SALE MARASINO (BS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio
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La chiesa fu costruita nel XV secolo e ristrutturata nel XVIII.
La chiesa fu ancora restaurata negli anni Trenta del Novecento, realizzando l’apparato decorativo uniforme interno. L’ultimo restauro avvenne nella seconda metà del XX secolo.

La chiesa è situata in località Marasino che si affaccia sul lago d’Iseso; a poca distanza dalla via Valeriana, posta direttamente su strada e si presenta con una facciata a capanna, semplicemente intonacata con portale sovrastato da una lunetta e da un oculo con vetrata raffigurante il busto del Santo titolare. Ai lati vi sono due finestre lunettate con gradini-inginocchiatoio.
Sul lato esterno destro della facciata frammenti di affresco del XV secolo rappresentante un grande S. Cristoforo. Un oculo tamponato è visibile nella parete esterna del presbiterio. A fianco della chiesa vi sonio la sacrestia e il campanile di base quadrangolare e ingentilito da semplici bifore con colonnine in pietra di Sarnico.

La pianta attuale, riconducibile al tardo Quattrocento, si dispone in direzione nord-sud, ma l’originario orientamento era verso est come testimoniano i resti dell’abside romanica inglobata nella muratura sinistra presso la facciata. Dall’abside, prima della demolizione, furono strappati alcuni lacerti di affreschi (ora nella canonica di Sale Marasino) databili tra XIV e XV secolo.
L’interno ad aula unica è stato trasformato nel tardo Ottocento con una nuova copertura a volta ribassata; nel presbiterio è stato inserito un altare che ha in parte coperto e distrutto la decorazione rinascimentale che comprendeva la pala affrescata.
L’affresco, riportato alla luce, posto sopra l’altare raffigura Sant’Antonio abate in abiti vescovili e benedicente inserito in una finta architettura, mentre nella porzione superiore vi è un Angelo annunciante rivolto verso la Vergine (non più visibile) che era posta sulla destra. Gli affreschi sono da assegnare a una bottega operante tra XV e XVI secolo, in vari cantieri (tra cui la chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano a Zone ed edifici sacri di Gandizzano).

La lunetta con il Riposo durante la fuga in Egitto nel presbiterio e il tondo con le Virtù teologali nella volta della navata sono interventi ottocenteschi da ricondurre forse ad Antonio Guadagnini.
Nella volta della navata il dipinto con Sant’Antonio abate in gloria è la copia di fine ‘800, forse di Giuliano Volpi, di un affresco settecentesco della parrocchiale di Gratacasolo raffigurante la Gloria di san Zenone.

Pregevole è l’ex pala dell’altare maggiore (ora appesa alle pareti della navata) con la Visione di sant’Antonio abate da ricondurre all’ambito del veneziano Jacopo Palma il giovane (1549 – 1628); più modesta è invece la settecentesca Madonna con Bambino e santi di Bernardino Bono.

 

Link:
https://visitlakeiseo.info/arte-e-cultura/chiesa-santantonio-abate-a-marasino/

 

CUASSO AL MONTE (VA), frazione Cuasso al Piano. Chiesa di Sant’Antonio abate

Frazione Cuasso al Piano
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La chiesa fu edificata nel XVII secolo; fu ricostruita nel Settecento, dopo un disastroso incendio.
Nel 2009 è stata completamente restaurata.

La chiesa, raggiungibile tramite una scalinata, affaccia sulla valle e presenta un bel sagrato in porfido, denominato “balcone” proprio in virtù del panorama.
Elegante la facciata, di stampo manierista e con andamento a salienti. Rivestita di pietra chiara, è scandita in due ordini di lesene dal cornicione. Il portale è affiancato da statue di santi in nicchia, presenti anche nella sezione superiore ad ornamento di una vetrata policroma. La statua di sant’Antonio abate è in basso a destra.

L’edificio ha pianta rettangolare, con cappelle laterali che creano una sorta di transetto e campanile con una slanciata cuspide sulla sommità. Decorata da affreschi all’interno.

