PIAN CAMUNO (BS). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Cav. Giacomo Baratti, 26
https://goo.gl/maps/iZaMfrug8jx273ps5

 

L’originaria cappella di Sant’Antonio esisteva già nel XVI secolo; nel Catalogo queriniano del 1532 si legge che allora le funzioni di parrocchiale erano espletate ancora dalla chiesa di Santa Giulia, che in precedenza era stata direttamente filiale della pieve di Rogno; tuttavia, nella seconda metà del Cinquecento la parrocchialità risultava essere stata traslata nella chiesa di Sant’Antonio, come testimoniato da un atto del 1567 di mons. Pandolfo e in uno del 1567 del vescovo di Brescia Domenico Bollani.
Nel 1578 la chiesa fu posta nella giurisdizione della pieve d’Artogno.
Nel 1671 la chiesa fu rifatta ed ingrandita; nel 1685 fu al centro di una diatriba tra il vescovo di Brescia e la badessa del monastero cittadino di Santa Giulia per la nomina del nuovo parroco.
Nel 1702 il vescovo Daniele Marco Dolfin, compiendo la sua visita, trovò che vi erano il parroco, tre sacerdoti e un chierico e che la parrocchiale, aveva due altari e altri tre erano in corso di ultimazione; in essa avevano sede le Confraternite del Santissimo Sacramento e del Rosario e aveva come filiali le chiese di Santa Giulia e di Santa Maria Rotonda.
La chiesa fu nuovamente rifatta nel 1731, nel 1737 fu realizzato l’altar maggiore e iniziati gli altari laterali. Fu ancora restaurata tra il 1870 e il 1876, anno in cui fu consacrata; la facciata venne modificata nel 1897 e nei primi anni del XX secolo l’intera struttura fu ristrutturata e nel 1909 fu realizzato l’apparato decorativo delle volte in stile impero.
Nel 1983 il tetto e gli intonaci furono interessati da un intervento di rifacimento e il 14 aprile 1989, come stabilito dal Direttorio diocesano per le zone pastorali, la chiesa passò dalla vicaria di Pisogne alla neo-costituita zona pastorale della Bassa Val Camonica.

La facciata della chiesa, a capanna e caratterizzata da due lesene laterali dotate di capitelli compositi, presenta il portale d’ingresso in pietra locale, tre nicchie ospitanti altrettante raffigurazioni sacre e, sopra di queste, una trifora; è coronata dal timpano triangolare aggettante, sopra il quale è collocata una croce di ferro.

L’interno è a navata unica, dotata di altari laterali e copertura voltata unghiata; riccamente decorata a finto marmo pressoché su tutte le superfici interne, con stucchi e affreschi che la completano. La chiesa è dotata di presbiterio rialzato e quadrangolare, di coro ligneo tutt’attorno ad esso e cantoria per l’organo sul lato sinistro; il fondale absidale è piano e vi si trova la soasa (ancona, cornice) marmorea dell’altare maggiore. A fianco della chiesa si trovano la sacrestia ed il campanile.

Opere di pregio qui conservate sono l’affresco con Cristo che scaccia i mercanti dal Tempio, risalente alla prima metà del XIX secolo, le due statue dei santi Gregorio e Gerolamo, poste nel 1909.
Nel mezzo delle tre campate ci sono tre riquadri settecenteschi1, dei quali i due laterali sono rettangolari e il centrale di forma circolare: nel primo è raffigurato S. Antonio abate nel deserto; quello centrale ha S. Antonio abate che adora Cristo in cielo; l’altro riquadro presenta S. Antonio abate in gloria.
Negli archi traversi sono due riquadri con le figure ad affresco degli Evangelisti. Tutto il resto della volta presenta elementi decorativi ottocenteschi, mentre i riquadri sono settecenteschi e nonostante i guasti subiti e i molti rifacimenti, anche di notevole finezza, con riferimenti ad Enrico Albricci, ma anche con legami con lo Scalvini.
Nella volta del presbiterio il riquadro poligonale porta l‘Assunta, sempre del secolo XVIII, fra i meglio conservati.

