MADDALONI (CE). Chiesa di S Benedetto, affresco con s. Antonio abate, inizi XV secolo

La chiesa conserva molto materiale di spoglio proveniente dall’antica città di Calatia: colonne di granito, una statua togata e alcune lastre di marmo provenienti da monumenti in disuso. La sua struttura tipicamente paleocristiana è in stile romanico impostata su tre navate; al suo interno si conservano parti di alcuni affreschi databili al XIV-XV secolo.

 

Il bell’affresco absidale, attribuito a Nicola da Caserta, pittore attivo nel primo Quattrocento e che è noto grazie alla firma posta su uno dei suoi dipinti a Maddaloni, raffigura il “Cristo in mandorla circondato da angeli e, nella parte inferiore una lacunosa Trinità con a sinistra una frammentaria Vergine in trono col Bambino e una figura non identificabile (San Giovanni Battista?), a destra i santi Benedetto, Leonardo, Antonio abate, Nicola di Bari”.
Nel giro di pochi anni, probabilmente a causa dell’umidità, l’abside fu  decorata due volte, con due affreschi sovrapposti, l’ultimo strato identico a quelle parti ancora visibili del più antico.
Sant’Antonio abate, penultimo  a destra, ha barba bianca biforcata e saio. Una lacuna nella parte centrale della figura ha cancellato le mani.

 

Immagini e bibliografia:
Caradonna Italia, Per un riesame dell’attività di Nicola da Caserta e un’aggiunta la corpus pittorico: gli affreschi della chiesa di Sant’Agnello di Maddaloni, in: “Rivista di terra e lavoro”, bollettino on-line dell’Archivio di Stato di Caserta, anno XIII n° 1, aprile 2018, pp. 26-29

CAPUA (CE). Chiesa di San Salvatore Maggiore a Corte, con affresco di s. Antonio abate, inizi XV secolo

Chiesa di origine longobarda, IX secolo, per gli elementi che si sono conservati nei capitelli del nartece e nelle colonne sui muri laterali. L’attributo “maggiore” deriva dalla presenza in Capua di almeno un’altra chiesa di ugual titolo ma di minori dimensioni. L’attributo “a corte” è anch’esso storicamente attestato, già in un primo documento del 1168 e si riferisce alla vicinanza o alla probabile pertinenza diretta della chiesa dal palazzo dei principi longobardi che sorgeva di fronte alla facciata della chiesa. Negli anni 1934 – 1990 ha subito un lungo restauro. Il campanile romanico in pietra e tufo, risalente al XII secolo, presenta due ordini di bifore.
All’interno, tracce di affreschi del sono presenti negli archivolti della monofore della navata sinistra datati dopo il 960 o intorno al 1000. Gli affreschi presenti negli archivolti tra navata principale e destra sono coevi agli affreschi di Sant’Angelo in Formis (1080 circa).

 

A Nicola da Caserta, pittore attivo nel primo Quattrocento e che è noto grazie alla firma posta su uno dei suoi lavori a Maddaloni, sono attribuibili i Santi, affrescati sulle pareti laterali dei pilasti posti a rinforzo delle colonne che separano la navata centrale da quella destra. In origine ogni pilastro doveva essere dipinto con almeno tre figure su ognuno dei lati liberi, ma solo quattro di essi sono integri, sant’Antonio abate, san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista.

La figura di sant’Antonio abate, la meglio conservata, nonostante le cadute di colore, mostra il Santo con il saio e la barba biforcata; la mano destra poggia su un bastone; quella sinistra tiene un libro.

 

 

 

Immagini e bibliografia:
Caradonna Italia, Per un riesame dell’attività di Nicola da Caserta e un’aggiunta la corpus pittorico: gli affreschi della chiesa di Sant’Agnello di Maddaloni, in: “Rivista di terra e lavoro”, bollettino on-line dell’Archivio di Stato di Caserta, anno XIII n° 1, aprile 2018, fotografie pp. 30-32.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Salvatore_Maggiore_a_corte

VERONA. Chiesa di Santa Maria in Organo con immagine di s. Antonio abate di A. Balestra, 1719

Olio su tela di 300 x 150 cm. Firmato e datato 1719 da Antonio Balestra (1666 – 1740), raffigura: “Nozze mistiche di Santa Caterina e i santi Antonio di Padova, Antonio abate e Francesco da Paola”.
Sant’Antonio abate è a destra, di profilo, con saio scuro e barba bianca; tiene tra le mani un bastone.

