SAN GODENZO (FI). Abbazia di San Godenzo, tela con sant’Antonio abate, XVI secolo

Olio su tela di 179 x 116 cm raffigurante Sant’Antonio abate, opera di ignoto pittore fiorentino, terzo quarto del XVI secolo.
Questa tela centinata, collocata oggi lungo la scalinata che dalla navata destra conduce al coro rialzato, si trovava in origine nell’odierna cripta, nel passato definita chiesa sotterranea o Confessione, in un altare in cornu evangeli che nel 1708 risulta di patronato della famiglia Fontani e nel 1777 della famiglia Gentili.
Nel 1820, al tempo del rettore Luigi Matteini, che intraprese notevoli trasformazioni all’interno dell’edificio, l’altare dedicato a Sant’Antonio abate con la sua tela, sostituì quello dedicato a San Sebastiano, nella navata destra (la cui effige, rappresentata dall’omonima scultura di Baccio da Montelupo, fu relegata nel sotterraneo forse proprio per le sue cattive condizioni di conservazione).

In seguito al restauro del 1988, il dipinto ha riacquistato una discreta leggibilità che porta a preferire una datazione intorno al settimo o all’ottavo decennio del Cinquecento, suggerita dall’impostazione della figura, dalla qualità delle mani e, in particolare, dal carattere umbratile ed intenso del volto, pervaso da una sensibilità che dichiara apertamente un richiamo alla pittura fiorentina della prima metà del secolo – nello specifico a pittori come il Franciabigio e lo stesso Andrea del Sarto – ma rimanda ad artisti operanti nella seconda metà come Pierfrancesco di Jacopo Foschi, Maso da San Friano o Carlo Portelli da Loro.
Il Santo tiene nella mano sinistra il bastone cui è appeso un campanello; nella mano destra un libro. La testa di un maiale è raffigurata a sinistra ai suoi piedi.

 

 

L’abbazia di San Godenzo fu fondata nel 1028 dal vescovo fiesolano Jacopo il Bavaro.
L’edificio odierno è frutto di una serie di interventi di restauro, o meglio di pesanti rifacimenti, condotti tra il 1907 ed il 1921-29 che hanno cancellato completamente le tracce della lunga fase (fine XV – inizi XIX) durante la quale la chiesa fu retta dai frati serviti (Servi di Maria) della Santissima Annunziata di Firenze cui l’edificio era stato conferito con bolla del 1482 da papa Sisto IV.

 

Info e immagine da:
https://www.academia.edu/40600848/Arte_nellabbazia_di_San_Godenzo_Una_storia_inedita

Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca del Castello Sforzesco, “polittico di Torchiara” con s. Antonio abate, 1426

Il “polittico di Torchiara” raffigura: Madonna con il Bambino e angeli, Sant’Antonio abate, San Nicomede, Santa Caterina d’Alessandria, San Pietro martire. Sotto alle cinque nicchie principali è presente una predella con i dodici Apostoli.
Tempera su tavola di 123 × 229 cm, cornice in legno intagliato, dorato e dipinto. Numero inventario 556/a-e

Il polittico fu realizzato nel 1462 dal pittore Benedetto Bembo (Brescia, 1423 circa – 1489), appartenente ad una famiglia di pittori attivi nel ducato di Milano, su commissione di Pier Maria de’ Rossi, conte di San Secondo, che lo pose nella cappella di San Nicomede del suo castello di Torrechiara/Torchiara (Langhirano, Parma).

Il polittico, con il coretto di legno intarsiato, entrambi provenienti dalla cappella, rimasti invenduti a un’asta di beni del castello di Torrechiara del 1914, furono inizialmente collocati a Firenze nel palazzo Davanzati e dopo alcuni passaggi di proprietà, furono acquisiti dalla Collezione Prandoni di Milano e donati da Pia Prandoni al Comune di Milano nel 1936.
Il polittico fu restaurato nel 2021.

All’estrema sinistra vi è la figura di sant’Antonio abate stante, con il bastone nella mano destra e un libro nella sinistra. Ai suoi piedi, a sinistra un maialino della cinta senese.
Nell’opera, firmata e datata dal pittore, si nota il superamento degli stilemi tardogotici che avevano fino ad allora segnato il rinascimento lombardo: secondo Pietro Toesca l’opera risentirebbe dello stile della bottega dello Squarcione, mentre secondo Roberto Longhi il dipinto importerebbe i modi dello studiolo di Belfiore del rinascimento ferrarese

 

Immagini da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_di_Torchiara

PRATO. Oratorio di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonino
https://goo.gl/maps/cFcpkLuRsVYtCWNU7

 

Edificato dalla famiglia Ginori tra il 1492 e il 1494 come sede dell’Ordine dei cavalieri gerosolimitani, poi detti Cavalieri di Rodi e, dal 1530, di Malta, qui trasferiti da una cappella dedicata a Sant’Antonio abate e fondata agli inizi del Quattrocento in località Paperino, a sud-est di Prato, in via del Ferro, da cui prese il nome di Sant’Antonio del Ferro che perdurò per qualche tempo anche nella nuova sede.
L’oratorio fu trasformato all’interno in forme barocche nel Settecento.
L’oratorio accolse, nella metà dell’Ottocento, la Compagnia degli Innocenti, ed eresse la Congregazione di San Antonio abate.
Fa parte del complesso monumentale della Chiesa di San Francesco (Prato).

Sulla semplice facciata a capanna è presente lo stemma della famiglia Ginori, posto sull’architrave del portone, sormontato da una lunetta con sant’Antonio abate fra due angeli, copia – realizzata nel 1923, anno in cui fu deciso di ricoverare l’originale all’interno del Museo di Palazzo Pretorio – della terracotta invetriata eseguita nel 1490-95 da Andrea della Robbia.

