MONTECHIARO D’ASTI (At). Cappella di Sant’Antonio abate

Via Mondo, 11.   https://goo.gl/maps/EidveUue8FCLddxBA

La cappella intitolata a questo Santo era molto antica, tanto che risulta citata nel verbale della visita pastorale effettuata nel 1627.
Fu ricostruita nell’attuale sito nella seconda metà del 1700 dal Signor Maggiore Franco Antonio Vandero.
Possiede una discreta facciata barocca in cotto a vista con eleganti cornici alle finestre e al portale che accoglie un portone a pannelli settecenteschi scolpiti.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 30/06/2012

 


In Via Monte Chiaro, 36-38, sorge un pilone dedicato a Sant’Antonio abate.

https://goo.gl/maps/ndbbaQ3ezJJ4cjsu5
Immagine da googlemaps.

Aggiornamento: febbraio 2023

SEZZADIO (Al). Chiesa di Santo Stefano di Sezzè o Santa Maria di Banno di Sezzè, due affreschi con sant’Antonio abate

Chiesa del cimitero, fuori il paese.

Fra le prime attestazioni dell’esistenza della chiesa, particolarmente significativa è la Bolla di Innocenzo III, datata 16 giugno 1135, in cui Santo Stefano di Sezzadio viene annoverata fra i possessi del monastero di Santo Stefano di Genova.
Tale possesso viene riconfermato dalle bolle successive di Eugenio III (18 agosto 1145), Urbano III (4 febbraio 1180) e Celestino III (13 febbraio 1193).
– 3 gennaio 1235 – Con duplice atto, vengono effettuate la donazione della chiesa e la vendita della grangia alle monache cistercensi di Santa Maria di Banno di Tagliolo, di cui è badessa Giacoma Canefri.
– 16 aprile 1244 – Approvazione vescovile della vendita e autorizzazione alle monache a prendere possesso del monastero. Da allora, Santo Stefano di Sezzè cambia nome in Santa Maria di Banno di Sezzè.
– 24 luglio 1469 – Le Monache, delle  quali all’epoca è badessa Brigida di Coronata, si trasferiscono da Tagliolo a Sezzadio e provvedono a far affrescare la chiesa.
– 25 agosto 1512 – Il monastero passa dalle monache cistercensi alla congregazione lateranense dell’ordine di Sant’Agostino.
– 22 maggio 1517 – Il monastero viene ceduto ai canonici lateranensi del convento di Santa Maria di Castello di Alessandria.
– 15 luglio 1649 – Il monastero ritorna alla congregazione lateranense dell’ordine di Sant’Agostino, che provvede ad assegnarla al convento di San Teodoro di Genova.
– Fine del XVIII secolo – L’antica chiesa di Santo Stefano per le leggi napoleoniche viene incamerato dalla civica amministrazione del Demanio, come bene pubblico.
– 1817 – La chiesa passa al Comune di Sezzadio, e diviene cappella del cimitero che il Comune stesso ha realizzato nell’orto annesso all’edificio sacro. Nell’orto hanno sepoltura i sezzadiesi, mentre in un sotterraneo della chiesa viene riservato il posto per la sepoltura dei sacerdoti.
– 1863 – La tenuta di Santo Stefano, con i suoi beni, ammontanti a 139 ettari, 68 are e 78 centiare, viene posto all’asta dal Regio Demanio e passa alla famiglia Frascara assieme a Santa Giustina.
– Anni Trenta del ‘900 – La chiesa di Santo Stefano, con annessi fabbricati viene ceduta al sezzadiese Angeleri Paolo, capomastro.
– 9 dicembre 1988 – Con atto di donazione, Alessandro Angeleri, figlio di Paolo, dona al Comune di Sezzadio la chiesa di Santo Stefano e il relativo cortiletto
– Anni Novanta – Primi restauri sull’edificio sacro: un primo intervento viene gestito direttamente dalla Soprintendenza, un secondo è coordinato dal Comune. Entrambi gli interventi, si legge in una nota scritta del sindaco dell’epoca Giuseppe Ricci (primo cittadino del paese dalla metà degli anni Ottanta fino al 2004) vengono eseguiti al fine del recupero dell’edificio alla celebrazione liturgica.
La storia recente
Nel riassunto dei fatti possiamo partire proprio dalla decisione del sindaco, Giuseppe Ricci (lo stesso che aveva accolto la donazione della chiesa e che era alla guida del paese negli anni dei primi due interventi di restauro), e del suo vice Giovanni Battista Sardi (a sua volta sindaco dal 2004 al 2009), di procedere con il recupero della chiesa, in parte grazie a contributi richiesti alla Soprintendenza regionale, in parte con spese di Amministrazione comunale.
In nuove elezioni locali, il testimone di sindaco passa nelle mani di Giovanni Battista Sardi che, tra fine 2007 e inizio 2008, decide «di destinare alcune antiche pietre, di proprietà del Comune e da tempo inutilizzate, alla costruzione di un altare da collocare in Santo Stefano».
«La nostra intenzione, e non è un mistero, era quella di riaprire la chiesa al culto, con il benestare del Parroco e Vescovo. Ne avevamo anche parlato con lui, in occasione della sua visita pastorale del dicembre 2004, incontrando da parte sua un vivo apprezzamento», spiega Sardi, e il racconto da lui fornito circa le pietre destinate a diventare il nuovo altare trovano conferma da parte di Ireneo Pagella, un sezzadiese che ricorda di essersi «recato di persona, insieme a Sergio Garrone, proprio ad Incisa, per prendere visione del lavoro. Grazie alla collaborazione di Ugo Tonello, titolare di una ditta di movimento terra, le pietre ormai levigate furono riportate a Sezzadio e poste nella chiesa per venire poi benedette dal Vescovo».
Della chiesa ormai restaurata prende visione, nel maggio 2009, anche il parroco, don Luciano Cavatore, che ricorda: «Chiamato dal sindaco Sardi, mi recai in Santo Stefano, per osservare i progressi compiuti. Devo dire che rimasi favorevolmente impressionato ed espressi un notevole apprezzamento proprio per l’altare, che rispondeva pienamente alle norme liturgiche del Concilio Vaticano II. In quell’occasione, il Sindaco mi chiese cosa servisse per far sì che la chiesa potesse nuovamente essere utilizzata per celebrare messa».
L’allestimento, peraltro, doveva già essere a buon punto, visto che già all’inizio del 2009 si era provveduto all’acquisto di 22 sedie e un ambone il leggio per le letture e le prediche. Si noti che, secondo la liturgia rinnovata, gli spazi celebrativi necessari per la celebrazione sono l’altare, l’ambone e la sede, ovvero il luogo da cui il sacerdote presiede l’assemblea.
Il 7 giugno 2009, il colpo di scena: il sindaco Sardi perde le elezioni, vinte dall’attuale primo cittadino Pier Luigi Arnera; il cambio di amministrazione porta con sé un drastico cambiamento nelle scelte relative alla destinazione della chiesa di Santo Stefano, fino ai fatti delle ultime settimane.

