BAVENO (VCO), Chiesa Ss. Gervasio e Protasio, affresco di sant’Antonio abate

 

Chiesa parrocchiale dei santi Gervasio e Protasio – Baveno (VCO).
Baveno (altitudine m 205), collocata sulla sponda occidentale del lago Maggiore, pochi chilometri a Nord di Stresa, è raggiungibile tramite la strada E62 e l’autostrada A26 del Sempione.
La chiesa è ubicata in piazza della Chiesa, che è chiusa tra i portici della Via Crucis e le antiche canoniche,  poco distante dalla strada E62, che percorre il lungo lago, ed è raggiungibile tramite la via Monte Grappa.

 

Nella facciata, al di sopra del portale, il cui arco è sottolineato da modanature e capitelli scolpiti, una cornice marcapiano è sovrastata da una finestra rettangolare, fiancheggiata da due bifore murate, e da una luce a quadrifoglio; ai lati del portale sono inserite due epigrafi romane risalenti alla metà del primo secolo d.C. e sono visibili resti di un affresco.
La facciata è limitata lateralmente da due contrafforti e in alto da una serie di archetti pensili, che testimoniano il livello della copertura originaria, successivamente soprelevata.
L’interno della chiesa presenta una sola navata, con cappelle laterali.
All’esterno, lungo il lato destro, è edificato il battistero, di pianta quadrata e preceduto da un portico; la costruzione attuale risale al XVII, ma la sua origine è molto più antica.

L’immagine di S. Antonio Abate, databile al XV secolo, è affrescata su di una lesena all’ingresso della cappella del Crocifisso, la terza a destra, dove sono conservate due tavole attribuite a Defendente Ferrari.
Il santo è rappresentato secondo una iconografia che si discosta leggermente da quella tradizionale: regge con la mano sinistra un bastone di forma diversa da quella usuale, dal quale pende una campanella, la mano destra è alzata in attitudine benedicente, secondo un atteggiamento consueto nelle immagini più antiche, che a partire dal XVII secolo si trova per lo più in affreschi su piloni di zone agricole o montane. Manca il maialino ai piedi del santo.

 

Note storiche:
La chiesa, edificata sui resti di una costruzione più antica (XII secolo), fu consacrata nel 1345 e conserva della costruzione originaria la facciata a capanna, esempio di architettura romanica del XII secolo, ed il campanile.
Nell’interno le cappelle laterali sono state aggiunte nel XVIII secolo.

 

Bibliografia:
Quaderno n. 26 delle comunità parrocchiali di Baveno, 1983.

Link: http://www.comune.baveno.vb.it
http://archeocarta.org/baveno-vb-chiesa-dei-santi/
Fruibilità:
La chiesa è solitamente aperta.
email:  turismo.baveno@reteunitaria.piemonte.it
Ufficio Turismo Comune di Baveno, tel/fax 0323924632

Rilevatore: M. Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 14 settembre 2012

IVREA (To). Duomo di Santa Maria Assunta, cripta, due affreschi con sant’Antonio abate, 1426

Duomo di “Santa Maria Assunta” situato su di un’altura, nel centro storico a poca distanza dal Castello dalle rosse torri; la costruzione presenta parti romaniche e barocche neoclassiche.

L’affresco è sito nella cripta, X secolo, del Duomo ed è posizionato sul fianco di un’arcata.
E’ attribuito a Giacomino da Ivrea: Sant’Antonio abate accanto a San Cristoforo; altri affreschi mostrano San Sebastiano e Madonna che allatta il Bambino;  sull’arco absidale una Annunciazione.
Giacomo, o Jacopo o, più frequentemente, Giacomino da Ivrea, fu un pittore piemontese attivo tra il 1426 e il 1469 nel Canavese e in Valle d’Aosta. Gli affreschi del 1426 eseguiti nella cripta del Duomo di Ivrea, assieme a quelli dipinti nella chiesetta campestre di San Grato, posta su un’altura nei pressi di Pavone, segnano con molta probabilità il suo esordio pittorico.

