MANTOVA. Museo di Palazzo Ducale, “Affresco strappato con s. Antonio abate, 1392

Affresco strappato e montato su alveolare di 122,1 x 72 cm
Inventario generale numero 11521. Proprietà comunale.
Provenienza: Mantova, chiesa di Sant’Antonio abate (fino al 1871); Mantova, Palazzo Accademico (dal 1871 al 1922); Mantova, Palazzo Ducale (dal 1922).

Il Santo tiene in mano un bastone pastorale e un libro chiuso.

«La prima attestazione dell’affresco, per quanto solo di recente riconosciuta (L’Occaso 2005, p. 344), è in uno scritto di Portioli, il quale nel 1871 (p. 20) afferma che nella chiesa di Sant’Antonio è a “sinistra entrando un S. Antonio del deserto, il protettore e titolare della Chiesa, al naturale. Sotto di esso, e su di una linea sola, vi correva il nome del divoto che l’aveva fatto pingere, e l’anno in cui era stato fatto”; lo stesso studioso trascrive poi anche questa scritta, oggi perduta come tutta la fascia di contorno dell’affresco: “….TUI……ARIENTAZO… FECIT..CCCLXXXXII” (Portioli 1871, p. 31). La trascrizione, per quanto probabilmente imprecisa, permette di fornire una datazione al 1392, che non contrasta con i caratteri formali.» (1)

 

«La chiesa di Sant’Antonio abate a Mantova, edificata nel 1340 o nel 1350 e comunque già esistente almeno nel 1358 (L’OCCASO 2005, p. 308 nota 438), viene demolita nel 1872 e sulle sue macerie viene edificato il pubblico macello: alcuni affreschi vengono all’epoca strappati e portati nel Museo Patrio. Probabilmente il nostro ha perso in quella circostanza la scritta sottostante… Lo stesso Portioli (1884b, p. 48) più tardi c’informa che della chiesa “si salvò un S. Antonio in affresco”, ma il dipinto viene successivamente dimenticato, fino a che Ozzola (1949, n. 318; 1953, n. 318), ne recupera la provenienza, ne identifica il soggetto e lo data al XV secolo, come già peraltro suggerito dall’inventario del 1937 (“Metà del 400”).
Una breve segnalazione della Perina (1961b, p. 261 nota 84) ne anticipa correttamente la datazione alla fine del XIV secolo. In seguito credo di essere stato il solo a menzionare l’affresco: riconducendolo alla descrizione di Portioli, lo dico proveniente da Sant’Antonio e lo dato di conseguenza al 1392 (L’Occaso 2005, p. 344).» (2)

NOTA 1. L’Occaso Stefano, Museo di Palazzo ducale di Mantova – Catalogo generale delle collezioni inventariate – Dipinti fino al XIX secolo, Publi Paolini, Mantova 2011, pp. 98-9
NOTA 2. Ibidem, p. 99

 


Fotografia della Chiesa di S. Antonio abate, pubblicata in La città e il fiume, 1983, p. 24, originale conservato nell’Archivio Storico del Comune di Mantova, fondo Fondo Stennio Defendi, B22
Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-2s010-0003059/

Rilevatore: AC

MANTOVA. Museo di Palazzo Ducale, “Morte di s. Paolo alla presenza di s. Antonio abate” di F. Bogliani, 1600 circa

Olio su tela di 335 x 235,2 cm
Inventario numero 732. Proprietà statale.
Raffigura: Morte di san Paolo primo eremita alla presenza di sant’Antonio abate .
Dipinto dal pittore mantovano Francesco Bogliani (1557 – 1624). Qualche incertezza permane circa la datazione dell’opera, che Berzaghi (1985b, p. 55) ritiene collocabile “forse entro il 1600”.

Provenienza: Mantova, chiesa di Sant’Agnese (fino al 1775); Mantova, chiesa della Santissima Trinità (dal 1775 al 1798); Mantova, Palazzo Ducale (dal 1798).