La chiesa conserva la pala raffigurante Lo Sposalizio della Vergine (sec. XVIII inizi) di Giovanni Chizzoletto; una Madonna con il Bambino e i santi Carlo Borromeo e Antonio di Padova (sec. XVII) di Domenico Voltolini da Iseo; le due pale raffiguranti la Madonna col Bambino assieme a San Leonardo e Ambrogio vescovo e i Santi Tommaso e Giovanni Nepomuceno, dipinte da Antonio Zannucchi nel 1740.

L’altare maggiore, del 1737, conserva la pala che raffigura la Madonna con i Santi Antonio abate e Giulia, realizzata da Giuliano Volpi (1838 – 1913).

 

NOTA 1. http://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=PIAN_Camuno

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Pian_Camuno)

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58689/Pian+Camuno+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.comune.piancamuno.bs.it/pagine/storia_arte_cultura/arte/

FRANCIA – DIONAY / SAINT-ANTOINE-L’ABBAYE. Abbazia di Sant’Antonio abate

La tradizione narra che, intorno alla fine del secolo XI, Jocelin, figlio di un conte Guglielmo (d’Albon? o di Valence?) andò  in pellegrinaggio in Terra Santa e nel tornare passò da Costantinopoli dove l’Imperatore gli fece dono delle spoglie di sant’Antonio abate.
Egli le portò con sé nel Delfinato e le custodì in un villaggio nel pressi di Vienne, La Motte aux-Bois, da dove queste reliquie dal potere taumaturgico venivano riesumate per seguire i cavalieri della famiglia nelle loro spedizioni militari al fine guarirli dalle ferite di guerra.
Ci volle una rimostranza da parte di papa Gregorio VII perché i discendenti di Jocelin accettassero infine di depositare le reliquie di sant’Antonio nella chiesa di La Motte aux-Bois nel 1074.
Esse divennero oggetto di devozione popolare e di pellegrinaggio soprattutto per la guarigione dal “fuoco di sant’Antonio”. Nel 1083 Gontard, vescovo di Valence e vicario della chiesa di Vienne, con il consenso del capitolo della città, decise di affidare la chiesa di Saint-Antoine ai Benedettini dell’abbazia di Montmajour con il compito di supervisionare il pellegrinaggio che era tappa dell’itinerario verso Santiago di Compostela.

Nel 1088 i monaci benedettini dell’Abbazia di Montmajour furono autorizzati a fondare un priorato presso il villaggio e iniziarono la costruzione di una chiesa romanica. Papa Urbano II li autorizzò a depositare lì le reliquie di sant’Antonio.
La chiesa venne consacrata il 20 marzo 1119 dall’arcivescovo di Vienne, Guy de Bourgogne futuro Papa Callisto II, e il villaggio mutò nome in Motte Saint-Didier. Solo in seguito mutò nuovamente nome in Saint-Antoine-l’Abbaye.

Qui nel 1095 sorse una comunità laicale con fini ospedalieri, a seguito del voto fatto dal nobile Gastone, che aveva avuto un figlio guarito dall’ergotismo presso la chiesa di Saint-Antoine. Egli, assieme al figlio e ad altri cinque nobili del Delfinato, formarono il primo nucleo di questa confraternita laica che venne approvata da papa Urbano II nel 1095 e confermata da papa Onorio III con bolla papale nel 1218.
Nel 1297 papa Bonifacio VIII, con la bolla Ad apostolicae dignitatis, eresse in Ordine di canonici regolari l’antica compagine ospedaliera sotto la regola di S. Agostino, nacque così l’Ordine ospedaliero dei canonici regolari di S. Agostino di S. Antonio abate di Vienne, detto comunemente degli Antoniani (o Antoniti) di Vienne (nel regno di Napoli, di Vienna). Il nome evidentemente si riferiva alla città importante più vicina al luogo dove sorgeva la chiesa. Bonifacio VIII eresse il priorato in un’abbazia indipendente sottratta alla sorveglianza dei Benedettini di Montmajour e retta dagli Antoniani.

