MURO LECCESE (Le). Chiesa di Santa Marina, con affresco raffigurante sant’Antonio abate

La chiesa di Santa Marina venne eretta poco fuori dall’originaria cinta muraria di età messapica – riutilizzando i suoi stessi grossi blocchi di pietra calcarea – presumibilmente tra l’VIII ed il IX secolo.
Presenta attualmente sulla facciata occidentale un portale centrale decorato da un arco sormontato da una lunetta, una tempo probabilmente affrescata, e sopra di essa una cornice rettangolare che inquadra uno spazio in muratura liscia destinato nel ‘500, probabilmente, ad ospitare un’epigrafe o un bassorilievo. Nella stessa epoca venne aggiunto un campanile a vela in stile romanico. Sul lato orientale l’abside semicircolare e aggettante presenta una bifora divisa da un capitello a stampella su cui è scolpita una croce.
Un tempo, sui fianchi della chiesa erano ricavati due portichetti accoppiati che fungevano da accessi laterali, la cui presenza è tuttora testimoniato dai resti delle doppie arcate tamponate nel corso del X secolo.
A seguito della chiusura di queste arcate, sulle pareti interne si dispiegarono e si sovrapposero nuovi affreschi di Santi mentre alla facciata originaria della chiesa venne addossato un nuovo corpo di fabbrica così come si rileva da due cesure poste sulle fiancate esterne meridionale e settentrionale.
Contemporaneamente sulla facciata esterna sono ricavate anche due piccole finestrelle centinate e accoppiate poi chiuse e tamponate nel corso del XVI sec. Il nuovo ambiente che si crea, quindi, funge da vestibolo e anche in quest’area è ben visibile la sovrapposizione d’immagini su due strati di intonaco differenti.
La creazione del vestibolo davanti alla muratura dell’entrata originaria fa pensare ad un adeguamento della chiesa a katholikon di un monastero essendo il vestibolo un ambiente tipico delle strutture monastiche medio bizantine. Ipotesi supportata anche dalla raffigurazione nei sottarchi dei santi eremiti (S. Onorio e S. Macario nel primo sottarco; S. Antonio abate ed un santo non identificato nel secondo).
La navata è coperta da una volta a botte che sostituisce l’originario tetto a doppia falda, come è osservabile esternamente dalla forma assunta dalla facciata absidale, con capriate in legno ricoperte da canne ed embrici.
Attorno all’XI sec. i cenni di cedimento della volta determinarono l’inserimento di tre spessi arconi trasversali di sostegno nell’aula e di uno nel vestibolo.
Soltanto attorno al X sec. le pareti interne della chiesa vennero completamente ricoperte di affreschi mentre non c’è alcuna traccia di un impianto pittorico precedente o coevo alla fondazione dell’edificio. Questo ha fatto pensare che all’epoca della sua fondazione, la chiesa fosse in uso ad una comunità di stretta osservanza iconoclasta, ipotesi suffragata anche dalla presenza di una croce dipinta in rosso sulla parete settentrionale, frequente nella decorazione aniconica del periodo iconoclasta.
Nel vestibolo si distinguono alcune immagini frammentarie di Santi, riferibili al X secolo, tra i quali un San Giovanni Battista, identificato da un rotolo retto con la mano sinistra dove si legge in greco “io voce di uno che grida nel deserto”, e un San Giorgio a cavallo nell’atto di trafiggere il drago. Mentre S. Antonio abate (nelle vesti di monaco ospitaliero e non in quelle di eremita come nella tradizione bizantina) e San Vito risalgono al XV secolo. Le due Madonne con Bambino dipinte nella parte destra del vestibolo sono invece opere settecentesche.
Recenti restauri hanno reso possibile l’individuazione e la decifrazione, sugli archi della navata, di un ciclo pittorico relativo ai temi della Vita e dei Miracoli di San Nicola di Myra.
Precisamente si tratta di quattro affreschi campiti negli archi che, solo parzialmente conservati e di difficilissima lettura, costituiscono quasi certamente solo una porzione di un ciclo agiografico più complesso.
Nel primo affresco, campito nel primo arco di sinistra e in parte obliterato da un rinforzo strutturale tardo, si osserva l’ordinazione di San Nicola a diacono.
Nel secondo, sul secondo arco di destra, alcuni particolari come un remo di nave e il volto del Santo su di essa, fanno pensare all’apparizione del Santo sulla chiglia di un’imbarcazione che salverà da una furiosa tempesta assieme all’equipaggio.
Il terzo affresco, ubicato sull’arco successivo al precedente, raffigura una scena frammentaria riferibile presumibilmente alla storia del Santo che abbatte, nella città di Plakoma in Licia, un cipresso infestato da demoni che causavano la morte di chiunque si avvicinasse.
Il quarto ed ultimo si trova nella parte opposta al secondo arco di destra e qui si nota una scena, anche questa in parte occultata da un rinforzo strutturale tardo, dove alla destra di San Nicola c’è un edificio distrutto. Quest’ultimo elemento fa supporre che la scena si riferisca all’episodio nel quale si narra della grazia ricevuta da tre generali bizantini. L’episodio, narrato da Eustrazio (VI sec), racconta che tre generali, Urso, Erpilione e Nepoziano erano stati ingiustamente condannati a morte dall’imperatore Costantino il grande. S. Nicola apparve in sogno all’imperatore e gli ingiunse di liberare i tre uomini.
Abside: Tra la fine del IX e i primi del X sec. venne ridotta la primitiva struttura absidale, che ospita tuttora l’altare in pietra, e contemporaneamente venne decorata con le figure di otto santi vescovi tra i quali si distinguono i Padri della Chiesa San Basilio, San Gregorio Nazianzeno e San Giovanni Crisostomo. Molto probabilmente nel catino era dipinta la Theotokos con il Bambino affiancata dagli Arcangeli.
Nel tardo Rinascimento questa parte dell’abside viene coperta da un nuovo strato di intonaco e le decorazioni pittoriche perdono definitivamente quello stile bizantineggiante originario che oggi riemerge proprio sulla parete absidale dove sono visibili ancora le figure di due Santi diaconi.
In basso, al di sotto dello strato di epoca rinascimentale, emergono le figure dei Padri della Chiesa dipinte nel X secolo
La centralità del ciclo nicolaiano nell’impianto decorativo della chiesa fa supporre che la titolazione a Santa Marina sia subentrata nel tempo – all’incirca verso la seconda metà del Cinquecento – a quella originaria al santo di Myra, con la quale la chiesa figura citata nelle più antiche visite pastorali.

