MILANO. Castello Sforzesco, Museo delle Arti Decorative, con immagine di sant’Antonio abate su maiolica

Bottega di mastro Domenico (Venezia), vasi di maiolica a boccia, del terzo quarto del XVI secolo.

Sant’Antonio abate tiene nella mano destra il fuoco e appoggia la sinistra a un bastone a tau cui è appesa una campanella.

 

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

MILANO. Castello Sforzesco, Cappella ducale, con affresco di sant’Antonio abate

Nella Sala XII, edificata da Benedetto Ferrini nel 1472-73 e affrescata da Bonifacio Bembo, Stefano de Fedeli, ed altri durante il ducato di Galeazzo Maria Sforza.

 Sant’Antonio abate tiene la mano sinistra su un bastone, con la destra regge una campanella.

 

Segnalazione: Albertino Martignon
albertino.martignon@gmail.com

MILANO. Castello Sforzesco, museo di arte antica. Frontale di Sarcofago con sant’Antonio abate e altri

Frontale di sarcofago con la Madonna, san Giovanni battista, sant’Ambrogio, sant’Antonio abate, santa Caterina, proveniente dalla chiesa di Bruzzano.
Arte campionese, della seconda metà del secolo XIV.

 

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

SIENA. Ex Convento di Santa Marta, affreschi con s. Antonio abate

Il Convento, sito in Via San Marco 90, fu fondato nel 1328, soppresso nel 1810 in seguito ai decreti napoleonici, ristrutturato per ospitare un orfanotrofio che fu chiuso nel 1980. Nel 1983 il complesso divenne di proprietà del Comune di Siena e nel 1986 iniziarono i lavori di restauro. Ospita dal 2004, in alcune sale, la sede dell’Archivio Storico del Comune di Siena e dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea.

Del Convento sono rimasti alcuni affreschi, in particolare nel chiostro, riscoperti solo nel 1988-1989 sotto l’imbiancatura. Le pareti riscoperte sono due, quella davanti quando si entra e quella a destra. Solo la prima, con scene di vita eremitica o Tebaide, è abbastanza leggibile mentre l’altra con storie della vita di San Girolamo è molto rovinata

La fonte letteraria di molte di queste scene è probabilmente nella traduzione in italiano realizzata dal frate domenicano Domenico Cavalca di Pisa all’inizio del XIV secolo della raccolta agiografica sui padri del deserto, le Vitae Patrum.
Si tratta di singole scene di vita eremitica, che presentano anche delle monache, rare nelle raffigurazioni delle Tebaidi.

L’identificazione più diffusa dell’autore di questi affreschi è di Miklós Boskovits che nel 1980 li attribuì a Benedetto di Bindo.

Gli affreschi sono a monocromo e risalgono al XIV e XV secolo; furono danneggiati dall’aggiunta delle attuali volte a crociera nel Cinquecento.
Nelle lunette ci sono anche episodi relativi a s. Antonio abate.
Nella quarta lunetta – in alto a sinistra: Pranzo di sant’Antonio abate e san Paolo eremita.

In basso a  sinistra: Morte di san Paolo primo eremita sopraggiunta mentre pregava.

 

Tra la quarta e la quinta lunetta, è raffigurata la Sepoltura di san Paolo eremita. Ai piedi del Santo si intravede la presenza di uno dei due leoni che lo aiutarono nella sepoltura.

 

 

 

Immagini da:
https://mydayworth.blogspot.com/2016/03/ex-convento-di-santa-marta-siena.html

MEDICINA (BO). Museo civico e Pinacoteca “A. Borgonzoni”, ceramica con s. Antonio abate

Il Museo conserva una formella votiva in ceramica, con cornice mistilinea “marmorizzata”, manifattura romagnola, seconda metà secolo XVIII.
Donata dalla signora Camilla Mascagni

l Santo tiene nella mano sinistra un bastone pastorale, a destra a terra è un libro su cui è un fuoco. A sinistra, dietro s. Antonio, spunta un maiale.

 

Immagine da: Brodo di serpe – Miscellanea di cose medicinesi, Pro Loco di Medicina, n°1, 2003, p. 88