Affreschi.
La maggior parte degli affreschi è databile tra il 1469 e il 1483, tra essi quello in cui è raffigurato sant’Antonio abate con sant’Apollonia, subito a sinistra entrando nell’edificio.

Invece l’affresco che segue sulla stessa parete (dopo un Santo a cavallo e san Sebastiano) è un sant’Antonio abate con san  Defendente, che risale alle soglie del Cinquecento.

 

Bibliografia:
 – F. GASPARDO, Memorie storiche di Sezzé Alessandrino: l’abbazia di S. Giustina, il monastero di S. Stefano o S. Maria di Banno, I, Alessandria 1912, pp. 203-305;
– E. PODESTÀ, Il monastero di S. Maria di Banno, in “Novi Nostra”, XXIV (1984), pp. 83-98;
L. TACCHELLA, Insediamenti monastici delle Valli Scrivia, Borbera, Lemme, Orba e Stura, Novi Ligure 1985, pp. 68-70.

Note: Si attende la conclusione di questa lunga vicenda.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Immagine in alto da: https://www.chieseromaniche.it/Schede/217-Sezzadio-Santa-Maria-di-Banno-o-di-Santo-Stefano-o-di-Sezze.htm

Data ultima verifica sul campo: 30/06/2012 – aggiorn. 14  dicembre 2021

CASSINE (Al). Complesso Conventuale di San Francesco e Museo, affresco e statue lignee di s. Antonio abate

Il complesso francescano fu fatto edificare dai Francescani Minori Conventuali, giunti a Cassine intorno al 1232.
Ne è prova il testamento di Cesare Canefri, in cui alcuni suoi beni venivano lasciati per la costruzione della chiesa di San Francesco: “in laborerio eiusdem ecclesiae”. Essi si insediarono inizialmente “extra muros“, come ogni nuova comunità mendicante, presso l’ingresso settentrionale del paese nella chiesetta di San Secondo, successivamente si stabilirono nella sede del centro urbano appena costruita.
La data di edificazione è tuttora incerta, probabilmente l’inizio della costruzione è prossima al 1291 e l’ultimazione intorno al 1327, in relazione ad una bolla pontificia del Papa Giovanni XXII, in cui era concesso ai frati di trasferirsi entro il castrum.