Note storiche:
Durante la costruzione della nuova facciata (nell’800) sono venuti alla luce molti reperti di periodo romano, ed inoltre ne sono visibili molti altri rimpiegati per la costruzione della parte più antica che fanno pensare in precedenza lì vi fosse, fin dal I secolo a.C., un tempio romano in asse con il sottostante teatro.
In seguito il tempio fu trasformato in chiesa cristiana tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, cioè quando venne istituita la diocesi di Ivrea (precedentemente sotto quella di Vercelli). Questa prima chiesa si presentava a tre navate e con due absidi messe in contrapposizione, modello tipico delle chiese paleocristiane.
A sud-est (a fianco della chiesa) vi si trovava il battistero (oggi scomparso).
Fu il Vescovo Warmondo (che tenne la cattedra eporediese dal 969 al 1005) a far abbellire ed ingrandire la cattedrale; egli incoraggiò lo sviluppo artistico del Duomo e dello “sciptorium” (dove operavano miniatori, disegnatori e copisti). Nel deambulatorio vi si trova una lapide del tempo che recita: “condit hoc Domino praesul Warmondus ab imo”.
Le parti della costruzione di quel periodo ancora conservate sono: l’abside, le torri campanarie, il deambulatorio, il coro, delle bifore e trifire, la cripta (ove già allora vi era conservato il sarcofago del questore Caio Atecio Valerio reimpiegato come urna funeraria per le reliquie di San Besso).
Durante il XIV – XV secolo la cattedrale fu abbellita con decorazioni pittoriche, stalli lignei del coro.
Alla fine del 700 la chiesa venne adattata ai gusti dell’epoca per volere di Mons. Ottavio Pochettini che affidò l’incarico all’architetto Giuseppe Martinez; i lavori interessarono in special modo il presbiterio, le navate laterali e le volte.
Con l’aggiunta di stucchi e pitture di Giovanni Cogrossi la cattedrale assunse un aspetto Barocco.
Nel 1854 il vescovo Luigi Moreno fece ampliare e ristrutturare completamente con modifiche strutturali, allargandola di una navata ed innalzando la facciata attuale dandole un aspetto neoclassico; i lavori vennero progettati dall’architetto Gaetano Bertolotti.

__________________________________

«In corrispondenza di un vano a nord della cripta orientale del Duomo, alcune pitture ornavano un muro, in parte distrutto in parte distrutto e su cui si innesta una volta più moderna che ha comportato la perdita della parte alta delle figure che rappresentano da sinistra a destra: San Martino, San Cristoforo, e Sant’Antonio abate. Malgrado la consunzione delle pitture, queste mostrano la medesima delicatezza e finezza delle opere di Dux Aymo, a cui possono quindi essere attribuite.» Datate intorno al 1426.

Della figura di s. Antonio, a destra, rimane la parte centrale con il braccio destro che tiene bastone  e libro; una campanella è appesa la polso.

Citazione e fotografia da:
BONICATTO Simone, Il Maestro del chirurgo Domenico della Marca d’Ancona e il contesto pittorico del Canavese, Editris, Torino 2022, pp. 93-4

 

 

Link: http://www.serramorena.it

Rilevatore: Valter Bonello

BARDONECCHIA (TO), fraz. Melezet. Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate

La frazione Melezet (altitudine m 1367) dista da Bardonecchia quasi 4 chilometri ed è situata sulla strada che porta al colle della Scala.
La parrocchia si trova sulla via che attraversa il centro dell’abitato.
https://goo.gl/maps/sjiiykktPrz95FBd7


Al portale d’ingresso si accede attraverso un portico a tre arcate preceduto da due scale in pietra.
Un’apertura tra le due scale esterne dà accesso a un locale interrato, usato per le sepolture invernali, quando la neve e il terreno gelato non consentivano i normali interramenti.
Al di sopra del portico si apre una finestra, sovrastata da una nicchia vuota, che in origine ospitava la statua lignea della Madonna con il Bambino, ora al Museo di Arte Religiosa Alpina di Melezet.
Il campanile, che ricorda lo stile romanico delfinale, nei due livelli superiori presenta finestre a bifora e culmina con una cuspide ottagonale in pietra e con quattro pinnacoli.
L’interno è costituito da tre navate, un presbiterio e un’abside rettangolare.
Sulla trave sottesa all’arco trionfale è collocato un crocifisso, mentre i lati dell’arco e i pilastri sono decorati da ghirlande lignee di fiori e frutta, opera di intagliatori di Melezet.

Il retable dell’altar maggiore ha una struttura complessa: sul coronamento sono rappresentati l’Eterno e numerosi angioletti, le colonne sono ornate da tralci di vite e hanno ai lati elaborate volute (gli aillerons).
La tela del retable rappresenta in alto la Madonna con il Bambino e angeli, in basso a sinistra S. Antonio abate, riconoscibile grazie alla presenza del fuoco e del maiale, e a destra l’Angelo custode protettore del paese, che con la mano destra indica la chiesa parrocchiale di Melezet, rappresentata piccolissima sullo sfondo.

Sul paliotto dell’altare, entro un ovale fiancheggiato da tralci fioriti, è raffigurato S. Antonio in ginocchio di fronte a una croce; il Santo tiene in mano un libro e un rosario e ha ai lati la campanella e il maiale.

La tela nel retable dell’altare di S. Antonio abate, nella navata destra, rappresenta il Santo in ginocchio davanti a una roccia su cui è posato un libro; in basso è visibile il fuoco, uno dei simboli del Santo.
La tela sull’altare della navata sinistra raffigura la Madonna con il Bambino e Santi. Nella medesima navata è collocata una statua in legno dorato del Bambino.
Sulla parete destra del presbiterio si trova una tela con l’assunzione della Vergine.

