TEMÙ (BS) Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo con immagini di s. Antonio abate

La struttura della chiesa parrocchiale è seicentesca, ma ha subito profonde ristrutturazioni nei secoli XVIII e XIX.

Sulla facciata spiccano i tre grandi mosaici di don Mino Trombini (1932 – ) che raffigurano S. Alessandro, S. Bartolomeo e S. Antonio abate, a destra, vedi foto in alto. Il Santo tiene con la mano destra un libro aperto e con la sinistra un bastone cui è appesa una campanella.

Aveva un altare dedicato a s. Antonio abate e conserva una pala d’altare di 350 x 270 cm, raffigurante la Madonna col Bambino (in alto) e, diversi Santi, tra cui s. Antonio abate (in basso a destra), racchiuso da una cornice dorata coeva che, dal tipo di decorazione, si può supporre proveniente dall’ambiente bresciano.

Sant’ Antonio, con la barba bianca biforcata, tiene le mani appoggiate su un bastone cui è appesa una campanella.

Il lavoro è stato eseguito nel 1605, come è attestato dalla data apposta sulla sua base. L’autore della cornice è ignoto.

 

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1r070-00062/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300082144

BEREGUARDO (PV). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 1
https://maps.app.goo.gl/AgckTw7U2tp1GR6MA

 

La prima struttura fu una cappella fondata nel 1425 da Filippo Maria Visconti, duca di Milano e conte di Pavia, sotto il titolo di Sant’Antonio abate. Il primo officiante un frate Agostino del Convento degli Eremitani di S. Agostino, ossia del convento di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia. Alcuni studiosi, come il Cerri, affermano che, “benché piccola, era a tre navi”. Le notizie riguardanti la chiesa di Bereguardo riportano che essa dipese, fino al secolo XVI dalla plebania di Trivolzio poi, nel 1565, ebbe diritti parrocchiali propri.
Le cronache dell’epoca riportano che era in precarie condizioni statiche fin dalla metà del XVIII secolo; quindi fu ricostruita intorno al 1762, assumendo la forma planimetrica attuale, con fronte rivolta a mezzogiorno e pianta a croce greco-latina.
La parrocchiale fu consacrata il 2 maggio 1875 dal cardinale Lucido Maria Parocchi, già vescovo di Pavia. In tale occasione fu insignita della dignità di Arcipretura e il parroco di Bereguardo ha il titolo di Prevosto.
Nel tempo si resero necessari adeguati restauri alla Chiesa anche per il fatto che era stata dichiarata nel 1914 monumento nazionale. A causa dello scoppio della prima guerra Mondiale, fu impossibile eseguire i lavori che furono attuati alla fine della guerra. Molto si dovette all’anziano parroco, don Baldassare Riffaldi che dotò il tempio di una bussola in noce per una porta simmetrica a quella centrale fatta costruire nel 1871 dal suo predecessore, don Clemente Carcano.
Il monumentale tempio fu arricchito da sei finestre istoriate policrome nel quadriennio 1956-1960, pregevoli opere del maestro vetraio Lindo Grassi.

La chiesa si presenta con una facciata a mattoni a vista che è formata da un corpo centrale aggettante e da due fiancate più basse, tagliate da due lesene laterali piatte e da una corposa modanatura orizzontale.
L’ampio sagrato accentua la volumetria della chiesa e ne staglia il profilo. Il campanile si eleva per oltre 40 metri sul fianco sinistro del tempio, coronato da una cella chiusa da quattro monofore con pinnacoli angolari; il tutto culmina con una cupola bizantineggiante che termina con un globo in rame su cui poggia una croce alta 2,80 m.

L’interno, che mostra una certa sproporzione tra altezza e larghezza, comprende l’altare maggiore e due cappelle che delimitano i bracci trasversali della croce latina. All’interno della chiesa si accede tramite tre portali muniti di bussola. Quello centrale si distingue per intagli in noce, fra cui si notano stemmi gentilizi in rilievo.
La prima cappella di destra è dedicata alla Madonna del Rosario e presenta una mensa in cotto, con paliotto dipinto a disegni floreali e sovrastante altare in marmo giallo-nero. La cappella che le sta dirimpetto è dedicata al Crocifisso.
L’altare maggiore fu fatto costruire nel 1814 dal parroco don Giuseppe Andreoni. Il presbiterio è sovrastato da una cupola a profilo ribassato. Ai lati dell’altare maggiore ne figurano due altri minori, dedicati rispettivamente ai santi Mauro abate e Bernardino da Feltre e a San Rocco. La chiesa è sovrastata da una bella cupola a pianta ottagonale, che sorge in corrispondenza del transetto.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/56134/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Bereguardo

VIGEVANO (PV). Chiesa di Sant’Antonio abate alla Sforzesca

La cascina Sforzesca sorge a sud-est del centro abitato di Vigevano.
https://maps.app.goo.gl/4nUCTdXrJb6e7JWo7

 

La cascina fu costruita intorno al 1486 da Ludovico il Moro  che la intese come centro di raccolta e organizzazione delle ricchissime entrate prodotte dal territorio, promuovendo attività sperimentali di coltivazione e allevamento, tra cui l’introduzione del gelso e del baco da seta. Guglielmo da Comino progettò la villa-cascina a pianta quadrata che è il cuore della vasta tenuta, e Leonardo da Vinci ideò la rete dei canali di irrigazione.
L’edificio presentava quattro padiglioni rettangolari disposti agli angoli e utilizzati come residenza; i segmenti di unione delle torri erano adibiti a stalle o depositi.
Era presente anche una chiesa intitolata a S. Antonio abate.