Note storiche:
I verbali delle visite pastorali, a partire dal 1577, ci informano della presenza delle varie cappelle che i frati avevano concesso di edificare a famiglie e confraternite.
Nel 1623 si eseguirono lavori di rivestimento in muratura dei pilastri gotici e di tinteggiatura, per adeguarsi alle esigenze dei tempi; tali rivestimenti, nelle prime due campate a partire dal presbiterio, sono stati asportati durante i restauri operati nel 1925.
In occasione dell’arrivo nel 1713 delle reliquie di Sant’Urbano Martire, la chiesa ebbe un globale intervento di restauro e trasformazione, come evidenziano ancora numerose cappelle del lato meridionale.
Recentemente, attraverso sondaggi sui primi due pilastri rettangolari, risparmiati dall’intervento di restauro del 1925, è stato accertato l’inglobamento di ampie colonne non rimesse a vista in funzione delle attuali metodologie che mirano alla conservazione degli elementi successivi, altrettanto importanti degli originali.
In seguito alla soppressione napoleonica del convento, avvenuta per decreto nel 1802, i frati furono trasferiti nel convento di Moncalieri e tornarono nel 1830; nel decennio successivo furono sostituiti dai Padri Cappuccini.
Il convento fu definitivamente soppresso e incamerato nei beni dello Stato quando nel 1858 il Comune di Cassine lo acquistò adibendolo ad uso scolastico, funzione che sviluppa ancora ai nostri giorni, mentre la chiesa fu curata da alcune confraternite, svolgendo, come nei secoli passati, un ruolo unificante tra le varie parrocchie di Cassine.
La chiesa è uno dei pochi significativi esempi in Piemonte di architettura gotica lombarda, con derivazioni cistercensi.
L’edificio è orientato, con l’abside a levante e facciata a ponente, e ricalca lo schema costruttivo in uso alle costruzioni francescane trecentesche: pianta basilicale a tre navate, di cui la maggiore costruita da tre campate coperte da volte a crociera rialzata su archi ogivali, sorretta da costoloni caretani, compresa l’abside a pianta quadrate; le rimanenti due sono con volte a crociera nervata, su archi a tutto sesto.
Le prime due campate orientali della navata maggiore, sono a base rettangolare, affiancate da un numero doppio di campate minori a pianta quadrata; le due rimanenti campate centrali sono a base quadrata, affiancate ai lati da altrettante campate rettangolari.
I pilastri, alternati a colonne, sono a sezione rettangolare con semicolonne su tre lati, il quarto lato resta piatto, con in alto un capitello pensile, rivolto scambievolmente verso le navate minori; i capitelli pensili verso la navata maggiore sono posti ad un’altezza inferiore rispetto a tutti gli altri capitelli, sorreggendo semicolonne di ribattuta.
Altri capitelli pensili sono inseriti sulle pareti laterali: sistema per conferire maggior spazialità alle navate. I pilastri e le colonne sono caratterizzati cromaticamente da fasce alternate in cotto ed arenaria, così come negli archi ad ogiva e, dove questi sono ricoperti da intonaco, compare una decorazione a finti conci lapidei.
La facciata, in muratura a vista scandita da lesene che ripartiscono le navate, a modo di quinta architettonica, e un basamento in arenaria calcarea.
Il portale è ricoperto da un frontone triangolare a ghimberga in mattoni, sovrastato da un rosone in conci alternati di cotto ed arenaria.
Il fronte sovrasta le navate ed è coronato da archetti pensili, distesi su un fondo a fascia intonacata ad imitazione della pietra, reggenti un cornicione con fascia intonacata ad imitazione della pietra, reggenti un cornicione con fasce di mattoni e mattoncini disposti a losanga, mentre verso il lato meridionale, in coincidenza con le successive cappelle aggiunte e formanti una quarta navata, è la cappella di San Giovanni Battista del 1426, ornata con eguale fastigio sul fronte.
