FRANCIA – AVIGNONE. Musée du Petit Palais, due tavole con s. Antonio abate di Bartolo di Fredi 1405 e di Zanino di Pietro 1389-1400

Dipinto a tempera e fondo oro su tavola di legno di pioppo di 45 x 31 cm.
Sala 4. Inventario n° 20163
Prestito a lungo termine dal Museo del Louvre.

Dipinto nel 1405 circa dal pittore senese Bartolo di Fredi (1330 circa – 1410).

Il Santo è a mezzo busto, con barba bianca riccia e biforcata; appoggia la mano sinistra sul bastone a Tau e tiene con la destra un libro dalla copertina rossa.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010053393


Polittico con s. Antonio abate.
Tempera su tavola, larghezza 29 cm, circa 1389-1410
L’autore è Zanino di Pietro, o Maestro di Roncaillette, o Giovanni di Francia, identificato recentemente con Giovanni Caharlier (circa 1380 – 1443), pittore di origine francese attivo nella Repubblica di Venezia.

Il pentittico raffigura al centro “Calvario” o Crocifissione, a sinistra i santi Pietro e Giovanni Battista e a destra ; i santi Girolamo e Giacomo Maggiore.
Nella predella: beata francescana (?), san Francesco, due giovani apostoli (Filippo e Giacomo Minore?), sant’Antonio abate, santa Chiara (? Dopo il restauro del 1900 restano solo frammenti, mentre l’immagine dell’Archivio Zeri mostra una santa francescana, vedi immagine in basso a destra).

Inventario numero MI 421 , non esposto. Prestito a lungo termine dal Museo del Louvre.

Provenienza: Roma, collezione Campana; Parigi, Musée Napoléon III (1862); Parigi,
Musée du Louvre (1863-1872); Digione, Musée des Beaux-Arts (1872-1954)

Sant’Antonio abate, pur mancando di bastone e campanella è stato identificato per le caratteristiche dell’abito e del volto (barba ecc.).

Immagine da Wikimedia

Bibliografia:
Baradel Valentina, Zanino di Pietro nel contesto della cultura figurativa veneziana fra Tre e Quattrocento, Tesi di dottorato di ricerca in storia, critica e conservazione dei beni culturali, Università di Padova, XXX ciclo, 2014, pp. 272-77

Link:
https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010053911

https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/25693/Zanino%20di%20Pietro%2C%20Crocifissione%20di%20Cristo%2C%20San%20Giovanni%20Battista%

SEZZE (LT). Chiesa della Sacra Famiglia o del Bambin Gesù, pala con s. Antonio abate

La congregazione Suore Collegine della S. Famiglia, rivolta all’educazione delle giovani donne, fu fondata nel 1717 su ispirazione del pensiero del card. Pietro Marcellino Corradini. L’edificio fu realizzato su progetto dell’architetto Giuseppe Sardi, ristrutturando due palazzi esistenti. La casa-madre di Sezze, entrata in contatto con la congregazione delle suore oblate del Santo Bambino Gesù, nel 1926 aderì all’unione di cui si era fatta promotrice la casa di Roma, da cui il cardinale Corradini aveva preso alcune delle prime convittrici giunte a Sezze.
Nel 2019 le Collegine della Sacra Famiglia hanno riaperto una loro comunità a Sezze. Però la chiesa, intitolata alla Sacra Famiglia, è ancora localmente nota come “del Bambin Gesù” per la omonima congregazione di Suore che risiedettero nel XX secolo nell’attiguo convento.

La chiesa della S. Famiglia è un edificio barocco, a pianta centrale coperto a cupola con vele. La facciata, debitrice del linguaggio borrominiano, combina andamenti concavi e convessi e presenta l’uso di stucchi a fini decorativi.
L’interno è articolato in due cappelle laterali gemelle, il presbiterio con l’altare maggiore e da quattro nicchie sulle pareti minori.
Conserva opere della prima metà del XVIII secolo – commissionate dal cardinale fondatore dell’ordine – attribuite in passato a Sebastiano Conca: sull’altare di sinistra è collocata una Gloria di S. Margherita da Cortona e sull’altare maggiore la pala dedicata alla S. Famiglia con i santi Giovanni Battista, Gioacchino, Anna, Zaccaria ed Elisabetta, entrambe riconducibili alla collaborazione tra Marco Benefial e Filippo Evangelisti.

Sull’altare destro una tela di 360 x 155 cm che raffigura S. Michele arcangelo che scaccia i demoni che tentano sant’Antonio abate, è attribuita oggi a Giacomo Zoboli (Modena, 1681 – Roma, 1767).

 

Immagine da:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200102605

Notizie sulla chiesa:
https://www.compagniadeilepini.it/musei/focus-arte-sezze/

SEZZE (LT). Chiesa di San Lorenzo, tela con s. Antonio abate, XVIII secolo

La chiesa di origine tardo-medievale, fu ornata da un portale nel XVIII secolo. Fu ampliata nel XIX secolo.