Link:
https://upel.va.it/2021/06/21/chiesa-di-santantonio-abate-a-cuasso-al-piano/

LACES (BZ), frazione Morter.  Montani di Sopra, Cappella di Santo Stefano, affreschi con s. Antonio abate

Nella frazione di Morter del comune di Laces in Val Venosta, a difesa dell’ingresso alla Val Martello nella quale passava un’importante strada verso sud, vennero costruiti due castelli. In basso il castello di Montani di Sotto, del XIII secolo, che costituiva l’avamposto per l’altro castello, quello di Montani di Sopra, costruito intorno al 1228, più in alto su una collina che si presenta come una sorta di sbarramento naturale di origine glaciale che separa la Val Martello dalla località Morter.
All’estremità dello sperone, in piena vista dal castello, dalla valle e dal paese, si trova la cappella dedicata a Santo Stefano. Spesso indicata come cappella del Castello di Montani di Sopra si trova in realtà al di fuori del complesso castellano, all’estremità della collina ed a strapiombo sulla valle.
L’edificio attuale è datato al XV secolo per un’iscrizione che ricorda la nuova dedicazione della chiesa nel 1487 a Maria, come patrona principale, seguita dagli Apostoli e da San Giovanni Battista. La chiesa rimase comunque legata al nome del protomartire Stefano, cui era probabilmente dedicato un edificio più antico, e con questo nome è tutt’oggi conosciuta.
Alcune caratteristiche dell’edificio rinviano infatti ad epoche precedenti e si ritiene che un edificio di culto esistesse qui già prima della costruzione del castello stesso. Tracce della chiesa più antica sono state individuate sul muro orientale, dove si vede la traccia di un arco a tutto sesto traccia di un’antica abside e, nell’angolo nord-est, dove sono visibili i resti dei muri.
Il semplice aspetto esterno della chiesetta non fa supporre i meravigliosi affreschi tardogotici interni che le hanno valso l’appellativo di “Cappella Sistina dell’Alto Adige”.
La facciata termina con un campanile a vela che conteneva un tempo due campane, una delle quali, risalente al 1500, venne fusa durante la Prima Guerra Mondiale. L’accesso avviene da ovest, tramite una porta con cornice in tufo e arco a sesto acuto. Le finestre con cornici in tufo sono riferibili ai primi decenni del ‘400 mentre le nervature con andamento ondeggiante della volta del coro e la sua forma rettangolare fanno ritenere questa parte più antica.
La chiesetta è a navata unica, lunga 8,7 metri e larga 8,2, con soffitto ligneo a riquadri sui quali erano applicati elementi dipinti datati al 1430-1440. L’interno della cappella è interamente ricoperto da affreschi, risalenti a due distinte fasi di decorazione: la parete nord, il presbiterio e l’arco trionfale (lato est) furono decorati nel 1430-40 da una bottega di pittori con forti influenze lombarde. Al 1487, anno di riconsacrazione della chiesa, risale il completamento della decorazione delle pareti sud e ovest da parte di una bottega sveva.

