FARA FILIORUM PETRI (Ch). Chiesa di Sant’Antonio ai Colli

Via Vicenne, fraz. Bucchianico. https://goo.gl/maps/a3xAYzehEFe2pwiq5

La chiesa fu costruita nel luogo dove la tradizione dice sia accaduto il miracolo che protesse Fara dall’invasione Francese del 1799.
Il luogo era famoso nella memoria contadina perché vi esisteva un boschetto di querce, dieci delle quali secondo tradizione conservavano il tronco sempre dello stesso diametro nonostante passassero gli anni.

 

Durante l’ultima guerra, una famiglia della zona era stata intimata dalle truppe tedesche a “sfollare”. Dopo aver caricato un carro uno dei figli si avviò in cammino verso Chieti ma giunto in prossimità del boschetto i buoi si inginocchiarono e non vollero proseguire.
Tornato a casa vi restò con tutta la famiglia non subendo alcuna aggressione. Fu reputato miracolo di sant’Antonio e passata la guerra, nel 1947, fu costruita l’attuale chiesetta per ringraziamento.

 

Link: http://www.farafiliorumpetri.it
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=9598

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 08/01/2013

 

VASTO (Ch), fraz. Sant’Antonio. Chiesa di Sant’Antonio abate

Nella frazione Sant’Antonio del comune di Vasto si trova la Chiesa di Sant’Antonio abate, proprio là dove transitava il tratturo che da L’Aquila scendeva verso la Puglia.
https://goo.gl/maps/tmD7TufcKmyD4qPn7

Esiste tuttora una Via cosiddetta “del tratturo” che testimonia proprio il passaggio del colle.

La Chiesa esiste sin dal 1569 ed è stata restaurata nel 1800. È sottoposta a tutela della Sovrintendenza ai beni architettonici d’Abruzzo anche per la presenza di un muro romano. Divenuta parrocchia nel 1973, restaurata completamente ed ampliata nel 1994, diventando un gioiello di arte antica, conserva l’antico aspetto rurale rinascimentale, con pianta rettangolare a navata unica.

 

Link:
https://www.parrocchie31.it/chiesa-di-santantonio-abate-di-vasto/

Rilevatore: Feliciano Della Mora

ALBA (Cn). Chiesa di San Domenico, affreschi con Storie di Sant’Antonio abate

Via Teobaldo Calissano, 7 – Alba
Info: Famija Albeisa, Via P. Belli, 6 – 12051 ALBA (CN) –  info@famijaalbeisa.it

Città-simbolo delle Langhe, Alba guarda la pianura dando le spalle ad un incantevole sistema collinare. In origine liguro-celtica, terminata la dominazione romana, in epoca medievale vengono costruite le mura di difesa che recintano la città, sopra le quali si trovano contrafforti e torrioni. Ecco perché è nota come la città delle cento torri. Alba subì diverse dominazioni e i suoi travagliati trascorsi storici modificarono svariate volte l’assetto urbanistico della città.
Il lascito è un maestoso esempio di convivenza di stili: il Palazzo del Comune sulle antiche rovine romane, via Vittorio Emanuele, già via Maestra, nel quale si trova testimonianza sia dello stile medievale che liberty. Tra le architetture religiose, il Duomo, su stile neogotico, e la Chiesa di San Domenico, ora sconsacrata, sede di mostre e concerti.