Nel 1280 iniziò la costruzione di una grande chiesa gotica, lavori che che sarebbero durati 200 anni. Nel 1337 l’edificazione riprese dopo una pausa di oltre 47 anni, grazie a un lascito del fratello Ponce Mitte che permise di completare l’abside intorno al 1342. Questo spiega il cambio di stile della chiesa, intitolata Notre-Dame de l’Hôpital.
La costruzione proseguì costantemente lungo l’intera lunghezza dell’edificio verso la facciata. I lavori delle ultime due campate della navata centrale e delle navate laterali furono eseguiti tra il 1343 e il 1362. La quarta campata della navata fu realizzata tra il 1389 e il 1417. Nel 1400 iniziò la volta della navata.
Nella chiesa furono realizzati dipinti murali. La più antica menzione di questa decorazione risale al 1383.

La chiesa fu danneggiata e saccheggiata durante le Guerre di Religione Nel 1562 furono distrutti la statuaria dei portali e il reliquiario di Sant’Antonio. L’occupazione del 1567 fu più grave per l’incendio del tetto e del campanile. La facciata fu decapitata e privata della sua cornice di archi rampanti. Le nuove incursioni avvenute nel 1580 e nel 1586 provocarono nuovi danni che resero l’abbazia inagibile.
I lavori di restauro iniziarono nel 1593 con il tetto, poi con le alte finestre nel 1605. Nel XVII secolo si cercò di decorare l’abbazia e si costruirono i nuovi edifici del convento.
Altri restauri furono intrapresi dal 1844 e per tutto il XIX secolo per riparare i danni causati durante la Rivoluzione, che furono però meno gravi di quelli provocati dalle Guerre di Religione.

Nel XVIII secolo l’Ordine Antoniano andò decadendo e perdendo prestigio tanto che nel 1774, perdute molte delle sue proprietà e rendite, il Capitolo Generale fu costretto a deliberare l’unione con l’Ordine di Malta. L’abolizione ufficiale venne con la bolla Rerum humanarum condicio emessa il 17 dicembre 1776 da papa Pio VI.
Gli Ospitalieri di Saint-Antoine-l’Abbaye vendettero gli edifici e i fondi che non erano loro necessari e affidarono alla città i tre ospedali da loro amministrati. Nel 1787, dame dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme provenienti da Tullins si stabilirono a Saint-Antoine e parteciparono allo smantellamento del patrimonio dell’abbazia che lasciarono nel 1792. Gli edifici del convento furono venduti al demanio. Il tesoro dell’abbazia fu sigillato e molte opere d’arte e dipinti furono trasportati a Grenoble. Dimenticati, si sono potuti conservare un gran numero dei suoi reliquiari compreso quello di Sant’Antonio offerto nel 1648 da Jean du Vache, ma molti dei dipinti, degli oggetti preziosi e dei libri sono andati perduti o furono venduti come l’importante collezione di reperti egizi.

L’abbazia è un vero gioiello dell’architettura gotica e colpisce per il suo portale centrale finemente cesellato. L’arco superiore del portale è occupato da venti coppie di angeli. In cima all’arco mediano siede un Cristo Salvatore del mondo circondato altre coppie di angeli. Dodici figure sedute prendono posto sull’arcata inferiore; tra esse: il patriarca Enoc, il profeta Elia, Mosè che regge le tavole della legge, il re salmista Davide che porta l’arpa, il re Salomone, una sibilla, gli apostoli Pietro e Giovanni, evidenziando così la continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento.

L’interno della chiesa è maestoso (piantina).
La parte inferiore dell’abside , probabilmente l’inizio di un edificio più antico, è semicircolare, ma, dal primo piano, l’ abside è a cinque lati. La chiesa fu dotata di triforium (o triforio, una galleria sulle navate laterali).
L’abside prosegue con le due campate rettilinee del coro. Il coro è coperto da tre volte costolonate, le prime due campate hanno pianta allungata e la terza poggia su otto nervature comuni con l’abside.
L’arco trionfale è al limite tra il coro e uno stretto transetto non aggettante con due torri che dovevano caricarne le estremità, ma di cui era iniziata solo quella settentrionale. Ciascuno dei rinforzi dà accesso a due cappelle quadrate a est. Quelle del lato sud furono ampliate con la costruzione della sagrestia, nel XIV secolo, e della Cappella della Consolazione, nel XV secolo.
La navata a sette campate è fiancheggiata da navate laterali su cui si aprono cappelle quadrate.
Il coro ha un prospetto di tre piani. Il triforium al primo piano, presenta arcate binate nel coro, con colonnine e capitelli del XIII secolo, e arcate trifore nella navata; la galleria di circolazione traforante le spesse ex, al livello delle finestre superiori, doppia nell’abside, tripla nella navata, furono probabilmente rifatte nel XVII secolo.
Le volte a crociera sono quadripartite. La spinta delle volte è ripresa da contrafforti. Nella navata sono sorretti da pilastri rettangolari delimitati da semicolonne che raccolgono le ricadute degli archi trasversali e dei grandi portici.

