BORGO VELINO (RI). Chiesa dei SS. Dionigi, Rustico ed Eleuterio, detta “di Sant’Antonio abate”

Sorge poco fuori dall’abitato, sulla riva sinistra del fiume Velino,
https://maps.app.goo.gl/NBMmhxmwXmGkhqES8

 

L’edificio è databile al secolo XII ma conserva frammenti scultorei murati in facciata risalenti ai secoli VII e VIII secolo.
Vi è anche una lastra con dedica alle ninfe di Diana.

 

Detta popolarmente “di Sant’Antonio abate”, conserva all’interno la statua moderna del Santo che viene portata in processione a Gennaio durante la sua festa.
La statua  raffigura sant’Antonio con saio chiaro, scapolare e mantello con la tau. Tiene nella mano sinistra un libro su cui è una fiamma; la destra impugna un bastone a tau cui è appesa una campanella. Un maiale scuro è accucciato ai suoi piedi a destra.

 

Link:
https://velino.it/la-nostra-terra/territorio/bellezze/173-chiesa-s-dionigi-rustico-e-eleuterio

GILDONE (CB). Chiesa parrocchiale di San Sabino, tela con s. Antonio abate, 1542

La chiesa è nata in epoca medioevale, ma deve il suo attuale aspetto a rifacimenti del 1690. Medioevale è il portale murato sul fronte laterale destro della chiesa, ad arco a tutto sesto poggiante su colonnine stilizzate. Con gli interventi successivi la fabbrica ha mutato orientamento ed è stata allungata.
Riaperta nel giugno 2023 dopo i restauri per i danni causati dal terremoto di qualche anno fa.

La chiesa, a pianta basilicale, è a tre navata con coro e priva di transetto. Il fronte principale ha un portale rettangolare settecentesco modanato sormontato da torre campanaria quadrangolare. Sul fronte laterale sinistro si apre un portale squadrato in pietra calcarea sormontato da lunetta, invece sul fronte destro è murato l’antico portale di epoca medioevale, con arco a tutto sesto poggiante su colonnine con capitelli corinzi. La struttura è in muratura portante, con facciata in pietra ed intonaco.

La chiesa ha sei altari: il Maggiore; S. Maria del Monte Carmelo; SS. Rosario; S. Maria di Costantinopoli; S. Maria dell’Annunciazione e S. Maria delle Grazie. L’interno contiene molte statue, il Coro in legno pregiato con la raffigurazione sul pannello centrale del simbolo della Trinità con al centro l’Occhio di Dio. Nella parte centrale la nicchia del Sacro Cuore. L’interno fu  decorato nel 1925 dall’artista Michele Di Tullio di Pescopennataro (IS).