Fonte: http://www.bisanzioit.blogspot.com

VALFORNACE (MC). Chiesa di Sant’Antonio abate a Castello di Fiordimonte, con immagini

Via Domenico Galassi, 2, frazione Valle e Castello
https://maps.app.goo.gl/7Y6jNQpTmCP8b9kg8

Il nuovo comune marchigiano di Valfornace fu istituito il 1° gennaio 2017 con la fusione di Fiordimonte e Pievebovigliana. La chiesa si trova a Fiordimonte.

Prima del Quattrocento in riferimento al Castello si cita San Nicola di Corracuno. Matteo Mazzalupi sostiene che si tratti della stessa chiesa. L’attuale assetto della chiesa, infatti, risale alla fine del Trecento, inizio Quattrocento, quando il castello di Corracuno fu restaurato ed assunse il nome di Fiordimonte (tratti delle mura castellane sono ancora visibili). È probabile che anche la chiesa, inserita con la sua torre campanaria nelle nuove fortificazioni, abbia subito in questa fase delle trasformazioni, per essere poi intitolata a Sant’Antonio abate.

Il dipinto più antico del complesso religioso si trova all’interno del campanile. Si tratta di un affresco molto rovinato che raffigura sant’Antonio abate dalla lunga barba, l’abito da monaco, bastone e libro nelle mani. Opera di Cola di Pietro da Camerino, un mediocre artista che lavorò tra il 1383 e il 1404, e lasciò a Pontelatrave (1393) e Pieve Torina le sue opere di maggior respiro.

Di ben altra statura era il pittore convocato dai fiordimontesi e dal loro parroco nel 1456: Giovanni Angelo d’Antonio che viveva e lavorava a Camerino ma era nato a Bolognola, e proprio negli stessi anni di Fiordimonte dipinse la sua opera più bella e più famosa: la tavola con l’Annunciazione oggi esposta, con molte altre sue opere, al museo civico di Camerino. Sulla parete di fondo della chiesa di Sant’Antonio, il pittore dispose ai lati del Crocifisso, tra due colonne, sei santi, che le iscrizioni aiutano a riconoscere: a piè della croce “MARIA” e “IOHANNES”, e poi “ANSOVINUS”, vescovo e compatrono di Camerino, “ELENA” e “BARTHOLOMEUS” (il coltello è quello con cui fu scuoiato vivo); la scritta sotto il santo più a destra è caduta, ma gli abiti vescovili e le tre sfere d’oro rivelano san Nicola di Mira.

