MENAGGIO (Co), fraz. Croce, loc. Monti di Paullo, chiesetta della Madonna delle Grazie con statua di s. Antonio abate

I Monti di Paullo sono un alpeggio di mezza montagna della frazione collinare di Croce del comune di Menaggio (Como), raggiungibili facilmente in 20 minuti con l’auto o in 60 minuti a piedi da Menaggio.
In auto si prende la statale 340 che da Menaggio porta a Lugano; al semaforo, in prossimità della chiesa parrocchiale di Croce, si prende la strada a sinistra in direzione del Golf Club (via Wyatt); prima del cancello del golf si imbocca la strada a sinistra che porta alla chiesetta della Madonna di Paullo (mt 525).
Nella Chiesetta della Madonna delle Grazie di Paullo è venerata una Madonna Addolorata, rappresentata da una statua lignea seicentesca di arte popolare.
La chiesa è stata costruita nel 1951 sul luogo dove sorgeva un’antica cappella, da un gruppo di reduci della seconda guerra mondiale in segno di gratitudine alla Madonna.
L’antico nucleo di Croce (mt 393) conserva ancora oggi le caratteristiche tipologiche ed architettoniche dei paesi agricoli del ‘600 con al centro una caratteristica piazza, con selciato a livello rialzato, dove si concludevano i riti della fienagione, della battitura e della raccolta.

menaggio 2Statua di gesso di Sant’Antonio Abate con il maiale.
La collocazione in una nicchia del muro esterno di una stalla/cascina di un alpeggio denota la devozione popolare al Santo, invocato come protettore del bestiame.
Statua di gesso alta circa 40 cm, alquanto deteriorata, collocata in una nicchia rettangolare ricavata nel muro prospiciente la carrareccia della stalla/cascina Rizzi, in località Monti di Paullo. Il muro è ingentilito da una rosa rampicante appositamente piantata per devozione al Santo.
La cascina Rizzi si trova a circa 100 mt dalla chiesetta della Madonna di Paullo, a sinistra sulla carrareccia per i Monti di Nava. La cascina attualmente è di proprietà Scheggia.

 

Fruibilità:
La statua è sempre visibile perché la nicchia con la statua è sul muro esterno, che fiancheggia la strada.

Cronologia: XX secolo

Bibliografia:
– Giorgio M. Baratelli e Daniele M Baratelli – MENAGGIO TESTIMONIANZE DI FEDE – Attilio Sampietro Editore, 1995
– Chiesa della Beata Vergine delle Grazie, Via Monti di Nava – Menaggio (CO) – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 7 maggio 2021.

Data compilazione scheda: 1 giugno 2021

Rilevatore:
Giorgio Maria Baratelli – gmbaratelli@yahoo.it

GRAVEDONA ED UNITI (CO). Cripta di Sant’Antonio abate nella Chiesa di San Vincenzo.

Via Roma, 31 – Gravedona (Co)
https://maps.app.goo.gl/rV7nKD1SFqZeKLdH8
Gravedona cripta s Antonio

La cripta, dedicata a S. Antonio, occupa la parte sottostante la zona presbiteriale della parrocchiale di S. Vincenzo. Vi si accede lateralmente da una scala posta sul fianco settentrionale della chiesa.
L’impianto planimetrico è a tre navate, terminate da altrettante absidi semicircolari, voltate a crociera e divise da colonne monolitiche, da colonne in rocchi lapidei e da due pilastri circolari in blocchi di pietra. Attualmete la zona absidale è separata dalle navate da un muro trasversale costruito in occasione degli ampliamenti seicenteschi del coro della chiesa soprastante.

Durante gli interventi di restauro eseguiti tra il 1977 e il 1979 sulle pareti delle absidi sono stati rinvenuti lacerti di affreschi di cui uno datato 1304; tale data pone il termine ante quem per l’esistenza della cripta sotto la zona presbiteriale della Chiesa di S. Vincenzo, la cui sussistenza e  dedicazione a Sant’Antonio sono indicate nella visita pastorale del vescovo Feliciano Ninguarda del 1593.
La ristrutturazione seicentesca della Chiesa di S. Vincenzo e, in particolare, l’ampliamento della zona presbiteriale con la costruzione del coro quadrangolare, comportarono la riduzione dimensionale della cripta; venne infatti costruito un muro trasversale che ne occluse la zona triabsidata e comportò la parziale demolizione delle strutture semicircolari.
GRAVEDONA cripta affrescoImmagini, spesso frammentarie, di sant’Antonio abate sono dipinte sulle pareti.

