BOLOGNA . Pinacoteca Nazionale, Quattro storie di Sant’Antonio abate, di Vitale da Bologna.

Quattro tavolette delle Storie di Sant’Antonio abate.
Sono gli unici elementi pervenutici di una pala eseguita da Vitale per la chiesa bolognese di Sant’Antonio aAbate.
Il tono vivace ed ancora convulso della narrazione, non priva tuttavia di una certa gotica eleganza, pone queste “storiette” poco dopo gli affreschi di Mezzaratta, intorno agli inizi degli anni quaranta del Quattrocento.
Le iconografie si ispirano alla “Leggenda Patras“, racconto medievale sul s. Antonio abate.

 

Info:
Misure 77 x 39 cm  Tecnica: tempera su tavola
Anno: 1340 / 1345
Provenienza: chiesa di Santo Stefano, già nella chiesa di Sant’Antonio abate

 


PRATO, fraz. San Giusto. Oratorio di San Bartolomeo, immagini di sant’Antonio abate

L’ Oratorio di San Bartolomeo è un edificio religioso trecentesco di Prato,  sito in via Cava.800px-Oratorio_di_san_bartolomeo,_prato_03

Rara testimonianza di edificio religioso minore in stile gotico che fu innalzato dalla potente famiglia pratese dei Guazzalotti, nella seconda metà del Trecento.
Le pareti in muratura mista sono regolarizzate da spigoli in arenaria e forate da monofore ogivali lobate, mentre in facciata un portale bicromo ospita nella lunetta un vigoroso altorilievo tardo trecentesco (Madonna col Bambino e santi), molto danneggiato.

Dopo aver completato il restauri e risanamento della struttura, nel 2000 è iniziato il restauro degli affreschi.

L’interno è impreziosito da affreschi fatti eseguire tra l’ultimo quarto del XIV e i primi del XV secolo da membri della famiglia Guazzalotti, spesso ritratti ai piedi dei santi.

Sulla destra, sant’Antonio abate e quattro storie della sua vita, eseguito probabilmente da Arrigo di Niccolò (1374-1446).

Un’altra figura di sant’Antonio abate (di Arrigo di Niccolò), e due santi di Francesco di Michele, autore anche delle solide e severe figure sulla parete opposta (San Giuliano [non chiaro] e la Madonna col Bambino, 1375-80), dipinte sotto imponenti baldacchini con cupola.

 

 

Dello stesso pittore o di un collaboratore sono, di lato all’arco trionfale, il Martirio di san Bartolomeo e un’immagine di sant’Antonio abate.  

 

MOIE (An). Abbazia benedettina di Santa Maria, con dipinto murale raffigurante Sant’Antonio abate.