Il linguaggio artistico degli affreschi sulla parete nord, a sinistra dell’ingresso, è ancora vicino al ‘300, manca in essi l’influenza del gotico internazionale percepibile invece nella zona dell’altare maggiore. Sopra una fascia molto deteriorata con un tendaggio con drappi gialli e rossi, la superficie è divisa in due registri con scene della vita di Santo Stefano. Dall’alto a sinistra gli episodi narrano dell’elezione di Stefano a diacono da parte degli apostoli, Stefano che predica al popolo, la disputa tra Stefano e gli anziani, la spogliazione di Stefano e gli ebrei che raccolgono pietre preparando la lapidazione che è illustrata nel registro inferiore a sinistra. Seguono scene con le esequie, il seppellimento e il ritrovamento dei resti del santo nel 365 nei pressi di Gerusalemme.
Non fa parte del ciclo di Santo Stefano la raffigurazione, in alto a destra, di Sant’Antonio abate, il “santo degli animali” con il bastone, la campana e il maiale domestico, santo al quale era dedicata una chiesa da tempo distrutta nella vicina Coldrano. Né appartiene al ciclo l’ultima scena in basso a destra relativa al martirio di Sant’Orsola, che si collega e completa altre due scene sulla parete attigua.
Sulla parete est, sopra l’altare laterale sinistro vi sono due scene con il martirio di Sant’Orsola, in alto Attila, re degli Unni, circondato dai soldati dà l’ordine del martirio, in basso il completamento della scena sulla parete nord con la santa, il cui martirio avvenne con frecce e lance, mostrata su una barca colpita da una freccia in fronte mentre tiene alto lo stendardo con la croce.
L’intradosso dell’arco di trionfo è occupato da figure di santi: Dorotea, Michele, Pantaleone, Sebastiano, Giorgio e la Maddalena.
Sopra l’arco trionfale è rappresentata l’Annunciazione con a sinistra Maria inginocchiata con Gesù bambino con la croce sulle spalle che vola verso di lei e a destra l’angelo Gabriele.
Sopra l’altare laterale destro sono dipinti in alto un gruppo di tre santi (Cristoforo, Erasmo e Acazio). Al di sotto un’affollata Crocifissione con alla destra di Cristo la Madonna e le pie donne ed a sinistra San Giovanni, il centurione ed altre figure. Fanno parte del programma iconografico dell’altare due scene in adiacenza sulla parete sud con Sant’Eustachio che caccia il cervo e Sant’Alessio sotto la scala.

La riconsacrazione della cappella del 1487, relativa alla Madonna, agli Apostoli e a San Giovanni Battista, trova la sua esplicitazione negli affreschi del coro. Nella volta, sopra l’altare c’è il Cristo benedicente a mezzo busto con di fronte il trionfo della Vergine rappresentata con il bambino in braccio seduta su un prato in fiore. Negli spazi angolari angeli musicanti. Nelle altre vele i quattro Evangelisti con i loro simboli.
Sulle pareti est e sud del coro sono rappresentati, gli apostoli a coppie e seduti. Partendo dall’angolo nordest: Giovanni e Giacomo il Maggiore, Paolo e Pietro, Bartolomeo e Filippo, Mattia e Andrea, Giacomo il minore e Matteo, un armadio con alcuni oggetti liturgici dipinti con effetto illusionistico, e Tommaso e Simone. Talvolta le iscrizioni non sono coerenti con l’iconografia degli apostoli.
La parete nord del presbiterio è completamente occupata dalla raffigurazione dell’Epifania, con i Magi che visitano il bambino in braccio della Madonna porgendo i loro doni. In secondo piano San Giuseppe e la coppia bue e asinello. Accurata è la resa dei sontuosi abiti dei Magi mentre impressionante è il seguito dei re che si snoda lungo un paesaggio montuoso con profusione di cavalli e cavalieri. Gli intradossi delle finestre del coro sono decorati con tralci di foglie.
Il maestro non identificato formatosi alla scuola sveva che nel 1487 completò la decorazione scelse per la parete sud il tema della Passione di Cristo, con nove scene su due registri. In alto da sinistra l’ingresso a Gerusalemme, l’Ultima cena, la scena nel giardino degli ulivi, il bacio di Giuda con la guarigione dell’orecchio mozzato di Malco.
La scena dell’Ultima cena presenta alcune particolarità iconografiche: Cristo porta in alto l’ostia – un rinvio evidente all’eucarestia, particolarmente significativo in quegli anni caratterizzati dallo scontro politico-religioso con gli Ussiti che negavano la transustanziazione, cioè la vera presenza di Cristo sotto le specie del pane e del vino. L’ostia sottolinea la concezione cattolica dell’eucarestia. Giuda, dai capelli rossi e con una veste gialla, porta al collo il borsino con le monete d’argento mentre un diavolo in miniatura gli esce dalla bocca. Nella fascia sottostante, a destra delle scene di Sant’Eustachio e Sant’Alessio, sono rappresentate la Presentazione a Pilato, la Flagellazione e l’Incoronazione di spine. Seguono sulla parete ovest due scene che concludono il ciclo della Passione: in alto il Cireneo che porta la croce e in basso la Crocifissione.
La maggior parte della parete ovest è riservata alla rappresentazione del Giudizio Universale. La figura del Cristo in Gloria all’interno di una mandorla è collocata immediatamente sopra la porta di accesso. A sinistra la Madonna inginocchiata con i beati in mezzo ai quali si trova lo stemma della famiglia Montani e la data 1487, oggi scarsamente leggibile. A destra Giovanni Battista inginocchiato ed i morti che escono dai sepolcri. In basso il Leviatano inghiotte i dannati tra i quali non pochi ecclesiastici, anche di altissimo rango.
Negli intradossi delle finestre dell’aula vi sono figure di santi: Stefano e Sebastiano, Leonardo ed Orsola collocati, come sculture, su mensole in finti tabernacoli.
L’intera cappella presenta numerosi graffiti, scritte sia incise che realizzate a sanguigna, gesso o matita eseguite durante un ampio lasso di tempo tra la seconda metà del XV secolo e il XX secolo. Nei tempi antichi predominano le scritte di ecclesiastici e nobili.

