SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI). Collocazione ignota. Tre dipinti con s. Antonio abate

Il Catalogo dei Beni Culturali indica che a San Casciano in Val di Pesa  – ma senza la collocazione precisa – vi sono tre dipinti raffiguranti sant’Antonio abate.

 

Olio su tela di 212 x 147 cm. Raffigura Sant’Antonio abate visita san Paolo eremita. In alto il corvo che porta loro il pane. Probabile allievo di Matteo Rosselli (Firenze, 1578 – Firenze, 1650). Datato al 1600-49.

Sant’Antonio, a sinistra, veste saio e mantello e tiene un bastone con la mano sinistra, la destra è aperta appoggiata al petto.

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900625361


Olio su tela di 80 x 70 cm, raffigurante sant’Antonio abate a mezzo busto, di autore ignoto di ambito toscano, databile alla prima metà del XVIII secolo.

Si allinea con la pittura agiografica controriformistica.
Il Santo tiene con la mano sinistra un bastone cui è appesa una campanella e la destra è aperta appoggiata al petto. A sinistra spunta il muso di un maiale.

 

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900001745


Olio su tela di 200 x 140 cm, raffigurante Madonna con Bambino in gloria con san Gaudenzio (a sinistra); san Francesco d’Assisi e sant’Antonio abate.

Opera firmata da Iacopo Confortini (1602 – 1672) e datata 1648.
Sant’Antonio abate è raffigurato a destra in secondo piano. Nella mano sinistra tiene un bastone cui è appesa una campanella; la destra aperta indica la Madonna.

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900126157


Chi avesse informazioni sulle localizzazioni delle opere, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it. Grazie

ABETONE CUTIGLIANO (PT). Chiesa di Madonna di Piazza, terracotta di B. Buglioni con s. Antonio abate, 1510 circa

La Chiesa risale al secolo XV e ha una sola navata.


Sull’altare maggiore è collocata una terracotta invetriata policroma Vsta una grande pala in terracotta invetriata policroma di 185 x 144 x 19 cm, attribuita alla bottega di Benedetto Buglioni (1459-1521), prolifico diffusore della formula dei Della Robbia. Raffigura la Madonna in trono col Bambino e i santi Antonio abate (a sinistra) e Bernardino da Siena; è databile al 1510 circa.

Sant’Antonio tiene con la mano destra un libro chiuso con la copertina verde e con la destra un bastone a tau. Ai suoi piedi un maiale

 

 

Immagine da Wikimedia

PELAGO (FI), frazione Pagiano. Chiesa di San Martino, trittico di N. Gerini con s. Antonio abate, fine XIV secolo

La chiesa, di origine romanica, all’inizio del XX secolo fu completamente ricostruita e allungata verso l’attuale facciata. Oggi si presenta all’esterno con una semplice facciata intonacata aperta al centro da una bifora moderna e ornata da moderni rilievi di terracotta. All’interno l’aula unica coperta con travature lignee, è conclusa da un breve transetto formato da due piccole cappelle laterali.

Conserva un prezioso trittico, tempera su tavola, di Niccolò di Pietro Gerini (1340 – 1414), che raffigura la “Madonna col Bambino tra i santi Antonio abate e Michele arcangelo”. Realizzato nel 1390-95.

Di committenza vallombrosana, cui anticamente dipendevano le chiese di Pelago. La chiesa di San Martino  fu unita nel 1586 alla chiesa di San Niccolò a Magnale e da essa probabilmente proviene il trittico.
L’opera è stata recentemente restaurata, ricomposta e ricollocata in San Martino dopo essere stata per alcuni anni nel Museo d’arte sacra di San Clemente a Pelago.

Sant’Antonio abate è a sinistra, con barba scura biforcata; tiene con la mano destra un bastone con terminazione a “L” e con la sinistra un libro rosso chiuso.

 

Immagine da Wikimedia
Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Martino_a_Pagiano

VERGHERETO (FC), frazione Balze. Chiesa di Santa Maria Assunta, terracotta di B. Buglioni con s. Antonio abate, XV-XVI secolo

La prima costruzione di un oratorio risale al 1494 ed era intitolato alla Madonna del Sasso, poiché costruito nei pressi del luogo dove il 17 luglio di quell’anno era avvenuta l’apparizione della Madonna a due pastorelle, vicino ad un masso.
Nel 1785, le soppressioni leopoldine decretano la chiusura della Pieve di Santa Maria in Vignola e la traslazione dell’arcipretura nella Chiesa di Balze, che assumerà da questo momento il titolo di Santa Maria Assunta in Balze. L’arciprete di Vignola descrive la Chiesa con un ingresso porticato che veniva usato anche per scopi civili, con coro fatto a nicchia.
Tra 1839 e 1854 furono eseguiti lavori di ampliamento della Chiesa e della canonica.