 

Materiale informativo ed illustrativo:
Opuscolo Itinerari di Arte e Cultura Alpina – Valle di Susa Bardonecchia, pagg. 4-5, a cura di Associazione Turistica pro Loco Bardonecchia, Centro Culturale Diocesano di Susa, Museo civico di Bardonecchia.
Dépliant Parrocchie della Valle Stretta Melezet- Les Arnauds, a cura di Commissione Diocesana Turismo sport e Tempo libero, Centro Culturale Diocesano.

Note storiche:
La popolarità del culto di S. Antonio Abate in valle di Susa andò aumentando nel XVI secolo in seguito all’insediamento degli Antoniani, avvenuto agli inizi del secolo, a Névache, che si trova a poca distanza dal colle della Scala, sul versante francese.
Névache e la valle di Susa a monte di Gravere appartenevano ai conti del Delfinato; solo nel 1713 l’alta valle di Susa passò ai Savoia.
A Névache gli Antoniani edificarono una cappelletta e si dedicarono alla cura del male degli ardenti; intervennero anche in campo agricolo, introducendo la rotazione delle colture. S. Antonio è rappresentato in un affresco e sul portale della chiesa di St. Marcellin a Névache.
La chiesa originaria, che sorgeva poco lontano da quella attuale e risaliva alla fine del XV secolo, fu danneggiata e poi distrutta, come buona parte del paese, da due incendi scoppiati il primo nel 1668 e il successivo nel 1694.
La nuova chiesa fu edificata sul luogo in cui sorgeva un rudere, donato alla parrocchia proprio per favorire la costruzione dell’edificio, e venne realizzata a spese della popolazione locale, che iniziò la riedificazione immediatamente dopo l’incendio del 1694.
Le due tele degli altari laterali provengono dalla chiesa originaria; il campanile è stato innalzato utilizzando parte delle strutture quattrocentesche.


La chiesa è stata costruita tra il 1694 e il 1698; il retable dell’altar maggiore è simile a opere analoghe degli intagliatori Flandin e Rosaz di Termignon, mentre la tela è attribuita alla bottega dei Dufour, probabilmente a Gabriel, ed è stata commissionata da Giovanni Agnes de Geneys nel 1698 (“Ex dono di Gioannis Agnes des Geney 1698”); anche l’esecuzione del retable è datata alla fine del Seicento.
Il paliotto dell’altare risale al XVII secolo.
L’altare di S. Antonio Abate era in uso alla confraternita maschile di S. Antonio, fondata alla fine del Quattrocento; il retable è dovuto probabilmente a Jacques Jesse di Embrun. La tela, forse attribuibile ai Dufour (così come quella sull’altare della navata sinistra), appare molto simile a quella collocata sull’altare della parrocchia dell’Immacolata Concezione nella borgata S. Antonio della Ramats di Chiomonte, opera di un pittore di ambito franco-piemontese; presenta somiglianze iconografiche anche la tela collocata nella cappella di S. Antonio Abate a Jouvenceaux.
Il retable e la tela di Melezet risalgono all’ultimo quarto del Seicento. I tabernacoli sono aggiunte non pertinenti all’esecuzione degli altari.
La statua che rappresenta il bambino è databile agli inizi del Settecento; la tela con l’Assunzione, opera di Paolo Gerolamo Della Croce, è del 1619. Le ghirlande lignee sono datate agli inizi del Settecento; il fonte battesimale, opera della bottega locale dei Roude, risale agli inizi del Seicento.
La costruzione, gli altari e il fonte battesimale sono datati al XVII secolo; la statua in legno dorato e le ghirlande lignee risalgono al XVIII secolo.

 

Bibliografia:
 – N. BARTOLOMASI – S. SAVI – F. VILLA, Storia Arte attualità della Chiesa in Valsusa, pag. 98, Cuneo 1972.
– G. GENTILE, Documenti per la storia della cultura figurativa in Valle di Susa, in G. ROMANO (a cura di), Valle di Susa. Arte e storia dall’XI al XVIII secolo, Catalogo della mostra (Torino 12 marzo – 8 maggio 1977), pag. 52, 68, pagg. 72-75, Torino 1977.
– B. DEBERNARDI, Una Diocesi alpina, pag. 104, Savigliano 1991.
– G. Paolo DI PASCALE, Bardonecchia e le sue valli. Parte prima – Storia, arte, folklore, pag. 43, Bardonecchia 1991.
– R. CARNISIO, Escursionismo tra arte e storia in Val di Susa e Delfinato, pagg. 140-141, Torino 2000.
– AA. VV., Il patrimonio artistico della Valle di Susa, pag. 241, 243 n. 28, Torino 2005.
S. DAMIANO – F. NOVELLI – A. ZONATO (a cura di), Itinerari di Arte Religiosa Alpina – Valle di Susa, pagg. 126-128, ed. Centro Culturale Diocesano, Susa 2007.