Nel 1582 il vescovo visitò la chiesa, sede di una Confraternita del Rosario già esistente nel 1540 e luogo di riunione degli uomini di Fiordimonte, che risultò essere in pessime condizioni.

 

Un modesto dipinto sulla parete sinistra, assai rovinato, del 1633, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Lucia, Francesco, Carlo e Antonio abate;  opera di “Ioannes Antonius Peregrinus Mediolanensis” (così la firma), Giovanni Antonio da Milano, e rivela che, cinquant’anni dopo quello sfacelo, si era in qualche modo rimediato, almeno provvisoriamente. Sant’Antonio è raffigurato a destra, con barba bianca e bastone.

Il definitivo recupero della chiesa avvenne nel Settecento, quando furono ricostruisti i tre altari principali della chiesa, che oggi non ci sono più, ma sopravvivono i  quadri con cui furono ornati. Sull’altar maggiore si trovava, già nel 1715, la Nascita della Vergine Maria ora spostata sulla controfacciata. È copia – di ignoto – di una famosa Nascita di san Giovanni Battista del Baciccio, dipinta alla fine del ‘600 per Santa Maria in Campitelli a Roma. Per trasformarne il soggetto, al pittore bastarono pochi ritocchi.

Qualche anno più tardi furono completati i due altari minori, con due dipinti di un diverso artista di cui ancora non si conosce il nome. Sulla parete sinistra, dove era l’altare di San Gaetano, è rimasta la tela con l’Immacolata Concezione tra i santi Antonio abate e Antonio da Padova e, in basso, Francesco di Paola e Gaetano. Sant’Antonio abate, in alto a sinistra è raffigurato mentre legge un libro e tiene con il braccio destro un bastone.

 

Un’identica cornice nera è nel quadro di fronte, che corrispondeva all’altro altare (di San Mattia?). In alto vi compare la Trinità, al centro i santi Giovanni Battista e Giuseppe e, in basso, san Nicola inginocchiato ai piedi di san Tommaso. Il santo vescovo rassicura la gente di Fiordimonte con le parole scritte sul suo libro: “Pace a voi. Non temete: io sono Nicola, il vostro protettore” (“Pax vobis. Nolite timere: ego sum Nicolaus, protector vester”).

 

 

Oggi ai lati dell’altar maggiore due statue moderne, a sinistra sant’Antonio di Padova e a destra sant’Antonio abate  con libro, bastone a croce cui è appesa una campanella, fuoco ai suoi piedi.

 


Bibliografia:

Guida storico artistica del Comune di Valfornace, Il Formichiere, Foligno 2019.

Link:
http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/06_chiese/03_macerata/pagina2/00177/index.htm

SOVRAMONTE (BL). Chiesa di San Giorgio, affresco con s. Antonio abate

Gli scavi archeologici del 2001-3 hanno individuato sul sito dell’attuale chiesa le fondazioni di un’abitazione fortificata del V-VI secolo d.C. Nei due secoli successivi fu sostituita con una piccola cappella dall’abside semicircolare rivolta ad oriente. Di questa costruzione rimane un lacerto murario inglobato nella parete nord dell’aula. La dedicazione al santo guerriero Giorgio risale all’epoca longobarda; intorno al Mille fu ampliata la navata ed eretta un’abside semicircolare più ampia dalle pareti dipinte. In quest’epoca si affermò la dipendenza dalla Pieve di Servo. Entro il 1296 fu realizzata l’attuale abside quadrangolare illuminata da due monofore gotiche, una delle quali recentemente riportata alla luce.
Tra XIV e XV secolo fu affrescata la navata. Nel 1514 Andrea Nasocchio (fine ‘400 – 1569) realizzò il pregevole ciclo decorativo del presbiterio nel quale rimane la sua firma e la data di realizzazione: 31 Ottobre 1514.

Sul fondo della parete absidale a sinistra vi è una monofora e a destra è Sant’Antonio abate.
Il Santo, in saio bianco e mantello scuro, tiene con la mano sinistra un libro chiuso e con la destra un lungo bastone con terminazione a “L” cui è appesa una campanella.

