MONTERUBBIANO (FM). Collocazione ignota, due statue di s. Antonio abate, XIX e XX secolo

Il Catalogo dei Beni Culturali segnala Monterubbiano due statue del Santo, ma non ne indica la collocazione.

 

Statua in cartapesta dipinta, datata al 1800-1849, che misura 170 x 70 x 55 cm.
Sant’Antonio abate, con la tau sul mantello, tiene con la mano sinistra un bastone.
Un maiale è ai suoi piedi a sinistra, a destra, a terra, ci sono un libro con sopra il fuoco e una campanella.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100106563


 

 

Statua di sant’Antonio abate in gesso, della prima metà del XX secolo che misura 103 x 32 x 32 cm.
Il Santo tiene con la mano destra un alto bastone a tau cui è appesa una campanella; la sinistra regge un libro chiuso.
Ai suoi piedi, a destra un maiale.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100166889

FERMO. Cattedrale di S. Maria Assunta, affresco con s. Antonio abate, XV secolo circa

La Cattedrale Metropolitana si erge sui resti dell’antica basilica paleocristiana a tre navate originaria del VI secolo, a sua volta fondata su un tempio pagano di cui rimangono tracce nell’ipogeo. L’antico Duomo fu distrutto e saccheggiato nel 1176 dalle truppe imperiali di Federico I il Barbarossa. Fu suo nipote Federico II a volerne la ricostruzione nel 1227. La facciata originale è in stile romanico-gotico: asimmetrica per la torre campanaria che si trova sulla sinistra della basilica, presenta motivi cristiani ricorrenti scolpiti nella pietra d’Istria.
Il resto del Duomo sia all’interno che all’esterno, è stato più volte restaurato e rimaneggiato nel corso dei secoli.

All’interno si accede attraverso un nartece che era la prima campata della cattedrale medievale, dove si conservano affreschi dal XIV al XVI secolo e il monumento funebre di Giovanni Visconti d’Oleggio.

Tra le immagini di Santi, vi è anche la figura di sant’Antonio abate, chiaramente riconoscibile per la barba bianca biforcata e il bastone con terminazione a “C” che tiene nella mano sinistra. La parte inferiore del dipinto è abrasa.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_Metropolitana_di_Santa_Maria_Assunta_(Fermo)

PISA. Ex chiesa di Sant’Antonio in Qualconia / Qualquonia

Via della Quaquonia, 1
https://maps.app.goo.gl/EYc2sJt8R6uXM7dV9

 

Il complesso, che sorge sulla via omonima, era originariamente legato a una confraternita laicale di origine armena, i Disciplinati di Sant’Antonio, e il primo documento che ne attesta la presenza è del 1341. La chiesa, già attiva nel 1375, nel corso dei secoli, subì varie trasformazioni; inizialmente danneggiata dall’occupazione fiorentina nel 1406 e poi ricostruita nel 1477, arricchendosi di un chiostro trapezoidale e di un convento con funzioni di ospitalità per pellegrini e assistenza ai poveri e ai mendicanti.

Nel 1571 la Compagnia di Sant’Antonio ottenne dal granduca Cosimo I de’ Medici la facoltà di portare sulla parte anteriore della cappa la croce dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano e dal 1605 la Compagnia fu in modo definitivo aggregata all’Ordine. In seguito a ciò, per tutto il XVII secolo furono fatti numerosi interventi nella chiesa e nello “spedale”.
In particolare la chiesa fu abbellita in stile barocco, con l’aggiunta di elementi come cornici in pietra serena e la costruzione di un soffitto ligneo intarsiato a lacunari ospitante 21 tele di autori locali ignoti raffiguranti le Storie di Sant’Antonio, completato nel 1614. La scelta di questo tipo di soffitto, piuttosto insolita per un edificio di modeste dimensioni, sarebbe dovuta all’aggregazione della Compagnia all’Ordine dei Cavalieri; infatti anche la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, si era dotata di un soffitto simile alla fine del Seicento.

Lacunari a forma di stella a 8 punte

Tela con episodi della vita di s. Antonio abate, dal Museo di S. Matteo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1684 il granduca Cosimo III decise di trasformare il complesso in un orfanotrofio e per questo. furono eseguiti lavori fino all’inizio del Settecento: l’ex spedale fu sopraelevato di un piano e ciò comportò il tamponamento delle finestre laterali della chiesa. L’Istituto degli orfani della Qualquonia mantenne la sua funzione, passando dalla gestione dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano a quella diretta del Granducato di Toscana fino alla pubblica amministrazione della Repubblica Italiana, e alla sua distruzione durante il bombardamento del 31 agosto 1943 da parte degli Alleati. L’orfanotrofio fu demolito e al suo posto fu edificata una scuola.

