CROAZIA – HVAR / LÈSINA. Convento benedettino e chiesa di S. Antonio abate

Il monastero delle suore benedettine si trova sull’isola di Hvar.
https://maps.app.goo.gl/UvzijEfmSqyoYmYe9

 

Fu fondato nel 1664 presso la casa del poeta Annibale Lucio / Hanibal Lucić (1485-1553), lasciata in eredità ai benedettini da Giulia, la sposa del poeta, nel 1591 e fu intitolato a San Giovanni battista e Sant’Antonio abate.
Accanto al monastero si trova la chiesa barocca di San Antonio abate, del XVII secolo. Davanti alla facciata una statua presenta sant’Antonio inginocchiato mentre legge un libro.

All’interno della chiesa un dipinto raffigura la Madonna con Santi tra cui sant’Antonio abate con un libro in mano.


Nella parte più antica della casa dello scrittore rinascimentale Hanibal Lucić, che oggi ospita il monastero benedettino di Hvar, sono state selezionate opere d’arte della chiesa, oggetti liturgici e una preziosa collezione di merletti d’agave realizzato dalle monache. I pizzi di Hvar è realizzato solo nel monastero, secondo la tradizione di 100 – 130 anni fa. sono inseriti nel 2009 nella lista dei beni considerati patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

 

Link:
https://www.hvarheritage.com/it/cultural-heritage/benedictines
https://visithvar.hr/hr/see-and-do/hvarska-cipka/

BAGNO DI ROMAGNA (FC). Chiesa di Santa Maria Assunta, quadro con s. Antonio abate, 1708

Un olio su tela di 170 x 170 cm raffigurante “La Madonna col Bambino e i Santi Benedetto, Biagio, Pietro, Paolo, Antonio abate, Romualdo”.
Opera di ambito toscano, 1708.
Iscrizione sul gradino del trono in lettere capitali: “(PRI) ORE. D. GABRIELIS. DE. PAULIS. 1708 AVE M. GRAZIA. PLENA. DNS TEM”.
Dall’archivio parrocchiale si ricava che il Gabrieli fu parroco dal 16 novembre 1705 al 23 dicembre 1752.

La Vergine è seduta al centro, su trono dal basamento poligonale, con il Bimbo dormiente sulle ginocchia. I Santi sono in due gruppi di tre, lateralmente al trono, a sinistra sono le figure di S. Benedetto, S. Biagio e S. Pietro; a destra, S. Paolo, S. Antonio abate e San Romualdo;
Sant’Antonio veste abiti vescovili mitra e bastone pastorale, identificabile per il piccolissimo maiale della cinta senese ai suoi piedi.

 

La Basilica di Santa Maria Assunta di Bagno di Romagna, documentata già nell’anno 861, ha subito nel corso dei secoli profonde trasformazioni: linee romaniche sono rilevabili solo all’esterno. E’ a navata unica con sette cappelle per parte. I restauri degli anni 1958- 1960 hanno riportato alla luce il portale romanico a colonnine a cui fu sovrapposto quello rinascimentale; i lavori recenti le hanno dato unità stilistica e una migliore fruizione delle importanti opere d’arte conservatevi.
Tra i dipinti la “Madonna col Bambino” (1410 ca) del Maestro di Sant’Ivo e la “Madonna Assunta e Santi” (1467) di Neri di Bicci; la “Natività” di un allievo del Ghirlandaio noto con il nome di Maestro del Tondo Borghese, e la “Madonna col Bambino e Santi” (1560 ca.) di Michele Tosini.
Una statua in terracotta policroma di straordinaria bellezza raffigurante Sant’Agnese (1490) opera di Andrea della Robbia (1435 -1525); un rilievo in terracotta della bottega di Donatello.

 

Link:
https://www.bagnodiromagnaturismo.it/-/bagno-madonna-col-bambino-e-santi-1495-a-s-piero-in-bagno-opere_art

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800012847

SANTA LUCE (PI). Chiesa di Sant’Antonio abate a Macchiaverde

Via Rosignanina, 52. Poco dopo l’innesto della Strada Statale 206 Pisana-Livornese con la Strada Provinciale n° 50. https://maps.app.goo.gl/PxoJNqPYif9b8P7u6

 

La lapide in marmo, inserita in parete sopra l’ingresso principale, riporta la notizia che, in memoria di Costantino Principi (1906-1960), la famiglia donò nel 1960 il terreno dove oggi sorge la chiesa di Sant’Antonio abate a Macchiaverde.
Nel 1964 fu eretto il piccolo campanile.
Tra il 2008 e il 2010, furono eseguiti due interventi di consolidamento per cedimenti fondali sulle pareti laterali della chiesa, in corrispondenza della zona dell’attacco con la facciata.