La Chiesa di San Domenico venne fondata il 22 novembre 1292, secondo i documenti di donazione del terreno, e affidata ai frati predicatori Domenicani. Il lato est appoggia sui resti di un edificio romano di carattere residenziale. La costruzione durò molti anni perché, in un documento del 1440, il Papa Eugenio IV concesse indulgenze per raccogliere fondi per i lavori della fabbrica ancora “imperfecta”. Probabilmente in tale periodo venne anche rimaneggiata in parte la struttura, completata nel 1474.
Vi furono successivamente, tra la seconda metà del 1600 e gli inizi del 1700, pesanti interventi che alterarono la statica della struttura gotica con la costruzione di 10 cappelle laterali. Nel sec. XIX vennero chiuse tre finestre dell’abside, asportate lapidi e iscrizioni, coperti affreschi, modificati altari ecc.
Alla Chiesa era annesso un convento, che venne demolito tra il XIX e il XX secolo.
Una prima fase di restauri avvenne intorno al 1930 con il ripristino dell’abside e la riapertura delle tre finestre; il restauro delle cappelle terminali delle navate laterali; la chiusura delle 10 cappelle perimetrali; il ripristino del pavimento all’antico livello; il recupero di alcuni affreschi, in particolare il Santo e la Madonna della Misericordia nell’abside destra. Vennero abbattute alcune costruzioni recenti addossate all’abside e al campanile.
Dal 1975 a oggi sono stati eseguiti molti e complessi restauri per recuperare le antiche strutture, consolidare la statica dell’edificio con tiranti in acciaio alle arcate delle navate laterali, rifare il tetto, recuperare alcuni cicli di affreschi nella cappella terminale e dell’abside della navata sinistra, ecc.
Lo scavo archeologico permise di scoprire nel 1983 il pavimento in cotto del XIV secolo, tombe di epoca dal XIV al XVIII secolo e, nella navata centrale, la fossa per la fusione di una campana del XV-XVI sec.
Nel 1985 vennero completati i lavori di restauro del pavimento, di posa di impianto elettrico, illuminazione, porte, impianto di amplificazione sonora.
Nel 1996-1998 altri scavi rivelarono i resti di una domus romana, si demolirono 4 cappelle pericolanti, vennero alla luce i resti di un ciclo di affreschi del XIV secolo. Vennero completati altri lavori di restauro della facciata. Ancora da attuare il recupero degli affreschi della navata centrale e delle colonne.

La Chiesa è di stile gotico severo primitivo, ad archi semiacuti. Le cordonature, le travature e le decorazioni testimoniano, nella zona, il passaggio dal romanico al gotico databile alla seconda metà del 1200.
La Chiesa di San Domenico presenta una facciata a due spioventi, divisa in tre campi da paraste; nel mediano sorge il portale a strombo con affresco nella lunetta (rappresentante la Madonna del Rosario con San Domenico e santa Caterina, restaurato nel 1991) con colonnine di arenaria e mattoni a fasce alterne. Il portale é sormontato da arco trilobo entro un arco ogivale e da un occhio.
L’abside è semidecagonale con contrafforti e 5 grandi finestre gotiche strombate di m 9 x 0,95.
L’interno è a forma basilicale lunga m. 50, a 3 navate alte circa m. 17, tutte in mattoni, divise da colonne con archi ogivali. La navata centrale è larga m. 8,70; le navate laterali sono larghe m. 4,40 ciascuna. Le volte sono a crociera con cordonature poggianti su colonne cilindriche centrali e su semicolonne incastrate nei muri perimetrali.
Gli scavi hanno portato ad un abbassamento del piano del pavimento fino a 70 cm al di sotto della quota attuale.
L’interno è oggi spoglio degli altari barocchi e di ogni arredo, ed è a disposizione della città per manifestazioni culturali.
Gli affreschi possono essere sinteticamente suddivisi come segue:
– ciclo 1300-1330: decorazione di finestre, lunette, fregi nella settima e ottava campata di sinistra;
– ciclo 1340-1350: completamento delle decorazioni precedenti, decorazione degli archi della volta e stemma troncato sotto gli archetti dell’edicola;
– ciclo 1360-1365: “Storie di Sant’Antonio Abate” nella parete destra della navata sinistra (purtroppo frammentari).  “Madonna della Misericordia” nell’ottava campata della navata destra;
– ciclo 1380-1390: affreschi, recuperati nel 1972, dedicati a Cristo, la Madonna e S. Giacomo;
– ciclo 1400-1410: sulla parete di sinistra le “Storie di S. Caterina d’Alessandria; S. Caterina da Siena; Beato Pietro di Lussemburgo”;
– ciclo 1450: “Martirio di S.Sebastiano” sulla parete sinistra della navata sinistra.
Altri affreschi sono datati tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500 e, nel lato destro dell’abside, vi é il sarcofago di Saracena Morelli del 1491.

