USA – NEW YORK, Metropolitan Museum, statua lignea di s. Antonio abate, 1500

Statua lignea di 112,4 × 43,8 × 27,3 cm  e del peso di 29,9 kg.
Gli Antoniani avevano due ospedali in Alsazia, a Isenheim e a Strasburgo, e questa figura intensa, espressiva e psicologicamente carica potrebbe essere stata realizzata per uno di loro. Scolpito a tutto tondo, potrebbe essere stato portato in processione e posto su un’edicola d’altare o su una mensola addossata a una colonna. L’eccezionale scultura del viso, della barba e dei capelli suggerisce la paternità di Nikolaus von Hagenau (1445 circa – morto prima del 1538), uno degli artisti dell’Alto Reno più dotati. L’opera è datata intorno al 1500.

Inventario numero 1988.159   Esposto a The Met Cloisters, Gallery 20.
Proviene dalla Collezione Cloisters, 1988

Sant’Antonio è raffigurato mentre trionfa su una figura diabolica che si contorce sotto i suoi piedi.
La statua manca della mano sinistra, la destra teneva un bastone.

 

Link:
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/469913

USA – NEW YORK, Metropolitan Museum, tavola con s. Antonio abate di Martino di Bartolomeo

Tempera e fondo oro su tavola di legno, che misura, con parte superiore sagomata e telaio impegnato (moderno) 148,9 x 41,9 cm; Sant’Antonio 100,3 x 29,8 cm; San Giovanni 32,4 x 22,5 cm
Opera del senese Martino di Bartolomeo di Biagio (1270/75 -attivo dal 1389 – morto nel 1434/35)
Inventario numero  30.95.265 Non esposto.
Proviene dalla Collezione Theodore M. Davis, lascito nel 1915

Sopra la figura di s. Antonio nella cuspide è raffigurato a mezzo busto san Giovanni battista.
Sant’Antonio tiene con la mano sinistra un libro chiuso, con la destra il bastone cui è appesa una campanella.

 

Link:
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/436978

USA – NEW YORK, Metropolitan Museum, schizzo della Gloria di s. Antonio abate di I. Carloni, 1744

Olio su tela di 46,4 x 43,2 cm; schizzo che raffigura “La Glorificazione di Sant’Antonio abate”
Opera del comasco Carlo Innocenzo Carloni (1686 – 1775).

Inventario numero 07.225.295  Esposto al Met Fifth Avenue nella Galleria 533
Dono al Museo di J. Pierpont Morgan, 1906

Carloni lavorò molto in Svizzera, Germania e Austria, ma questo schizzo è per un affresco nella volta della Cappella di Sant’Antonio nel Duomo di Monza, che decorò dopo il 1744, VEDI SCHEDA.

 

Link:
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/435846

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, quattro dipinti con s. Antonio abate di B. de’ Pitati

1 Olio su tela di 203 x 156 cm, “San Marco e Sant’Antonio abate

Opera della bottega di Bonifacio De’ Pitati, detto Bonifacio Veronese (1487 – 1553), datato al 1540. (Fotografia in alto.)
Inventario numero 277

Parte del grande ciclo realizzato da Bonifacio De’ Pitati e bottega, per il Palazzo dei Camerlenghi di Venezia tra il 1529 al 1553, era collocato nella seconda stanza dei Governatori alle Entrate, a pendant con i “SS. Matteo e Alvise”, ai lati dell’ “Adorazione dei Magi”. Il programma decorativo prevedeva infatti l’accostamento di pale centinate con i santi eponimi dei magistrati uscenti a più grandi tele di soggetto religioso. La committenza del quadro è espressa dagli stemmi sottostanti, dei quali solo i due esterni sono dei magistrati uscenti nel 1540, i centrali sono posteriori. Secondo l’analisi stilistica, il quadro non viene considerato di mano del De’ Pitati, ma della sua bottega.

