TAORMINA (ME). ex Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio abate / Via P. Toselli, 2
https://goo.gl/maps/VjDsiDmRJW4PcFFh8

 

La chiesetta sorge sul confine meridionale della città, presso la prima cinta muraria esterna in cui si apriva la Torre-porta (distrutta nel XVII secolo) che dalla chiesa prendeva il nome.
La chiesetta fu costruita nel 1330 e si presenta in stile eclettico.
Dopo il bombardamento del 1943 fu quasi completamente distrutta, ma fu subito ricostruita con gli stessi conci (pietre lavorate) recuperati tra le macerie.
La chiesa non è più utilizzata per funzioni religiose.
Dal 1953 è sede di un bel Presepe permanente in cui sono riprodotti in scala, con cubetti di sughero, molti monumenti di Taormina.

La facciata è caratterizzata dal bel portale gotico, costruito in calcare bianco, sia negli stipiti che nell’architrave, è sovrastato da un arco acuto, il cui timpano è decorato da archetti, mentre l’arco è incorniciato dal tradizionale fregio di nera pomice lava che assomiglia a quello del Duomo e dei Cappuccini. Due piccole mense fanno da raccordo fra gli stipiti e l’architrave.
Due finestrelle sono poste ai lati del portale, la cui caratteristica è di essere chiuse da lamine di piombo lavorate a traforo; anche la altre finestrelle, due nella facciata nord e due nella facciata sud, sono chiuse da tali lamine, che sono un tipo particolare di decorazione di origine bizantina.
In cima all’angolo sinistro della facciata principale si innalza un piccolo e caratteristico campanile, che è costituito di tre pilastrini, di cui i due frontali terminano con una piccola cuspide, mentre il terzo posteriore è mozzo, congiunti da due archetti, sotto i quali sono impiantate due piccole campane, e la cui struttura è di gusto seicentesco. Al culmine della facciata principale c’è una piccola croce in pietra.

L’interno della chiesetta, a una navata, mostra nella parete sinistra una nicchia ad arco decorata con marmo grigio di Taormina, che forma delle volute ai lati degli stipiti, mentre nella parte superiore imita un baldacchino che è sormontato da una croce marmorea. In questa nicchia è collocata la piccola statua di legno di sant’Antonio abate, rappresentato in abiti vescovili, con la destra benedicente, il bastone pastorale nella mano sinistra e con la mitra sul capo.

 

Ogni anno nella ricorrenza della sua festa il 17 gennaio, si effettua la benedizione degli animali domestici e da allevamento.

 

Link:
http://www.arcipreturataormina.org/?page_id=174

https://www.traveltaormina.com/it/chiese/chiesa-sant-antonio-abate-taormina.html

FORLIMPOPOLI (FC). Chiesa di Sant’Antonio abate o “Dei Servi”

Via Cesare Battisti
https://goo.gl/maps/pcozNE1sa8th4hYW9

 

Il culto di Sant’Antonio abate è attestato a Forlimpopoli fin dal XV secolo per la presenza di un ‘ospedale’ situato nel Borgo Maestro (odierna via A. Saffi nei pressi dell’attuale chiesa del Carmine). L’Oratorio di Sant’Antonio abate venne eretto nel 1300 dalla Confraternita dei Battuti Neri, chiamata in seguito “Confraternita della Morte”, ed aveva annesso un ospizio/ospedale per i pellegrini. Non si conoscono con esattezza le date relative alla costruzione di questo edificio; il Vecchiazzani dice che fu cominciata nel 1379 e sembra che sia stata portata a termine solo nel 1461; esiste un documento riguardante il riconoscimento ufficiale dell’Oratorio da parte del Vescovo di Bertinoro dell’anno 1427. Prima di questa data, però, è presumibile che fosse già usato per funzioni religiose.