La riapertura della chiesa al culto avvenne il 22 giugno 1827, dopo un primo restauro che vide la chiusura di tre delle cinque finestre strombate dell’abside, l’asportazione delle lapidi e delle iscrizioni e la chiusura delle cappelle terminali delle navate laterali per ricavarne la sacrestia. La chiesa è stata restaurata recentemente per iniziativa della Famija Albeisa. Lo stile del monumento è il gotico severo primitivo ad archi semiacuti. Di particolare interesse nella facciata è il portale che presenta una profonda strombatura di colonnine in arenaria. Nella lunetta, sorretta da un architrave, è dipinta la Madonna con il Bambino tra S. Domenico e Santa Caterina da Siena.

 

Bibliografia:
 – VERNAZZA G., Titoli di antiche chiese ed ospedali di Alba, Manoscritto XIX sec. conservato nella Biblioteca Civica di Alba (che possiede altri documenti antichi)
– GIORDANO C.L., Il bel San Domenico di Alba, Tipografia Anfossi, Torino, 1934;
– MACCARIO L., Per un intervento di restauro del San Domenico,“Alba Pompeia”, 1980, fasc. II
– TOSCO C., Il gotico ad Alba: l’architettura degli ordini mendicanti, Ediz. Famija Albeisa, Alba, 1999
– QUASIMODO F., SEMENZATO A. , Studi per una storia di Alba, una città del Medioevo, Ediz. Famija Albeisa, Alba, 1999
– BUCCOLO A. (a cura di), Alba. Chiesa di San Domenico, Ediz. Famija Albeisa , Alba, 2001

Note:
Vedi anche:  http://archeocarta.org/alba-cn-chiesa-di-san-domenico/

Fruibilità:
Orari di apertura: Sabato e giorni festivi 10-12,30 e 15-18,30. La Chiesa è aperta con il medesimo orario anche nei giorni feriali in cui si svolgono la rassegna “Vinum” e la “Fiera del tartufo” . Visite guidate: Tel. 0173.440665 (sig. Boarino)

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 31/12/2012

SANDIGLIANO (BI). Oratorio di S. Antonio abate

Poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Borriana, in località Villa, Via Roma 34
https://goo.gl/maps/xE7Y66HKNCGsff8N7
L’oratorio o cappella di sant’Antonio abate sorge a poca distanza dal Castello.


Sandigliano ha avuto nel medioevo una doppia fortificazione, conseguenza della duplice signoria su questo luogo: il castello del Torrione, di proprietà dei Vialardi e il castello della Rocchetta legato alla famiglia dei Sandigliano.
Il Torrione è il più antico dei due e il primo nucleo risale all’incirca all’XI secolo: era il torrione o dongione centrale che diede il nome all’intero complesso che venne potenziato tra il XIII e il XIV secolo con doppio fossato, torri con ponti levatoi, soprelevazione della cortina dei fabbricati preesistenti. A queste opere di nuova fortificazione risale l’agglomerato popolare della borgata Villa (toponimo ancora esistente) con la costruzione di un ricetto signorile che è quasi completamente scomparso. Il castello del Torrione rimase di proprietà della stessa famiglia per secoli, fino ad oggi. Gli edifici nel tempo vennero fortemente modificati, in particolare con l’abbattimento della torre-porta a levante, il riempimento dei fossati, la demolizione di quasi tutta la cortina muraria; intorno al 1920 un intervento di restauro curato da Carlo Nigra riportò alla luce alcuni elementi architettonici antichi, ma introdusse anche alcune aggiunte, secondo la teoria allora vigente del restauro integrativo.

Del castello dei Vialardi rimangono intatti l’antico dongione con le merlature rifatte alla guelfa (al contrario la famiglia nel Medioevo fu tenacemente ghibellina) ed una singolare bertesca cinquecentesca. I pochi resti del ricetto furono inglobati nell’azienda agricola ad ovest del castello.