 

La chiesa intitolata a Santa Maria Assunta appartiene all’antica abbazia benedettina omonima molto florida dal VII al XII secolo, in seguito anche alle vicende politiche della città, ebbe un periodo di decadenza dal quale si risollevò solo nel 1444 con l’arrivo dei Benedettini Olivetani che ristrutturarono il monastero e riedificarono la chiesa tra il 1481 e la fine del secolo. Conserva uno splendido coro ligneo e gli armadi della sacrestia con tarsie prospettiche del Cinquecento e molte opere d’arte dei secoli XVI e XVII.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500054600
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_in_Organo

VERONA. Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, dipinto con s. Antonio abate di A. Badile, 1542-4 e affresco XV secolo

Costruita dai Benedettini nel 1464 e consacrata nel 1483, nel sito di una precedente chiesa romanica, in un misto di stili gotico e rinascimentale. Conserva affreschi e, sui 10 altari laterali, tele di importanti artisti.

 

Navata di sinistra. La pala del secondo altare è un pregevole olio su tela di 285 x 179 cm firmata e datata dal pittore Antonio Badile (1517/8 – 1560) in cui è rappresentata La Beata Vergine col Figlio in gloria e i Santissimi Giovanni Battista, Antonio abate, Benedetto e Biagio, tradizionalmente conosciuta come pala di san Biagio. La tela, prettamente manieristica, richiama l’arte lombarda e in particolare lo stile di Moretto da Brescia.
La Madonna è seduta in gloria sulle nubi e su una corona di angeli che si stagliano contro il cielo, circondata da un nembo di luce gialla con riflessi rosati. I Santi sono disposti in piedi in atto di indicare la Vergine e di leggere le preghiere. alla sinistra di S. Biagio vi è una figura di paggio che regge la pala del martirio. Da notare che tra i santi figura S. Biagio a cui è dedicata la cappella e San Benedetto, la qual cosa sta ad indicare che la chiesa era dei benedettini. Nel campanello di s. Antonio vi è la sigla del pittore, cioè una lettera “A”, con altra lettera “B” fra le aste inferiori e con la data “1542” nell’occhiello superiore. In questa pala sono riscontrabili le diverse tendenze tra cui si orienta l’arte del Badile: mentre da un lato i santi ricalcano i modi del Caroto (pala di s. Fermo Maggiore) il motivo della Madonna in Gloria in un alone luminoso con il manto teso a baldacchino richiama quelli analoghi della Pala di S. Bernardino di B. Lotto e quella del Moretto per S. Giorgio in Braida a Verona; il Bimbo ricorda quello della Pala di Cà Pesaro di Tiziano.

Sul retro vi sono riportate informazioni sulla data di realizzazione e di collocazione: “AB ANT. BAYLO VERO HOC OPVS FACTVM EST ANNO SVAE/ AETATIS XXV ET HIC SITVM EST DIE IOVIS PENULTIMO OCTOBRIS MDXLIIII”

Controversa la data di realizzazione: le due sul dipinto indicano il 1542 e il 1544.

Sant’Antonio è raffigurato a sinistra al centro mentre guarda in alto verso la Vergine; tiene nella mano destra il bastone; ai suoi piedi la campanella.

 


 

Il dipinto della lunetta posta sopra la pala raffigura Le tentazioni di Sant’Antonio abate,  ed è invece opera del veronese Michelangelo Aliprandi (1527 – 1595). A sinistra si nota una diavolessa seminuda, ma a destra c’è un diavolo cornuto che lo sta picchiando con un bastone.


Un’altra immagine di s. Antonio abate è affrescata nella parte destra della lunetta del lato destro della Cappella di San Biagio (edificata dal 1488) ad opera del pittore veronese Giovanni Maria Falconetto (1468 circa – Padova, 1534/35).
S.  Antonio, in saio scuro e barba bianca biforcata, tiene le mani appoggiate su un bastone a tau cui è appesa una campanella.

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500042919A-1

https://www.beweb.chiesacattolica.it/biens/oeuvre/5080258/Badile+A281542%29%2C+Madonna+con+Ges%C3%B9+Bambino+e+San+Giovanni+Battista

NAVE (BS). Pieve della Mitria con affresco di s. Antonio abate, XV secolo

Posta nel verde, in posizione isolata, la Pieve, intitolata a Santa Maria Annunciata, è attestata nel 1047. Riedificata nelle forme attuali verso la fine del XV secolo, si presente con una semplice facciata a capanna che racchiude un interno riccamente decorato da affreschi dal Duecento al Cinquecento.

Nella navata, sopra un altare laterale un affresco quattrocentesco con al centro la figura di sant’Antonio abate benedicente, la mano sinistra tiene un libro aperto e un bastone cui è appesa una campanella.

 

Link:
https://www.pievemitria.org/html/frame.html