 

Al centro dell’abside è posta una grande pala in terracotta invetriata policroma di 185 x 144 x 19 cm, attribuita alla bottega di Benedetto Buglioni (1459-1521), prolifico diffusore della formula dei Della Robbia, e realizzata tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.
Raffigura la “Madonna col Bambino fra san Giovanni Battista e sant’Antonio abate, e sullo sfondo il Miracolo dell’Apparizione”.

Sant’Antonio abate è a destra; tiene un libro chiuso con la mano sinistra e con la destra un bastone a tau.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/18927/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_Balze,_Verghereto

https://immaculate.one/la-madonna-del-giorno-17-luglio-1494-madonna-del-sasso-balze-di-verghereto-forli-cesena-italia/

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI). Museo Giuliano Ghelli, sei dipinti con s. Antonio abate

Il Museo fu allestito all’interno della chiesa di Santa Maria del Gesù o del Suffragio. Nel 2008 si è arricchito di nuove sale ricavate dai locali dell’antico convento di monache benedettine, che vi abitarono dal XVII al XIX secolo; la chiesa, tuttora officiata, è stata mantenuta parte del percorso museale.
Alla collezione di opere di arte sacra a pianoterra sono state aggiunte la sezione archeologica e recentemente quella di arte contemporanea.

 

1) Nella Chiesa, su una parete laterale, vi è un dipinto Sant’Antonio abate, san Sebastiano e san Rocco con due angeli, tempera su tavola di 117 x148 cm del Maestro di Tavarnelle (1510 – 1515 ca.) proveniente dall’oratorio della Pieve Vecchia di Sugana.
Il paesaggio riprodotto sullo fondo che rappresenta l’abitato di Cerbaia visto dall’oratorio della Pieve vecchia e dove si può notare l’antico e oggi distrutto spedale di santa Caterina d’Alessandria. Il dipinto in origine era collocato al primo altare di destra dell’oratorio e da qui venne trasferito nel 1906 nella pieve di San Giovanni in Sugana. La vicenda attributiva è stata complessa e l’attribuzione al Maestro di Tavarnelle si deve nel 1976 a Everett Fahy. Questo dipinto si può identificare con la notevole pala d’altare vista da Federico Zeri dopo l’alluvione del 1966 nei corridoi degli Uffizi, pala d’altare che proveniva da una chiesa del contado fiorentino e che raffigurava sant’Antonio abate.

Sant’Antonio, a sinistra, con la tau sul mantello marrone, tiene con la mano destra un libro rosso chiuso e una campanella, con la sinistra un bastone a tau. Il muso di un maiale nero a sinistra.

Immagine da Wikimedia
Link:
hhttps://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/6629695/Maestro+di+Tavarnelle+%281510%29%2C+San+Sebastiano+tra+Sant%27Antonio+abate+e+San+Rocco


2) Nella sezione di Arte Sacra del Museo, una tempera su tavola dell’ultimo decennio del XIV secolo raffigurante “Madonna col Bambino tra Angeli e sei Santi” opera recentemente attribuita a Maestro Francesco o Francesco Fiorentino, proveniente dalla chiesa di San Pier di Sotto.

È una piccola tavola centinata dipinta a fondo oro e dai colori brillanti. Sono raffigurati la Vergine col Bambino circondati in alto da sei angeli con le mani giunte e da due santi a mezzo busto: san Lorenzo e san Francesco; nella parte inferiore si trovano altri quattro santi in piedi: a sinistra sant’Antonio abate e san Giovanni battista; a destra, separati da un vaso di gigli, sant’Jacopo e san Nicola di Bari. La tavola venne trasferita nel 1933 nella pieve di Santa Cecilia a Decimo e nel 1959 nella chiesa di Santa Maria del Prato. Nel 1968 Federico Zeri la inserì nel novero delle opere del Maestro del Cristo docente, autore della tavola conservata nella chiesa di Santa Maria a Quarto, sulla quale, nello stesso anno Eve Borsook leggeva la scritta “Francesco / me pinxit anno MCCCLXXXXI / di IIImese / (?) priore”.

