GILDONE (CB). Chiesa di Sant’Antonio abate

Vico Via Municipio, 59
https://maps.app.goo.gl/FJurcEPA3w46r5ZF6

 

Le prime notizie del borgo di Gildone risalgono al 1079, quando venne citato in un Diploma di Donazione.
La chiesa risale probabilmente agli inizi del secolo XVIII, poiché fu consacrata il 18 Giugno del 1703 dal Cardinale Orsini. Risulta una precedente dedicazione a San Nicola o forse era di pertinenza della Cappella di San Nicola.
La chiesa, a navata unica rettangolare e con struttura in muratura ordinaria intonacata, presenta un fronte stretto fra altri edifici, caratterizzato da un portale squadrato, in pietra, dotato di un accenno di modanatura decorativa. Il portale è sormontato da una mensoletta aggettante con sovrastante finestra a lunetta con cornice modanata. La copertura, lignea, è a doppia falda.
L’interno è arredato con varie statue di pregio.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1400075049

BRESCIA. Chiesa di San Giuseppe, dipinto con s. Antonio abate, inizi XVII secolo

La chiesa fu edificata tra il 1531 e il 1534 dai Francescani, negli anni successivi fu costruito il convento. La chiesa conserva molte tele e affreschi realizzati tra Cinquecento e Settecento.

La Cappella dei santi Antonio di Padova e Antonio abate, collocata in testa alla navata destra, undicesima cappella, ospita una tela raffigurante i santi titolari. Pregevole è anche l’altare, datato 1630. L’alzata per le candele è un lavoro di grande maestria tecnica, attribuibile alla bottega dei Corbarelli. Al di sopra si eleva una piccola tribuna con quattro colonnine slanciate e tre piccole nicchie in marmo nero, entro le quali è dipinta a olio una Annunciazione. Davanti all’altare si trova la tomba del vescovo Mattia Ugoni, cui un tempo era dedicata la cappella e che pose la prima pietra della Chiesa.

«Il dipinto proviene dalla quinta cappella destra, in origine dedicata a Sant’Antonio, dove Faino nel suo Catalogo delle chiese in Brescia compilato tra il 1630 e il 1668 segnala “lavori” di Girolamo Rossi. Successivamente il Paglia nella prima versione del Giardino delle Pitture, anteriore al 1676 (v. Prestini, 1989, p.88), vede nella cappella un Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova di mano, però, di Girolamo Romanino che deve essere spostata, mentre per l’undicesimo altare a destra annota che qui “anderà” l’altare di Sant’Antonio da Padova. … Nel corso del secolo XVII passa dal quinto altare all’undicesimo destro. D’altra parte il Paglia nella seconda versione del Giardino, anteriore al 1713 (citato nell’edizione di Boselli del 1959), recupera l’attribuzione a Girolamo Rossi. A quest’epoca, comunque, il dipinto di cui parla Paglia è certamente il nostro che già Averoldo nel 1700 segnala nella cappella in capo alla navata destra come “Sant’Antonio abate e Sant’Antonio da Padova di mano del Palma il Giovane con l’aggiunta del Bambino da parte di un pittore poco esperto”. Appare più opportuno, perciò, considerare lo spostamento del dipinto anteriore alla testimonianza di Averoldo. L’attribuzione al Palma rimane fissa fino al contributo di Morassi che, invece, propende per un “ignoto bresciano di inizio ‘600”. In seguito sia Dorosini (1961) sia Prestini (1983) riprendono l’attribuzione a Palma che viene definitivamente abbandonata nel notevole volume del 1989 (Prestini, 1989, p. 170).
Volendo definire un poco la figura dell’artista, autore del dipinto in esame, risulta che il dato più evidente è il forte richiamo alle opere di Antonio Gandino. Infatti la produzione dipinta da Gandino nel primo decennio del secolo offre al nostro anonimo la tipologia della figura di Sant’Antonio abate, quasi una ripresa del medesimo santo che compare nella Madonna con sant’Antonio abate e san Francesco (pubblicato in Baio, 1996, fig.2). Anche il morbido paesaggio sullo sfondo rimanda al Gandino, sebbene in una accezione più semplificata». (1)

