PELAGO (FI), frazione Diacceto. Pieve di San Lorenzo, terracotta della bottega di G. Della Robbia con s. Antonio abate, 1500-24

Ricordata come pieve già dal 1073 con il titolo di San Jerusalem, fu chiesa madre dell’importante piviere di Diacceto. Possesso dei vescovi di Fiesole già dal 1103, ebbe anche il patronato della famiglia Cattani da Diacceto e successivamente quello dei Moresi. Nel XII secolo la chiesa poteva contare su ben nove suffraganee. Successivamente, però, la pieve perse rilevanza e cadde in rovina, fino a quando, nel 1413, dovette cedere il titolo di pieve alla chiesa di San Clemente, nel quale fu spostato anche il fonte battesimale. Successivamente, dopo un restauro realizzato a metà del Cinquecento, il fonte battesimale fu tuttavia riportato a San Lorenzo.
Il vecchio edificio fu completamente demolito e ricostruito fra il 1858 e il 1872 con la trasformazione dell’originario impianto a due navate in un un’unica ampia aula. In quell’occasione la volta fu affrescata da Ferdinando Folchi e Antonio Noferi. La facciata a due spioventi fu rifatta in seguito ad un intervento di restauro del 1950 durante il quale furono aperte le monofore della parete destra e rimossi gli altari ottocenteschi.

 

All’interno, sulla parete sinistra, conserva una terracotta invetriata policromata di 175 x 150 x 65 cm che raffigura “Maria in trono col Bambino contornata da angeli e i santi Giovanni Gualberto e Antonio abate”, attribuita alla bottega di Giovanni della Robbia  (Firenze, 1469 – 1529). Restaurata nel 1917.
Ad angolo retto rispetto al rilievo della Vergine, sulle pareti laterali, ci sono le figure dei Santi. A destra, è s. Antonio abate, in saio marrone, con bastone e libro gialli e un maiale ai suoi piedi.

 

 

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https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900329740

FIGLINE VALDARNO (FI). Palazzo Pretorio, terracotta di B. Buglioni con s. Antonio abate, 1515-20

Il Palazzo risale, nelle sue parti originarie, al XIV secolo e in seguito, rimaneggiato più volte, fu trasformato in carcere fra il 1866 e il 1867. L’attività penitenziale si concluse nel 1924 e poi fu ristrutturato e restaurato dall’architetto Enzo Cerpi.
Fino al 1963 è stato sede degli organi istituzionali e dell’apparato amministrativo. Dal 2003 ospita l’archivio comunale preunitario, con documenti dal 1365 al 1865, e l’Ufficio informazioni turistiche.

Ai piedi della torre, vi è la cappella dedicata ai Caduti della Grande Guerra nella quale è collocata dal 1931 una pala d’altare in terracotta invetriata policromata, del 1515-1520, attribuita al fiorentino Benedetto Buglioni (1461 – 1521), e raffigurante la “Madonna con il Bambino incoronata da due angeli e i santi Sebastiano e Antonio abate“. Proviene dalla Cappella Passalacqua, Castel San Niccolò (AR), frazione Caiano.

Sant’Antonio abate è a destra, tiene con la mano sinistra un libro chiuso e con la destra un bastone a tau cui è appesa una campanella. Ai suoi piedi un maiale scuro.

 

Immagine da Wikimedia
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https://www.comunefiv.it/vivere-il-comune/luoghi/palazzo-pretorio/

https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/76379/Della%20Robbia%2C%20Madonna%20con%20Bambino%20in%20trono%2C%20san%20Sebastiano%2C%20sant%27Antonio%20Abate%20e%20angeli 

LONDA (FI), frazione Rincine. Pieve di Sant’Elena, terracotta di B. Buglioni con s. Antonio abate, 1500-10

Ricordata nel 1274 e nel 1299 tra le chiese dipendenti dalla pieve di San Detole, diventò prioria nel 1532 e fu notevolmente rimaneggiata verso la fine di quel secolo. Fu elevata a dignità di pieve nel 1719. Un restauro eseguito nel 1990 ne ha rimesso in luce le strutture medievali.