Nel 1623, il capitolo conventuale incaricò Léonard de Vialeys, tappezziere di Aubusson, di creare una serie di dieci arazzi rappresentanti la Storia di Giuseppe, che furono collocati nel coro dove sono tuttora sono esposti.

Sia gli altari che le cappelle della chiesa testimoniano un’intensa attività religiosa e devozionale nei confronti dei numerosi santi venerati accanto alla Vergine e a sant’Antonio.

 

Gli affreschi coprivano un’area equivalente a quasi 2700 m² tra il XIV e il XVI secolo. Tra essi sono ancora ben conservati una Crocefissione con s. Antonio a sinistra (FOTO), un san Cristoforo, una Madonna col Bambino.

 

Il monumentale altare maggiore realizzato in marmo nero da Jacques Mimerel nel 1667, poi decorato con figure in bronzo, custodisce il reliquiario di Sant’Antonio abate. Menzionato già nel 1200, il reliquiario si evolse secondo le donazioni e le vicende della storia. Quello venerato nel XV secolo “d’argento, oro e pietre preziose” è scomparso e fu sostituito nel 1648 da quello (foto sotto) offerto da Jean du Vache, barone di Châteauneuf d’Albenc, decorato con placche d’argento commissionate a Jean Eynardon che illustrano episodi della vita del Santo.

Il simbolo antoniano, il Tau, si trova ovunque nella chiesa, sia scolpito (i più accessibili furono distrutti durante la Rivoluzione Francese) che su vetrate. Le chiavi di volta della chiesa abbaziale scandiscono le diverse fasi del cantiere, ricordano l’opera degli abati costruttori e riportano il simbolo del Tau.

Tra le eccezionali collezioni del complesso, i dipinti di Marc Chabry (1660-1727), allievo dello scultore Pierre Puget, sono rappresentativi delle maggiori commissioni del XVII secolo.
Chabry nel 1690 ricevette un ordine, completato nel 1696, per sei dipinti a olio su tela che illustravano episodi della Vita di Sant’Antonio per adornare il coro dell’Abbazia di Saint-Antoine. Nonostante le libertà prese dall’artista nell’esecuzione di alcune scene e il riferimento ai testi dell’Antico Testamento, questi sei dipinti di grandi dimensioni (499 x 336 cm con la cornice) costituiscono un insieme coerente in cui traspare l’opera di un artista e scultore barocco, enfatico nella composizione ed esuberante nel modellato dei corpi.
Protetti come Monumenti Storici nel 1911, i dipinti furono spostati nel 1934 e collocati nelle cappelle laterali probabilmente per uno stato di conservazione ritenuto preoccupante. Dal 2017 è in corso un importante progetto di restauro in loco che consentirà alle composizioni di tornare gradualmente nella loro posizione originale, il coro della chiesa abbaziale.

Il tesoro degli Antoniani, visibile nelle sagrestie dell’abbazia, decorate con elementi in legno di noce e quercia ungherese in stile Luigi XV, comprende reliquiari, paramenti, un Cristo in avorio e strumentazioni mediche la cui presenza è legata alle cure che gli Ospitalieri prestavano per l‘ignis sacer (o “fuoco di sant’Antonio”, malattia provocata da ingestione di segale cornuta, cioè infettata da un fungo; probabilmente in questa malattia entravano anche altre patologie come quella dovute all’herpes zoster).

