presenta una semplice facciata spartita da paraste; l’unico elemento decorativo è la cornice in pietra leccese intagliata che orna la porta di ingresso.

Strutturalmente la cappella si sviluppa in un’unica navata pavimentata con ceramica moderna e coperta con volta leccese mista. La cappella non presenta decorazioni interne, fatta eccezione per le statue dei Santi, collocate nelle nicchie ricavate nei muri laterali. Tra esse si distingue la statua di sant’Antonio che si erge sull’altare, in un’edicola in pietra leccese; l’anno di realizzazione non è noto, ma è un dato certo che nel 1747 già si poteva ammirare la statua in cartapesta del Santo. Del corredo interno, ciò che resta è l’ossario in pietra locale, risalente al 1875. A sinistra dell’altare, un’altra statua del Santo.

 

A gennaio, in occasione della Festa di sant’Antonio, avviene la traslazione della statua dalla Cappella alla vicina Chiesa Madre di Arnesano, sul cui sagrato si celebra la benedizione degli animali, si accende la tradizionale “Focara” e si fanno fuochi d’artificio.


Link:

https://censimento.valledellacupa.it/gal_A3.php?id1=667