MATERA. Chiesa rupestre di San Nicola dei Greci, affresco di s. Antonio abate, XV secolo

La Chiesa rupestre si trova a metà strada tra i due Sassi, Barisano da un lato (https://www.santantonioabate.afom.it/matera-convicinio-di-sant-antonio-abate/) e sasso Caveoso dall’altro (https://www.santantonioabate.afom.it/matera-convicinio-di-sant-antonio-abate/) e a di sopra della chiesa rupestre di Madonna delle Virtù.
Realizzata intorno al IX secolo in stile Bizantino-orientale, la chiesa ha una struttura a due navate con altrettante absidi finali, arricchiti a destra dalla rappresentazione della Crocifissione, con ai lati la Madonna e San Giovanni Battista, e a sinistra dalle raffigurazioni di Santa Barbara, San Pantaleone (XII secolo) e San Nicola (XIV secolo).

All’esterno vi è un piccolissimo nartece; le pareti di roccia a destra sono impreziosite dalle figure affrescate di san Pietro Martire e Sant’Antonio abate che veste un mantello marrone e un cappuccio nero e stringe al petto una croce. Purtroppo visibili soltanto il volto, parte del busto e lacerti della parte inferiore, la figura si erge su un fondo rosso mattone, su cui spicca per contrasto l’enorme e irregolare aureola del Santo, di color arancio, contrassegnata da diversi raggi bianchi e da due cerchi concentrici all’estremità che fuoriesce dal riquadro del fondo. La particolarità dell’immagine è data da un velo nero che copre il capo del Santo e scende poi fin nel cappuccio del saio marrone, ripiegato sulle spalle.
Il volto dell’Abate, incavato nelle guance, è segnato da profonde rughe sulla fronte, da lunghi capelli e da una folta e lunga barba bianca. Quest’ultima, in particolare, ha una forma perfettamente ovale e costituisce un tutt’uno con i baffi. Gli occhi sono grandi ed allungati verso l’esterno, le sopracciglia curve.

 

Immagini da:
https://www.caveheritage.it/san-nicola-dei-greci/

Link:
https://www.isassidimatera.com/cosa-vedere/chiese-rupestri/san-nicola-dei-greci/

CITTADELLA (PD). Museo del Duomo con statua di s. Antonio abate, XIV-XV secolo

Il Museo cominciò a svilupparsi a partire dal 1986 con lo scopo di tutelare, valorizzare e fare conoscere i tesori artistici della parrocchiale/duomo dei Santi Prosdocimo e Donato, costruito tra il 1774 e il 1826, sul luogo dove si trovava l’antica chiesa parrocchiale, e di altre chiese del territorio.
Le opere custodite all’interno del Museo sono di diversa natura: pittura, scultura, arti applicate; tutte fondamentali per il loro valore artistico o storico. La grandiosa “Cena in Emmaus”, capolavoro datato 1537 di Jacopo Bassano, e il “Compianto sul Cristo morto”, attribuito ad Andrea da Murano, di fine ‘400.

All’ingresso, ad accogliere i visitatori, è una statua di Sant’Antonio abate, che si colloca a cavallo tra il 1300 e il 1400, che svela a chi era dedicato il primo edificio sacro all’interno della città murata.
Realizzata in pietra di Nanto (VI) con tracce dell’antica originale policromia, ad altezza naturale, restaurata nel 2021 in occasione dell’apertura del nuovo Museo.
«Il Sant’Antonio abate era collocato nella torre campanaria, embrione del museo di arte sacra. La scultura», spiega l’arciprete don Luca Moretti, «proviene dalla cappella omonima del duomo medioevale ed è stata trasferita sull’altare intitolato al Santo in anni anteriori all’inaugurazione dell’edificio ottocentesco nel 1826».
«Uno storico del ‘600, il Salomonio, parlando del duomo di Cittadella scrive: “Questa chiesa venne eretta dalla repubblica padovana contemporaneamente alla fortezza nell’anno 1220, nello stesso luogo in cui un cenobio di monaci era dedicato a Sant’Antonio abate”».

La statua  ha perso gli oggetti che il Santo aveva tra le mani, probabilmente bastone e libro.


Parte del testo da:

https://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2021/04/29/news/la-statua-di-sant-antonio-accogliera-gli-ospiti-al-museo-del-duomo-1.40215125

https://www.diocesipadova.it/il-nuovo-museo-del-duomo-di-cittadella-pd-apre-al-pubblico-il-22-maggio-2021/

PIETRAGALLA (PZ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via delle Fornaci, 1
https://maps.app.goo.gl/tjEESbmJ4hgsYx3b8

La data di costruzione dell’edificio preesistente si colloca orientativamente tra il 1550 e il 1600. Un’epigrafe datata 1831, collocata sul lato sinistro della controfacciata, attesta che il sacello venne ricostruito fin dalle fondamenta grazie alle offerte dei cittadini.
Per intervento decisivo dell’Arciprete Domenico Antonio Gallucci si operò nell’agosto del 1914 una prima ristrutturazione della chiesa. Tra il 1951 e il 1952 fu rifatta la facciata, il soffitto e la copertura a capriate
Su sollecitazione del parroco Don Donato Zotta, nel 1960 si eseguirono altri lavori: il risanamento degli intonaci, la collocazione di grondaie e un nuovo manto di copertura.
Tra il 2002 e il 2004, nuovi lavori di restauro generale interessarono l’edificio; dal rifacimento del pavimento, la pitturazione e decorazione delle pareti, venne riconsolidata la struttura e rifatto il soffitto e la chiesa fu riaperta al culto nel 2004.