Sant’Antonio, a sinistra con saio e mantello, tiene il batsone con la destra e con la sinistra un grande libro chiuso.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500440291


2 Olio su tela di 206 x 126 cm, “San Marco, Sant’Antonio abate e San Tommaso”.

Opera della bottega di Bonifacio De’ Pitati, detto Bonifacio Veronese (1487 – 1553), datato al 1540-41.
Inventario numero 1296

Il dipinto si trovava nella prima sala del Monte Nuovissimo, nel 1817 fu dato in deposito alla chiesa dei SS. Giovanni e Paolo; ritirato nel 1941, fu poi dato nel 1953 alla Fondazione Giorgio Cini.
Secondo il Ludwig (1902) gli stemmi presenti nel dipinto furono aggiunti nel XVIII secolo e non hanno niente a che fare con i veri committenti che devono essere stati Marco Antonio Pisani e Tommaso Marceklo rimasti in carica fino al 1540. La Moschini Marconi (1962) ritiene il dipinto opera discreta di bottega.

Sant’Antonio, raffigurato al centro, indossa saio, scapolare e mantello. Tiene nella mano destra il bastone a tau cui è appeso un campanello.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500449960

 


3   Olio su tela di 202 x 132 cm, “Santi Andrea, Giovanni Evangelista e Antonio abate”.

Opera della bottega di Bonifacio De’ Pitati, detto Bonifacio Veronese (1487 – 1553), datato al 1548-48.
Inventario numero 286

Parte del grande ciclo realizzato da Bonifacio De’ Pitati e bottega per il Palazzo dei Camerlenghi di Venezia tra il 1529 al 1553, era collocato nella stanza del Magistrato del Monte Nuovissimo, in pendant con i altri dipinti di Santi. Il programma decorativo prevedeva infatti l’accostamento di pale centinate con i santi eponimi dei magistrati uscenti a più grandi tele di soggetto religioso. La committenza del quadro è espressa dagli stemmi sottostanti dei magistrati usciti di carica nel 1546-47, l’attribuzione è alla bottega, ma per la pesante ridipintura dei restauri non è chiara.

Sant’Antonio, a destra, con saio, mantello e cappuccio, tiene nella mano sinistra il bastone e nella destra il fuoco.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500440297


4 Olio su tela centinata di 181 x 150 cm, “Santi Giovanni battista e Antonio abate

Opera della bottega di Bonifacio De’ Pitati, detto Bonifacio Veronese (1487 – 1553), datato a dopo il 1549
Inventario numero 1303
Parte del grande ciclo realizzato da Bonifacio De’ Pitati e bottega per il Palazzo dei Camerlenghi di Venezia tra il 1529 al 1553, era collocato nella seconda stanza del Magistrato del Sale a lato di un “Cristo risorto” ora perduto, e in pendant con altri Santi.
La committenza del quadro è espressa dagli stemmi sottostanti dei magistrati, Giovanni Memo e Antonio Venier, usciti di carica nel 1549, stabilendo la datazione del quadro.

Sant’Antonio, a destra, con saio, scapolare e mantello, tiene nella mano destra un libro chiuso e appoggi al sinistra a un bastone a tau. Un maiale spunta da destra, dietro la figura.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500449946

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, dipinto di s. Antonio abate di M. Basaiti

Tavola di 114 x 35 cm, opera di Marco Basaiti (1470/75 –1530), datata al 1502 circa.

Numero inventario 68 e 68a

Rimosse dal convento di Santa Maria dei Miracoli assieme al Cristo morto tra due angeli con la soppressione imposta da Napoleone, le due tavole restano in deposito nella chiesa della Salute fino al 1814, quando entrano alle Gallerie dell’Accademia.
L’altra tavola raffigura san Giacomo apostolo; poiché i due pannelli presentano lo stesso formato e la medesima impostazione compositiva dovevano far parte originariamente di un polittico, forse separati da un’altra tavola, dal momento che gli sfondi non sono esattamente allineati.
Pur essendo firmati “MARCUS BASAITI”, i dipinti sono di diversa qualità e nella figura di san Giacomo apostolo la critica ha riconosciuto uno stile vicino a quello del lombardo Marco d’Oggiono, attivo a Venezia per la scuola dei Milanesi dal 1498.

Sant’Antonio, raffigurato in primo piano su un piedistallo davanti a un parapetto aperto sul paesaggio, è investito da un’intensa luce proveniente da sinistra, che definisce crudamente le forme inspessendo i panneggi di profonde ombre scure. Il Santo, con l’abito monastico su cui è ricamata la lettera tau, tiene nella mano sinistra un libro, mentre ai suoi piedi si trova una campanella.

 

Link:
https://www.gallerieaccademia.it/san-giacomo-apostolo-e-santantonio-abate