L’edifico del noviziato, ricostruito tra il XVII e il XVIII secolo al posto di quello medievale, ospita oggi il Museo Dipartimentale che, su due piani, presenta la mostra permanente “Cronache di un’abbazia” affrontando tutti i capitoli della storia abbaziale attraverso stampe, sculture, dipinti e oggetti di uso quotidiano che ripercorrono la vita dell’Abbazia di Saint-Antoine dal Medioevo al XVIII secolo.
Nel Museo è esposta anche la collezione di dipinti del pittore Jean Vinay (1907-1978) donata nel 1980.
Nel Museo sono conservate alcune statue del Santo: una del XV secolo e due del XVIII.

 

 

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Abbey_church_of_Saint-Antoine-l%27Abbaye

https://musees.isere.fr/page/saint-antoine-par-le-detail

https://www.les-amis-des-antonins.com/

https://collections.isere.fr/fr/museum/page/musee-de-saint-antoine-l-abbaye/32730235-2212-45f1-89c1-72b00ddd1bc3

Rilevatori: Angela Crosta e Feliciano Della Mora

PERTICA ALTA (BS), frazione Belprato. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Belprato, 47 (Strada Provinciale 50)
https://goo.gl/maps/KReMdi1vj4FZj5mW6

 

Vi era anticamente una cappella, risalente al XIII o XIV secolo, che fu interamente ristrutturata nel 1574.
Fu istituita la parrocchia di Belprato, dedicata a sant’Antonio abate, il 7 gennaio 1603.
Venne realizzato l’apparato decorativo nei primi decenni del XVIII secolo, nel corso del secolo fu realizzato l’altare maggiore.
La chiesa fu progettata e ricostruita nel 1735-40.
Si restaurò l’apparato decorativo dell’edificio verso la metà del XIX secolo.
La chiesa fu ristrutturata nel XIX secolo e nel 1883 fu sopraelevato il campanile di origine medioevale.
Nel XX secolo fu realizzato l’apparato decorativo della cappella battesimale ad opera di Giacomo Olini di Borgo San Giacomo.

La chiesa è situata nel centro dell’abitato ed è posta su di un terrapieno rispetto al piano stradale, si raggiunge con una rampa a gradoni.
La facciata presenta un impianto a capanna, suddivisa in due registri, dotata di aperture centrali, tra cui un ricco portale scolpito in pietra locale e una finestra mistilinea sovrastante, mentre a coronamento vi è un timpano aggettante dotato di pennacchi lapidei.
A fianco della chiesa vi è la sacrestia, alcuni locali di servizio ed il campanile.

L’interno è ad aula unica con copertura voltata a botte e tetto a falde; interamente decorata ed affrescata, con la presenza di quattro altari laterali e della cantoria per l’organo sul lato sinistro. Il presbiterio, di dimensioni minori rispetto all’aula, è rialzato e quadrangolare, presenta copertura voltata anch’essa affrescata e termina in un fondale absidale piano su di cui è impostata la ricca soasa (cornice o ancona) lignea dell’altare maggiore, opera dei maestri del legno Boscaì di Levrange. Trentadue angeli lignei, in tripudio, la decorano, incorniciando la tela (1740) del pittore bresciano Antonio Paglia (1680 – 1747) che raffigura la Vergine col Bambino e sant’Antonio abate (foto in basso).
L’altare della Madonna, a sinistra, ha pure una bella soasa in legno attribuita ai Boscaì. L’altare di fronte, a destra, è povero nella soasa e nella pala, che rappresenta S. Luigi Gonzaga fra S. Antonio abate e s. Antonio di Padova, ed è firmata Francesco Noventa di Gavardo, che la dipinse intorno al 1835 – 40.

 

La domenica più vicina al 17 gennaio si celebra la festa del santo patrono Antonio abate, con la benedizione degli animali.

 

Bibliografia:
Guerrini Paolo, Le parrocchie di Avenone, Belprato, Forno di Ono, Lavino e Livemmo, in: «Memorie storiche di Brescia», vol XXIII, 1956, Fasc. terzo (Belprato pp. 71- 73)

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/56167/Pertica+Alta+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

Rilevatore: AC

ARCOLE (VE). Edicola dedicata a sant’Antonio abate

All’angolo tra via Sant’Antonio, 24 e via Cimitero, 5
https://goo.gl/maps/jZrXYMRMwjUfp3ag8

 

Nell’Ottocento, dopo la costruzione della nuova strada che conduce al cimitero, fu edificato anche un’edicola, o capitello, dedicato a S. Antonio abate, in corrispondenza dell’incrocio.
Assai pregevole (e purtroppo rovinata dal tempo) è la statua d’arte popolare del Santo, in legno policromo, custodita all’interno del capitello. Il Santo è raffigurato in abito monacale, con una lunga e folta barba. Con la mano destra regge un bastone con attaccata una campanella, con la sinistra tiene in mano il libro delle sacre scritture. Foto a sinistra, di qualche anno fa.

