TALMASSONS (Ud), fraz. Flambro. Chiesa di S. Antonio abate

Via S. Antonio – Flambro – Talmassons – UD
https://maps.app.goo.gl/3unv2Pmacy2xZaeq8

Chiesetta campestre dedicata a S. Antonio abate, fu un tempo la chiesa del villaggio di San Vidotto, piccolo borgo di origine romana, distrutto nel 1477 dai Turchi.
La chiesetta attuale risale al XVIII secolo.
Presenta aula rettangolare e abside quadrata con volte a crociera. La semplice facciata è caratterizzata da un tettuccio posticcio collocato sopra la porta d’ingresso su cui è dipinto un affresco che raffigura sant’Antonio abate, di Giovanni Toneatto, eseguito sulla base del precedente di Antonio Senci. Sul tetto c’è la bifora campanaria.
Fino a qualche anno fa erano visibili gli affreschi settecenteschi realizzati da Pietro Venier.
Tuttora si conservano gradevoli ex voto della passata devozione al Santo.
Una targa ricorda l’ultimo restauro, dopo il terremoto del 1976, ad opera del Gruppo Alpini di Flambro.
Tutto intorno alla chiesetta affiora una grande quantità di materiale archeologico.

All’interno, sull’altare, una statua di sant’Antonio abate con gli attributi  abituali (vedi immagine sotto).

Bibliografia:
– T. Cividini, Paola Maggi, Presenze romane nel territorio del Medio Friuli 6. Mortegliano Talmassons, 1999, p. 167.
https://www.archeocartafvg.it/

Allegato: sant antoni.pdf 
Vedi anche: San Vidotto

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/04/2013

OPERA TRAFUGATA. Madonna con Bambino, San Mauro e Sant’Antonio abate

 

Anonimo del XVII sec. raffigurante la Madonna con Bambino e San Mauro e Sant’Antonio abate.
OLIO SU TELA, cm 139 x 90 – 107991

 

Notizia da:
Da ARTE IN OSTAGGIO – Bollettino delle opere d’arte trafugate n. 34, anno 2012, pag. 45, del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei CARABINIERI

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data compilazione scheda: 04/04/2013

SESTO AL REGHENA (Pn). Abbazia di S. Maria in Sylvis, Refettorio, olio su tela raff. la Madonna del Carmine ed i Ss. Antonio Abate, Antonio da Padova e Floriano


L’Abbazia di Santa Maria in Sylvis, nobile e potente monastero benedettino, venne fondata nella prima metà del sec. VIII; nel 762 ricevette una donazione dai duchi longobardi Erfone e Marco, alla quale seguirono molte altre.
Dopo l’invasione degli Ungheri subita nell’899, durante la quale venne danneggiata, risorse e si fortificò.
Fra il sec. IX e il XII l’abbazia accrebbe la sua potenza anche sul piano civile, venendo ad assumere un ruolo importante nella villa politica della regione.
Nel 1420 fu presa da Venezia e nel 1441 divenne Commenda (fu anche dei Grimani) perdendo importanza sul piano religioso; vi si succedettero agostiniani, domenicani, francescani e vallombrosani.
Nel 1768 l’abbazia venne affidata al clero secolare e nel 1790, soppressa la Commenda, fu messa all’incanto.
Nel 1818 passò alla diocesi di Concordia e nel 1921 divenne nuovamente abbazia.


Nel refettorio o sala delle udienze, si trovava un olio su tela
raffigurante la Madonna del Carmine in gloria con il Bambino in braccio ed i Ss. Antonio Abate, Antonio di Padova e Floriano (olio su tela,  219 x 107 cm).
La tela non si trova più in loco in quanto risulta trafugata insieme ad altre opere.
Rappresentava la Vergine col Bambino in braccio assisa tra le nubi tra il volteggiare di angeli, porge assieme al Figlio il sacro talismano.
In terra si dispongono i due Antoni comunemente associati nel ruolo (del santo di Padova esiste tra l’altro un oratorio in onore in località Banduzzo) e san Floriano protettore del bestiame e del pericolo degli incendi.
Del tutto simili i caratteri stilistici alla tela contrassegnata con il n. 8 e con quella pertanto riferibile a Biagio Cestari come anche suffraga un dipinto della parrocchiale di Bertiolo.
Forma continuata e dimensioni analoghe alla pala dei Ss. Rocco e Sebastiano rendono il dipinto parte del medesimo contesto. Datato 1766 e sostituito di altro in onore del Carmine (il titolo compare già nel 1658) forse rispondente alla “tavola con i Ss Antonio di Padova, Antonio Abate e la B.V. in gloria dipinta nel 1721 da Gregorio Lazzarini “per la chiesa della villa di Sesto”.