 

Nella cripta vi è anche una statua del Santo con in mano il fuoco, uno dei suoi attributi, oltre al porcellino e al bastone.

 

Riferimenti bibliografici:
– Pescarmona, D./ Rossi, M./ Rovetta, A., Alto Lario Occidentale, Como 1992
– Magni, M., Architettura romanica comasca, Milano 1960
– Fecchio, L., Notizie storico-religiose di Gravedona, Como 1893
– Zecchinelli, M., Le tre Pievi: Gravedona Dongo Sorico, Menaggio 1995
– Albonico Comalini, P./ Conca Muschialli, G., Gravedona. Paese d’arte, Gravedona 2006
– Belloni, L. M., Il San Vincenzo di Gravedona, Como 1980
– Guida Italia, Lombardia Guida d’Italia del Touring Club Italiano, L’Alto Lago: da Menaggio a Colico, Milano 2005
– AA. VV., L’area Sacra di Gravedona, Foggia – Roma 2005
– Zastrow, O., L’arte romanica del comasco, Lecco 1972

TOSSICIA (Te). Chiesa di S. Antonio Abate

La chiesa di Sant’Antonio abate è un edificio religioso situato a Tossicia, in provincia di Teramo, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nella zona centrale della Valle del Mavone. Largo Sant’Antonio.
https://maps.app.goo.gl/WQYEjvaFq3fyCx4r6
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La chiesa ha modeste dimensioni ed è dedicata al patrono degli animali domestici. Si eleva sulla zona più alta della piazza del piccolo borgo. L’edificio sacro, citato nell’Elenco degli edifici monumentali della provincia di Teramo, è stato costruito interamente in pietra a vista e si mostra nella sua semplice ed essenziale austerità, abbellito solo dal portale esterno, finemente decorato, restaurato dalla Soprintendenza abruzzese, dopo la seconda guerra mondiale.

La composizione della porta monumentale si articola su un arco a tutto sesto con sfondo a risalto, di gusto gotico. L’ingresso si apre tra semicolonne decorate con bassorilievi che alla sommità presentano capitelli raffiguranti teste umane, fuse in un’unica fascia sporgente. Alla base delle semicolonne vi sono le sculture di piccoli maialini accovacciati che, oltre a ricordare uno degli emblemi del santo, la guarigione del porcellino, fanno riferimento all’uso terapeutico del loro grasso per la cura e la guarigione del fuoco di Sant’Antonio.
L’interno della lunetta ospita la statua di sant’Antonio abate, mentre l’archivolto, sviluppato in tre archi, è popolato da angeli suonatori di tromba e dalla presenza solenne della testa del Padre Eterno, posta al centro del secondo arco, al di sopra dell’effigie del santo. A completamento della composizione vi sono il timpano cuspidato a pinnacoli rifinito con fogliame e i simboli dei quattro evangelisti. Alla sommità della cuspide, ad attestare il sovrano patronato, compare lo stemma reale inquartato della famiglia aragonese. Nella porzione sinistra della facciata, a fianco del piedritto, si trova murata la lastra che reca l’iscrizione: «HOP . FECIT . ADEAS . LOMARD . 1471 », interpretata come: «Hoc opus fecit Andreas lombardus 1471» e così tradotta: «Quest’opera fu eseguita da Andrea lombardo nel 1471».

800px-Chiesa_di_Sant'Antonio_Abate_-_Tossicia_-_internoL’ambiente interno si compone in un’unica navata a fondo rettilineo, spoglia ed essenziale, illuminata da 4 finestre rettangolari che si aprono lungo i fianchi del perimetro e dall’oculo della facciata posto fra il portale e il timpano cuspidato. Il vano è coperto da un tetto a capanna sorretto dalla volta a capriate. L’aula ospita un piccolo altare, un crocifisso risalente alla prima metà del XV secolo, forse di fattura spagnola e la statua lignea di santa Sinforosa, patrona di Tossicia, qui trasportata da quando il terremoto del 2009 ha reso inagibile la chiesa matrice che la accoglieva. La santa reca nella mano sinistra una riproduzione del borgo abruzzese.
All’interno della chiesa, una statua lignea rappresenta Sant’Antonio abate con tutti gli attributi della sua santità.

 

Info:
È tradizione accatastare davanti all’ingresso della chiesa una torre di legname da incendiare, chiamata “la torre del fuoco di sant’Antonio“. Si tratta di un rito peculiare del periodo invernale che si tiene nel paese verso la fine del mese di gennaio.
La chiesa viene utilizzata saltuariamente ed è visitabile durante l’orario di apertura per le funzioni.
Lo stato di conservazione della chiesa è buono.