Tale statua è stata recentemente rimossa dai proprietari del capitello, anche se l’edicola, e quindi la statua al suo interno, è accessibile esclusivamente dalla strada pubblica.
In seguito all’interno dell’edicola fu posto un quadretto di sant’Antonio abate.

Link:
http://arcoleracconta.blogspot.com/2014/01/santantonio-abate-una-via-e-una.html

AVIANO (PN), fraz. Castel d’Aviano. Chiesa di Santa Giuliana, con tre immagini di Sant’Antonio abate.

La chiesa di S. Giuliana si trova a poche centinaia di metri dai resti delle mura di Castel d’Aviano. La prima testimonianza scritta dell’esistenza della chiesa si ha in un atto del 26 febbraio 1328. Dal 21 ottobre 1329 la chiesa che, pur essendo collocata fuori dalle mura del Castello era sempre in un luogo più protetto dalle frequenti scorrerie rispetto alla pianura, divenne parrocchia anche del centro di Aviano i cui abitanti vi salivano anche per celebrare nozze, battesimi e funerali.
La data del 1329 è ritenuta peraltro essere la data di completamento e di erezione a parrocchia di un edificio sacro la cui costruzione iniziò molto prima, presumibilmente subito dopo l’incendio e la distruzione del borgo nel 1229. La nuova chiesa sostituì quella già esistente all’interno delle mura del castello, forse rovinata o non più sufficiente in caso di pericolo ad accogliere l’accresciuta popolazione che vi cercava rifugio.
L’edificio venne modificato nel 1527 con l’allungamento della navata, l’ampliamento del coro, l’apertura di nuove porte e finestre, il che inevitabilmente portò alla perdita di parte del ciclo decorativo trecentesco. Un ulteriore intervento strutturale fu necessario a seguito del crollo della cella campanaria, causato da un fulmine nel 1742. La chiesa è stata inoltre oggetto di restauri nel secolo scorso e in quello corrente.
Santa Giuliana, titolare della chiesa, visse in Asia Minore e fu decapitata in carcere a Nicomedia nel 304 per essersi rifiutata di sposare il prefetto pagano della città. Nelle raffigurazioni artistiche il suo attributo più comune è la corona, che reca in mano o tiene sul capo: viene anche rappresentata con una piccola croce in mano o con un drago ai suoi piedi.
Ubicata all’interno del cimitero, la chiesa mantiene ancor oggi l’aspetto trecentesco, con sobria facciata a capanna resa asimmetrica dal campanile addossato sul lato destro e sulla quale si apre un portale cinquecentesco sormontato da un rosone. L’interno, a navata unica, presenta una copertura a capriate lignee. Il presbiterio poligonale è leggermente rialzato rispetto all’aula. Dal presbiterio si accede alla piccola sacrestia collocata sulla destra.
All’interno questa chiesa, apparentemente così semplice, custodisce notevoli opere d’arte. La prima cosa che colpisce sono gli affreschi che occupano le pareti dell’aula e che rappresentano uno dei più importanti cicli del Trecento presenti nel territorio friulano. Gli affreschi più antichi vennero realizzati a ridosso del 1329, altri pochi anni o decenni dopo, altri ancora nel 1507 da Gianfrancesco da Tolmezzo (c. 1450 – 1515), ritenuto il maggior “frescatore” operante in Friuli in quel periodo. In epoca imprecisata furono tutti picchettati e ricoperti di calce. Vennero riportati alla luce nel 1955 e negli anni seguenti. Furono oggetto di un primo restauro nel 1969 e successivamente tra il 2007 e il 2008.
Gli affreschi non sono articolati in un ordinato ciclo. Si tratta invece di una serie di riquadri con scene o gruppi di figure, separate tra loro da fasce colorate, collocate su registri sovrapposti per una superficie complessiva di circa 65 metri quadrati. Non sempre le figure dei santi sono chiaramente e unanimemente identificate.
Gli affreschi presentano una peculiare mescolanza di elementi che richiamano da un lato l’arte romanico – bizantina del duecento, percepibile nella staticità e nella limitata resa plastica di volti e corpi dei Santi, con figure che ricordano da un lato quelle in mosaico eseguite negli ultimi decenni del Duecento nella chiesa di San Marco a Venezia e dall’altro l’opera di Giotto e di Vitale da Bologna che si stava, se pur tardivamente, affermando anche in Friuli.
Sulla parete di sinistra gli affreschi si trovano nello spazio tra l’ingresso laterale della chiesa e l’arcosanto, e sono dipinti su due registri. La prima figura è quella di San Cristoforo intento ad attraversare un fiume con il Bambino sulla spalla, immagine che, come usuale, occupa l’altezza di due registri. Nel registro superiore, in tre riquadri, si vedono Santa Giuliana tra due santi, un gruppo con i Santi Francesco Daniele e Bartolomeo, e la scena con San Martino che dona il mantello al povero. Gli affreschi del registro inferiore sono malamente percepibili.
La decorazione continua sul lato sinistro dell’arco trionfale, dove nel registro superiore a sinistra San Francesco riceve le stimmate da un insolito Cristo con ali angeliche ed a destra si vede una frammentaria Madonna in trono. Nel registro inferiore vi sono a sinistra una Santa ed a destra la Madonna in trono con il Bambino e Sant’Anna.
