LONDA (FI), frazione Rincine. Pieve di Sant’Elena, terracotta di B. Buglioni con s. Antonio abate, 1500-10

Ricordata nel 1274 e nel 1299 tra le chiese dipendenti dalla pieve di San Detole, diventò prioria nel 1532 e fu notevolmente rimaneggiata verso la fine di quel secolo. Fu elevata a dignità di pieve nel 1719. Un restauro eseguito nel 1990 ne ha rimesso in luce le strutture medievali.

L’interno ha una sola navata e conserva una terracotta invetriata policroma opera del fiorentino Benedetto Buglioni (1461 – 1521), che raffigura. “Madonna col Bambino e (da sinistra) i santi Paolo e Biagio vescovo e (a destra) santa Lucia e sant’Antonio abate.
Pubblicata per la prima volta dalla Cruttwell nel 1902, il Marquand la attribuì in seguito a Benedetto Buglioni per la somiglianza con la Santa Lucia di Bolsena e la collocò nel gruppo di opere eseguite dal maestro fra il 1500 al 1510.

Sant’Antonio è raffigurato a destra, le mani sono appoggiate a un bastone a tau. Ai suoi piedi, dal mantello sbuca il muso di un maiale scuro.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900007534

https://tuttatoscana.net/itinerari-2/un-itinerario-a-piedi-petroio-rincine-fornace-caiano/

MONTEMIGNAIO (AR). Pieve di Santa Maria Assunta, terracotta di B. Buglioni con s. Antonio abate, 1510 circa

La Pieve è una fra le più importanti chiese in stile romanico del Casentino ed è databile intorno ai secoli XII-XIII. L’interno ha tre navate sorrette da sei pilastri rettangolari e quattro colonne e un’abside di forma semicircolare. La prima campata è databile alla seconda metà del secolo XII, il resto della chiesa è successivo, come dimostrano l’alternanza tra colonne e pilastri e le diverse decorazioni dei rispettivi capitelli.

Nella navata destra è presente una pala in terracotta invetriata policroma di 206 x 165 cm , trasferita in chiesa agli inizi del ‘900 dal tabernacolo del “Docciolino”, opera del fiorentino Benedetto Buglioni (1461 – 1521), raffigurante la “Vergine con il Bambino e i santi Antonio abate e Sebastiano”.
In basso sono rappresentati, in tre scomparti, san Francesco che riceve le stigmate, la Pietà e san Girolamo penitente.

Sant’Antonio è raffigurato a sinistra, tiene con la mano destra un bastone e con la sinistra un libro chiuso. Ai suoi piedi un piccolo maiale scuro.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900637124

https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_Santa_Maria_Assunta_(Montemignaio)

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI). Pieve di San Giovanni in Sugana, terracotta di B. e S. Buglioni con s. Antonio abate, 1510

Le prime notizie della Pieve risalgono al 1019; nel XII secolo era di pertinenza del Monastero di San Miniato al Monte di Firenze.
L’edificio conserva le caratteristiche strutturali e decorative del XII-XIII secolo. Nel XVI fu arricchito da opere in terracotta invetriata. In quello stesso periodo fu ridefinito l’interno grazie alle donazioni della famiglia Salviati che dal 1558 ebbero il patronato della chiesa. Nel 1730 vennero svolti imponenti lavori di restauro che portarono a una trasformazione in senso barocco della chiesa; altri lavori furono eseguiti nel 1894.

La Chiesa conserva anche una grande pala in terracotta invetriata policroma, realizzata nel 1510-15 da Benedetto (1461 – 1521) e Santi (1494 – 1576) Buglioni, raffigurante la Madonna tra i santi Giovanni battista e Antonio abate. La pala è stata in gran parte ricostruita in seguito a dei gravi danni subiti; sono originali sant’Antonio e il corpo del Bambino.

La Vergine seduta sorregge sulle ginocchia il Bambino. Ai lati, a sinistra, s. Giovanni battista e a destra sant’Antonio abate che indossa una veste marrone e gialla e tiene nella mano sinistra un libro e nella destra il bastone.