La cappella aveva, fino ai primi del ‘900, diversi altari. Quello maggiore, ligneo tardogotico a battenti del 1491 della Bottega di Schnatterpeck. L’altare di Santa Maddalena, realizzato nel 1522 nella bottega di Jörg Leder. Entrambi, così come cinque tavole lignee dipinte collocate sul soffitto in legno dell’aula, datate dagli esperti intorno al 1430 ed attribuite al pittore Kaspar Blabmirer di Merano, sono stati trasferiti per motivi di sicurezza al Museo Civico di Bolzano.
Un terzo altare, degli ausiliatori o di Santa Caterina, proveniente dalla Chiesa dell’Ospedale di Laces, venne illegalmente venduto nel 1908 da un abitante di Montani e dopo varie peripezie si trova oggi nel Museo delle Belle Arti di Budapest.
All’interno è presente una lapide funeraria con lo stemma dei Montani (la ruota) e la croce di Gerusalemme, risalente alla fine del XIII secolo che apparteneva ad un componente della famiglia probabilmente andato in Terrasanta.

Fonte principale: Andergassen Leo. Montani. Cappella di Santo Stefano. Montani di Sopra – Montani di Sotto. Verlag Schnell & Steiner GmbH 2011

Localizzazione: Via Montani di Sopra/Obermontaniweg – 39021 – Morter/Laces / Morter/Latsch (BZ). Alla chiesa si arriva dal parcheggio all’ingresso della Val Martello, seguendo le indicazioni per il Castello di Montani di Sopra e seguendo per un breve tratto il sentiero che dalle rovine porta alla chiesetta.

Periodo artistico: XV secolo

Fruibilità: E’ visibile all’interno solamente in giorni e orari definiti variabili a seconda del periodo dell’anno. Informazioni sul sito https://www.suedtirolerland.it/it/

Data ultima verifica: luglio 2021

Rilevatore: Marina Celegon

Galleria immagini di Marina Celegon:

CENCENIGHE AGORDINO (BL). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Vecchia, 1
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La Chiesa sorge ai piedi del “Col de pase”, dove venne edificato il primo edificio sacro intitolato al Santo (secolo XIII) e attestato esistente in una pergamena del 1354.
Nel corso dei secoli il tempio, inizialmente edificato in stile gotico e di non grandi dimensioni, compresi una sagrestia e il campanile, subì rifacimenti e restauri. Nel 1600 la chiesa appariva totalmente dipinta, con tre altari.
Nel 1723, la chiesa fu demolita, insieme ai preziosi affreschi, per essere sostituita dall’attuale, conclusa e consacrata nel 1732.
Nel 1889 avvenne un primo restauro. Successivi interventi sono avvenuti nel 1945, 1952, 1956 e tra il 1982 e il 1987

Facciata a salienti, con due finestre semicircolari e un oculo a quadrifoglio. Sulla sinistra un alto campanile, con la caratteristica conformazione a bulbo nella parte terminale.
La città fu dal 1404 sotto la Repubblica Veneta, lo attestano anche i due leoni alati (simbolo di san Marco) scolpiti in facciata.