Sul lato destro dell’arco trionfale, sono presenti tre registri. Nel registro superiore, oltre una porzione di affresco quasi illeggibile, vi è una scena con San Sebastiano e San Policarpo che distruggono gli idoli, opera attribuita a Gianfrancesco da Tolmezzo. Della probabilmente più ampia serie di affreschi realizzati nel 1507 rimane solo una seconda scena, strappata e conservata presso il Museo Diocesano di Pordenone, con la Madonna col Bambino ed i Santi Giovanni Battista e Leonardo.
Nel registro mediano vi è un’unica scena con la Madonna con il Bambino in trono, affiancata da un offerente e da due santi. In quello inferiore a sinistra un gruppo di oranti e a destra la raffigurazione dei Santi Antonio abate, con la campanella, e Paolo con la spada. L’identificazione di Sant’Antonio abate in questa come nelle altre scene presenti nella chiesa è legata principalmente all’abbigliamento del santo ed alla presenza delle campanelle.
La parete destra dell’aula conserva la maggior parte degli affreschi superstiti, distribuiti su tre registri. Quello più in alto è presente solo nella parte di parete più vicina all’arcosanto con due riquadri, il primo con l’Arcangelo MicheIe che benedice un gruppo di devoti mentre del secondo, lacunoso, resta la Madonna con il Bambino e Sant’Anna. Si tratta di aggiunte trecentesche più tarde rispetto alle altre scene, attribuite da alcuni autori a Vitale da Bologna o a un pittore vitalesco della metà del Trecento.
Nel registro mediano si susseguono tre santi, forse evangelisti; oltre la prima finestra San Nicola Vescovo con Santa Giuliana e un’altra Santa; l’Incredulità di San Tommaso con San Giovanni Battista; sopra la porta laterale la rappresentazione lacunosa di Santa Maria Maddalena e di Maria con una Santa; Dio Padre; San Nicolò e San Francesco; oltre la seconda finestra l’ultimo e più complesso riquadro che propone un santo in atteggiamento devoto, Cristo in trono con offerente, la Madonna con il Bambino in trono, una santa lacunosa e, in unica scena due episodi della vita di Sant’Eligio.
Nel registro inferiore a partire dall’arco trionfale sono rappresentati: Sant’Agata (o Santa Lucia) tra i Santi Pietro e Antonio Abate con due campanelle; sotto la prima finestra un Santo isolato; un Santo Principe tra due Sante; Santa Chiara e tre Apostoli; oltre la porta laterale Santa Maria Maddalena due santi tonsurati e San Giacomo; la Madonna con il Bambino in maestà, Sant’Antonio abate con due campanelle e San Nicolò (?) e nell’ultima scena Santa Giuliana (?) e San Pietro Apostolo.
Gli sguinci delle finestre sono decorati con stelle a otto punte rosse e tondi verdi, e sono riquadrate frontalmente da un archivolto a finto mattone. In una delle finestre è presente anche uno stemma.
Per la chiesa Gianfrancesco da Tolmezzo realizzò anche una pala d’altare, raffigurante la Madonna con il Bambino in trono e i Santi Nicola, Dorotea, Giuliana di Nicomedia, Caterina, Apollonia, Gregorio Papa e due angeli musicanti. La pala, in passato attribuita ad altri autori, rappresenta uno dei pochissimi lavori su tela o su tavola del pittore pervenuti fino ad oggi, essendo lo stesso principalmente noto per i suoi affreschi. Da documenti relativi all’incarico conferito al pittore dalla comunità di Aviano sembra che affreschi e pala siano coevi ed eseguiti prima del 1507. L’opera, molto diversa per stile dai suoi affreschi, ricorda le Sacre conversazioni prodotte a Venezia nell’ultimo quarto del ‘400, probabilmente note al pittore. Oggi la pala originale è custodita nel Museo Civico Pordenone ed è sostituita in loco da una copia.
La chiesa conserva al suo interno anche un ricco patrimonio di opere d’arte a intaglio. Di grande interesse è il Crocifisso ligneo policromo, uno dei rari esemplari conservati in Friuli nella sua collocazione originaria, sulla trave lignea sommitale dell’arco santo. Alto 186 cm è stato oggetto di recenti restauri che hanno portato ad una datazione all’ultimo quarto del XV secolo ed all’attribuzione all’ambito di Bartolomeo dall’Occhio (documentato dal 1462 al 1511).
Nel presbiterio va evidenziato il prezioso altare ligneo della prima metà del XVll secolo, attribuito alternativamente a Girolamo Comuzzi o alla bottega dei Ghirlanduzzi, che contiene oggi la copia della pala di Gianfrancesco da Tolmezzo.
Ad una data prossima al 1525 risalgono un lavabo in pietra collocato in sacrestia e un’acquasantiera.
Di autore friulano, non identificato, della prima metà del XVll sec. sono le due pale poste ai lati della navata, raffiguranti il Redentore e i Santi Giuseppe e Girolamo e La Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Leonardo. Del veneziano Pietro Longhi (1701 –1785) è una pala con la decollazione di Sant’Eurosia conservata in copia a Santa Giuliana mentre l’originale è al Museo Diocesano d’Arte Sacra di Pordenone.