Nell’abside il prospetto, con paramento in mattoni, è racchiuso ai lati da pilastri incappucciati, il cornicione si articola con maggior evidenza in bicromia di archetti pensili in pietra e cotto, sotto e al centro, sono delineate due alte e strette monofore.
Completano le volumetrie esterne dell’edificio il campanile, con base cinquecentesca e cella campanaria in forme neogotiche, di epoca ottocentesca, posto sul lato meridionale dell’abside maggiore.
Sulla parete sud del coro si conserva un apparato liturgico, tipico delle costruzioni mendicanti, costituito da un arcosolio in cui sedevano i diaconi e da una bifora con lavello, per la cerimonia della purificazione. Caratteristica delle costruzioni degli Ordini mendicanti nel Trecento, ancora ben evidenziata in questo edificio, è, all’interno, la differente composizione ritmica dei pilastri e delle volte, in cui si distingue nettamente la zona più sacra, quella absidale assieme alle due campate più occidentali, riservata al culto e alla preghiera dei frati, dalla rimanente parte della chiesa, accessibile ai fedeli e coperta in origine con sole capriate lignee a vista, successivamente ricoperte con volte a crociera tra il XVI – XVII secolo.
In San Francesco di Cassine ci troviamo di fronte ad un edificio che è il risultato tra moduli costruttivi in linea con le regole codificate dall’ordine francescano, con elementi di derivazione cistercense come le absidi quadrate e i capitelli pensili e la tradizione locale di tipo lombardo.
Sul lato nord della chiesa si sviluppa il convento. Nel tempo venne a racchiudere due chiostri e spazi ad uso rurale quali cascinali, terreni coltivati a vigna, orti e giardino. Sono ancora attorno alla chiesa numerosi oratori, su terreni concessi dai frati a Confraternite, conferendo all’insieme una sorta di acropoli religiosa.
I restauri del 1925 hanno rimesso in luce l’architettura originaria trasformata in epoca barocca da rivestimenti e stucchi.
Attualmente è in atto il recupero architettonico di alcuni ambienti conventuali trecenteschi, appartenenti al primo chiostro, tra cui la Sala Capitolare con il suo ciclo di affreschi, la Sacristia ed un vano adiacente che costituiranno la sede del Museo degli Arredi della Chiesa di San Francesco.

Gli affreschi. Cicli di affreschi trecenteschi, databili attorno alla metà del secolo o poco prima, interessano sia la chiesa, sia la Sala Capitolare ove al centro è un’animata Crocifissione con ai lati figure di Santi scanditi da un fregio finto cosmatesco, presente in ogni differente partitura. Sulla parete settentrionale, in una narrazione continua, sono Storie dei Magi e l’Adorazione del Bambino in braccio alla Vergine, assisa in trono.
Sul lato opposto è ancora la Vergine col Bambino, assisa in trono e raffigurazioni di Santi, cari al culto francescano e a quello locale.
Lo stile si inquadra in un ambito di gotico internazionale nell’orbita del Maestro della tomba Fissiraga, operante tra Como e Varese. Stile penetrato in Lombardia nella prima metà del Trecento attraverso la cultura di Assisi, come indica l’arcaica iconografia dell’Adorazione dei Magi, in cui la Vergine col Bambino è assisa in trono, carattere che fa risaltare la nobiltà delle figure.
Non del tutto privo di altri elementi è invece la scena della Crocifissione “affollata”, affine ad un analogo esempio nella cappella del chiostro di Chiaravalle della Colomba, presso Piacenza, in cui una recente critica vede derivazioni giottesche, come denunciano anche le partiture chiuse da fregi cosmateschi.
Nella chiesa compare un ciclo collocato nella cappella presbiteriale di San Michele ancora stilisticamente collegato al Maestro della Sala Capitolare. Sulla parete meridionale sono due scene: l’Annunciazione e probabilmente un episodio della vita di San Giuliano, sul letto di morte dei genitori.
Gli stessi caratteri stilistici sono visibili nella Vergine Allattante sulla prima colonna destra ed in un San Francesco nel vano di controfacciata, per accedere alla cantoria.