La Confraternita, dopo la peste del 1457, offrì ospitalità ai religiosi dell’Ordine dei Servi di Maria, giunti a Forlimpopoli su invito del predicatore Bonaventura Tornielli del convento dei Servi di Forlì e assegnò a loro l’oratorio di Sant’Antonio e l’ospizio.
Nel 1486 i beni dell’Ospedale di Sant’Antonio furono uniti a quelli dell’Ospedale di Santa Maria retto dai Battuti Neri. In seguito a questa unione, la Chiesa assunse il nuovo titolo che ha mantenuto fino ai giorni nostri.
Nella seconda metà del XV secolo, i Padri diedero avvio ai lavori di costruzione di un nuovo edificio chiesastico e dell’annesso convento nel luogo ove sorgevano l’Ospedale e l’oratorio della Confraternita dei Battuti Neri. L’area su cui sorgeva l’Oratorio corrisponde alla parte più occidentale della Chiesa dei Servi. Dell’importante intervento ricostruttivo, avvenuto tra il 1489 e il 1525 circa, che ha interessato anche la costruzione del convento, si sono perse quasi completamente le tracce, per via del totale rinnovamento della chiesa effettuato nel XVIII secolo. L’edificio, a pianta quadrangolare, aveva una superficie uguale all’attuale ma di esso si hanno scarse notizie.
Successivamente, nel 1707, i religiosi decisero di ammodernare la chiesa impostando sulla muratura esistente otto possenti pilastri che hanno la funzione strutturale di sostenere l’imponente copertura ellittica.
In seguito alle soppressioni napoleoniche, nel 1797, i Padri dell’Ordine dei Servi abbandonano definitivamente chiesa e convento. La chiesa passò al Comune che la mantiene ancora adibita al servizio religioso. L’edificio fu restaurato nel 1985.

All’esterno, pur nell’estrema semplicità e sobrietà della muratura in laterizio, sono ancora visibili le tracce delle trasformazioni occorse nei secoli (lungo Via Sendi è rimasto il bel portale a ogiva con motivi ornamentali in cotto afferente all’oratorio quattrocentesco).
La pianta è di forma ottagonale, ma è stato mantenuto l’involucro esterno, rettangolare, dei muri cinquecenteschi. L’esterno è caratterizzato da una alto torrione ellittico che si sviluppa su un sottostante corpo ottagonale che supera in altezza il campanile.

All’interno lo spazio si articola in una serie di aree distinte ma concatenate che si sviluppano attorno ad un corpo centrale ellittico, coperto da una cupola sostenuta da otto pilastri posti in corrispondenza del perimetro ottagonale della chiesa. La cupola è impostata su un tamburo su cui si aprono le finestre che danno luce all’interno che sorprende il visitatore per la ricchezza degli apparati decorativi.
Lungo le pareti si aprono sei altari ornati di stucchi e opere d’arte di pregio: la pala dell’Annunciazione (1533) di Marco Palmezzano; opere di Livio Modigliani (le quattro portelle dell’organo, firmate dall’artista e datate 1576), il ciclo pittorico dedicato ai Misteri del Rosario del forlivese Antonio Fanzaresi (1735) e affreschi di Paolo Bacchetti (decorazioni della Cappella del Cuore Immacolato, 1870 circa).

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0800305549

http://www.comune.forlimpopoli.fc.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=616&idArea=17175&idCat=19029&ID=17843&TipoElemento=categoria

https://www.geometriefluide.com/it/complesso-santamariaservi-forlimpopoli-tur/#cookie_ok

GROSIO (SO), frazione Biancadino. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa sorge presso il Rifugio Biancadino, 2252 mslm
https://goo.gl/maps/zGaRwe1tKWkVkCJW7

 

La chiesetta, con la semplice facciata bianca, fu edificata nel 1946, come si legge sull’inscrizione sopra il portale.
L’originale torre campanaria è costituita da grandi travi in legno che sostengono due campane, riccamente decorate. La data è quella della 1987, l’anno della terribile alluvione che colpì duramente l’intera valle.

 

Link:
http://www.paesidivaltellina.it/biancadin/index.htm

 

MORBEGNO (SO). Ex chiesa e convento di Sant’Antonio abate con affreschi del Santo

