BORGOSESIA (Vc), fraz. Agnona. Cappella di Sant’Antonio abate

La cappella è sita in Via Grandis, 67  – frazione Agnona.
https://goo.gl/maps/XjfJdf84k4ey6fHTA

La piccola cappella un tempo sorgeva isolata sul sentiero carrareccio. Intorno a questa piccola costruzione, nel tempo crebbe l’abitato che finì con l’inglobarla. Si tratta della tipica cappella campestre cinquecentesca ad orandum (probabilmente nell’ambito di una proprietà privata) formata da una piccola cella coperta da una volta a crociera. Sulla rastellata fino a metà del secolo scorso si poteva ancora leggere la scritta dipinta in cartella trecentesca: PRESIDIUM CONFIGIMUS SANCTA GENITRICI IN TRIBOLATIONIS NOSTRA ORA PRO NOBIS. (C. Conti).

Di grande interesse sono gli affreschi devozionali che ornano le pareti interne risalenti al Quattro – Cinquecento. Vedi sotto la figura di sant’Antonio abate.

 

Rilevazione: Angela Crosta

POLCENIGO (Pn), fraz. Mezzomonte. Chiesa di Sant’Antonio abate.

Via Marchesini, 9   https://goo.gl/maps/Gzp1eGvDkshmDkDXA

La chiesa di Sant’Antonio abate di Mezzomonte viene ricordata espressamente per la prima volta nel 1458.
L’aspetto attuale dell’edificio sacro e l’erezione del campanile (il terzo, dopo quelli di sole tavole e a tre capriate), sono dovuti ai lavori degli anni Cinquanta del secolo scorso.

All’interno, la pala d’altare raffigurante la Madonna con Bambino tra i Santi Antonio abate e Antonio di Padova, realizzata nel 1788 dal pittore tricesimano Giovanni Battista Tosolini, è stata inserita nel XIX secolo in un’elegante struttura tardo-cinquecentesca, assegnabile ad uno scultore sansovinesco vicino all’operare artistico di Tommaso da Lugano e proveniente da una chiesa veneziana soppressa.
Spetta al pordenonese Pietro Feltrin la piccola tela settecentesca avente per soggetto la Madonna del Rosario con il Bambino e i Santi Floriano e Pietro Martire attorniati dai quindici misteri gaudiosi; è databile invece alla seconda metà dell’Ottocento l’altare della Madonna, in marmo e gesso dipinto, nella cui nicchia è conservata la statua della Madonna di Fatima, mentre risale al 1899 il crocifisso ligneo, opera dello scultore Francesco Guerrini di Ceneda.
La terribile ferita inflitta al paese a poche settimane dalla conclusione del secondo conflitto mondiale – il 7 marzo 1945 Mezzomonte fu dato alle fiamme dai nazifascisti – è rievocata nelle tre tele per il soffitto della chiesa, opera del pittore trevigiano Giuseppe Modolo, realizzate intorno al 1949-1950.

 

 

La chiesa presenta anche un altare laterale dedicato a Sant’Antonio abate, con relativa statua.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/65637/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

ROMA. Sant’Antonio abate, stampa popolare.

Sant’Antonio abate, in una stampa popolare.

SIENA. Scoperto un nuovo frammento di affresco all’interno del Duomo, nell’ex cappella di Sant’Antonio abate.