Olio su tela di 271 x 166 cm, opera attribuita al pittore bresciano Antonio Gandino (1560  – 1631) e datata al primo decennio del Seicento. Raffigura “Sant’Antonio di Padova e sant’Antonio abate”.
Sant’Antonio, a destra, è raffigurato con barba bianca, saio e mantello; le mani sono appoggiate su un bastone a tau. Lo sguardo è rivolto al cielo.

 

 

Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300149241

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giuseppe_(Brescia)

REPUBBLICA CECA – KOSTELEC U KYJOVA. Chiesa parrocchiale cattolica  di san Vaclava, statua di s. Antonio abate

Nel distretto di Hodonín, la chiesa di Kostelec è intitolata a San Václava / Venceslao. Edificata in stile romanico nel 1330 circa. Rielaborata e ampliata in direzione ovest  in stile barocco nel 1729.

 

L’altare maggiore ha una pala scolpita con le figure di san Venceslao al centro, di san Giovanni Nepomuceno a sinistra e di sant’Antonio abate a destra.
Sant’Antonio è identificabile per l’abito monastico, la barba biforcata, il bastone terminate con una croce nella mano destra (iconografia meno frequente del bastone a tau) e nella sinistra un libro chiuso.

 

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://cs.wikipedia.org/wiki/Kostel_svat%C3%A9ho_V%C3%A1clava_(Kostelec)

LEVONE (TO), frazione Fornaci. Cappella di Sant’Antonio abate e di San Michele

La Frazione Fornaci è attraversata da una strada stretta che finisce con un bivio, al cui centro sorge la cappella.
Via della Libertà, 110
https://maps.app.goo.gl/HeAWFw2iFG5xskE47

 

La piccola cappella, di proprietà di una famiglia levonese, è posta all’imbocco della “Ponta dë L’von” ossia “Cima di Levone”, la parte più elevata dell’abitato.
Secondo l’archivio Beweb è intitolata a Sant’Antonio abate.

È una delle chiese in Piemonte che mostrino un affresco, recentemente restaurato, avente come soggetto la Sacra Sindone: lo stesso affresco rende possibile la datazione della cappella intorno all’inizio del ‘500, in quanto l’anonimo autore raffigurò il lenzuolo ancora privo delle bruciature conseguenti all’incendio di Chambery del 1532.

La facciata a capanna presenta in alto, sotto l’affresco, un oculo; in basso a fianco della porta due ampie finestre centinate il cui perimetro è decorato da mattoni, come l’oculo.

 

 

Link:
https://www.comune.levone.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/la-cappella-dei-santi-antonio-e-michele-31826-1-9059a8451fa8feeca838da58cf4071e5

IVREA (TO). Museo Garda, affresco con s. Antonio abate, 1430-40

Il Museo, riaperto nel 2014, conserva le collezioni archeologica e orientale; i quadri della collezione Croff e la sezione dedicata al periodo compreso tra il Gotico e il Rinascimento.

Conserva anche un affresco staccato da una casa in Via Quilico, 30 a Pavone Canavese che raffigura sant’Antonio abate.
Oggi attribuito a Giacomino d’Ivrea (attivo tra il 1426 e il 1469 nel Canavese e in Valle d’Aosta) e datato 1430-40.

Il Santo, con barba bianca biforcata, tiene nella mano sinistra un libro con la copertina rossa e nella destra un bastone cui è appesa una campanella.

 

Info e fotografia da:
BONICATTO Simone, Il Maestro del chirurgo Domenico della Marca d’Ancona e il contesto pittorico del Canavese, Editris, Torino 2022, pp. 99-100

Info sul Museo
https://www.museogardaivrea.it/il-museo