Si tratta di una costruzione di piccole dimensioni, separata dalla strada da un breve sagrato, in parte pavimentato a cemento ed in parte tenuto a verde.
La facciata a capanna si presenta completamente intonacata e definita lateralmente da lesene realizzate con bozze di cemento splittate. Lo stesso materiale è stato utilizzato per la realizzazione dello zoccolo di base, del rivestimento dell’aggetto di gronda, del marcapiano da cui diparte il frontone triangolare e della cornice che profila il portale d’ingresso principale. Su ciascun fianco si aprono due finestre a monofora con cornice dentellata in laterizi.
Sul retro dell’edificio, è presente un corpo di fabbrica più basso, collegato alla chiesa, che ospita la sacrestia. Incastonato tra i due volumi, si erge un piccolo campanile a base quadrata, realizzato nel 1964 in muratura intonacata. La cella campanaria, dotata di quattro aperture rettangolari, termina con una copertura cuspidata a pianta ottagonale.
Schema planimetrico rettangolare ad aula unica coperta a capanna. Dietro l’area presbiteriale, a destra, si apre un vano retrostante utilizzato come sacrestia.
Le pareti sono tinteggiate e ornate da pochi quadri recenti.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/67866/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_a_Macchiaverde_Pieve_di_Santa_Luce,_Santa_Luce

ROMA. Chiesa di Santo Stefano del Cacco, affresco con s. Antonio abate, inizi XVII secolo

In origine il nome era Santo Stefano de pinea, dalla pigna di epoca romana ritrovata nella zona, che dà il nome al rione e che è conservata nella Città del Vaticano. Popolarmente invece l’appellativo del cacco viene da una storpiatura di macaco, dal simulacro di un cinocefalo egiziano che si trovava dinanzi alla porta della chiesa, in cui i romani vedevano la testa di una scimmia (invece della testa di cane, con cui era raffigurato il dio egizio Anubis). Situata nella via omonima.
L’origine della chiesa è fatta risalire al IX secolo. Risalgono al XII secolo il campanile, inglobato ora nel monastero accanto, e l’abside. Papa Pio IV la concesse ai Padri Silvestrini nel 1563. La chiesa fu sottoposta a restauri dagli stessi Padri nel 1607, e poi nel Settecento e nell’Ottocento.
L’interno si presenta a tre navate (tipo basilicale). Conserva un affresco di Perin del Vaga raffigurante Cristo in pietà, e nell’abside il Martirio di santo Stefano.

Un affresco di 260 x 160 cm, situato nella navata sinistra, sulla parete di fondo dietro un Crocifisso, raffigura i “Santi Lorenzo e Silvestro (a sinistra) e Antonio abate”.
Citato negli atti della visita apostolica del 1627 e già attribuito al Pomarancio (Strinati, 1979) è più probabile sia opera di Cristoforo Casolani (1582 circa – 1622 circa), allievo del Pomarancio, che nel 1607 affrescò l’abside della chiesa.

Sant’Antonio, a destra, nella mano sinistra tiene bastone cui è appeso un campanello e un libro nella destra.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200199749B

LAGNASCO (CN). Cappella di San Gottardo o della Sindone, con immagine di s. Antonio abate

La cappella funeraria dei marchesi Tapparelli d’Azeglio sorge nel cimitero di Lagnasco; è di piccole dimensioni, rettangolare e con un’absidiola pentagonale rivolta ad ovest.
L’edificio fu costruito nel 1553 dalla famiglia dei Marchesi come cappella del proprio castello.
La decorazione pittorica dell’interno si deve a Pietro Dolce (1506 circa – 1566 circa), pittore saviglianese che in territorio saluzzese decorò anche l’ala di levante del Castello di Lagnasco.
Risolti i gravi problemi statici della Cappella, si è proceduto al restauro degli affreschi e dell’esterno nel 2019-21.

Nell’abside sono raffigurati:
1. parete all’estrema sinistra di chi guarda: S. Gerolamo nel deserto;
2. parete di sinistra: S. Antonio abate e S. Gerolamo;
Sant’Antonio è raffigurato come un vecchio con folta barba bianca, testa calva e con un saio scuro. Ha la mano destra nel gesto di benedizione e col braccio regge tiene il bastone vescovile a tau, cui sono appese due campanelle; con la mano sinistra tiene un libro chiuso.
3. Parete di centro: ostensione del la Sindone retta da tre santi Vescovi;
4. parete di destra: S. Rocco e S. Sebastiano;
5. parete all’estrema destra: due Santi stanti, il primo non identificabile con sicurezza, il secondo è il beato Aimone Tapparelli (come indica una scritta sottostante).

 

Bibliografia:
Perotti Mario, Repertorio dei monumenti artistici della provincia di Cuneo, Quaderno n° 32 b, 1980, Amministrazione della Provincia di Cuneo, pp. 130-33

Link:
https://sindone.univoca.org/?portfolio=lagnasco-cn-cappella-di-san-gottardo-con-iconografia-della-sindone-retta-da-tre-vescovi