L’interno ha un’aula stretta e alta, dalla pianta rettangolare, modificata da interventi avvenuti nel primo Settecento. La copertura è a botte con un cornicione in stucco che percorre tutto il perimetro. Da un arco trionfale si accede al presbiterio lievemente rialzato dove si trova l’altare maggiore di Giovan Battista Neuroni, riccamente decorato con stucchi.

Sull’altare vi è un olio su tela del pittore pistoiese Pietro Marchesini, detto l’Ortolanino (1692 – 1757) che raffigura “La Predica di S. Antonio abate” del 1727.
Nell’altare laterale settecentesco è custodito un prezioso crocifisso ligneo del XVI secolo.

 

Davanti all’Oratorio, nel giorno della festività del Santo (il 17 gennaio), vengono benedetti gli animali domestici presenti e distribuiti, come da antica tradizione, i panini benedetti di Sant’Antonio.

 

Link.
https://www2.po-net.prato.it/it/artestoria/citta/chiese/antonio-abate/pagina69.html

https://www.sanfrancescoprato.it/spazi-architettonici/oratorio-santantonio-abate/

AREZZO. Resti dell’antico Ospedale di S. Antonio abate e statua del Santo

Via della Madonna del Prato, 55 (angolo Via Garibaldi)
https://goo.gl/maps/PCiZPFysabmvNoX58

 

Originariamente destinato ad ospitare lebbrosi, fu voluto dalla “Compagnia di sant’Antonio” forse già nata nel secolo precedente, e realizzato grazie alla donazione del marzo 1423 di Donato di Gerio, detto “Mazza”, e della moglie Tessa. I due benefattori sono ricordati in una lapide marmorea a destra dell’entrata.

Oggi è ridotto ad un portale ad arco a sesto acuto al cui interno vi è un’attività commerciale.
Il portale, che reca nell’architrave lo stemma della Compagnia di Sant’Antonio al centro e gli stemmi delle famiglie Lippi e Geri ai lati è decorato con un affresco raffigurante il Santo a mezzo busto affiancato da angeli. L’esecuzione della pittura ha avuto due tempi diversi. Gli angeli sono quattrocenteschi e attribuibili ad ambito aretino.

Invece la figura di sant’Antonio è stata eseguita da Salvi Castellucci nella seconda metà del Seicento in sostituzione della statua del 1420-34 in terracotta dipinta attribuita a Michele da Firenze e conservata oggi al “Museo statale d’arte medievale e moderna” in Via San Lorentino, 8.
Raffigura sant’Antonio abate benedicente, che tiene con ala mano sinistra un libro, e siede su un faldistorio.

 

Link:
http://www.catola.com/scheda_evento.asp?id=316

https://www.arezzonotizie.it/foto/eventi/l-ospedale-di-sant-antonio-abate/#foto-1-l-ospedale-di-sant-antonio-abate-si-trovava-dove-si-incontrano-le-odierne-via-garibaldi-e-via-madonna-del-prato.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_di_Sant%27Antonio_Abate_(Arezzo)

AREZZO. Chiesa di Sant’Antonio abate di Saione

Via Vittorio Veneto, 109 (vicino all’incrocio con Via Nazario Sauro)
https://goo.gl/maps/qH2GP8bBb6JYjeaH6
Questo edificio non è da confondere con la chiesa di sant’Antonio di Padova, costruita in stile neogotico dal 1927 al 1932, sita in via Trasimeno/Via Guelfa (all’altezza di via Vittorio Veneto 121).

 

L’antica chiesa di Sant’Antonio Abate, conosciuta come “la Chiesina di Saione”, fu costruita nell’anno 890 ma così come la si vede oggi risale al XII secolo.
La chiesa fu costruita in una zona con molta probabilità ricca di pascoli e di greggi, di cui il Santo titolare è patrono.
Il patronato della chiesa, in origine della famiglia Testi, passò ai Marsuppini, ai Bacci e dal 1805 ai Centeni-Romani, divenendone nel 1851 un sepolcreto di famiglia. La chiesa era stata destinata a luogo di sepoltura già nel 1767, in occasione di una grave epidemia di tifo petecchiale abbattutasi in quell’anno su Arezzo.
Nel 1777 l’edificio fu completamente restaurato, rifacendo il portale, spostando il presbiterio con l’altare e facendo costruire il campanile a vela a due luci.
Questa importante radice storica aretina, purtroppo, è soffocata da edifici costruiti negli anni cinquanta del Novecento senza alcun rispetto, né per l’ambiente, né per la identità culturale.

La facciata a capanna in pietra grezza presenta il portale sovrastata da una lunetta e da un oculo.

La Chiesa è a pianta rettangolare con abside rivolta a oriente, tipicamente romanica. All’interno furono affrescate le pareti e la calotta absidale da Liborio Ermini nel Settecento.
Della fine del XVIII secolo è la scultura lignea con Cristo caduto sotto il peso della croce.

Nella chiesa vi è ancora  una tavola neogotica, datata 1933 e firmata dl pittore aretino Venanzio Bolsi, raffigurante sant’Antonio abate. L’artista era attivo per i Francescani Osservanti cui appartiene la chiesetta di Saione. La tavola fu eseguita all’epoca di una radicale ristrutturazione dell’edificio, che funse da chiesa parrocchiale per un breve periodo, sino alla consacrazione della parrocchia attuale, nel 1936.

 

Link:
http://www.arezzoperlastoria.it/chiesa-di-santantonio-abate-saione/
http://www.sabap-siena.beniculturali.it/index.php?it/220/chiesa-di-santatonio-abate-a-saione-arezzo