Altro artista ha decorato il secondo pilastro destro, raffigurando Sant’Antonio Abate (vedi fig.) e la Vergine col Bambino.
L’anonimo frescante ha lasciato qui una delle sue figure più emblematiche che gli hanno valso il nome convenzionale di “Maestro di Sant’Antonio“, variamente operante in zona tra il III e IV decennio del 1400, come a Palazzo Zoppi di Cassine e sulle vele presbiteriali dell’Abbazia di Santa Giustina di Sezzadio. Stilisticamente queste pitture, dovute alla committenza della famiglia Zoppi attorno al 1426, sarebbero da accostare alle Storie della Passione in Santa Giustina di Sezzadio del 1422 circa.
Inoltre, probabilmente ancora dello stesso autore, sulla parete settentrionale, sopravvive un rovinato polittico affrescato, dedicato a San Martino: nel settore centrale è il Santo titolare sovrastato da una lunetta col Padre Eterno, sul lato sinistro San Francesco e Sant’Ambrogio, sul lato destro San Biagio e San Rocco.

Sul fianco del presbiterio si trovano alla sua destra la cappella di San Michele di cui si è già trattato, e alla sua sinistra due cappelle dedicate a Sant’Urbano martire ed a San Bernardo. Nella prima, decorata con pitture neogotiche del 1839, si venerano le spoglie di Sant’Urbano, compatrono del paese, conservate in un’urna di legno e cristallo contenente anche il vaso vitreo con il suo sangue, la spada e la palma del martirio.
Nell’attigua cappella di San Bernardo si erge un grandioso Crocifisso ligneo del XV secolo, collocatovi nel 1713 ed in origine posto sull’altare maggiore, dove nel 1857 fu sistemato un apparato ligneo con al centro un Crocifisso dell’intagliatore alessandrino Roncati. Sull’altare sarà ricollocata la tela della Vergine col Bambino ed altri Santi.
Discendendo la navata meridionale si incontrano la cappella dedicata al domenicano San Pietro Martire, quella di Sant’Antonio da Padova, quella di San Giuseppe da Copertino, quella dell’Immacolata Concezione, la cui statua lignea del XVIII secolo, attribuibile allo scultore Luigi Fasce, è conservata entro una nicchia dell’altare barocco in stucco policromo. Infine si incontra la cappella di San Giovanni Battista già descritta.

 

Il Museo di San Francesco “Paola Benzo Dapino”  è stato inaugurato nel 2011 ed espone una serie di arredi in un unico organismo costituito dagli elementi superstiti del convento e con la realizzazione di una nuova struttura avente funzione di ingresso. Il complesso, adiacente la chiesa, si compone di tre ambienti: Sala Capitolare, Sacrestia e Quadreria.
Il percorso museale comprende reliquiari lignei pervenuti nel 1713 con la donazione delle spoglie di Sant’Urbano Martire fatta dal vicario generale cardinale Gaspare di Carpegna; più precisamente: 12 busti di legno con ciascuno le ossa degli Apostoli: San Pietro, San Paolo, Sant’Andrea, San Giacomo Maggiore, San Tommaso, San Giacomo Minore, San Filippo, San Bartolomeo, San Matteo Evangelista, San Simone, San Taddeo, San Matteo; 11 statue lignee con reliquari di Santi fra i quali sono state restaurate quelle di Santa Caterina, San Giuseppe, San Pio Quinto; due braccia reliquario lignee con le reliquie di San Biagio e Sant’Alessandro; il reliquario della Colonna della Flagellazione con due angeli che sorreggono la colonna di Santa Prassede; altri reliquari di varie fogge, tra cui spicca quello del Triregno di San Pio V, completano il nucleo.
Sono esposti anche alcuni crocifissi lignei del XV e XVI secolo che presentano una foggia che legittima il confronto con altri presenti nell’alessandrino come a Ponzone e Quargnento e statue lignee raffiguranti Sant’Antonio Abate di fine ‘400 ed un Cristi Flagellato o Ecce Homo.

