BAGNOLO PIEMONTE (CN). Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli, dipinto con s. Antonio abate, seconda metà XVII secolo

L’attuale chiesa fu costruita nel 1892 e aperta al culto nel 1894.

La parrocchiale conserva un olio su tela di 220 x 163, raffigurante “Madonna col Bambino e i santi Filippo Neri e Antonio abate” di autore ignoto, risalente alla seconda metà del XVII secolo. L’opera proviene verosimilmente dall’antica parrocchiale di San Pietro, demolita nel 1893.

Il dipinto appare l’opera di un maestro locale attento alla lezione del saviglianese Giovanni Antonio Molineri (1577-1631), attivo in zone prossime al territorio di Bagnolo Piemonte (G. Romano, Resistenze locali alla dominazione torinese, in Figure del Barocco in Piemonte, Torino 1988, pp. 303-315)
La Madonna è in altro tra le nubi, circondata da angeli; in basso a sinistra la figura di san Filippo Neri (o san Francesco di Sales).

Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, inginocchiato, con saio e mantello con la tau sulla spalla sinistra, tiene le mani incrociate sul petto; col braccio sinistro tiene un lungo bastone a tau cui è appesa una campanella

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/010010796

https://bagnolopiemonte.com/concentrico/index.php/costruzione-della-chiesa-parrocchiale-di-san-pietro-in-vincoli-1894

VENEZIA. Basilica di San Pietro di Castello, immagine di s. Antonio abate di M. Basaiti XVI secolo

Nella navata destra si trova l’altare di San Pietro con due colonne in rosso di fiandra, paraste in egiziano e trabeazione in giallo torri, con ai lati due statue raffiguranti i profeti Isaia e Geremia. La pala dell’altare, opera del veneziano Marco Basaiti (1470–1530), raffigura “San Pietro in cattedra con i santi Nicolò, Andrea, Jacopo e Antonio abate”.
Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, tiene nelle mani bastone e campanella.

La Basilica di San Pietro di Castello si trova nell’isola di San Pietro, al margine est del sestiere di Castello, è piuttosto lontana dal centro della città.
Eretta nel 841, in sostituzione del tempio dedicato a Sergio e Bacco del VI secolo, la chiesa è stata sede del vescovo della città fin dal 1091 circa, e poi, dal 1451 del patriarca, quando perse il potere a favore del doge.
Nel 1556, salito alla cattedra patriarcale Antonio Diedo, si decise ancora una volta il rinnovamento di tutto il complesso e a tal proposito fu dato incarico ad Andrea Palladio. La morte del Diedo causò l’interruzione dei lavori. Il Palladio si ritrovò dunque nell’impossibilità di portare a compimento il prospetto, che fu invece terminato alla fine del secolo da Francesco Smeraldi, assunto dal nuovo patriarca Lorenzo Priuli.
La facciata si presenta tripartita, esattamente come l’impianto interno, con la parte centrale notevolmente più alta, definita da quattro semicolonne poggiate su alti basamenti e coronata da un timpano.
Un grande portale si apre al centro, contornato da lesene corinzie, festoni e un altro timpano; sulle ali laterali sono collocati due portali simili, ma più piccoli, sormontati da festoni posti sulla stessa linea di quello centrale e le stesse ali si concludono con i tipici spezzoni di timpano, molto comuni nelle chiese palladiane.
La pianta dell’interno è a croce latina a tre navate suddivise da tre ampie arcate per lato dove corrispondono altrettanti altari; la cupola si eleva nel punto di incrocio con il transetto. A causa delle notevoli dimensioni della navata centrale l’interno comunica una sensazione di vastità che prosegue nello spazio luminosissimo della cupola e continua in senso longitudinale con il profondo presbiterio affiancato dalle due cappelle laterali.
Il grande altare maggiore si presenta isolato all’interno del grande presbiterio e le statue poste sull’altare sono state scolpite su disegno di Baldassare Longhena il quale aveva progettato la cappella che si apre sulla navata sinistra.
Il campanile costruito una prima volta nel 1463 e danneggiato poco dopo da un fulmine, fu ricostruito nel 1482 ad opera di Mauro Codussi che decise di aumentarne l’altezza e di rivestirlo interamente in pietra d’Istria, facendolo terminare con una cupola.