L’interno ha una sola navata e conserva una terracotta invetriata policroma opera del fiorentino Benedetto Buglioni (1461 – 1521), che raffigura. “Madonna col Bambino e (da sinistra) i santi Paolo e Biagio vescovo e (a destra) santa Lucia e sant’Antonio abate.
Pubblicata per la prima volta dalla Cruttwell nel 1902, il Marquand la attribuì in seguito a Benedetto Buglioni per la somiglianza con la Santa Lucia di Bolsena e la collocò nel gruppo di opere eseguite dal maestro fra il 1500 al 1510.

Sant’Antonio è raffigurato a destra, le mani sono appoggiate a un bastone a tau. Ai suoi piedi, dal mantello sbuca il muso di un maiale scuro.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900007534

https://tuttatoscana.net/itinerari-2/un-itinerario-a-piedi-petroio-rincine-fornace-caiano/

MONTEMIGNAIO (AR). Pieve di Santa Maria Assunta, terracotta di B. Buglioni con s. Antonio abate, 1510 circa

La Pieve è una fra le più importanti chiese in stile romanico del Casentino ed è databile intorno ai secoli XII-XIII. L’interno ha tre navate sorrette da sei pilastri rettangolari e quattro colonne e un’abside di forma semicircolare. La prima campata è databile alla seconda metà del secolo XII, il resto della chiesa è successivo, come dimostrano l’alternanza tra colonne e pilastri e le diverse decorazioni dei rispettivi capitelli.

Nella navata destra è presente una pala in terracotta invetriata policroma di 206 x 165 cm , trasferita in chiesa agli inizi del ‘900 dal tabernacolo del “Docciolino”, opera del fiorentino Benedetto Buglioni (1461 – 1521), raffigurante la “Vergine con il Bambino e i santi Antonio abate e Sebastiano”.
In basso sono rappresentati, in tre scomparti, san Francesco che riceve le stigmate, la Pietà e san Girolamo penitente.

Sant’Antonio è raffigurato a sinistra, tiene con la mano destra un bastone e con la sinistra un libro chiuso. Ai suoi piedi un piccolo maiale scuro.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900637124

https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_Santa_Maria_Assunta_(Montemignaio)

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI). Pieve di San Giovanni in Sugana, terracotta di B. e S. Buglioni con s. Antonio abate, 1510

Le prime notizie della Pieve risalgono al 1019; nel XII secolo era di pertinenza del Monastero di San Miniato al Monte di Firenze.
L’edificio conserva le caratteristiche strutturali e decorative del XII-XIII secolo. Nel XVI fu arricchito da opere in terracotta invetriata. In quello stesso periodo fu ridefinito l’interno grazie alle donazioni della famiglia Salviati che dal 1558 ebbero il patronato della chiesa. Nel 1730 vennero svolti imponenti lavori di restauro che portarono a una trasformazione in senso barocco della chiesa; altri lavori furono eseguiti nel 1894.

La Chiesa conserva anche una grande pala in terracotta invetriata policroma, realizzata nel 1510-15 da Benedetto (1461 – 1521) e Santi (1494 – 1576) Buglioni, raffigurante la Madonna tra i santi Giovanni battista e Antonio abate. La pala è stata in gran parte ricostruita in seguito a dei gravi danni subiti; sono originali sant’Antonio e il corpo del Bambino.

La Vergine seduta sorregge sulle ginocchia il Bambino. Ai lati, a sinistra, s. Giovanni battista e a destra sant’Antonio abate che indossa una veste marrone e gialla e tiene nella mano sinistra un libro e nella destra il bastone.

Sullo sfondo è la scena, tra alberi, del “Miracolo dell’apparizione” con la Vergine che appare a due pastorelli accompagnati da un angelo. Lateralmente due pilastri decorati da ghirlande di frutti e fiori con capitelli corinzi.
Alla sommità un cherubino e sotto sei formelle raffiguranti un cherubino alternato ad un Agnus Dei; ancora più sotto tre formelle con angeli in abiti svolazzanti.

In basso, nella predella, alle estremità due stemmi – probabilmente si tratta delle armi di Ludovico di Ludovico Giandonati che fu capitano a Cutigliano nel 1508 – mentre nelle altre formelle si vede a rilievo sant’Antonio abate a sinistra, al centro il Cristo uscente dal sepolcro sorretto dalla Madonna e da san Giovanni Evangelista, e a destra la figura di san Sebastiano.

 

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900000264

https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Giovanni_in_Sugana