Tratto in parte da: Cassine: Terra di storia – Storia di Terra, a cura di S. Arditi e G. Corrado.

La chiesa è in Piazza Vittorio Veneto, 2   –  info: Comune tel. 0144 715151

 

Link:
http://www.comune.cassine.al.it – Complesso conventuale di San Francesco

https://www.comune.cassine.al.it/it-it/vivere-il-comune/cultura/museo-d-arte-sacra-di-san-francesco-paola-benzo-dapino

http://archeocarta.org/cassine-al-complesso-conventuale-di-san-francesco-e-museo-di-san-francesco-paola-benzo-dapino/

Rilevatore: Feliciano Della Mora, Angela Crosta

Data ultima verifica sul campo: 29/06/2012 – aggiornam. dicembre 2021

VALGRANA (Cn). Ospizio della Trinità, affresco con sant’Antonio abate.

Antico ospizio per pellegrini in via Roma , 24.

L’edificio, immerso nella tranquillità della Villa, centro storico di Valgrana, è conosciuto per lo splendido affresco della Trinità realizzato dai fratelli Biazaci di Busca nel XV secolo.

E’ l’esempio meglio conservato della regione di ospizio-ospedale per pellegrini e bisognosi, risalente al XV secolo in stile gotico.  Non si conosce l’origine della struttura (forse ospizio degli Antoniani?), segnata in facciata da pitture gotiche. Sul colle vicino, dove sorgeva il castello, vi è traccia di ruderi di una chiesa indicata localmente come chiesa di Sant’Antonio.

Preceduta da un portico, si presenta come una casetta su due piani.
L’interno è stato ristrutturato negli anni scorsi e trasformato in locale abitativo, anche se finora l’utilizzo è stato esclusivamente per mostre ed eventi.

Affreschi
Sulla facciata, sempre visibili, affreschi di metà Quattrocento attribuiti ai fratelli Biazaci, raffiguranti la Trinità e la Vergine col Bambino in trono, a destra.
– La Trinità
  rappresenta le tre Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo) come tre busti maschili che emergono dal medesimo corpo.
– Dall’altro lato della porta, a sinistra, la figura di sant’Antonio abate (fig.).

 

Link: http://www.comune.valgrana.cn.it
http://archeocarta.org/valgrana-cn-ospizio-della-trinita-e-chiesa-parrocchiale/

Fruibilità: Sempre visibile, sulla facciata.
Info:  Comune di Valgrana, via Roma, 38. Telefono: 0171-98101

Rilevatore: Angela Crosta, Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/06/2012

BACENO (VCO). Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, altare e affresco di sant’Antonio abate

Via Marconi n.51  – Telefono 0324.62045  – Fax 0324.242215


I primi documenti che testimoniano l’esistenza di una primitiva cappella, risalgono ai primi anni del 1000. Infatti il Bascapè, vescovo di Novara dal 1593 al 1615, nel suo libro “Novaria Sacra”, evidenzia un documento circa l’esistenza in Baceno di una “cappellam” donata ai canonici di s. Maria di Novara da Gualberto, vescovo di Novara dal 1032 al 1039.  La cappella a pianta rettangolare era ubicata ove attualmente vi è il presbiterio.
Costruita in romanico lombardo, fu dedicata a S. Gaudenzio, primo vescovo di Novara (337-417).
Il primo ampliamento va collocato fra il XII e il XIII secolo. Non essendovi spazio sufficiente, fu mutato l’orientamento, nord-sud, edificando quella parte che oggi è la navata centrale (comprese le due navatelle) e la facciata romanica compresa fra le due lesene.
Nel 1326, ove era situato l’accesso alla primitiva cappella, il chierico Signebaldo de Baceno figlio di Giacomo eresse la cappella della Madonna.