Fonti:
– Bergamini Antonietta e Giuseppe Sculture ad Aviano in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Del Conte Skerl Serena. Gli affreschi trecenteschi di Santa Giuliana a Castel d’Aviano in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Francescutti Elisabetta Alle estremità di un’epoca: analisi tecnica e vicende conservative di due cicli di affreschi del Friuli occidentale in Splendori del Gotico nel patriarcato di Aquileia. Civici Musei di Udine 2008
– Francescutti Elisabetta Il Crocifisso ligneo in Castel d’Aviano in Percorsi fra storia, fede, arte e tradizione. Parrocchia Sante Maria e Giuliana di Castel d’Aviano 2016
– Furlan Caterina Voci del Rinascimento nel territorio di Aviano in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Furlan Italo. Per Gianfrancesco da Tolmezzo in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Goi Paolo Di Gianfrancesco da Tolmezzo e di altri: accertamenti e novità in Cultura in Friuli: atti del convegno internazionale di studi in omaggio a Giuseppe Marchetti, 1902-1966. Udine Società filologica friulana, 1988
– Sito Chiese italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=82205

Indirizzo:
Cimitero di Castel d’Aviano AVIANO (PN) [Si può parcheggiare nel Piazzale Diaz Armando a Castello D’aviano poi si costeggiano le mura del castello per prendere a destra la stradina che conduce al cimitero].
La chiesa viene aperta occasionalmente da volontari o in occasione di funzioni.

Data ultima verifica: luglio 2022

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.