La chiesa conserva una pala a olio su tavola, raffigurante “Madonna di Loreto tra Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova”, datata 1542, di autore ignoto.
Un tempo nella chiesa di sant’Antonio abate, vedi scheda , ora nel transetto della Parrocchiale.  Nella lunetta, sullo sfondo di un paesaggio, è raffigurato Cristo in croce tra la Madonna e San Giovanni Evangelista.
La parte centrale della pala mostra la Madonna di Loreto con il Bambino, incoronata da una coppia angelica e fiancheggiata dai Santi Antonio abate, a sinistra, e Antonio di Padova a destra. Nella predella sono raffigurati a mezzo busto, gli apostoli con al centro Cristo benedicente. La cornice presenta due colonne intagliate con girali di vite.
«La pala di Gildone rappresenta una delle opere più interessanti e meno studiate nel panorama cinquecentesco molisano. Citata già dal Masciotta come opera quattrocentesca di un pittore di scuola umbra, riferendone la data presente ad un trasporto o ad un restauro, la Mortari, nel suo testo sul Molise, ne sottolinea la maggiore disinvoltura del linguaggio nella lunetta rispetto alla pala (cfr. Mortari E., Molise. Appunti per una storia dell’Arte, Roma 1984, p. 111, fig. 159), mentre nello spazio dedicato al Molise in “La pittura in Italia” dell’Electa viene riportata come attardato prodotto locale (cfr. La pittura in Italia, t. II, 1988, p. 510). Uno studio più attento del testo pittorico e del suo contesto permette alcune precisazioni. Innanzitutto lo studio dei due stemmi ai lati della predella, rimandano alla famiglia Carafa, proprietaria di Gildone dalla seconda metà del XV a tutto il XVI secolo, ed in particolare a Porzia e Vincenzo Carafa, signori del paese proprio nell’anno riportato sulla cornice, il 1542. Se a questo si aggiunge la notizia riportata dalla storiografia locale, relativa alla provenienza della pala dal Convento degli Agostiniani, fondato a Gildone dal padre di Porzia, Girolamo Carafa, si affaccia come ipotesi quella di una committenza dell’opera per la chiesa del Convento da parte di Porzia e Vincenzo a gloria ed onore della famiglia Carafa. Dal punto di vista formale e stilistico la tavola respira, indubbiamente, aria centro-italiana, filone del resto ancora fortemente presente e attivo nell’ambito della cultura figurativa meridionale agli inizi del Cinquecento, grazie sia alla presenza di opere di esponenti di quel contesto (Perugino, Pinturicchio) sia per la discesa al sud di pittori di cultura pienamente umbro-romana. Esempio chiaro ed importante di questo innesto è la forte influenza che la presenza a Napoli di Cesare di Sesto ebbe sulla formazione di una figura chiave del Cinquecento napoletano come Andrea Sabatini, al cui ambito in qualche modo sembra ricollegarsi anche quest’opera. L’impostazione arcaica della tavola centrale, ribadita dall’andamento compositivo e formale dei discepoli nella predella, lascia il posto, però, nella Crocifissione della lunetta, ad un linguaggio maggiormente moderno ed intenso: la drammaticità della scena in primo piano si riflette nell’opprimente cielo plumbeo dello sfondo rigato dal rosso del tramonto, simbolo di passione e presagio di morte.»

Sant’Antonio abate  è raffigurato con la barba bianca; indossa saio bianco e mantello scuro; tiene nella mano destra un libro chiuso e nella sinistra un bastone. Il muso di un maiale  scuro spunta dietro il Santo, alla sua sinistra.

 

 

Link e parte del testo:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1400016693-2

Info sulla Chiesa:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1400075048

GILDONE (CB). Chiesa di Sant’Antonio abate

Vico Via Municipio, 59
https://maps.app.goo.gl/FJurcEPA3w46r5ZF6

 

Le prime notizie del borgo di Gildone risalgono al 1079, quando venne citato in un Diploma di Donazione.
La chiesa risale probabilmente agli inizi del secolo XVIII, poiché fu consacrata il 18 Giugno del 1703 dal Cardinale Orsini. Risulta una precedente dedicazione a San Nicola o forse era di pertinenza della Cappella di San Nicola.
La chiesa, a navata unica rettangolare e con struttura in muratura ordinaria intonacata, presenta un fronte stretto fra altri edifici, caratterizzato da un portale squadrato, in pietra, dotato di un accenno di modanatura decorativa. Il portale è sormontato da una mensoletta aggettante con sovrastante finestra a lunetta con cornice modanata. La copertura, lignea, è a doppia falda.
L’interno è arredato con varie statue di pregio.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1400075049

BRESCIA. Chiesa di San Giuseppe, dipinto con s. Antonio abate, inizi XVII secolo

La chiesa fu edificata tra il 1531 e il 1534 dai Francescani, negli anni successivi fu costruito il convento. La chiesa conserva molte tele e affreschi realizzati tra Cinquecento e Settecento.

