FANO (PU). Collocazione ignota, due statue di s. Antonio abate, XX secolo

Il Catalogo dei Beni Culturali indica che a Fano – ma senza la collocazione precisa – vi sono due statue di sant’Antonio abate.

 

Statua in cartapesta e gesso, alta 177 cm, raffigurante sant’Antonio abate datata al 1925-49, opera di bottega marchigiana.

In posizione eretta, il Santo alza la destra in atto benedicente; tiene con la mano sinistra un alto bastone cui è appesa una campanella.
Ai suoi piedi a destra il fuoco, a sinistra un maialino.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100159450


 

 

Statua lignea alta 115 cm, raffigurante sant’Antonio abate, di ambito marchigiano. Datata 1940-60.

Il Santo è in posizione eretta, la mano destra compie il gesto di benedizione; la sinistra regge un altissimo bastone con terminazione a croce cui è appesa una campanella.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100233316


Chi avesse informazioni sulle localizzazioni delle opere, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it. Grazie

REPUBBLICA CECA – TEPLICE. Museo regionale, tavola con s. Antonio abate di Zanino di Pietro, XV secolo

Pannello, tempera su tavola di 75×23 cm, raffigura sant’Antonio abate.
Esposto nel Museo con altri tre pannelli laterali di un polittico smembrato di cui si conservano in totale nove tavole i vari musei e collezioni private.
L’autore è Zanino di Pietro, o Maestro di Roncaillette, o Giovanni di Francia, identificato recentemente con Giovanni Caharlier (circa 1380 – 1443), pittore di origine francese attivo nella Repubblica di Venezia.
Sant’Antonio abate è raffigurato con saio e mantello, tiene nella mano destra un bastone pastorale e nella sinistra un libro e una campanella.
Ai suoi piedi, a sinistra, un piccolissimo maiale scuro.

Scrive Valentina Baradel:
“.. i quattro pannelli del Museo di Teplice, in Repubblica Ceca, raffigurano San Giovanni Battista, San Fidenzio, San Giovanni evangelista e Sant’Antonio abate, a cui si ricollegano un San Paolo e San Bartolomeo che nel 1965 erano presso l’antiquario romano Lucas-Donath, un San Girolamo già in collezione von Kaulbach di Monaco e una Santa Giustina, passata ad un’asta Finarte a Roma (14-17 maggio 1973, lotto 616). Questi ultimi quattro scomparti sono entrati a far parte della collezione di Alberto Crespi – i primi due già vi figuravano nel 1987, mentre il San Girolamo e la Santa Giustina sono tra le acquisizioni più recenti – e si trovano attualmente esposti al Museo Diocesano di Milano. Infine, all’insieme va associata anche una Santa Caterina della raccolta Cagnola.”

 

 

1) Baradel Valentina, Zanino di Pietro nel contesto della cultura figurativa veneziana fra Tre e Quattrocento, Tesi di dottorato di ricerca in storia, critica e conservazione dei beni culturali, Università di Padova, XXX ciclo, 2014; citazione a p. 15 nota 63; immagine pp. 36 e 403

Info sul Museo:
https://www.muzeum-teplice.cz/en/

MOMBAROCCIO (PU). Pinacoteca del Santuario del Beato Sante, tavola con s. Antonio abate di Zanino di Pietro, circa 1423

Come riporta un antica iscrizione murata all’esterno della chiesa intitolata al Beato Sante, essa fu costruita per espresso desiderio di San Francesco nell’anno 1223. Nel 1351 la chiesa fu consacrata.

Il convento risale al XVI secolo. Nella sala oggi adibita a pinacoteca sono conservati dipinti commissionati per la chiesa e per il convento, opere a stampa, incisioni, ex-voto in argento e in tavolette, vasi sacri d’argento, ecc.
Tra queste opere spicca il polittico denominato “L’incredulità di S. Tommaso” circa 1423.
L’autore è Zanino di Pietro, o Maestro di Roncaillette, o Giovanni di Francia, identificato recentemente con Giovanni Caharlier (circa 1380 – 1443), pittore di origine francese attivo nella Repubblica di Venezia.

S. Tommaso è raffigurato al centro, accanto a Cristo risorto; negli scomparti a sinistra san Michele Arcangelo e il Beato Sante; a destra san Pietro e sant’Antonio abate.
La cornice lignea è autentica, sormontata da due minute sculture a tutto tondo e da sei cuspidi, tre delle quali sono autentiche.
S. Antonio ha tonaca con cappuccio e barba scura; tiene con le due mani un bastone a tau cui è appesa una campanella. Ai suoi piedi, a sinistra, vi è un piccolissimo maiale.

 

 

Immagine da Wikimedia

Bibliografia:
Baradel Valentina, Zanino di Pietro nel contesto della cultura figurativa veneziana fra Tre e Quattrocento, Tesi di dottorato di ricerca in storia, critica e conservazione dei beni culturali, Università di Padova, XXX ciclo, 2014
Baradel V.,  Zanino di Pietro. Un protagonista della pittura veneziana fra Tre e Quattrocento, Il Poligrafo, Padova 2019

SOCCHIEVE (Ud), fraz. Mediis. La chiesa di San Biagio, con immagine di sant’Antonio abate nell’altare.

È accertato che a Mediis sorgeva una chiesa già all’inizio del XIV secolo.
L’attuale chiesa venne costruita nel XV secolo, affrescata da un collaboratore di Gianfrancesco da Tolmezzo e consacrata il 26 luglio 1515.
La sacrestia venne realizzata nel XVII secolo e, nel 1872, la chiesetta venne completamente ristrutturata.
Nel 1967 il tetto dell’edificio venne rifatto e la chiesa fu restaurata in seguito al terremoto del Friuli del 1976.
I 12 apostoli, i santi, compresa l’Annunciazione, sono stati riportati alla luce nel corso del restauro conservativo fortemente voluto dalla comunità ed ultimato nell’agosto 2019 da parte dei restauratori Alessandro e Federico Lizzi, sotto la regia delle funzionarie della Soprintendenza alle belle arti, la storica dell’arte Elisabetta Francescutti e la restauratrice Rosalba Piccini.