Sullo sfondo è la scena, tra alberi, del “Miracolo dell’apparizione” con la Vergine che appare a due pastorelli accompagnati da un angelo. Lateralmente due pilastri decorati da ghirlande di frutti e fiori con capitelli corinzi.
Alla sommità un cherubino e sotto sei formelle raffiguranti un cherubino alternato ad un Agnus Dei; ancora più sotto tre formelle con angeli in abiti svolazzanti.

In basso, nella predella, alle estremità due stemmi – probabilmente si tratta delle armi di Ludovico di Ludovico Giandonati che fu capitano a Cutigliano nel 1508 – mentre nelle altre formelle si vede a rilievo sant’Antonio abate a sinistra, al centro il Cristo uscente dal sepolcro sorretto dalla Madonna e da san Giovanni Evangelista, e a destra la figura di san Sebastiano.

 

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900000264

https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Giovanni_in_Sugana

GRAN BRETAGNA – LONDRA, National Gallery, immagine di sant’Antonio abate.

Nel retro degli sportelli del trittico “Donne” (1480 circa), immagini di San Cristoforo e Sant’Antonio abate, alla National Gallery di Londra.

Fonte:
Memling, Till-Holger Borchert, Art Dossier n. 214, 2005h, Giunti

PROVAGLIO D’ISEO (BS). Chiesa del monastero di San Pietro in Lamose, varie immagini di s. Antonio abate

Il complesso monastico di San Pietro in Lamosa (ovvero “sulle lame”, come sono detti gli specchi d’acqua delle torbiere) appartenne ai Cluniacensi e fu attivo già nel 1095. Dal 1535 passò ai Canonici Regolari di San Salvatore di Brescia e fino al Settecento fu parrocchiale di Provaglio. Soppresso l’Ordine, il monastero diventò di proprietà privata. Nonostante i nuovi proprietari avessero conservato la funzione parrocchiale del Monastero, alcuni cittadini non videro di buon grado questo passaggio di proprietà e iniziarono così i lavori per erigere la nuova Parrocchiale al centro del paese, completata nel 1817 e divenuta ufficialmente sola ed unica Parrocchia di Provaglio nel 1827.
Nel 1983, la famiglia proprietaria donò la Chiesa e l’antistante Cappella Cimiteriale alla Parrocchia di Provaglio che, attraverso l’associazione Amici del Monastero, ha provveduto al restauro strutturale e artistico delle due costruzioni.
La chiesa del monastero conserva parecchi pregevoli affreschi e dipinti di varie epoche, alcuni raffigurano s. Antonio abate.

Il sottarco verso la prima cappella presenta un riquadro quattrocentesco con S. Antonio abate, quello verso la navata un S. Seba­stiano ed un Santo Vescovo, datato 1514.


La seconda cappella, dedicata a S. Antonio, presenta una serie di ex voto databili tra il quinto e l’ottavo decennio del Quattrocento.
L’affresco d’altare, con le figure di s. An­tonio abate in trono tra s. Benedetto e s. Pietro Martire intenti a presentare i rispet­tivi committenti, riporta la data del 1456 e il nome del donatore: Alessandro Pellegrini da Martinengo.

 


 

La parete destra della navata presenta parecchi ex voto e si conclude, nell’in­tradosso dell’ultimo pilastro, con un riqua­dro datato 1495 e raffigurante S. Antonio abate e S. Francesco.


La pala, olio su tela, posta nella cappella in capo alla navata sinistra, raffigura “Il Padreterno con s. Andrea, s. Carlo Borromeo, s. Agostino, s. Orsola e s. Antonio abate” ed è stata attribuita, in base a considerazioni stilistiche, ad Antonio Gandino, artista bresciano vissuto tra il 1565 e il 1630.
È caratterizzata da una composizione ritmata da un fitto gioco di sguardi: s. Andrea volge lo sguardo verso l’osservato-re, s. Carlo fissa negli occhi s. Agostino, s. Orsola guarda nella direzione di s. Antonio Abate il quale, a sua volta, alza gli occhi verso il Padreterno. Il gesto di Dio, che allarga le braccia, può essere interpretato sia come un abbraccio a tutti i suoi Santi, sia come un’indicazione ai due edifici che stanno alla sua destra e alla sua sinistra. L’opera è databile dopo il 1611, data di canonizzazione di S. Carlo.

 

Link:
https://comune.provagliodiseo.bs.it/contenuti/1518565/affreschi-chiesa

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300082050

https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300081988-4