L’attuale edificio della Parrocchia di Sant’Antonio abate alla Sforzesca di Vigevano fu costruita nel 1855 per volontà del marchese Apollinare Rocca Saporiti che nel 1852 che aveva fatto costruire nei pressi la propria villa padronale. Benché sia stata eletta chiesa parrocchiale della piccola frazione, essa conserva ancora oggi lo status di chiesa privata, attualmente adibita a sepolcreto della famiglia dei principi Albani Castelbarco della Sforzesca.
La chiesa è sempre chiusa, ad eccezione dell’occasione di eventi della famiglia dei proprietari.

«La chiesa attuale sorge sulla stessa area sulla quale risulta (dal Catasto Teresiano) la precedente chiesa quattrocentesca, e fu ideata come completamento della villa padronale. La facciata principale sulla strada presenta colonne e lesene con capitelli corinzi, posati su un alto basamento di granito e sormontati da un timpano con bassorilievo che riproduce lo stemma della famiglia Rocca Saporiti; in alto, come coronamento, statue di santi in marmo di Carrara.

L’interno è a un’unica navata a croce greca, con due cappelle laterali e con una cupola centrale che sovrasta l’incrocio dei due bracci. Le decorazioni pittoriche sono opera del pittore torinese Francesco Gonin, che nel 1857 si trovava a Vigevano per realizzare gli affreschi della cattedrale. In quell’occasione il marchese Apollinare stipulò con Gonin un contratto per affrescare, nell’anno successivo, la chiesa della Sforzesca. Nel catino absidale il pittore rappresentò il Giudizio Universale, nelle lunette laterali la risurrezione di Lazzaro e del figlio della vedova di Naim, e nella cupola una schiera di angeli e profeti. Allo scultore Benedetto Cacciatori fu affidata la realizzazione del monumento funebre di Marcello Saporiti e a Giovanni Emanuelli il gruppo marmoreo dell’altare maggiore, con la Vergine affiancata da due angeli e posta su una base a bassorilievi che esaltano il potere salvifico di Cristo.»

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00252/

https://www.comune.vigevano.pv.it/turismo/it/cosa-vedere/sforzesca

Parte del testo tratta dall’allegato: LA SFORZESCA-Opuscolo_Lions.pdf

VIGEVANO (PV), frazione Morsella. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

A sud-ovest dell’abitato di Vigevano, nella frazione Morsella.
https://maps.app.goo.gl/6K46ZDnTwMT9WCym9

 

La chiesa originaria, costruita nel 1692, fu abbattuta e ricostruita negli anni ’40 del Novecento conservando solo il campanile.
Consacrata il 25 agosto 1940, fu soggetta a diverse opere di restauro nei vari anni a seguire che hanno coinvolto principalmente le lavorazioni della facciata.

La chiesa presenta una navata unica, ampia  9,50 m, che si apre nel transetto fino a 10,90 m. Il presbiterio è sollevato di tre gradini rispetto alla navata e termina con il catino absidale in cui trova posto il coro. Nel transetto si innalza la cupola a base ottagonale su cui si aprono otto finestre ad arco.

Su ciascuna delle due pareti laterali della navata, al di sopra di tre finestrelle circolari, compaiono dodici tondi affrescati che rappresentano gli Apostoli.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/19743/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

MANDURIA (TA). Chiesa della Purificazione di Maria o di San Cosimo, con immagini di s. Antonio abate

Fino al 1699 esisteva in Casalnuovo/Manduria una cappella dedicata a S. Antonio abate. In quell’anno fu demolita per erigere una chiesa più grande che accogliesse la Confraternita della Purificazione. Dopo la ricostruzione, fu denominata Chiesa della Purità/Purificazione di Maria, meglio conosciuta dai fedeli come Chiesa di S. Cosimo.

All’interno della nuova chiesa, a sinistra dell’ingresso, proprio nel luogo in cui sorgeva l’antichissima cappella, si conserva una nicchia con un affresco della prima metà del XVIII secolo raffigurante sant’Antonio abate in atto di pregare, con accanto un maiale; il braccio sinistro regge un bastone con appesa una campanella. Accanto ha un libro dove si legge “Mihi, credite fratres, pertimescit Satanas piorum vigilias” (“Credetemi fratelli, Satana teme molto le veglie dei pii”).
Il dipinto, di autore ignoto e di ambito pugliese, risale — secondo il Guastella — alla prima metà del secolo XVIII. Esso misura 171 x 190 cm. Recentemente l’affresco è stato restaurato. Vedi immagine in alto.
L’antica cappella era piuttosto ampia, presentava la volta a tegole e un solo altare dedicato al Santo, che era raffigurato in una pittura. Non si conosce la data della sua edificazione, ma certamente era esistente da molto tempo; infatti, su i due lati della nicchia si trovano i resti di altri affreschi, sicuramente molto più antichi perché richiamano i canoni dell’arte bizantineggiante.

All’interno dell’attuale chiesa sono presenti altre due dipinti raffiguranti sant’Antonio abate.
Il primo è un tondo di 60 cm di diametro, olio su tela, datato dal Guastella XVIII secolo, collocato in alto sulla parete absidale, sopra l’altare e raffigura il busto del Santo.

Il secondo è un olio su tela di 69 x 24 cm, datato secolo XIX-XX, che si trova attualmente nella sagrestia e raffigura il Santo mentre legge un libro e tiene nella mano destra un bastone con terminazione a “L” cui è appesa una campanella.
Nella chiesa è conservata è anche una statua del Santo di recente datazione.

 

Link e immagini da:
https://www.manduriaoggi.it/?news=63778