I dipinti sono stati gravemente danneggiati quando agli inizi del ‘700 si volle trasformare la cappella della Madonna in cappella del S. Rosario, inserendo due armadietti barocchi per la conservazione delle reliquie. Sotto l’armadietto di destra è ancora visibile la parte inferiore di un precedente affresco dedicato a S. Antonio abate.
Frammento di affresco di pittore anonimo; secolo XV, prima metà, seconda metà del XV secolo
Dimensione: 94 x 92 cm (frammento)
Si tratta della parte bassa di affresco, ricoperto quando nel 1701 fu creata una piccola nicchia con decorazione barocca di stucco, commissionata dai bacenesi emigrati a Roma, membri della Compagnia del Rosario. E’ probabile che il frammento ora visibile riapparve durante il restauro del 1975. Si può ipotizzare che fosse all’origine un’immagine di devozione contigua all’immagine della Virgo Lactans.

Diffondendosi sempre più il cristianesimo fra le genti di Antigorio, si avvertì la necessità di un nuovo ampliamento e di un abbellimento della chiesa con l’aggiunta delle attuali navate laterali.
L’occasione fu data nel 1486 dal matrimonio di Bernardino de Baceno, valvassore imperiale di Antigorio e Formazza, con la nobildonna Ludovica Trivulzio, figlia di Antonio Trivulzio, rappresentante del duca di Milano in Ossola.
Verso la fine del XV secolo fu dato inizio ai lavori per la costruzione delle navate laterali evidenziando così lo stile Gotico, e contemporaneamente ebbe inizio la stesura degli affreschi che furono completati solo nel 1542 con la grande Crocifissione sulla parete di destra del presbiterio.
A partire dall’ultima decade del Cinquecento, in conseguenza delle nuove norme dettate dal Concilio di Trento, l’interno della chiesa fu soggetto a nuovi interventi tali da modificarne sensibilmente la struttura, col conseguente risultato che il Barocco venne ad aggiungersi al Romanico ed al Gotico. All’ingresso si evidenzia l’ampiezza della chiesa basilicale a cinque navate, divise fra loro da quattro serie di diverse colonne. Il pavimento in notevole salita è formato da lastroni di serizzo.
Il dislivello fra l’inizio della navata e la base dei gradini del presbiterio è di circa 90 centimetri.
Le navate laterali, sono formate da 10 crociere affrescate. Oltre all’imponente ciborio che costituisce l’altare maggiore, si possono ammirare altri sette altari laterali dedicati rispettivamente a: san Rocco, san Giovanni Battista, santa Vittoria, Beata Vergine Maria, san Pietro, sant’Antonio abate (opera di Giacomo da Cardone, 1554) e san Carlo Borromeo.
In fondo alla navata di levante si può ammirare il cinquecentesco Battistero costituito da un piedistallo in marmo bianco di Crevoladossola sormontato da un ciborio ligneo contenente la vasca battesimale.
A ponente della chiesa nel 1628 fu eretta la cappella della confraternita del Ss. Sacramento, oggi adibita a cappella invernale e destinata a custodire il Santissimo Sacramento.
Il campanile del 1522, alto ben 50 metri, la sagrestia ‘nuova’ e il coro ligneo dietro l’altare maggiore, databili verso la fine del secolo XVII.
Completa l’architettura della chiesa il bellissimo organo di fabbricazione svizzera-vallesana degli organari Carlent e Walpen risalente alla prima metà dell’800.

 

Link: http://www.chiesa-baceno.it
http://archeocarta.org/baceno-vb-chiesa

Fruibilità:
Apertura da Lunedì a Sabato : 09.00 – 12.00 / 15.00 – 17.30.  Domenica e Festivi : 09.00 – 10.30 / 14.30 – 17.30
Servizi Visite di Gruppo con Guida: su Appuntamento Tel. 0324.62045
Email: chiesa-baceno@chiesa-baceno.it

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/06/2012 – 9/11/2020