La Cappella dei santi Antonio di Padova e Antonio abate, collocata in testa alla navata destra, undicesima cappella, ospita una tela raffigurante i santi titolari. Pregevole è anche l’altare, datato 1630. L’alzata per le candele è un lavoro di grande maestria tecnica, attribuibile alla bottega dei Corbarelli. Al di sopra si eleva una piccola tribuna con quattro colonnine slanciate e tre piccole nicchie in marmo nero, entro le quali è dipinta a olio una Annunciazione. Davanti all’altare si trova la tomba del vescovo Mattia Ugoni, cui un tempo era dedicata la cappella e che pose la prima pietra della Chiesa.

«Il dipinto proviene dalla quinta cappella destra, in origine dedicata a Sant’Antonio, dove Faino nel suo Catalogo delle chiese in Brescia compilato tra il 1630 e il 1668 segnala “lavori” di Girolamo Rossi. Successivamente il Paglia nella prima versione del Giardino delle Pitture, anteriore al 1676 (v. Prestini, 1989, p.88), vede nella cappella un Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova di mano, però, di Girolamo Romanino che deve essere spostata, mentre per l’undicesimo altare a destra annota che qui “anderà” l’altare di Sant’Antonio da Padova. … Nel corso del secolo XVII passa dal quinto altare all’undicesimo destro. D’altra parte il Paglia nella seconda versione del Giardino, anteriore al 1713 (citato nell’edizione di Boselli del 1959), recupera l’attribuzione a Girolamo Rossi. A quest’epoca, comunque, il dipinto di cui parla Paglia è certamente il nostro che già Averoldo nel 1700 segnala nella cappella in capo alla navata destra come “Sant’Antonio abate e Sant’Antonio da Padova di mano del Palma il Giovane con l’aggiunta del Bambino da parte di un pittore poco esperto”. Appare più opportuno, perciò, considerare lo spostamento del dipinto anteriore alla testimonianza di Averoldo. L’attribuzione al Palma rimane fissa fino al contributo di Morassi che, invece, propende per un “ignoto bresciano di inizio ‘600”. In seguito sia Dorosini (1961) sia Prestini (1983) riprendono l’attribuzione a Palma che viene definitivamente abbandonata nel notevole volume del 1989 (Prestini, 1989, p. 170).
Volendo definire un poco la figura dell’artista, autore del dipinto in esame, risulta che il dato più evidente è il forte richiamo alle opere di Antonio Gandino. Infatti la produzione dipinta da Gandino nel primo decennio del secolo offre al nostro anonimo la tipologia della figura di Sant’Antonio abate, quasi una ripresa del medesimo santo che compare nella Madonna con sant’Antonio abate e san Francesco (pubblicato in Baio, 1996, fig.2). Anche il morbido paesaggio sullo sfondo rimanda al Gandino, sebbene in una accezione più semplificata». (1)

Olio su tela di 271 x 166 cm, opera attribuita al pittore bresciano Antonio Gandino (1560  – 1631) e datata al primo decennio del Seicento. Raffigura “Sant’Antonio di Padova e sant’Antonio abate”.
Sant’Antonio, a destra, è raffigurato con barba bianca, saio e mantello; le mani sono appoggiate su un bastone a tau. Lo sguardo è rivolto al cielo.

 

 

Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300149241

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giuseppe_(Brescia)

REPUBBLICA CECA – KOSTELEC U KYJOVA. Chiesa parrocchiale cattolica  di san Vaclava, statua di s. Antonio abate

Nel distretto di Hodonín, la chiesa di Kostelec è intitolata a San Václava / Venceslao. Edificata in stile romanico nel 1330 circa. Rielaborata e ampliata in direzione ovest  in stile barocco nel 1729.

 

L’altare maggiore ha una pala scolpita con le figure di san Venceslao al centro, di san Giovanni Nepomuceno a sinistra e di sant’Antonio abate a destra.
Sant’Antonio è identificabile per l’abito monastico, la barba biforcata, il bastone terminate con una croce nella mano destra (iconografia meno frequente del bastone a tau) e nella sinistra un libro chiuso.

 

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://cs.wikipedia.org/wiki/Kostel_svat%C3%A9ho_V%C3%A1clava_(Kostelec)