Bibliografia:
– AA.VV., Documenti dell’Abruzzo Teramano, I, 1 e 2: La Valle Siciliana o del Mavone, Pescara, Carsa, 198
– Abbate Enrico, L’arte in Abruzzo, Cerchio, Adelmo Polla Ed., 1986
– Braccili Luigi, Città, paesi e chiese d’Abruzzo, S. Atto, Edigrafital, 2000
– Castagna Lorella, Pellegrini Walter, Varani Alberto, Atri e l’Atriatico, Penne, Litografia Cantagallo Luigi, 1987
– Cingoli Nicola, Dal ’33 all’ 83, Cingoli, consolidamento, restauro, S. Atto, Edigrafital, 1983
– Corrieri Giovanni, Architettura Sacra del Medioevo Teramano, Edizione numerata, copia n° 18/100
– Eugeni Fausto, Sgattoni Marcello, Il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano del Vomano e del Tordino, S. Atto, Edigrafital, 1998
– Favole Paolo, Italia Romanica, Abruzzo e Molise, Milano, Jaca Book, 1990
– Gavini Ignazio Carlo, L’architettura in Abruzzo, Cerchio, Adelmo Polla Ed., 1995
– Giancaterino Guido, Motivi d’arte in Teramo e provincia, Pescara, Ediars, 1995
– Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Abruzzo e Molise, Milano, 1979
– Massimi Gerardo, Massimi Tiziana (a cura di), Gli itinerari, le città e i paesi nell’area del Vomano, Pescara, Carsa, 1997
– Mazzitti Walter, Teramo, S. Atto, Edigrafital, 1995
– Moretti Mario, Architettura medioevale in Abruzzo, Roma, De Luca Editore
– Rasicci Pasquale, Abruzzo, notizie storico-artistiche dei centri d’arte, monumenti e musei, S. Atto, Edigrafital, 1976
– Rasicci Pasquale, Abruzzo: una ricognizione nei secoli, in Conosci l’Abruzzo: almanacco abruzzese 1995, Pescara, Ediars, 1995
– Soc. coop. La Quercia, Nella Valle Siciliana: itinerando tra valori storici, culturali e naturalistici, S. Atto, Edigrafital

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, statua di sant’Antonio abate da Monte Velo-Arco

Secondo quarto del XV secolo
Scultore veronese (?)
Legno intagliato policromo
Provenienza : Monte Velo (Arco), eremo dei Santi Giacomo e Silvestro
Museo Diocesano Tridentino inventario numero 5504

La statua appartiene a un complesso liturgico dismesso in epoca imprecisata. Nonostante le ampie lacune, la raffinata qualità dell’intaglio riconduce alla cultura tardo gotica di ambito padano veneto della prima metà del Quattrocento, evidenziando affinità con i legni del polittico di Avio.

 

Info:
Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo 18 – 38122 Trento – Tel. 0461/234419 – Fax. 0461/260133
e-mail: info@mdtn.it

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/scultore-veronese-000

Autore:
Marina Celegon

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, statua di sant’Antonio Abate, da Brentonico

2019-08 Trento (173) Museo diocesano Sant’Antonio Abate da Brentonico MODAttribuito ad Antonio Giolfino (Verona doc. 1480-1510)
Fine XV secolo. Legno intagliato, policromo.
Provenienza: Brentonico, chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Museo Diocesano Tridentino inv. 2263

La statua fu commissionata dalla confraternita di Sant’Antonio di Brentonico per il proprio altare.
Il santo è rappresentato in cattedra, benedicente, vestito del saio monacale e con il viso incorniciato da una lunga barba che ricorda la sua condizione di asceta. La mitria allude invece il suo ruolo di abate, cioè di priore, capo e fondatore di comunità monastiche.
Antonio abate era invocato contro le epidemie di herpes, volgarmente noto come ‘fuoco di Sant’Antonio’ e contro le malattie della pelle. Nelle campagne e nelle zone rurali di montagna il santo era popolare per il suo speciale patronato sul bestiame e sugli animali da cortile.

2019-08 Trento (174) Museo diocesano Sant’Antonio Abate da Brentonico MOD

Info:
Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo 18 – 38122 Trento – Tel. 0461/234419 – Fax. 0461/260133
e-mail: info@mdtn.it

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/attribuito-ad-antonio-giolfino

Autore:
Celegon Marina