 

Link:
https://www.sovramonte.it/territorio-e-tradizioni/edifici-sacri/chiesa-di-s-giorgio-martire.html

SOVRAMONTE (BL), località Servo. Chiesa di Santa Maria Assunta, dipinto con s. Antonio abate di F. Frigimelica, XVII secolo

Nella parete destra della navata, sull’altare di Sant’Antonio abate vi è un olio su tela di 205 x 125 cm, raffigurante “Sant’Antonio abate, San Gottardo e San Valentino”, della prima metà del XVII secolo.
Attribuito a Francesco Frigimelica (1570 circa – post 1649).
Opera ignorata dalla Bragalenti cui si deve una prima sistemazione organica del catalogo del Frigimelica cui spetta comunque per stringenti ragioni di natura stilistica. Il confronto è infatti stringente con opere certe quali la Trasfigurazione di Travagola o la Madonna del Carmine della Cattedrale di Feltre, ecc. Il Biasuz ha riconosciuto l’alta qualita’ pittorica ed espressiva del Sant’Antonio abate, memore dell’omonimo soggetto dipinto da Lorenzo Luzzo nella sacrestia dell’ex chiesa di Ognissanti a Feltre, vedi scheda.

Sant’Antonio, al centro, con saio bianco e scapolare e mantello scuro, tiene nella mano destra il fuoco e nella sinistra un libro chiuso e un corto bastone cui è appesa una campanella.

 

La chiesa fu fondata in periodo altomedievale ed è documentata a partire dal 1085. Inizialmente intitolata a Santa Maria Maggiore, nel XIX Secolo assunse l’attuale denominazione. È la Chiesa Madre (Pieve) delle comunità di Aune, Faller, Sorriva e Zorzoi.
Secondo alcuni studiosi, in origine era triabsidata (oggi sopravvive solo, utilizzata come battistero, l’absidiola di sinistra) e rivolta ad oriente, ma con i lavori di ampliamento cinquecenteschi assunse la forma attuale. Intorno al 1514 l’intera navata venne affrescata inserendo le varie scene religiose in un aereo loggiato, di gusto ancora quattrocentesco, aperto su paesaggi montani. L’altare maggiore risale al 1681, mentre la sistemazione oggi visibile risale alla fine del Settecento, epoca in cui l’Arciprete Don Vito Marsiai trasformò ed ingrandì la vecchia chiesa gotica, ribassando anche il soffitto interno. La chiesa fu quindi riconsacrata dal Vescovo Carenzoni nel 1804.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500323453
https://www.sovramonte.it/territorio-e-tradizioni/edifici-sacri/chiesa-di-s-maria-assunta.html

PERUGIA. Oratorio della Confraternita di Sant’Antonio abate

Corso Bersaglieri, 92
https://maps.app.goo.gl/io1vhGNNmW71vcYm7

La Confraternita di Sant’Antonio abate fu una delle prime istituite a Perugia,nel secolo XIII e fu fondata probabilmente da una compagnia di Disciplinati. Era detta dei «Civici» perché vi facevano parte soltanto i cittadini di Perugia; come le altre, ebbe una costituzione e regolamenti precisi riguardanti, fra l’altro, la partecipazione alle processioni, cui interveniva insieme a quelle di S. Benedetto e di SS. Simone e Fiorenzo.
Nel catasto del 1361 si trovano notizie dei terreni spettanti al suo ospedale, menzionato fin dal 1340 col nome di “hospitale disciplinatorum sancti Antonii”. Questo venne soppresso nel secolo XVII e la compagnia di donne collegata ad esso, detta delle «sorelle spedalieri», venne abolita nel 1697 su richiesta dei monaci Olivetani della chiesa di Sant’Antonio abate vedi scheda. Nel 1737 tutti i beni di questo ospedale furono donati all’Ospedale Maggiore di S. Maria Maggiore.

L’oratorio della Confraternita ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli ma si presume che la struttura originaria risalga al periodo compreso tra il XIII e XIV secolo e assunse la forma attuale all’inizio del secolo XVI. Utilizzato sino al XX secolo, dopo aver subito il cambio di destinazione d’uso (adibito a deposito di legname) è stato chiuso al pubblico per più di trent’anni. Attualmente è di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero che l’ha concesso in locazione all’Associazione di promozione Sociale Borgo Sant’Antonio Porta Pesa, costituita prevalentemente da residenti, che si è adoperata per il recupero dell’oratorio, riaperto al pubblico nel 2018.