Una importante scoperta è stata fatta all’interno del Duomo di Siena: i lavori di restauro in corso hanno reso necessario spostare la grande pala dell’altare del cardinale e arcivescovo di Siena Celio Piccolomini (Siena, 1609-1681) raffigurante lo “Sposalizio mistico di Santa Caterina da Siena” del pittore Pietro Dandini (Firenze, 1646-1712), rivelando un grande frammento di un antico affresco. Si tratta di un’antica figurazione dipinta sul fondale della cappella tardomedievale, ornamento di un trittico su tavola posto sull’altare.
Di questo allestimento esiste una preziosa testimonianza raffigurata da Pietro di Francesco Orioli sulla copertina della Gabella del 1483 (che si trova nell’archivio di Stato di Siena), sulla quale si volle far dipingere l’omaggio delle chiavi della città alla venerata immagine della Madonna delle Grazie.
Nell’affresco appena scoperto, nonostante la consunzione della malta sono ancora visibili alcuni busti di sante, tutte provviste di aureola dorata e tempestata di decori a stampo. Quanto resta dei visi delle sante permette ancora di riconoscere lo stile di Paolo di Giovanni Fei (Siena, noto dal 1369 – morto nel 1411), uno dei maggiori pittori del tempo, che seppe recuperare la lezione dei grandi maestri del primo Trecento, traghettando la scuola senese verso la vitale stagione del tardogotico. E infatti, grazie alla conservazione dei tanti documenti cartacei nel grande archivio dell’Opera del Duomo è stato possibile anche recuperare il suo nome come autore dell’affresco del fondale della cappella che a quel tempo era dedicata a Sant’Antonio abate. Infatti, nei documenti, si legge che il 6 aprile 1400 Paolo di Giovanni Fei fu pagato ben 15 fiorini d’oro “per chagione di cierto lavorio che fecie a la cappella di sant’Antonio in duomo, cioè, di dipintura, per oro e azurro, e ogni altra sua spesa”.
I lavori di restauro delle monumentali strutture architettoniche del Duomo di Siena si sono resi necessari a causa di una sofferenza strutturale per infiltrazioni di acqua dalle coperture continuate troppo a lungo nei secoli, ma di recente arrestate dai dovuti interventi di bonifica. Contemporaneamente al lavoro di carattere edile e di pulitura dei variegati marmi policromi degli altari, sarà effettuato anche il necessario intervento sulle tele, che appaiono sostanzialmente ben conservate, ma coperte da molta sporcizia e velate da una vernice ormai troppo ingiallita, che può risalire all’intervento generale di restauro attuato all’inizio dell’Ottocento, per porre rimedio ai guasti apportati dal terremoto del 1798.
Grazie agli interventi programmati, si potrà così tornare a vedere la chiara tavolozza di colori che il senese Raffaello Vanni (1595-1673) predilesse per il dipinto ”Estasi di San Francesco di Sales”. Fu papa Alessandro VII Chigi (Siena, 1599 – Roma, 1667) a volere questa raffigurazione, per dimostrare la venerazione verso Francesco di Sales, da lui fatto beato nel 1661 e poi canonizzato nel 1665. L’altare porta infatti lo stemma del papa e quello del cardinal nipote Flavio Chigi, che fece terminare l’impresa di questa cappella.

Autore: Maria Rosaria Pastorelli

Fonte: www.qaeditoria.it, 26 mag 2019

SIENA. Pinacoteca Nazionale, “Lo sposalizio mistico di Santa Caterina, con Sant’Antonio abate” di Michelino da Besozzo, 1420

Lo Sposalizio mistico di santa Caterina è un dipinto tempera su tavola (75 x 58 cm) di Michelino da Besozzo, databile al 1420 circa e conservato nella Pinacoteca Nazionale a Siena. È l’unica opera su tavola firmata dell’artista, nonché la sola certa assieme a uno Sposalizio della Vergine al Metropolitan Museum di New York.
La scena mostra la Vergine che tiene sulle ginocchia il Bambino, mentre egli, con un anello, sposa misticamente santa Caterina d’Alessandria, che è inginocchiata davanti a lui e vestita, secondo il suo rango principesco, di un ampio mantello rosato con bordi e fodera di pelliccia e una corona dorata. Anche i capelli lunghi e biondi sono un tipico attributo delle donne aristocratiche. Ai lati fanno da testimoni san Giovanni Battista e sant’Antonio Abate, col tipico porcello ai piedi. Lo sfondo dorato mostra le corone, le aureole, i nomi dei santi ai lati e la firma dell’artista (“Michelinus fecit”, sotto il manto della Vergine) in pastiglia, una tecnica di grande raffinatezza che aveva molto seguito nelle corti.
L’artista è completamente disinteressato alla collocazione spaziale dei personaggi, a parte il trono dorato che si intravede dietro la Vergine e il Bambino, finemente tratteggiato a bulino sull’oro, che è disposto in un’intuitiva prospettiva. Piuttosto sta caro all’autore il gioco di linee, il delicato intonarsi dei colori e la resa varia e preziosa dei diversi dettagli, dalle morbide barbe dei santi, ai delicati volti delle donne, fino ai vivaci ricci sulla testa del Bambino. L’effetto è quello di una rappresentazione di fiaba, con un certo distacco dei personaggi che guardano imbambolati fuori dalla composizione.

Fonte: wikipedia.org