L’ORATORIO DI SANT’ANTONIO ABATE detto “al Torrione”, pur appartenendo alla famiglia Vialardi non fu mai cappella gentilizia. Si tratta di un piccolo edificio in stile fra il romanico e il gotico eretto probabilmente alla fine del XIII secolo o all’inizio del XIV.
All’inizio del Seicento risulta che non possedesse ancora la volta interna e che fosse coperto solo dal tetto. Fu su ordine del vescovo che nel 1664 si elevarono i muri e si creò la volta interna. La parte superiore più recente è ancora oggi ben riconoscibile dall’esterno, sia nella facciata sia nei muri laterali, nei quali fu lasciata la decorazione ad archetti pensili che correva intorno a tutta la chiesa originaria. Anche le lesene che scandiscono i muri laterali coprono in altezza solo la parte più antica i cui muri hanno parti costruite in ciottoli di fiume oltre che in mattoni.
L’abside è tardo-romanica; all’interno conserva affreschi della seconda metà del XV secolo attribuiti ad un pittore di area novarese, che ha lasciato varie testimonianze anche nel biellese, detto il “Maestro del Cristo della Domenica” (o Maestro di Proh, frazione di Briona NO), che raffigurano, nel catino absidale, il Cristo in mandorla con i simboli dei quattro Evangelisti e, nel tamburo, i dodici Apostoli.
Un affresco di metà XVI secolo, posto sulla parte sinistra, raffigura la Madonna col Bambino.
Sulla parete destra un dipinto raffigura la Crocifissione con ai lati due Santi, a sinistra è sant’Antonio abate.

 

Bibliografia:
– VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978
– VIALARDI DI SANDIGLIANO T., Il Castello di Sandigliano, in SPINA L., (a cura di), I Castelli Biellesi, Milano, 2001
– RABAGLIO R., Castelli del Biellese, Ed. Leone Griffa, Pollone BI, 2003.

Link:
http://archeocarta.org/sandigliano-bi-castello-torrione-vialardi-e-oratorio-di-s-antonio-abate/

https://www.milanofotografo.it/SvagoCulturaDettagliBiellese.aspx?ID=116
Fruibilità:
Info Comune, tel. 015.691003
Orari di apertura: Il castello é di proprietà privata, non visitabile. L’Oratorio è aperto in alcune circostanze, per informazioni e visite, rivolgersi alla Parrocchia di Sandigliano, tel. 015.691068

Rilevatore: Feliciano Della Mora

03/12/2012 – aggiornam. novembre 2025

SERRAVALLE SESIA (VC). Chiesa/oratorio di Sant’Antonio abate

 

E’ collocata sul poggio omonimo, da dove domina un tratto della vecchia strada Ducale.
Via Sant’Antonio, 20    https://goo.gl/maps/WiQqU7fHXMzogxbQ9

 

Non si sa con precisione quando fu edificato il bell’oratorio dedicato a S. Antonio abate. Forse nel secolo XII o XIII, ma fu ricostruito negli anni tra il 1711 ed il 1721. L’inizio ebbe luogo il 10 di maggio 1711 su disegno di Carlo Zaninello essendo capomastro Pietro Sellelto e si finì nel 1720, essendo priore Carlo Ludovico Sozzano.
Il primo Registro dell’amministrazione del vecchio oratorio incomincia nel 1628, ma fin da quella prima pagina già si parla di “vecchio muro, fortificar li barba cani, di un porticato, di muraglia falla verso Serravalle”.
Dall’8 agosto 1723 la statua del Taumaturgo non venne più rimossa e rimane nella sua bellezza artistica a contemplare il cielo ed a benedire il popolo devoto. Il popolo di Serravalle celebra ogni anno solennemente la festa dei Santo con la benedizione del pane e del fieno.

 

Bibliografia:
 – Florindo don PIOLO, Storia del Comune di Serravalle Sesia, Stabilimento Grafico Fratelli Julini – Grignasco, Dicembre 1995

– Davide Cerutti, L’Oratorio di sant’Antonio abate e i suoi Priori,  Quaderno della Collana Storie di Comunità n° 4,  2018,

 

Link: http://www.comune.serravallesesia.vc.it

Fruibilità: Apertura: in occasione della SS. Messa. Tel. Parrocchia – 0163.450241

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/11/2012 – giugno 2020