L’interno è uno spazio a sala di forma rettangolare irregolare di circa 7 x 12 m, coperto da una volta a botte ribassata semiellittica con otto lunette e unghiature. L’imposta della volta è evidenziata da una cornice a rilievo che corre su tre lati mentre sulla parete di fondo è semplicemente dipinta. In questa stessa parete, inoltre, è visibile l’impronta lasciata dallo smontaggio del vecchio altare cinque-seicentesco che verso la fine del XVIII secolo venne spostato nella chiesa di sant’Antonio abate. Le due porte di legno dipinto poste in prossimità della parete di fondo sono settecentesche, quella sul lato lungo accede ad una piccola sacrestia attualmente non praticabile per un dissesto della volta di copertura; l’altra porta è murata. La pavimentazione, rialzata rispetto al piano stradale, è interamente costituita da pianelle in cotto, di forma rettangolare fatte a mano, posate su strato incoerente di terra e detriti e poste a spina di pesce in diagonale, per tutto lo spazio centrale, tranne due fasce laterali di circa 1 metro con pianelle disposte a correre lungo i lati lunghi.
L’ambiente è interamente decorato.  Sulla controfacciata è possibile ammirare un’interessante Crocefissione cinquecentesca, dipinta a fresco, della scuola del Perugino. Ai lati del Cristo in croce si distinguono i santi Bernardino da Siena e Girolamo.

L’oratorio subì un importante ristrutturazione nel 1735. Agli anni successivi risalgono tutte le altre decorazioni delle pareti e della volta. Sulla volta, le interessanti quadrature prospettiche, opera del perugino Pietro Carattoli (1703-1766), producono una mirabile illusione architettonica che sfonda le pareti della volta moltiplicando illusionisticamente lo spazio per dare massimo risalto all’ascesa in cielo di sant’Antonio abate in mezzo ad un tripudio colorato di angeli festanti. Alcuni angeli afferrano e trasportano i suoi simboli iconografici: il bastone, la campanella, il libro e il fuoco. Le pregevoli figure sono opera del pittore perugino di origini marchigiane Francesco Appiani (1704-1792).

 

Le 8 lunette della volta ornate da volute, ricci floreali e vegetali con frutta che, in modo alternato, decorano finti paramenti architettonici con scudi e vasi rocaille su pseudo basamenti con teste di angeli. Tali decorazioni, come le quadrature delle pareti laterali, i riquadri e le varie decorazioni d’arredo, sono opera del pittore perugino Nicola Giuli (1722-1780).
I 4 riquadri ovali, verso i lati più corti dell’oratorio, dipinti in chiaroscuro sono scene allegoriche che simboleggiano la Fortezza cristiana e la Religione (verso la controfacciata) la Penitenza e la Carità (parete di fondo). Le due scene, sempre in chiaroscuro, al centro delle pareti laterali, racchiuse tra ricche cornici ornamentali, rappresentano scene della vita di sant’Antonio abate e in particolare la “morte del Santo tra le braccia di due discepoli” a destra e il “miracolo della fonte d’acqua che compare dalle rocce del deserto”, tutte opere di Francesco Appiani

.

Il ciclo pittorico settecenteso presente sui lati lunghi dell’oratorio e sulla parete di fondo, dipinto con tecnica a secco, tempera su intonaco, ha subito nel tempo danni di varia natura, meccanica, naturale e deperimento fisiologico dei materiali. Il dipinto cinquecentesco con tecnica a fresco sulla controfacciata, invece ha figure ancora ben distinte e visibili sotto la patina dell’ossidazione del tempo e della polvere, è però evidente un diffuso rigonfiamento dovuto al distacco dell’intonaco dalla parete. La volta è complessivamente in buono stato.

Un camino cinquecentesco in pietra serena scolpito con lo stemma della Confraternita si trova nel deposito della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove è custodito anche lo stendardo della Confraternita dipinto su tela, datato e firmato da Sinibaldo Ibi nel 1512. Esso raffigura Sant’Antonio abate con due fedeli che indossano la cappa della confraternita, vedi scheda.

 

Link:
https://www.palazzospinelli.org/ita/channel-view.asp?id=news&idn=885

https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_della_Confraternita_di_Sant%27Antonio_Abate