Piazza Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/hApw2NvWyXyxb2gFA

Il complesso di S. Antonio è composto da una ex-chiesa, ora diventata Auditorium, da due chiostri e da una serie di locali che compongono la struttura ancor oggi esistente e che occupa l’intero lato est della piazza.
Nel 1457 i frati Domenicani ebbero in dono dal Comune l’antica cappella di S. Marta e subito cominciarono ad ingrandirla. Contemporaneamente si avviò la costruzione del convento, articolato attorno a due chiostri e addossato alla chiesa che fu intitolata ad Antonio abate e che fu consacrata dal vescovo domenicano morbegnese Matteo Olmo nel 1504.
Tra Quattro e Cinquecento prese avvio la prima fase decorativa, durante la quale i cittadini più facoltosi scelsero pittori stimati per affrescare le loro cappelle familiari all’interno dell’edificio sacro. La chiesa cambiò aspetto e nel corso degli anni vennero anche realizzati nuovi affreschi che sostituirono i precedenti, sia in chiesa che nel chiostro nord, così che noi ora vediamo parte dei primi e parte dei secondi. Alcuni sono dei veri e propri cicli narrativi dove troviamo S. Caterina d’Alessandria, S. Antonio abate, il domenicano S. Pietro martire e S. Martino. Nel Seicento si commissionarono nuove pitture e stucchi, il soffitto della chiesa venne sostituito con volte a crociera e si dipinsero le Storie di S. Domenico nel primo chiostro, uno spazio luminoso valorizzato dai recenti restauri.
Nel 1798 i decreti napoleonici soppressero il convento e confiscarono la chiesa; in quegli anni venne messo all’asta quanto presente nel convento.
Durante la Grande Guerra il convento ospitò la caserma del V Reggimento Alpini. La struttura fu poi acquistata dal Comune di Morbegno; subì all’interno varie manomissioni, finché non fu riaperta al culto dal 1925, quando cominciarono i restauri.
Dal 1977 la chiesa, sconsacrata, è utilizzata come auditorium per convegni e spettacoli culturali di vario tipo. Dal chiostro nord si può accedere ad alcuni locali anche loro utilizzati per eventi culturali di minor affluenza.
Dell’adiacente convento rimangono integri i due chiostri recentemente restaurati.

 

La facciata della chiesa è caratterizzata da un protiro eretto da Francesco Ventretti nel 1571, poco dopo l’esecuzione da parte di Gaudenzio Ferrari della lunetta ad affresco della Natività e angeli, recentemente restaurata.

L’edificio della ex chiesa è ad unica ampia aula coperta da un tetto a doppia falda sostenuto da archi trasversali che non sono più visibili, perché nascosti dalle volte seicentesche. Ai lati, otto cappelle laterali affrescate. Il profondo presbiterio è ora parzialmente nascosto dalle strutture del moderno Auditorium. Non ci sono più gli arredi liturgici, spariti da tempo.
Rimangono i colorati affreschi riapparsi sotto strati bianchi di calce, che progressivamente nei secoli li avevano coperti. Qua e là immagini di santi e patroni; i più antichi, sulle pareti divisorie delle cappelle di destra, appartengono alla primitiva chiesa.
Uno dei cicli narrativi  più leggibili e meglio conservati riguarda S. Antonio abate: pregevoli le scene del Santo in Gloria  e  di S. Antonio e San Paolo eremita sfamati dal corvo (immagini sotto).

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n110-00058/

ZINASCO (PV), frazione Zinasco Vecchio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

La chiesa sorge nella parte più antica di Zinasco.
https://goo.gl/maps/SHoPtrKKsfKNUiuS6

 

La chiesa fu edificata nel 1757-73. Fu eretta a parrocchiale.
Nel 2012 fu restaurata la copertura.
Nel 2021-22 è stato effettuato un restauro conservativo della facciata principale della Chiesa

L’abside è rivolta ad est mentre la facciata è rivolta ad ovest ed è simmetrica: al centro si colloca l’unico ingresso principale costituito da un portale che dà accesso alle tre navate dell’interno della chiesa. E’ possibile distinguere le navate in facciata dalle partizioni verticali in mattoni alternate da rivestimenti esterni in intonaco.
Sopra il portale un bassorilievo con la figura di sant’Antonio..
I prospetti laterali nella parte centrale delle navate e nella parte absidale non sono rivestiti in intonaco ma con mattoni a vista e si congiungono con la parte absidale anch’essa rivestita esternamente da mattoni pieni a vista.
L’abside è costituita da 3 lati che determinano un semi-esagono. Il campanile è di forma quadrata in pianta ed è rivestito esternamente da intonaco e presenta in sommità una cella campanaria e un orologio.

All’interno una statua del Santo.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/19770/Zinasco+%28PV%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate