CAMERINO (MC), frazione Sentino. Oratorio/edicola, affresco con s. Antonio abate, 1559

Una semplice edicola aperta, realizzata in conci di pietra, in frazione Sentino, https://maps.app.goo.gl/yNVAFqPLPxwEtar98
Purtroppo, a causa del sisma del 2016, l’edicola fu danneggiata e ha bisogno di un restauro per non perdere i preziosi affreschi.

Sulla parete sinistra un affresco con una Crocefissione; sul fondo una Madonna in trono col Bambino (Madonna di Loreto per la casa sullo sfondo) e, alla destra, sant’Antonio abate, di profilo, con la mano destra indica la Vergine, la sinistra tiene il bastone a tau.

 

Giovanni Andrea De Magistris, figlio di Bernardino, nacque in una famiglia di artigiani vasai originaria di Ripatransone (AP); fu il capostipite di una famiglia di pittori e stuccatori di Caldarola (MC) operanti nei secoli XVI-XVII prevalentemente nelle province marchigiane di Macerata e Ascoli Piceno. La loro attività è caratterizzata da uno stretto legame con Lorenzo Lotto. Il De Magistris sposò la figlia del pittore Nobile di Francesco da Lucca, stabilitosi a Caldarola alla fine del secolo XV e probabilmente legato alla scuola di Camerino, sorella di Durante Nobili, allievo e collaboratore di Lorenzo Lotto.

Il pittore realizzò nel 1559 una Madonna di Loreto e una Crocefissione per questa edicola di Sentino di Camerino.

 

Immagini e info:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/edicola-oratorio-di-sentino-camerino-mc/

Segnalazione: Germano Eustacchi

 

PIEVE TORINA (MC). Ex chiesa di Sant’Agata e Ospedaletto, affresco con s. Antonio abate, 1457

Adiacente alla chiesa di S. Agata del XIII secolo, si trova l’Ospedaletto, dove un tempo erano accolti i pellegrini, XV secolo.
Lo spazio interno è decorato da affreschi risalenti a epoche diverse: nella parete di fondo, sopra la finestra, i resti di una Crocifissione rimandano al Trecento, mentre il grande e ben conservato affresco di fronte alla porta d’ingresso, S. Antonio abate in trono, Sant’Elena e S. Sebastiano, è datato 1457.
Sant’Antonio, la mano destra nel gesto di benedizione, tiene con la sinistra un libro rosso chiuso, in verticale.

Nel 2018 sono stati messi in sicurezza gli apparati decorativi dell’ex chiesa di Sant’Agata per conto dell’amministrazione comunale, in collaborazione con la Soprintendenza. Gli affreschi datati al 1457, riconosciuti come prime opere del camerinese Girolamo di Giovanni, occupano la parete laterale sinistra dell’unica navata e la controfacciata. I dipinti erano stati restaurati dopo il terremoto del 1997, purtroppo gli ultimi eventi sismici hanno di nuovo gravemente danneggiato la struttura muraria della chiesa e, di conseguenza, anche gli affreschi.

 

 

Link:
https://sabapmarche.beniculturali.it/pievetorina-santagata-messa-in-sicurezza-affreschi/

PESCIA (PT). Ex Monastero francescano di Colleviti, stampa con s. Antonio abate, 1711

L’ex monastero conserva una ricca e preziosa biblioteca; in un volume fu presumibilmente ritagliata ed inserita da padre Alberico Carlini (Pescia, 1703 – Pescia, 1775), al tempo della sua permanenza nel convento pesciatino di Colleviti, un’acquaforte di 27,9 x 20,4 cm.
Come si può leggere nelle iscrizioni apposte sotto il campo figurato, la stampa fu incisa da Benedetto (Benoit) Farjat (1646 – 1720 circa) nel 1711 a Roma, dove l’incisore, allievo a Lione di Guillaume Chasteu, si era portato nel 1672, insieme a Francesco Grimaldi.
Farjat, che già il Gori Gandellini diceva “abilissimo intagliatore”, riprende qui la composizione di Nicolas Mignard (1606 – 1668), mantenendo assai fedelmente quei caratteri di grandiosità della figura isolata, quale si ritrova nei dipinti di quest’ultimo (vedi il “S. Bruno” del 1638, o il “San Giuseppe morente” del 1654).

 

Sant’Antonio, con la tau sul mantello, è seduto appoggiato a un bastone a tau cui è appesa una campanella, legge un libro. Sul piano davanti a lui altri libri chiusi e un crocifisso. Alle sue spalle un paesaggio con montagne, un fiume e alberi.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900301488

Per info su Colleviti: Colleviti-brochure.pdf

PESCIA (PT). Chiesa di San Francesco, affresco con s. Antonio abate, 1930 circa

Iniziata nel 1241, la chiesa fu trasformata nel 1718-1720, riacquistando le forme originarie tra il 1916 e il 1936. La facciata è ornata da un motivo ad archetti pensili con figura zoomorfe.
L’interno è dotato di unica navata (coperta da capriate) con ampio transetto, in cui si aprono tre cappelle. Inoltre lungo il fianco sinistro si trovano altre cappelle monumentali, ricche di opere d’arte, quali la Cappella Orlandi-Cardini e la Cappella del Santissimo Sacramento. Il lato destro e la restante parte di quello sinistro sono invece decorati da altari in pietra serena. Di particolare interesse la tavola con San Francesco e storie della sua vita di Bonaventura Berlinghieri (1235), la prima che ci sia pervenuta con l’iconografia delle storie francescane.

La cappella maggiore, detta degli Obizzi, fu restaurata negli anni trenta del Novecento quando vennero trovati gli affreschi di Antonio Vite, databili al 1388 circa, e raffiguranti gli Evangelisti negli spicchi della volta, frammenti di una Strage degli innocenti e altre scene. La parete di destra mostra una tela del 1632 circa, con il Miracolo della Mula di Giovanni Martinelli, e sul lato opposto una copia di un dipinto bolognese di Lorenzo Paisielli col Miracolo di sant’Antonio di Padova, databile all’inizio del Settecento. La parete destra ospita anche una nicchia su cui venivano appoggiati oggetti liturgici, affrescata all’inizio del Quattrocento con due novizi che reggono turiboli.

Sui pilastri esterni si trovano le figure dei santi Benedetto a sinistra e Antonio abate, a destra, realizzati durante i restauri neogotici; anche le vetrate sono degli anni trenta del Novecento. Sant’Antonio è raffigurato in forma tradizionale: barba bianca, saio rosso, mantello nero, libro rosso nella mano sinistra e nella destra un bastone con appesa una campanella.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Francesco_(Pescia)

VALFORNACE (MC), frazione Arciano. Chiesa dei SS. Celso e Filomena, stucco di s. Antonio abate

La chiesa  risale al ‘600, è sita in fondo al paese. Il nome Celso nell’antichità era Senzio, martire di Blera, poi stravolto in Celso ed il nome Filomena fu aggiunto solamente nell’Ottocento. Così come altre chiese e cappelle del territorio, la Chiesa dei Santi Celso e Filomena dipese per secoli, fino al 1562, dalla pieve di Bovigliano (oggi Pievebovigliana).

All’interno mura aperte in arcate la dividono in tre ambienti in stile bizantino.

Nella navata centrale vi sono stucchi bianchi su fondi colorati (‘700 – ‘800) che raffigurano S. Antonio di Padova, un Santo Vescovo che la Guida storico-artistica, p. 106, (vedi bibliografia), identifica con sant’Antonio abate, anche se manca di alcuni consueti attributi, e Storie di Maria (Nascita, Purificazione, Visita ad Elisabetta, Assunzione). Nel presbiterio, altare-sarcofago e tabernacolo in pietra rosa e Trinità in stucco.

Bibliografia:
— Guida storico artistica del Comune di Valfornace, Il Formichiere, Foligno 2019.

Link e immagini:
https://www.guidedocartis.it/?page_id=6029