TRISSINO (VI). Oratorio di Sant’Antonio abate

Via IV Novembre
https://maps.app.goo.gl/kM3gxfGoNovhdZQR9

L‘oratorio privato si trova nell’antica contrada chiamata “Tovo”, vicino all’ingresso della Villa Inferiore Trissino-Da Porto-Marzotto. Nelle fonti antiche a volte ricorre era indicato come Sant’Antonio abate “al Tovo” poiché chiesetta e villa erano state edificate sopra un terreno lavico, chiamato “tovo” nel dialetto locale.
Non ci sono testimonianze scritte riguardo la data d’erezione dell’oratorio, ma si può ipotizzare che l’edificio, per le sue caratteristiche, risalga al XV secolo ed è citato in un documento del 1461. Nelle visite pastorali l’oratorio è registrato a partire dal 1568. Sul pavimento è presente una pietra tombale, dedicata al conte Giuseppe Trissino, figlio di Antonio, residente nella villa sul colle.
La lapide, fatta scolpire tre anni dopo la sua morte dai nipoti Antonio, Rainuccio e Ottavio, reca la data del 1576 e testimonia un restauro cinquecentesco della chiesa.
Dalla metà del Seicento fino al Settecento inoltrato l’oratorio è attribuito alla proprietà di Cristoforo Trissino, fratello di Giuseppe, ed era ufficiato da un cappellano chiamato Giacomo Gemo. Il conte Cristoforo contestava a quel tempo il considerevole numero di celebrazioni da dover svolgere annualmente, pensando alla possibilità di far officiare le messe in un’altra chiesa.
Nel verbale della visita pastorale del vescovo Antonio Marino Priuli, nel 1743, si affermava che nell’oratorio veniva celebrata quotidianamente una messa da un cappellano fisso.
Nel 1780, l’oratorio risulta di proprietà degli eredi del conte Ottavio, figlio di Cristoforo. Una lapide, posta nel pavimento della chiesetta dalla moglie del conte Ottavio, Catarina degli Arnaldi, ricorda il marito e la data del 1779.
Dato lo scarso numero di sacerdoti presenti e l’esiguo emolumento destinato alla cappellania, spinse quindi i conti, che erano pure titolari di un’altra cappellania nella chiesetta ubicata lungo il torrente Agno e dedicata a san Giuseppe, a supplicare la curia per una riduzione delle celebrazioni e i conti Alessandro e Leonardo Trissino ottennero dal vescovo Giuseppe Maria Peruzzi, con un decreto nel 1821 e uno nel 1829, una diminuzione delle messe.
Nel 1851, dopo la morte del conte Alessandro Trissino e il matrimonio tra Francesca Trissino e il conte Antonio Da Porto, le proprietà delle ville e delle chiesette passarono alla famiglia Da Porto.
Nella relazione della visita del vescovo Giovanni Antonio Farina, avvenuta tra il 1864-65, l’altare fu trovato in ordine e in buono stato. Nel 1897, nel verbale della visita del vescovo Antonio Feruglio, si richiese di restaurare la porta d’ingresso e di porre la croce sulla facciata.
Nel secolo successivo, nella visita del vescovo Ferdinando Rodolfi, del 1916, venne ordinata una ripulitura generale, il restauro della sacrestia, la riduzione dell’altare alla semplicità, con l’eliminazione delle oleografie, dei fiori di carta e dei damaschi, la sistemazione dei paramenti e la tintura con il colore liturgico di una pianeta colorata a righe.
Nel 1951 tutto il complesso delle ville e degli oratori dei Da Porto passò di proprietà del conte Giannino Marzotto.

L’oratorio si trova oggi in stato di abbandono e presenta una modesta facciata a capanna con un oculo centrale. Il portale ligneo è sormontato da un cornicione. Il piccolo campanile, che si innalza dal tetto nella parte verso la strada, oggi è sprovvisto della campana. L’intonaco caduto della facciata mostra la struttura in pietra sottostante.
L’interno è composto da un’ampia aula e da una vano, retrostante il muro dell’altare, che serviva da sacrestia.
È rimasto parzialmente intatto l’unico l’altare, forse su disegno palladiano, costituito da un frontone triangolare, sostenuto da due colonne corinzie e da due pilastrini che reggono un arco a tutto sesto che incorniciava, un tempo, una tela del XVI secolo di Giovanni Battista Zelotti,
Nella sacrestia si trovano ancora le statue di san Giuseppe, di sant’Antonio di Padova e di santa Savina, che forse erano state qui trasportate dall’oratorio di San Giuseppe dopo la sua sconsacrazione, nel 1951.

 

Notizie tratte da: Alice Laura Culpo, Gli oratori pubblici e privati nel comune di Trissino, a.a 2011/12, tesi di laurea del Corso di Laurea magistrale in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici, Università Ca’ Foscari, Venezia.
Reperibile in:
https://unitesi.unive.it/retrieve/c0246ed6-05c8-435d-b134-a472c259c920/831687-1157648.pdf

RECOARO TERME (VI). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Dolomiti, 17-21
https://maps.app.goo.gl/GARWsGYhoMbNHAw18

Già nel 1418 si ha notizia di due chiese a Recoaro: una dedicata a santa Giuliana, situata nell’omonima contrada, e l’altra a sant’Antonio abate; entrambe dipendevano dalla parrocchiale di Rovegliana, la quale a sua volta ricadeva nella giurisdizione della pieve di Brogliano.
La chiesa di Sant’Antonio si affrancò da Rovegliana tra il 1530 e il 1533, ottenendo il privilegio del fonte battesimale e del cimitero.