La tela raffigura sant’Antonio abate che, giunto presso san Paolo eremita, lo trova morto e, aiutato da due leoni che si vedono in secondo piano, si accinge a seppellirlo, avvolgendolo nel mantello donato da Atanasio. L’episodio è narrato già verso il 375- 380 da san Girolamo nella Vita sancti Pauli primi eremitae.

 

Bibliografia:
L’Occaso Stefano, Museo di Palazzo ducale di Mantova – Catalogo generale delle collezioni inventariate – Dipinti fino al XIX secolo, Publi Paolini, Mantova 2011, p. 243

Berzaghi R., Francesco Borgani pittore mantovano, in *Seicento nell’arte e nella cultura con riferimenti a Mantova, atti del convegno (Mantova, 6-9 ottobre 1983), a cura dell’Accademia Nazionale Virgiliana, Cinisello Balsamo (Milano) 1985.

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-2s010-0000682/

 Rilevatore: AC

CREMA (CR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via XX Settembre, 49
https://goo.gl/maps/mNrFiSRLzSn1Uwap7

 

Le prime informazioni che riguardano la presenza di una comunità di Canonici regolari di Sant’Antonio di  Vienne risalgono all’epoca del ducato di Gian Galeazzo Visconti; in un decreto dell’anno 1398 l’Ordine veniva dispensato da imposizioni, tagli, oneri, gabelle e dazi in virtù delle opere di pietà svolte.
Gli Antoniani costituirono un ospedale/ospizio e reggevano la chiesa dedicata Sant’Antonio abate.
Esenzioni furono date dai Visconti (1441) e successivamente, quando Crema passò sotto il dominio di Venezia, dai dogi (1449). Questi favori permisero di mantenere l’autonomia del piccolo ospedale nonostante nel 1455 la Comunità cittadina avesse chiesto al pontefice l’unificazione di tutti gli ospedali e le opere pie religiose.
Il priorato in seguito decadde e il visitatore apostolico Castelli osservò nel 1570 come l’ospizio fosse ridotto ad una sola stanza senza camino, con tre soli letti, senza possibilità di dividere uomini e donne.
L’anno della trasformazione in commenda non è noto ma sembrerebbe che Francesco Pesaro – priore tra il 1491 e il 1534 – fosse già commendatario.

Nel 1750 salì sulla cattedra vescovile di Crema Marcantonio Lombardi, discendente di una nobile e facoltosa famiglia veronese. Fu vescovo per 29 anni e impiegò larga parte del suo patrimonio in ambito edilizio con interventi sul seminario, la trasformazione in stile barocco degli interni del duomo di Crema (1776-1780) e la quasi totale ricostruzione della chiesa di Sant’Antonio, che consacrò il 23 luglio 1780, anche con l’intento di farne il suo personale sacello. Monsignor Lombardi morì il 16 gennaio 1781, e il suo corpo fu traslato nella chiesa il giorno dopo, di mattino presto e senza corteo né orazione funebre, come da volontà testamentarie.
Della chiesa antica venne preservato solo il campanile; il livello inferiore è antico (due-trecentesco), in mattoni a vista, con lesene angolari e concluso da due file di archetti pensili in cotto; al centro delle specchiature si trovano quattro finestre tamponate in stile gotico. Il livello superiore è frutto di una sopraelevazione di fine Ottocento ad imitazione di quello inferiore, all’interno del quale sono collocate le cinque campane.

La facciata dà sulla via XX Settembre ed è composta da due ordini divisi da un cornicione in stile dorico. L’ordine inferiore è suddiviso in tre parti da lesene, di cui quella centrale è sporgente e nella quale si apre il semplice portale ed una finestra rettangolare; le due parti laterali sono rastremate e lievemente asimmetriche con tre riquadri incorniciati con due aperture nei due superiori. Il secondo ordine è composto da una cimasa che si raccorda al cornicione tramite due volute, conclusa da un timpano triangolare; in mezzo vi è collocato lo stemma di Marcantonio Lombardi.