Sant’Antonio abate è a sinistra in secondo piano, con barba scura; tiene un libro con la mano destra e un bastone con la sinistra.

Immagine da Wikimedia
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900132389


3) Trittico a tempera su tavola, datato 1398, opera del Maestro di San Jacopo a Mucciana e proveniente dalla chiesa di San Jacopo a Mucciana. Raffigura: “Madonna col Bambino tra i santi Cristina e Antonio abate, Caterina e Jacopo“. (fotografia in alto)

Nella antiche guide locali questa opera viene attribuita a Taddeo Gaddi e descritta come divisa in tre parti: la parte centrale era collocata nel primo altare di sinistra mentre le due laterali erano appese ai lati dell’altare maggiore della chiesa di provenienza. In seguito venne trasferito nella chiesa di San Martino ad Argiano. L’attribuzione si deve a Richard Offner e tale identificazione è stata confermata dal Boskovits e da Federico Zeri. In occasione del restauro del 1988 è stata riportata alla luce un’iscrizione collocata alla base del primo pannello: A.D. MCCCLXXXXVIII DIE. P.MO JANVI HOC OPUS ED.

Sant’Antonio, nello scomparto di sinistra, tiene con la mano destra un bastone a tau e con la sinistra un libro chiuso. Il muso di un piccolo maiale nero spunta ai suoi piedi a sinistra.

 

Immagine da Wikimedia


4) Tempera su tavola di 86 x 43,5 cm, del terzo decennio del XV secolo, opera di scuola fiorentina proveniente dalla Chiesa di Santa Maria a Argiano. Raffigura “Madonna col Bambino tra i santi Giovanni battista, Biagio, Giuliano e Antonio abate“.

Si tratta di un piccolo dipinto, tipico esempio di altarolo devozionale delle botteghe fiorentine del primo Quattrocento. In esso è raffigurata la Madonna con veste verde con in braccio il Bambino Gesù vestito di giallo a fiorami il quale gioca con un uccellino; i quattro santi circostanti sono raffigurati ognuno col proprio attributo iconografico distintivo. Il fondo dell’opera in origine era argentato per poi essere trattato a foglia d’oro.

Sant’Antonio abate è a destra in alto, con barba biforcata e tau sul mantello; tiene nelle mani un bastone a tau. Ai suoi piedi, a destra, un piccolo maiale.

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900228269


5)  Olio su tavola di 155 x 130 cm, del 1580-99, opera di Antonio del Niccolino proveniente dalla chiesa di Santa Maria a Bibbione.  Raffigura “Vergine Assunta tra San Gregorio Magno e sant’Antonio abate“.

Nella tavola centinata sono rappresentati: in alto la Vergine Assunta sollevata da alcuni angeli tra i santi Gregorio Magno (in veste pontificia) e Antonio abate mentre alle loro spalle è rappresentato un sarcofago coperto di fiori. In basso, sopra il sasso centrale vi è la firma dell’artista: “AN.° DEL NIC.no FA.”, da leggere come Antonio del Niccolino faciebat. Questa opera è una smaccata riproduzione, anche se in posizione invertita, della Vergine assunta riprodotta nella Allegoria della Immacolata Concezione opera di Giorgio Vasari ed eseguita per Bindo Altoviti. Restaurato nel 1989.

Sant’Antonio abate è a destra, con un libro chiuso nella mano sinistra e un bastone a tau cui è appesa una campanella , nella destra. Il muso di un maiale spunta da dietro di lui, a sinistra.

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900228341


6)”Sant’Antonio abate e San Francesco dà la regola alle Clarisse “, fine del XIV-inizi del XV secolo, affreschi di scuola fiorentina provenienti dalla chiesa di Sant’Andrea a Luiano.

È un frammento di un affresco staccato rappresentante sulla destra Sant’Antonio abate a figura intera vestito col saio che tiene un bastone a tau, inserito in un’edicola gotica mentre nella parte sinistra è possibile leggere la scena della Presentazione della regola di Santa Chiara a San Francesco. L’affresco fu scoperto in occasione dei restauri della chiesa di provenienza nel1958. Attualmente è genericamente attribuito alla scuola fiorentina, ma presenta alcuni rimandi all’opera di Pietro Nelli.

 

 

Info sul Museo:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Museo_Giuliano_Ghelli

https://www.chiantivaldarno.it/museo-ghelli-san-casciano/