Su un altare laterale, conserva il dipinto a olio su tela, di ignoto autore del XVIII secolo, che raffigura sant’Antonio abate stante, che tiene nella mano sinistra il bastone a Tau con campanello e nella destra una fiamma. Il muso di un maiale scuro sbuca da sinistra.

Il dipinto, da sempre collocato all’interno dell’antichissima chiesa cittadina, è stato sottoposto ad un certosino lavoro di restauro nel 2021.

Link:
https://www.latinaquotidiano.it/sezze-restaurato-il-quadro-di-santantonio-abate-della-chiesa-di-san-lorenzo/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/79036/Sezze+%28LT%29+%7C+Chiesa+di+San+Lorenzo

FIRENZE. Gallerie dell’Accademia, “S. Antonio abate distribuisce le proprie ricchezze ai poveri”, 1370 circa

Tempera su tavola di 33,2 x 39,2 cm.
Collocata al piano terreno, “Sala dell’Orcagna e dei loro seguaci”.
Inventario n° 1890, 460

L’opera raffigura: Sant’Antonio abate distribuisce le proprie ricchezze ai poveri, eseguita dopo il 1370 dal “Maestro della Cappella Rinuccini”, autore degli affreschi in Santa Croce a Firenze, che è probabilmente da identificare con Matteo di Pacino, attivo dal 1359 al 1394.

Questo piccolo dipinto compare citato per la prima volta nell’inventario del 1881 e che fu esposto alla Galleria degli Uffizi almeno dal 1891. Ne è ignota la provenienza.
È probabile, come nota la Marcucci, che il dipinto facesse parte di un’opera più grande, con la figura del Santo al centro e le storie laterali, secondo una tipologia frequentemente adottata in area toscana e fiorentina fin dal Duecento. Procacci riferì la tavoletta a scuola toscana dell’ultimo quarto del XIV secolo; si deve ad Antal il primo riferimento ad un pittore “vicino al Maestro della cappella Rinuccini”. Tuttavia è la Marcucci che l’attribuisce decisamente a questo maestro che completò il ciclo di affreschi di Giovanni da Milano nella cappella Rinuccini in S. Croce. La studiosa proponeva una datazione poco dopo il 1370. L’attribuzione è accettata dal Boskovits, dal Fremantle e dal Bellosi che nel 1973 identificava il Maestro della cappella Rinuccini con Matteo di Pacino. La datazione è quella suggerita dalla Marcucci, sia in base alle affinità che lei nota con lo stile di Jacopo di Cione negli anni dopo il 1370, sia per la pratica pittorica matura già volgente verso l’effetto gotico della scenetta di genere.
Restaurato nel 1957.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900282091

PIAN CAMUNO (BS). Chiese di Santa Maria Rotonda e di Santa Giulia, con immagini di s. Antonio abate

Santa Maria (della) Rotonda
Vi era anticamente una chiesa dedicata a S. Maria in località Bradella o Pradella, attestata in un diploma di Lotario del 840, che era pertinenza del Monastero Bresciano prima e di S. Giulia poi. Una chiesa dedicata a S. Maria è attestata al 1233.
La chiesa fu costruita nelle forme attuali nel 1439, come attesta l’iscrizione posta sull’architrave del portale in facciata, realizzato in pietra simona e fu anche realizzato l’apparato decorativo nel XV.
Una parte dell’apparato decorativo fu realizzato nel XVI secolo; nel presbiterio nel XVII.
La chiesa fu restaurata nel XVIII secolo.
La chiesa subì un restauro nel 1963 e soprattutto si intervenne sulle coperture.
Nel 1964  furono restaurati gli affreschi.

La chiesa contiene un’ancona lignea scolpita, di ignoto, di ottima fattura, rappresentante una Madonna con il Bambino e i santi Giulia e Antonio abate, del secolo XVII.
I notevoli affreschi del XV XVI secolo, sono da alcuni attribuiti al pittore bresciano Paolo da Caylina il Vecchio (1420/1430 – dopo il 1486).

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58691/Chiesa+di+Santa+Maria+Rotonda

 


Santa Giulia
Nel 1180 viene attestata l’esistenza di una cappella, orientata trasversalmente a quella attuale, dedicata a S. Giulia.
Nel XV secolo la chiesa fu restaurata e fu realizzato l’affresco situato all’interno della chiesa, che un tempo era posizionato esternamente.
Tra XVI e XVII secolo la chiesa fu demolita e ricostruita, orientata trasversalmente rispetto alla chiesa originale, nelle dimensioni e fatture attuali; in questa fase viene lasciata l’antica abside romanica sul lato est, tra le più antiche della provincia e di fattura pregiata.
La chiesa fu ristrutturata nel XIX secolo. Nel 1976 ‐ 1977 la chiesa venne restaurata.
All’interno vi è un olio su tela del pittore bresciano Camillo Rama (1586 – 1627 circa) che rappresenta la Vergine con il Bambino e i santi Antonio abate, Giulia, Pietro e Carlo Borromeo, risalente agli inizi del secolo XVII.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58690/Chiesa+di+Santa+Giulia+Vergine+e+Martire