 

Notizie tratte da:
Gian Carlo Menis e Enrica Cozzi ( a cura di), L’Abbazia di Santa Maria di Sesto. L’arte medievale e moderna, Edizioni GEAPprint, Pordenone 2001

Paolo Goi, Pittura e arredo liturgico nella storia dell’abbazia in età moderna e contemporanea, [S. l.] : GEAPprint, 2001

 

Info: Infopoint in Piazza Castello, 5 – 33079 Sesto al Reghena – tel. 0434 6999701 – infopoint.sesto@tin.it

Link: www.comune.sesto-al-reghena.pn.itwww.borghibellifvg.it

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 12/05/2018

SESTO AL REGHENA (Pn). Abbazia di S. Maria in Sylvis, saletta-museo, affresco raff. s. Antonio Abate

L’Abbazia di Santa Maria in Sylvis, nobile e potente monastero benedettino, venne fondata nella prima metà del sec. VIII; nel 762 ricevette una donazione dai duchi longobardi Erfone e Marco, alla quale seguirono molte altre.
Dopo l’invasione degli Ungheri subita nell’899, durante la quale venne danneggiata, risorse e si fortificò.
Fra il sec. IX e il XII l’abbazia accrebbe la sua potenza anche sul piano civile, venendo ad assumere un ruolo importante nella villa politica della regione.
Nel 1420 fu presa da Venezia e nel 1441 divenne Commenda (fu anche dei Grimani) perdendo importanza sul piano religioso; vi si succedettero agostiniani, domenicani, francescani e vallombrosani.
Nel 1768 l’abbazia venne affidata al clero secolare e nel 1790, soppressa la Commenda, fu messa all’incanto.
Nel 1818 passò alla diocesi di Concordia e nel 1921 divenne nuovamente abbazia.

 

L‘affresco raffigurante Sant’Antonio Abate (87 x 71 cm),  opera di pittore friulano, è esposto nella saletta – museo, all’ingresso dell’abbazia.
Il Santo abate, in saio monacale e con i comuni attributi di bastone, campanello e suino, è campito a tutta figura su di un cielo azzurro ed un basso pianoro verde contrassegnato dalla sagoma del cenobio sestense, dettaglio che garantisce l’appartenenza del dipinto al complesso abbaziale ed anzi alla ex (=vecchia) sacrestia dove l’affresco apparve in seguito alla stonacatura delle pareti nel 1959-1960 come precisato da Gerometta.
In calce l’iscrizione “ANDREA SPAGNOL FECE DIPINGIER QUESTO S. ANTO(NIO)”.
L’indirizzo rinascimentale avvertibile nella solidità di impianto dell’immagine e nell’equilibrio compositivo, è compromesso da sciatterie e dalla piatta stesura del colore.
Affresco pertanto dei primi anni del ‘600 condotto da parte di maestranza locale esercitatasi su testi di maggior levatura.

Comune la devozione al patrono degli animali documentata anche da un affresco del sec. XVI in località Marignana

 

 

Informazioni tratte da:
Gian Carlo Menis e Enrica Cozzi ( a cura di), L’Abbazia di Santa Maria di Sesto. L’arte medievale e moderna, Edizioni GEAPprint, Pordenone 2001

Paolo Goi, Pittura e arredo liturgico nella storia dell’abbazia in età moderna e contemporanea, [S. l.] : GEAPprint, 2001

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 26/03/2013

LESTIZZA (Ud), fraz. di Sclaunicco, Chiesa di San Michele Arcangelo, statua di sant’Antonio abate

Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo
Via San Giovanni Bosco, n. 9  – 33050 Sclaunicco di Lestizza
Telefono: +39-(0432)-764044

Statua di Sant’Antonio Abate, inizio sec. XVI, attribuita a Giovanni Antonio Pilacorte.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 23/03/2013