Info:
Chiesa di San Pietro di Castello
Indirizzo: Campo San Pietro
Telefono: +39 041 2750462
Apertura: Lunedì 10.30 – 16 (chiusura biglietterie, bookshop e ultimi ingressi alle 15.45)
Da martedì a sabato 10.30 – 16.30 (chiusura biglietterie, bookshop e ultimi ingressi alle 16.15)
Chiuso: domenica, 1 Gennaio, Pasqua, 15 agosto, 25 Dicembre
Costo: Intero € 3, ridotto € 1,50
Trasporti: Linee 5.2, 4.2, 6 (fermata Giardini Biennale DX)
Linee 4.1, 5.1, 6 (fermata Giardini Biennale SX)
Linee 1, N (fermata Giardini)

BERGAMO. Ex chiesa e ospedale di Sant’Antonio abate “in foris”

La chiesetta risale al 1208, sorta per desiderio del dominus Giovanni Gatussi di Parre, personaggio che aveva una certo appoggio politico cittadino. Era posta fuori dall’antica porta del borgo S. Antonio, nel suburbio di Mugazzone (termine che appare già nel 928, con il quale si indicava l’antico nome di Pignolo), quartiere al tempo poco abitato. Un documento del 1263, in cui lo statuto della città creava una nuova vicinia staccata da quella di Mugazone, intorno alla chiesa sorta da pochi decenni, denota quanto il borgo stesse crescendo e acquisendo una sua autonomia rispetto a quello di Pignolo. La zona oggi designata come “Pignolo bassa” assunse la nuova titolazione di “vicinia di S. Antonio”.
La chiesa era detta “in foris” (fuori delle mura) proprio per distinguerla dalla chiesa di Sant’Antonio abate (o di Vienne o dell’Ospedale), che sorgeva entro le mura, sul prato di Sant’Alessandro https://www.santantonioabate.afom.it/bergamo-chiesa-di-san-marco-anticamente-detta-di-santantonio-con-immagini-di-santantonio-abate/.

La chiesa “in foris” era affiancata da un piccolo ospedale, il cui giuspatronato rimase alla famiglia Gatussi di Parre fino al XV secolo e fino a quel momento il piccolo ospizio duecentesco rivestì una certa importanza, e cioè fino a quando, nel 1458, venne assorbito dal nuovo e centrale Ospedale Grande di S. Marco insieme ad altri dieci disseminati in varie località della città.
Secondo Luigi Angelini l’antico ospedale duecentesco, che fu demolito nel Settecento, doveva trovarsi negli edifici attuali che recingono il cortile interno. In quell’epoca fu distrutto anche il campanile della chiesa, per edificare i nuovi condomini intorno.

La chiesetta invece continuò a funzionare col nome di “S. Antonio abate in foris”, le cronache riferiscono che la chiesa non fosse molto curata e che venisse utilizzata solo per celebrare la messa quotidiana da parte dei Padri Zoccolanti del vicino convento delle Grazie. Con il tempo la chiesa finì con l’essere abbandonata. Officiata fino al 1806, poi, sconsacrata, diventò officina per un fabbro, magazzino, in seguito ufficio e negozio, subendo lavori di sistemazione interna che ne hanno in parte snaturato le forme suddividendola in due piani.
Nel 1937 la si voleva demolire per un totale rifacimento dello stabile; fortunatamente ciò non accadde per la scoperta, da parte di don Angelo Rota, degli affreschi che l’ornavano quasi interamente e al successivo intervento di Luigi Angelini (a quei tempi ispettore onorario della Soprintendenza ai monumenti) che riconobbe l’importanza della chiesetta, alla quale venne posto il vincolo.
In quella occasione, scrostando l’intonaco, in corrispondenza di una traccia di porta nell’antico ingresso laterale della chiesa, affiorò la lunetta affrescata che sovrasta l’architrave del portale romanico, portato alla luce ed ancor oggi visibile sulla via, dove vi sono ancora le tracce dell’affresco duecentesco, tra i più antichi del territorio, raffigurante Madonna in trono col Bambino affiancati da sant’Antonio abate (a sinistra) e un santo vescovo identificato in san Tommaso di Canterbury. L’affresco è posto sotto un arco in pietra intonacato che chiude la lunetta, affrescato con quindici tondi accostati l’uno accanto all’altro, racchiudenti teste di Santi di tono grigio roseo, in parte consunti e in parte mancanti.