Poiché l’area occupata dalla chiesa era relativamente limitata, si pensò di ricavare all’interno del lotto rettangolare una forma quadrata con inserito un ottagono terminante con un’alta cupola per dare spazialità verticale agli interni, una sorta di pianta a croce greca senza i bracci. L’ottagono ha due archi aperti, uno costituisce l’arco trionfale verso il presbiterio e l’altro dà su un vano che si forma fino alla controfacciata interrotto a mezz’altezza di una balconata.
Anche il presbiterio è coronato da una cupola rotonda e ai suoi lati vi furono ricavati due ambienti, per l’accesso al campanile e per la sacrestia.

La chiesa conserva opere pittoriche di varie epoche, soprattutto settecentesche; le decorazioni della cupola sono ottocentesche.
Sull’altare maggiore, vi è una statua di sant’Antonio abate, in legno scolpito e dipinto, di bottega lombarda del 1850-1859 circa.

 

Il 17 gennaio si svolge la tradizionale benedizione degli animali.

 

Bibliografia:
Redondi Emilio, La chiesa di Sant’Antonio Abate in Crema, Crema, Tip. Trezzi, 2011.

Link:
https://www.wikiwand.com/it/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_%28Crema%29

 

GERMANIA – ALTEMBURG. Lindenau Museum, tavola con s. Antonio abate di P. Nelli, 1360-5

Tempera su tavola, scomparti di polittico smembrato con san Giovanni evangelista e sant’Antonio abate, 1360-65.

Opera di Pietro Nelli (Borgo San Lorenzo FI, 1355? – 1419) pittore di scuola giottesca, allievo dell’Orcagna.

Sant’Antonio abate reca il bastone a Tau, un libro nella mano sinistra; il muso di un maialino sbuca a destra.

 

 

Immagine da:
https://wgue.smugmug.com/Museen/Altenburg-Lindenau-Museum/i-ZmSwdqf/A

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/photo/11436/Lindenau%20Museum%C2%A0%E2%80%94%C2%A0Nelli%20Pietro%20-%20sec.%20XIV%20-%20Sant%27Antonio%20Abate

MANTOVA. Museo Diocesano di Arte Sacra F. Gonzaga, dipinto di Fermo Ghisoni con s. Antonio abate, 1534 circa

Olio tela di 292 x 221 cm. Dipinto da Fermo Ghisoni detto Fermo da Caravaggio (Caravaggio, 1505 – Mantova, 1575).

La tela fu dipinta attorno al 1534 per la chiesa di Santo Stefano, fu dal 1670 circa in Santa Maria del Popolo, arrivò alla fine del Settecento prima in San Zenone, poi in Sant’Apollonia; fu quindi trasferita in Santa Caterina e oggi è esposto nel Museo Diocesano.

Raffigura la Madonna in trono con S. Stefano e altri Santi, tra i quali sant’Antonio abate del quale si vede il volto barbuto a destra in secondo piano dietro san Giorgio; la sua mano sinistra si appoggia a un bastone a Tau.

 

 

Il Museo di Arte Sacra intitolato a Francesco Gonzaga è sito nel chiostro maggiore dell’ex-monastero agostiniano di Sant’Agnese. Nel 1974 si tenne, nel Palazzo Ducale di Mantova, una mostra dal titolo “Tesori d’arte nella terra dei Gonzaga”, che presentò una serie di capolavori sino allora pressoché sconosciuti, in larga misura provenienti dalle chiese della diocesi. Il successo della mostra indusse il suo ideatore, monsignor Luigi Bosio, a progettare un’esposizione permanente di tali opere, riunite in un apposito museo che fu inaugurato nel 1983.

 

 

Immagine da Wikimedia

Link:
http://www.museofrancescogonzaga.it/