Si presenta con una facciata rivestita in pietra con unico portale i cui stipiti sono decorati da volute foliate. In alto al centro è presente un oculo entro cui è inserito un moderno orologio.

Internamente l’impianto planimetrico è rettangolare costituito da un’unica navata, terminante con abside piatta su cui è ubicato un maestoso altare maggiore rinascimentale dedicato a sant’Antonio abate e la cui statua settecentesca è collocata all’interno della nicchia.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/45804/Pietragalla+%28PZ%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

CANCELLARA (PZ). Chiesa della SS. Annunziata, statua di s. Antonio abate, XVII secolo

La Chiesa, fondata dai Padri Osservanti, risulta essere già esistente nel 1544. Ne è testimonianza una visita pastorale dell’Arcivescovo di Acerenza e Matera, Giovanni Michele Saraceno, che la include accanto alle chiese “extra moenia”.
Il convento fu fondato da Don Marino Caracciolo nel 1604. Affidato all’ordine dei Francescani Osservanti il Convento passò nel 1613 ai Frati Minori fino al 1866.
L’8 settembre 1694 un violento terremoto danneggiò l’intera struttura della chiesa che fu ampliata nel 1735. Il maestoso portale maggiore è datato 1763.
Nel 2008 fu operato un restauro generale, tra cui l’adeguamento dell’impianto elettrico, l’inserimento dell’impianto di riscaldamento e del nuovo pavimento, il restauro degli affreschi e degli stucchi delle campate, il risanamento degli intonaci e il rifacimento della copertura esterna.

Internamente lo schema planimetrico è caratterizzato da due navate delle quali quella destra è la principale e raggiunge il presbiterio rialzato di due gradini rispetto al piano di calpestio. Nella chiesa sono presenti, sulla parete destra, affreschi del 1629 attribuiti al Pietrafesa; inoltre la Resurrezione di Guglielmo Borremans e l’Annunciazione del Balducci datata 1613.

All’interno è conservata una statua lignea che raffigura sant’Antonio abate, del XVII secolo.
Il Santo, che indossa saio e scapolare marroni e mantello scuro, tiene con la mano sinistra un libro chiuso, la destra era appoggiata a un bastone, scomparso.

 

Immagini da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/houses/house/45763/Cancellara+%28PZ%29+%7C+Chiesa+della+Santissima+Annunziata

https://lnx.altobradano.it/convento-cancellara/

https://www.lucania.one/00page1g.php?comune=cancellara&cit0=Cancellara&nome3=gitaddeo&contatc=&mini=20210116171231_130257219&ef=&vid=&pnr=&mp=&prf=&album=&albtit=&grup=tutti

AVIGLIANO (PZ). Cappella di S. Lucia, già di S. Antonio abate, affreschi con s. Antonio abate

Nel centro cittadino, nei pressi della stazione ferroviaria,  vicino alla sede comunale, https://maps.app.goo.gl/Gu3RVnSSyDjkrmke9, si erge la cappella dedicata in origine a S. Antonio abate, poi a S. Lucia, che conserva al proprio interno l’ultimo ciclo noto di affreschi eseguiti da Giovanni Todisco di Abriola, attivo nel XVI secolo.

La cappella, edificata “extra moenia” nel 1566, apparteneva al capitolo ricettizio di S. Leonardo, intitolato a S. Maria del Carmine a partire dal 1811. Nel 1856, la Chiesa di Santa Lucia fu sottoposta a lavori di restauro e di ristrutturazione: l’interno dell’edificio, con i suoi affreschi, fu interamente coperto da calce. L’esistenza di questo importante patrimonio artistico fu riportata alla luce solo verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso. La chiesa fu nuovamente sottoposta a lavori di ristrutturazione e di restauro, che hanno riguardato una superficie di 27 metri quadrati, terminati nel 1983.

La facciata, a due spioventi, è impreziosita da un portale a tutto sesto riquadrato da due lesene scanalate. Sull’architrave è la dedica della cappella a S. Antonio e la data di edificazione.
Il portale è definito nella parte superiore da un fregio con piccole scanalature e da un’esile cornice tripartita.

L’edificio di culto è ad aula unica con un’ampia abside.
Sul presbiterio, leggermente rialzato rispetto al piano di calpestio, è collocata la mensa d’altare e ai lati la statua di S. Antonio abate a destra,  e quelle di S. Lucia e della Incoronata a sinistra. Il Santo  iene nella mano sinistra un libro con sopra il fuoco; nella destra il bastone a tau cui è appesa una campanella. Il maiale è ai suoi piedi.