L’interno è a pianta rettangolare con tre ampie navate, una spaziosa cantoria, il cui parapetto proviene dall’arcidiaconale di Agordo.
L’altare maggiore, realizzato in pino cembro nel XVII secolo, fu progettato, scolpito e policromato dall’artista Giovanni Manfroi da Cencenighe in collaborazione con Antonio Costa da Taibon. L’opera monumentale è di particolare rilevanza architettonica e ricorda le soluzioni scultoreo-monumentali veneziane del ‘600; si compone di sei colonne di facciata, un baldacchino fortemente aggettante e trabeazione atipica; la struttura è arricchita da intagli, bassorilievi e statue. Purtroppo alcune parti scolpite sono state danneggiate e rubate nel 1988.
Sull’altare un dipinto su tela che raffigura Sant’Antonio abate, con ai lati San Rocco e San Sebastiano, che sembra attribuibile al pittore Osvaldo Gorbenutto o Gortanutti (nato a Piano d’Arta in Carnia; notizie dal 1646 al 1691) che lo terminò nel 1655.
A destra del presbiterio, su un altare ligneo realizzato da Giovanni Battista Manfroi, trova collocazione un dipinto di Luigi Cima da Mel eseguito nel 1921 e raffigurante il guaritore San Gottardo, opera che andò a sostituire una pala di Valentino Rovisi rubata nel furto del 1988.
Sempre di realizzazione della famiglia Manfroi è l’altro altare minore, scolpito da Giuseppe, che rivela uno stile rococò ma, considerando la ricerca alle soluzioni geometriche, anche neoclassico. La pala di questo altare, dipinta da Domenico Zeni, illustra la vicenda della Morte di San Giuseppe assistito dalla Vergine e da Gesù, il cui stile è probabilmente ispirato alle opere del veneziano Gianantonio Guardi.

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/agordino/lungo-la-valle-del-biois/chiesa-di-santantonio-abate-cencenighe/7883-l1.html

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0500365310-0

SETTEVILLE (BL), frazione Alano di Piave. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza 30 Ottobre, 4
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In origine, la principale chiesa di Alano era quella di San Pietro, citata per la prima volta nella decima papale del 1297 come dipendenza della pieve di Quero.
La visita pastorale del 1535 attesta il trasferimento del Santissimo e del fonte battesimale nella chiesa di Sant’Antonio abate, in posizione più centrale, che da allora divenne luogo di culto di riferimento per il paese.
Fino alla ricostruzione del 1760-1778, conclusa con la consacrazione del 1792, compiuta dal vescovo di Padova Nicolò Antonio Giustinian, essa mantenne la titolarità di entrambi i Santi. Nella seconda metà dell’Ottocento fu costruito il campanile.
Gravemente danneggiata durante la grande guerra, la chiesa fu prontamente restaurata; nel 1996 fu ritinteggiata.

La facciata della chiesa è tripartita da quattro lesene che sorreggono il timpano al centro del quale s’apre un rosone a forma di stella e presenta due nicchie contenenti le statue di san Pietro Apostolo e della Beata Vergine Addolorata.

Opere di pregio conservate all’interno della chiesa sono, sul fondo del presbiterio, la pala raffigurante la Madonna con Gesù bambino in gloria tra i santi Girolamo, Caterina d’Alessandria e (al centro) Antonio abate (col bastone e il fuoco), dipinto di scuola veneta risalente alla seconda metà del XVIII secolo.

 

Nella prima cappella di sinistra vi è una statua di Sant’Antonio di Padova con Gesù bambino, scolpita da Gabriele Brunelli nella seconda metà del Seicento. Una statuetta in legno di un angelo orante è della prima metà del Novecento.

Sono presenti gli affreschi di Giovanni Moro (1877 – 1949) risalenti agli anni ’20 del Novecento. Nel coro, ai lati il Buon Pastore ed il Discorso della montagna, sul soffitto l’Adorazione del Santissimo. Nella navata, sul soffitto Il primato di Pietro, La gloria di Sant’Antonio abate, San Lorenzo.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Setteville)

https://www.difesapopolo.it/Atlante/Le-parrocchie-della-diocesi/Da-Abano-Terme-a-Bigolino/Alano-di-Piave/Le-opere-d-arte-di-Alano-di-Piave

Rilevatore: AC