Ciò che oggi resta del complesso è sito in via Borgo Palazzo, 4-4a, vedi foto in alto  https://maps.app.goo.gl/m7DJNBjsGki2SyCu5
Nonostante le modifiche subite, si conservano il tetto spiovente (un tempo a falde in vista), la facciata a capanna attigua al portale con stipiti in pietra che immette nella corte interna, l’oculo sovrastante la facciata e il piccolo portale romanico posto sul fianco, sovrastato dalla lunetta affrescata.
All’interno, la semplice aula unica della chiesa è ancor oggi scandita in tre campate da due arconi ogivali in pietra impostati su semipilastri.

 

I pregevoli affreschi che rivestivano quasi interamente le pareti interne della chiesa furono eseguiti tra il XIII e il XVI secolo e sono tra le testimonianze più antiche del territorio. Diciassette di queste opere sono state recuperate. Nove individuate come la Madonna del latte e santa, Sante, Santo diacono col libro, San Bartolomeo, due Sant’Antonio abate, Natività, Madonna col Bambino in trono con Santi e angeli, strappati e posti su tela con fondo rigido sono ospitati presso il Museo dell’Affresco, a Bergamo Alta in piazza Vecchia all’interno del Palazzo della Ragione, sulle pareti settentrionali della Sala delle Capriate, allestita a sede museale dagli anni Novanta del secolo scorso, cui è possibile accedere in occasione di mostre ed eventi, vedi fotografia sotto.

Altre opere: San Giovanni Battista, Testa di santo barbuto, Testa di santo, Fregio, Figura con manto panneggiato, Santo e fregio, sono ospitati nella pinacoteca dell’Accademia Carrara.

 

Notizie tratte dalla pagina cui si rimanda per approfondimenti:
https://www.bergamodascoprire.it/2023/04/25/lex-chiesa-di-s-antonio-in-foris-in-borgo-palazzo/

Info sul Museo dell’affresco:
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_dell%27affresco#:~:text=Il%20Museo%20dell’affresco%20posizionato,di%20essere%20perduti%20per%20sempre.

https://primabergamo.it/viva-berghem/i-tesori-sconosciuti-del-palazzo-della-ragione-cento-affreschi-sotto-chiave-che-nessuno-conosce/

BERGAMO. Ex chiesa di Sant’Agostino, affreschi con s. Antonio abate, 1370 circa

Cappella dell’Annunciata sita sul lato sud, terza cappella destra.

1  fianco est, pilastro sinistro, riquadro in basso.
Affresco di 261 x 111 cm raffigurante s. Antonio abate e santa Caterina. Sant’Antonio è raffigurato secondo l’iconografia tradizionale: è vestito da un saio con cappuccio, tipico dell’ordine eremitano, porta una lunga barba bianca, si appoggia con la mano sinistra su un bastone a forma di tau e con la mano destra tiene due campanelle legate da una cordicella.
L’aureola che circonda il suo capo presenta una doppia incisione perimetrale e la mancanza totale di tracce pittoriche ha fatto  ipotizzare ai restauratori nel 2007 (Mazza Dario, Restauro della ex Chiesa di S. Agostino. Interventi di messa in sicurezza delle superfici intonacate e degli affreschi, Bergamo 2007, p. 78) l’impiego di foglia d’oro, oggi completamente perduta. Interessante notare che il pittore sulla figura già completata ha eseguito successivamente il bastone, le cornici ed altri particolari. Il fondo blu è stato campito su di uno strato preparatorio rossiccio per accentuarne l’effetto di profondità. Le immagini affiancate dei due Santi, a figura intera,  sono inserite in una cornice dipinta a motivi lineari.

 


2 Pilastro destro, riquadro in basso.
Affresco di 261 x 111 cm, rinvenuto durante i restauri degli anni ’50 del secolo scorso, ha subito la perdita del lato destro riguardante soprattutto la figura di S. Caterina.
Sant’Antonio indossa un saio marrone, porta una lunga barba biforcata, si appoggia con la mano sinistra sul bastone a forma di Tau, mentre con la mano destra tiene un libro e una cordicella da cui pende una campanella.
L’aureola che circonda il suo capo presenta una doppia incisione perimetrale e l’impiego di punzone ad unghia; la mancanza totale di tracce pittoriche ha fatto ipotizzare ai restauratori nel 2007 (Mazza, op cit., p. 88) l’impiego di foglia d’oro, oggi completamente perduta. Interessante notare che il pittore sulla figura già completata ha eseguito successivamente il bastone, e libro, con le pagine eseguite a calce sul saio scuro, le cornici. Sottili incisioni dirette, ottenute con uno stilo a punta fine, sono utilizzate per tracciare le linee di costruzione geometrica di alcuni accessori: libro, bastone, campanella Il fondo blu è stato campito sudi uno strato preparatorio ocra. I dipinti sono stati attribuiti al Maestro della Madonna del Parto attivo intorno al terzo quarto del Trecento.