La calotta centrale dell’abside è ricoperta dal dipinto del Todisco che rappresenta la Vergine Maria mentre viene incoronata dalla SS. Trinità.
Gli affreschi del Todisco che ornano l’emiciclo dell’abside sono inseriti in un colonnato trabeato, anch’esso dipinto, costituito da cinque intercolonnii (gli estremi hanno una luce doppia rispetto ai tre interni). Le colonne sono lisce e sormontate da capitelli di tipo corinzio, con un abaco che sorregge la ricca trabeazione dorata. Continua nella parte superiore un’esile cornice su cui scorre e chiude la trabeazione un’ulteriore cornice dentellata, che separa gli affreschi dell’emiciclo da quelli del catino absidale.
Procedendo da sinistra si intravedono ancora, in basso, i frammenti di una epigrafe in gran parte illeggibile. Riportava il nome del frescante, Giovanni Todisco e la data di esecuzione degli affreschi, 1567, a seguito della committenza da parte della confraternita di S. Antonio, nell’anno in cui era procuratore per l’amministrazione dei beni della cappella, Pirro Antonio Guglielmi.
Sotto l’epigrafe dedicatoria e commemorativa corre una fascia, la cui continuità si interrompe in corrispondenza di una minuscola nicchia ricavata nella muratura. Prima della nicchia la fascia accenna a dirigersi verso l’alto, forse per congiungersi con quella orizzontale posta a chiusura di una piccola formella. In questo spazio ricavato è parzialmente leggibile la raffigurazione dei membri della confraternita di S. Antonio in processione ed in preghiera dietro al Crocifisso. Delle quattro formelle originariamente affrescate, nella prima campata risultano leggibili soltanto le due che volgono verso destra. La prima, più integra, raffigura uno dei miracoli compiuti da S. Antonio di Padova che guarisce la gamba di un uomo destinata ad essere amputata.
Nella formella sottostante, sulla cui parete è collocata una piccola acquasantiera in pietra, un frammento residuo dell’originario affresco rinvia all’episodio della predica di S. Antonio di Padova ai pesci. Nella campata successiva si erge, inserita in una nicchia, la figura di S. Antonio di Padova, chiaramente identificata dall’epigrafe “S. ANTONIO · DI · PADOVA”.
La campata centrale del colonnato (la terza da sinistra) è riquadrata da una cornice che racchiude motivi geometrici rappresentati da rombi, in ognuno dei quali si stagliano croci gigliate.
La quarta campata che volge verso destra e reca alla base l’epigrafe “S. PAVLO · PRIMO · EREMITA” raffigura il Santo aureolato, ben definito rispetto all’affresco descritto in precedenza.
La luce della quinta ed ultima campata di destra dell’emiciclo dell’abside è scandita da quattro formelle, tre delle quali presentano episodi affrescati. Le formelle superiori, delimitate dalla cornice modanata, sono separate tra loro da una parasta e da quelle inferiori dal fregio, poggiante a sua volta su un’altra lesena che separa le formelle inferiori. Nella formella superiore di sinistra è descritto l’ “incontro di S. Antonio abate con il centauro”. Il Santo aureolato, vestito con tunica, mantello e pazienza, regge il bastone e spalanca le mani. Il centauro, gli occhi rivolti verso l’alto, addita con la mano destra il cielo.
Nel riquadro della formella posta accanto è ben visibile, nuovamente, la figura aureolata di S. Paolo eremita (pure seduto su una roccia e con gli stessi abiti monacali della formella precedente) davanti alla grotta. Dialoga con S. Antonio abate, anch’egli seduto su una roccia, che ha le mani giunte in atteggiamento di preghiera, il bastone crocifero e il capo scoperto. Dal cielo un enorme uccello dal becco giallo soccorre l’eremita recandogli il pane.
La restante parte dell’affresco risulta ormai persa per la caduta dell’intonaco, così come l’intera formella sottostante, separata da un residuo tratto di fregio. La scena raffigurata nell’affresco della formella inferiore di sinistra risulta leggibile solo in parte. Si riferisce a S. Lucia, la cui immagine compare, ben leggibile, nell’affresco della parete destra dell’aula della cappella.

Link:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=2987530

https://www.lucania.one/chiese/avigliano/Tscritto/Todisco.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/19972/Chiesa+di+Santa+Lucia

 


Il Catalogo dei Beni culturali indica la presenza ad Avigliano (PZ) – ma senza la precisa localizzazione – di una statua lignea raffigurante sant’Antonio abate, seicentesca.

La statua, che misura 165 x 34 x 40 cm, è un’interessante realizzazione di un ignoto intagliatore meridionale, presumibilmente lucano, attivo nella prima metà del XVII secolo. I caratteri stilistici indicano che l’autore è con tutta probabilità un tardo epigono di Stefano da Putignano (notizie 1491 – 1530).

Il Santo è raffigurato in età avanzata, semicalvo e con lunga barba; indossa un saio marrone, con mantello e cocolla, con la mano destra regge un libro da cui si sprigiona una fiamma; con la sinistra tiene un lungo bastone cui è appesa una campanella; ai piedi è un maialino.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700039407