Link: http://www.centroculturalediocesano.it

Email: museo@centroculturalediocesano.it

Fruibilità:
La chiesa è aperta durante la celebrazione della messa.
Per le visite ci si può rivolgere al Centro Culturale Diocesano, via Mazzini 1 – 10059 Susa (To) – tel. e fax 0122 622640.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 16/08/2012 -Aggiornamento per verifica sul campo il 16/08/2012 ad opera di Valter Bonello.

 


Il catalogo dei Beni culturali segnala a Bardonecchia, ma senza indicare la collocazione esatta, un statua lignea dipinta e dorata, alta 99 cm, raffigurante s. Antonio abate. «Supporto a base parallelepipeda, figura stante avvolta in un ampio mantello, con libro aperto nella mano sinistra e campanello nella destra. Sant’Antonio abate veste un abito marrone, un mantello nero con bordi dorati; la coperta del libro è verde. Nonostante le pesanti ridipinture la statua è riferibile ad un intagliatore altovalsusino verso la metà del XVI secolo, come indicano i confronti con i cicli affrescati coevi e con numerose opere conservate localmente; l’esecuzione è di buona qualità. E’ possibile un’ipotesi di riconoscimento con la statua lignea vista, ricorda Guido Gentile, dal visitatore monsignor Jertoux, nel 1584, sull’altare di Sant’Antonio della vecchia parrocchiale di Melezet.»

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100137806


CUNEO. Via Savigliano ang. Via Cacciatori delle Alpi, affresco con sant’Antonio abate che adora la Sindone

Su una casa privata, tra il primo ed il secondo piano, un affresco in cui è rappresentato Sant’Antonio Abate che adora la Sindone. Si affaccia sulla piazzetta di Santa Chiara.
Anche grazie alle sue dimensioni (due metri di altezza per uno di base) era ed è ancora ben visibile per chi transiti nel quartiere, un tempo dedicato a Sant’Antonio abate, nel cuore del centro storico della città.
Vi campeggia un Sant’Antonio Abate adorante con gli occhi rivolti verso il cielo azzurro dove, sopra una nuvola nebbiosa, due angioletti ostendono la Sindone tenendone tesi i due capi, mentre l’eremitica capanna, con il tetto di paglia e due uccellini sul tetto, chiude il campo visivo con a lato alcune verzure ed il maialino del santo che fa capolino dall’angolo, in basso a sinistra.

Note storiche:
Realizzato nel XVII secolo, colpisce la perizia pittorica dell’ignoto autore, che non dimostra incertezze nella tecnica figurativa ma tratteggia anche con grande efficacia e realismo la figura del Santo: la barba ed i capelli bianchi fluenti, lo sguardo rapito dall’umana divinità del Sacro Lenzuolo, il drappeggio ancora rinascimentale della tonaca e del mantello.
Un affresco di buona qualità pittorica, sia per la diretta espressività che per i volumi ed il cromatismo, opera forse di valente frescante di passaggio per la città subalpina. Un lavoro di pregio, che potrebbe risalire alla fine del Cinquecento o ai primi del Seicento.
Sono presenti gli attributi del Santo: il bastone da pellegrino a forma di TAU, il campanello che scaccia i demoni e il maiale.


Per un’analisi più approfondita:
https://www.santantonioabate.afom.it/fulvio-romano-sant-antonio-abate-e-la-sindone/

Rilevatore: Della Mora Feliciano

CUNEO. Edificio in Via Savigliano ang. Via Chiusa Pesio, affresco con sant’Antonio abate e la Sindone

 

Su una casa privata, di civile abitazione, tra il secondo ed il terzo piano, un affresco in cui è rappresentato Sant’Antonio Abate.
Copia ottocentesca dell’affresco in via Cacciatori delle Alpi, poco distante. Vedi https://www.santantonioabate.afom.it/cuneo-via-savigliano-ang-via-cacciatori-delle-alpi-affresco-con-santantonio-abate-che-adora-la-sindone/


Probabilmente un ex-voto che costituisce un segno tangibile della presenza della malattia difficilmente curabile. Nel Medioevo, i frati Antoniani di Ranverso allevavano dei maiali da cui si traeva una pomata lenitiva.
Al tempo era l’unica cura possibile contro l’herpes zoser.

 

Per approfondire:
https://www.santantonioabate.afom.it/fulvio-romano-sant-antonio-abate-e-la-sindone/

Fruibilità:
Sulla pubblica via.

Rilevatore: Della Mora Feliciano

Data ultima verifica sul campo: 09/08/2012