L’interno è a pianta rettangolare, con presbiterio a pianta quadrata ed una sagrestia a destra del medesimo. Per molti aspetti è simile alla chiesa di San Martino di Socchieve.
L’elegante portico che la precede è del XVIII secolo, con copertura a tre spioventi, sostenuto da pilastri che poggiano su un muretto. A sinistra dei gradini di accesso ci sono due elementi in pietra, l’inferiore del quale porta la data del 1502.
La facciata è completata dal campaniletto a bifora, di tipo barocco, di pietre lavorate. All’interno, l’aula è separata dal coro da un arco in pietra, e un arco la divide anche da una cappellina ch’è sulla destra.
Nel corso del restauro ultimato nell’agosto 2019 sono stati ritrovati degli affreschi risalenti al primo quarto del Cinquecento raffiguranti i padri della Chiesa in cattedra, affiancati dai 12 apostoli e dai profeti, i quali sono rappresentati con filatteri e versetti della Bibbia.
Negli sguinci delle finestre sono presenti le figure dei santi Biagio e Rocco, oltre a due sante.

È presente un altare ligneo a sportelli, probabilmente di Michael Parth da Brunico, del 1545 circa. Racchiude statue a tutto tondo: la Madonna col Bambino, tra San Biagio e San Floriano.
Gli sportelli invece recano bassorilievi raffiguranti Sant’Antonio abate e San Mauro. Sulla predella dipinta, Cristo che risorge, tra la Madonna e San Giovanni. All’esterno, gli sportelli recano due santi, dipinti.
L’insieme artistico della chiesa è attribuito alla cultura di Gianfrancesco da Tolmezzo, ma gli affreschi sembrano essere stati realizzati con la tecnica del “mezzo fresco”, ovvero una pittura eseguita con un legante a base di calce mentre il muro stava asciugando. Ciò suggerisce che gli affreschi potrebbero essere stati opera di un allievo di Gianfrancesco da Tolmezzo. Degli affreschi originali sono stati persi alcuni dettagli a causa del deterioramento dovuto al tempo, ma oggi è possibile osservare il disegno preparatorio grazie al mezzo fresco che ha provocato la caduta del colore. Durante il restauro, è emerso che i peducci risalgono anch’essi al Cinquecento e presentano mascheroni privi di naso, poiché erano completamente stuccati ed avevano forme arrotondate simili a pigne.

La chiesa di San Biagio a Mediis ha un significato culturale e storico rilevante per la comunità locale, ed è stato un obiettivo delle istituzioni garantire la conservazione ed il ripristino di questo tesoro artistico.
Attualmente, nella chiesa di San Biagio a Mediis si celebrano messe pre festive, contribuendo a riemergere il senso di appartenenza ed a ricomporre il tessuto sociale della comunità, che ha sofferto per il deterioramento della struttura della chiesa nel corso degli anni.

Fonte: it.wikipedia.org

LUCCA. Museo Nazionale di Palazzo Mansi, trittico con s. Antonio abate, XVI secolo

Si tratta di museo-residenza che costituisce un documento esemplare delle  dimore dei mercanti lucchesi. Fu trasformato alla fine del XVII secolo dalla famiglia  Mansi, che ne era proprietaria, in “palazzo di rappresentanza” e allestito secondo il gusto barocco. Altri interventi di recupero e di ammodernamento furono realizzati da Luigi Mansi nel Settecento. Il palazzo fu venduto allo Stato nel 1965 e come Museo nazionale fu aperto nel 1977.
Conserva nella Pinacoteca dipinti delle scuole italiane e non dal XVI al XVIII secolo. Al secondo piano sono allestite le sezioni dedicate all’Ottocento e al Novecento e negli ambienti che accoglievano le cucine del palazzo è collocato il Laboratorio di tessitura rustica Maria Niemack, che espone telai e strumenti otto-novecenteschi.

 

Trittico di 128 x 2221 cm, raffigurante Madonna col Bambino e i Santi Girolamo e Antonio abate.
Inventario numero 52 esposto nella sala II
Datato al secondo quarto del XVI secolo.
La vicenda critica di questo splendido trittico raffigurante la è complessa. Nel tempo ha avuto varie attribuzioni: Martin Heemskerk; pittore fiammingo; scuola tedesca; Pieter Coecke (1502-1550).
Nelle carte della Commissione d’incoraggiamento delle Belle Arti, conservate presso l’Archivio di Stato di Lucca, si trova testimonianza dell’apprezzamento riscosso dalla tavola presso i pittori Pietro Nocchi e Michele Ridolfi, che, in vista della costituzione della Reale Galleria, nel 1820 caldeggiarono presso il Presidente della Commissione l’acquisto del trittico che a quella data si trovava nelle mani di Cesare Simi, ma del quale tuttora non si può indicare l’originaria ubicazione (Lucca, Archivio di Stato, Commissione d’incoraggiamento delle Belle Arti 3, cc. nn.)

Nello scomparto di destra (114 x 48 cm senza cornice), sant’Antonio abate, sullo sfondo di un paesaggio roccioso, tiene la mano destra sul cuore e la sinistra appoggiata a un bastone.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900531423

http://www.luccamuseinazionali.it/it/mansi/museo-nazionale-di-palazzo-mansi