L’abbazia benedettina di Santa Maria di Moie costituisce uno dei più interessanti esempi di romanico nella regione Marche e si trova nell’omonima cittadina in provincia di Ancona, collocata in una posizione strategica perché vicino la strada che collega l’Umbria con la costa adriatica attraverso la valle dell’Esino.
Fig. 1 - Abbazia di Santa-Maria-delle-MoieL’abbazia fu fondata probabilmente nell’XI secolo da componenti o parenti degli Attoni-Alberici-Gozoni come monastero privato: questa famiglia dominava a quel tempo tutte le Marche centrali e cercava di consolidare la propria potenza politica ed economica attraverso la fondazione di monasteri privati nei luoghi più strategici della regione (erano stati già costruiti San Vittore delle Chiuse nel comune di Genga e probabilmente Santa Croce dei Conti di Sassoferrato, realtà con cui ne condivideva la tipologia costruttiva).
La valle attorno alla chiesa era inoltre una zona decisamente fertile con vigneti e campi coltivati con olivi e fichi e poco distante ad una zona boscosa chiamata Silva Carpineta e ad un ponte che attraversava il fiume Esino, che nel Medioevo costituì il confine conteso da Longobardi e Bizantini.
La prima notizia certa dell’abbazia è del 1201, quando viene ricordato per la prima volta l’abate di Santa Maria Guido Simonis (di Simone) come firmatario del contratto con la quale i Signori (Tommaso, Mollaro con i figli del defunto Tebaldo, Lebedano e Roberto) del Castrum Mollie che si trovava ad occidente dell’Abbazia si sottomettono al comune di Jesi. Nota a partire dal 1219 come Molie S. Mariae plani, rimarrà così fino al XIV: il nome molie denota la geografia del territorio paludoso che si estendeva lungo l’Esino fino al XIII secolo e invece planum indica la pianura come sito dell’abbazia.
Fig. 4 - veduta-chiesa-moie-da-estNei secoli XI e XII l’Abbazia ottenne significative donazioni come emerge dal catasto del 1295 fatto fare dal Vescovo diocesano Leonardo (165 ettari e 4 mulini): notevolmente importante era il tributo della decima pagato nel 1299 alla Chiesa romana, che era superata solo da poche altre istituzioni.
Nel 1400 le proprietà del monastero raddoppiarono rispetto a quelli del XIII secolo: nonostante questo momento di prosperità, tra il XIV secolo e XV secolo, come accadrà per altre abbazie, Santa Maria delle Moie accuserà una progressiva riduzione delle vocazioni monastiche che culminerà tra il 1456 e il 1464 col trasferimento dei beni dell’abbazia al Capitolo della Cattedrale di Jesi. Il vescovo Marco Agrippa Dandini (1599 – 1603) il 1° gennaio del 1600 eleverà l’abbazia a parrocchia, rimanendo sotto il Capitolo della Cattedrale di Jesi fino al Concilio Vaticano II.

Internamente nell’abside laterale verso sud è presente una pittura murale del XVI secolo raffigurante sant’Antonio abate, che fa supporre un secondo altare a lui dedicato. Il Santo è vestito con abiti episcopali e siede su un trono affiancato da due colonne, con la mano sinistra regge il pastorale mentre la mano destra benedice. A sinistra e destra dei suoi piedi sono rappresentati i committenti, una donna e forse due vescovi; sullo sfondo si riconoscono delle palme isolate, una campana, un piccolo maiale nero ed un bue. Purtroppo non è leggibile l’iscrizione che corre lungo il bordo ornamentale inferiore…

Autore: Martina Gambioli

Fonte: www.finestresullarte.info, 1 ago 2020

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COLLOCAZIONE IGNOTA. “Sant’Antonio eremita, incisione di fine XVIII – inizio XIX secolo in collezione privata

SANT’ANTONIO EREMITA. Incisione di fine XVIII – inizio XIX secolo in collezione privata.

CASTELLETTO D’ORBA (AL). Chiesa parrocchiale Sant’Antonio abate

La Chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Antonio abate è sita in via Roma 11  (tel. 0143 830113 .
https://goo.gl/maps/zzn9r3PjAXPfY1vr5

L’edificio risale al XIV secolo ma fu rifatto in stile barocco all’inizio dell’Ottocento. All’interno della cripta conserva la tomba di sant’Innocenzo.
La chiesa fu edificata quando l’antica parrocchiale, intitolata a Sant’Innocenzo, venne trasferita nel paese mutando anche la sua intitolazione.
La facciata presenta due ordini sovrapposti e paraste che la dividono in tre parti. Al centro un grande portale sormontato da un timpano ed un’ampia finestra rettangolare. Quattro nicchie con statue, rispettivamente due a destra e due a sinistra, completano l’apparato architettonico.

L’interno è a navata unica con terminazione semicircolare, su cui si innestano sei cappelle laterali, tre per lato. La prima cappella di sinistra è dedicata a San Giovanni Battista; la seconda al Sacro Cuore di Gesù; la terza a san Giuseppe. Nella parete di destra il primo altare è dedicato a sant’Antonio da Padova; il secondo alla Madonna di Lourdes; il terzo alla Madonna del Carmine. Quattro grandi statue neoclassiche sono collocate entro nicchie nella navata centrale.
Copertura in coppi; internamente voltata a botte. Pavimento del 1859.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/64245/Chiesa+di+Sant%27Antonio