Invece la chiesa pur avendo subito il crollo di parte del soffitto della navata e della sacrestia retrostante, per il grande valore artistico e storico che rappresentava, fu restaurata. Il soffitto fu ricostruito e i dipinti in esso contenuti furono spostati nel Museo Nazionale di San Matteo di Pisa.

La chiesa in seguito fu sconsacrata e adibita a varie funzioni: dapprima a palestra a uso della nuova scuola, poi a deposito di libri per la Biblioteca Universitaria e infine destinata a servizi sociali. Dal 2023 sono in corso i lavori di recupero.

 

Bibliografia:
Mero Marco Vinicio, Un’antica chiesa ed un nuovo museo. Recupero e rifunzionalizzazione della chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia a Pisa, tesi di laurea del corso di laurea specialistica in ingegneria edile-architettura, Università di Pisa, AA. 2012-13
Immagini lacunare e tela dalla tesi sopracitata.

Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_in_Qualconia

PISA. Museo Nazionale di Palazzo Reale, dipinto di S. Antonio abate

Il Museo, sito in Lungarno Pacinotti, nel palazzo cinquecentesco fatto edificare dai Medici, conserva un dipinto a olio su tela inserito in una cornice intagliata e dorata, datato alla prima metà del Settecento.

Il dipinto è entrato nella collezione Ceci con l’attribuzione a Bernardo Strozzi, ma un’attenta analisi stilistica condotta da Giuliano Frabetti ne ha attribuito la paternità al pittore svizzero-italiano Giuseppe Antonio Petrini (1677 – 1759).

 

Raffigura il busto di Sant’Antonio abate che, con espressione pensosa, si appoggia al bastone a tau cui è appesa una campanella.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900408325

PIAZZA AL SERCHIO (LU), frazione Sant’Anastasio. Chiesa dei SS. Anastasio e Vincenzo, trittico con s. Antonio abate, XV secolo

La chiesa attuale fu edificata tra il 1788 al 1791, dopo che una frana aveva lesionato quella originaria del XIV secolo, che sorgeva nei pressi del cimitero dell’abitato. La chiesa fu elevata a sede parrocchiale nel 1794.
Due terremoti colpirono il luogo di culto nel 1920 e nel 2013. Nel primo caso i lavori di restauro durarono due anni, mentre nel secondo il cantiere richiese sei anni di tempo; il 5 maggio 2019 l’edificio fu riaperto al pubblico.

Il presbiterio, con pavimento in cotto, accoglie nel mezzo l’altare maggiore; sul fondo, sopra al coro ligneo si staglia un trittico del XV secolo raffigurante “Madonna col Bambino e Santi attribuito a Bernardino del Castelletto (XV-XVI secolo), esponente del Rinascimento apuano.
Al centro la Madonna col Bambino; a destra Sant’Antonio abate e San Giovanni Evangelista, a sinistra San Vincenzo Diacono e San Anastasio. Nella predella sono i busti dei dodici Apostoli, mentre nelle tre cuspidi sono Gabriele Arcangelo e Madonna Annunciata ai lati e al centro Cristo in Pietà.
Nella parte superiore al centro Dio Padre, a destra San Matteo a sinistra San Giovanni.

Sant’Antonio abate si appoggia con al mano destra a un alto bastone a tau cui è appesa una campanella e tiene con la sinistra un libro.

L’opera terminata nel 1493 come si vede su un’iscrizione in fondo al quadro centrale (A D.MCCCCLXXXXIII) trovato durante il restauro del 2025 dalla restauratrice Daniela Frati, fu a lungo attribuita a un anonimo Maestro di Sant’Anastasio, ma nel 1978 l’autore fu individuato nel pittore Bernardino del Castelletto.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Anastasio_e_Vincenzo

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/82882/


 

Nella città di Piazza al Serchio, ma senza indicare la precisa collocazione, il Catalogo dei Beni Culturali segnala un dipinto a olio su tela del Settecento, di autore anonimo, raffiguranteCrocifissione con Sant’Antonio abate, San Luigi Gonzaga, San Rocco e Santa Lucia”.
S. Antonio è a sinistra; con folta barba bianca e appoggiato al bastone, guarda verso il basso a sinistra.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900052684