Nel 1950 fu posta la prima pietra della nuova parrocchiale; l’edificio, disegnato dall’architetto Giuseppe Vaccaro, fu inaugurato il 30 marzo 1952, per poi venir ampliato nel 1956 con la realizzazione della cappella feriale.

La facciata a capanna della chiesa, rivolta a sudest, è caratterizzata dalla bicromia ottenuta dall’alternanza di lastre rettangolari di marmo bianco e di marmo rosso e presenta al centro il portale maggiore sormontato da un’ampia nicchia contenente la raffigurazione dell’Incoronazione di Maria, opera di Marcello Mascherini del 1957.
Vicino alla parrocchiale s’erge il campanile in pietra a base esagonale, la cui cella presenta una finestra per lato.

L’interno presenta una navata principale coperta da volta a botte e cinque cappelle laterali comunicanti tra di loro che di fatto costituiscono una navata secondaria, al termine della quale si accede alla cappella feriale. Il presbiterio, sopraelevato di tre gradini, è chiuso sul fondo dall’abside a pianta poligonale.

 

 

Sulla parete sinistra, una antica pala con l’immagine del Santo titolare in gloria.

 

 

La chiesa conserva una statua di s. Antonio abate con la mitra sul capo, nella mano sinistra bastone con campanella e libro su cui è il fuoco. Il muso di un maiale spunta ai suoi piedi a sinistra.


Immagini da Wikimedia

Link:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=596

ROCCELLA IONICA (RC). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Orlando
https://maps.app.goo.gl/TDzuDAYprjFNVcVw5

 

Non si conosce l’anno di fondazione, anche se la chiesa compare in un documento vaticano del 1564. Questa chiesetta, oggi quasi dimenticata, ha rivestito nei secoli scorsi una peculiare funzione religiosa per la gente di mare che ha abitato il vicino quartiere: infatti pur essendo priva di redditi, veniva mantenuta dai pescatori. La chiesa è stata restaurata recentemente.

 

L’interno è semplice e conserva immagini del Santo titolare.

 

Una statua in legno scolpito e dipinto e con il mantello di cartapesta; opera di bottega Italia meridionale dei secolo XVIII – XIX. Raffigura sant’Antonio abate che tiene nella mano destra aperta il fuoco; la sinistra è sul petto e il braccio regge un bastone. Una campanella è appesa al cordiglio del saio. (1)

Sull’altare un grande dipinto a olio su tela degli inizi del Settecento che raffigura s. Antonio abate con bastone, campanella e libro. (2)

 

 

Sulla parete sinistra conserva anche un dipinto a olio su tela che raffigura la Madonna col Bambino e a sinistra s. Antonio abate.

 

Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1800037056

(2) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1800037057

www.visitroccella.it/chiesa-s-antonio/

MELITO PORTO SALVO (RC), frazione Pentidattilo. Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dipinto con s. Antonio abate

La Chiesa è di antichissima data, già nel 1310 viene indicata come una delle quattro chiese protopapali della zona.
Nel 1655 la chiesa, per il passaggio dal rito greco al rito latino, fu restaurata dall’arciprete Domenico Toscano di Bova, come testimonia una lastra con stemma e iscrizione posta all’interno dell’edificio.
Riedificata dopo il terremoto del 1783, ha subito altri numerosi interventi di restauro.

Nella chiesa vi erano sei quadri di valore, tutti rubati e poi sostituiti da riproduzioni tratte da vecchie fotografie.
Tra essi anche una tela, posta sull’altare di destra, raffigurante s. Antonio abate, che è stata riprodotta. Il Santo tiene nella mano destra un bastone cui è appesa una campanella, ai piedi il maiale.

 

Sulla Storia di Pentidattilo o Pentedattilo, vedi: https://www.calameo.com/books/005624162686af2611f04

BISCEGLIE (BT). Museo Diocesano, statua di s. Antonio abate, seconda metà del XVII secolo.

Il Museo occupa i locali dell’antico palazzo vescovile. Al secondo piano il percorso museale si sviluppa in 18 sale suddivise in tre sezioni: la prima comprende l’appartamento che il Vescovo Sarnelli fece realizzare per sé ed i suoi successori; la seconda ospita le raccolte di ex voto derivanti da varie chiese, gioielli e abbigliamento femminile risalente al XIX secolo; la terza sezione è dedicata ai “Tesori della Cattedrale” (Tesoro Capitolare – oggetti d’arte tra cui tre dipinti di Nicola Porta).

Tra i reperti vi è anche una statua-reliquiario di sant’Antonio abate di 18 x 78 x 27 cm , in legno e porcellana.
Il Santo ha la mano destra nel gesto di benedizione, la sinistra poggia su un corto bastone a tau

Link:

https://www.cattedralebisceglie.it/museodiocesano/il-museo.html

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600161254