Il complesso di chiesa e monastero, fondato intorno al 1290 dai padri Eremitani e passato nel 1407 agli Osservanti Regolari (entrambi appartenenti all’ordine monastico di S. Agostino), divenne presto la sede di un importante centro di studi, religiosi e culturali. Con l’arrivo di Napoleone in Italia, gli ordini religiosi furono soppressi e i loro patrimoni confiscati; nel 1797 il complesso di S. Agostino, inclusa la chiesa, fu trasformato in caserma e i suoi beni mobili (quadri, arredi sacri,…) furono ripresi dalle famiglie che detenevano ancora il giuspatronato sulle cappelle, o collocati presso uffici pubblici, ma molti dispersi. La chiesa fu usata come caserma sino al 1955. Nel 1966 diventò di proprietà del Comune. Gravemente deteriorata, solo dal 2014 si procedette al restauro della Chiesa (la messa in sicurezza degli affreschi era stata eseguita nel 2007) e alla sua trasformazione in aula magna dell’Università.

 

Link e immagini degli affreschi:
https://rettorato.unibg.it/santagostino/en/immagini/923/sant-antonio-abate

https://rettorato.unibg.it/santagostino/en/immagini/977/sant-antonio-abate-1

Storia della chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Agostino_(Bergamo)

COLOGNOLA AI COLLI (VE). Chiesa dei santi Fermo e Rustico, affresco e statua di s. Antonio abate

Un affresco sulla parete sinistra della navata, tra la prima e la seconda cappella, quelle di S. Biagio e del Rosario. Originariamente decorava la parete esterna meridionale di Casa Carcereri nei pressi della Parrocchiale. Fu staccato, restaurato e trasportato nella sede attuale nel 1938 per salvaguardarlo dalle insidie del tempo. a>L’affresco, datato 1520 e attribuito alla cerchia del pittore veronese Francesco Morone e (1471 – 1529), è costituito da tre riquadri. Nel pannello centrale è raffigurata l’Annunciazione, nei laterali la Veronica e S. Antonio abate.
Sant’Antonio, con saio marrone e mantello ocra, si appoggia con la mano destra a u corto bastone a tau, nella sinistra tiene una campanella rivolata verso l’alto.


La prima cappella a sinistra di chi entra è intitolata a san Biagio; conserva pregevoli opere, alcune provenienti dal vecchio edificio della chiesa; tra esse, sul lato sinistro, la statua del 1433, in pietra tenera di Vicenza, raffigurante Sant’Antonio abate del 1433, opera datata e firmata da Bartolomeo Giolfino del quale è considerata uno dei capolavori. Misura 122 x 62 x 43 cm.
La statua manca della mano sinistra e la destra ha perso l’oggetto che impugnava. L’opera ha subito un pesante intervento di pulitura, ma presenta ancora qualche traccia della policromia originaria. L’iscrizione alla base è consunta: “1433 […] RTOLAME INTAGIADO […] FATO QEC”.
Nella statua a tutto tondo si rileva un legame molto forte col mondo tardo-gotico, soprattutto nell’impostazione mossa e fuori assi e nell’accentuato linearismo dei panneggi;
Il Santo è seduto in trono, ai suoi piedi, a sinistra, il porcellino.

 

 

La più antica citazione di una chiesa a Colognola dedicata ai Santi Fermo e Rustico risale al 1145. Nel XV secolo la chiesa fu eretta a parrocchiale ed ampliata. L’attuale edificio fu costruito tra il 1611 ed il 1627.

 

Link:
https://www.parrocchiacolognola.it/visita_ssfr_ita/dipinto-raffigurante-lannunciazione-fra-la-veronica-e-santantonio-abate/
https://www.parrocchiacolognola.it/visita_ssfr_ita/cappella-di-san-biagio/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500053250

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Fermo_e_Rustico_(Colognola_ai_Colli)