LIVO (TN), fraz Preghena. Chiesa di Sant’Antonio abate

https://maps.app.goo.gl/W1RmnZBaMC9o2U3V9

La chiesa di Sant’Antonio abate a Preghena di Livo (TN) è attestata a partire dal 1384, anno in cui Giovanna fu Bonaventura da Bresimo menziona l’edificio nel proprio testamento.
Vi fu un ampliamento rinascimentale voluto dal pievano Biagio Aliprandini, su indicazioni del Principe-Vescovo di Cles nel 1531; successivamente fu ricostruita a causa di un incendio che aveva distrutto due terzi delle parti superiori nel 1692.
LIVO Preghena chiesa sANTONIOLa chiesa è stata poi ampliata nel 1957, abbattendo il fronte e la antica loggia interna gotico rinascimentale di stile clesiano, e per l’allungamento vennero demolite alcune case d’abitazione frontali alla facciata ovest.
L’interno è ad unica navata, con tre campate, la prima è la più recente e senza decorazioni, con una copertura a soffitto orizzontale, le altre due sono a crociera, una delle quali è dipinta con affreschi cinquecenteschi ed è aperta in una cappellina a nord.
L’abside si restringe rispetto alla navata ed è di forma poligonale con catino decorato da costoloni a nido d’ape. Su di una parete sono appese le 14 stazioni della Via Crucis eseguite intorno al 1768 dal pittore Mattia Lampi.
L’altare maggiore è stato costruito su disegno di A. Carneri, tra il 1642 ed il 1649, da Gian Domenico Bezzi di Cusiano intagliatore e scultore e dai doratori Filippi e Bondi di Livo. Il complesso ligneo si erge su due gradini di calcare rosso, sulla mensa sta un tabernacolo dorato a forma di tempietto con cariatidi e putti ai lati ed una cupoletta a padiglione circondata da una balaustra a colonnine.

La pala centrale è un dipinto ad olio datato 1644 opera di Andrea Carneri, raffigura Maria Vergine col Bambino su un nimbo di nuvole sopra una mezzaluna, incoronata da angeli; sotto sono in contemplazione sant’Antonio abate e san Leonardo, sul fondo compare un paesaggio con tre colline.

All’interno è conservata una statua di sant’Antonio abate col bastone a Tau che regge due campanelle.

 

 

Sulla parete esterna destra, sopra il portalino sono affrescate, purtroppo molto frammentarie, le figure di tre Santi: due sono a sinistra della finestra e quello a destra di essa è identificabile come sant’Antonio abate perché ha un bastone a Tau e barba bianca.

 

 

Fonti:
https://www.comune.livo.tn.it/Territorio/Luoghi-e-punti-di-interesse/Chiese/Chiesa-di-S.-Antonio-a-Preghena

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/25664/Livo+%28TN%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio 

FAGAGNA (Ud). Bassorilievo su casa privata.

20201029_102425In via Cecconaia, 13 a Fagagna, su una casa privata c’è una edicola con bassorilievo raffigurante una Madonna del latte con a fianco un Sant’Antonio abate.

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SAN LEONARDO (Ud), fraz. Merso di Sopra. Chiesa di Sant’Antonio abate di Bergagna

A poca distanza dalla frazione di Merso di Sopra, su un dosso che divide la valle del Cosizza da quella dell’Erbezzo si trova la chiesa di Sant’Antonio, fondata nel 1441.
Sicuramente già consacrata nel 1444, la chiesa era già completamente affrescata nel 1493, come appare da una scritta del coro. Purtroppo i dipinti oggi appaiono gravemente danneggiati dai lavori di restauro ottocenteschi e dagli intonaci con cui furono successivamente coperti.

Localizzazione: https://goo.gl/maps/r3CwGuv6YFGH38Q78

Il luogo è importante perché era sede di adunanza della Banca di Merso che esercitava l’autogoverno del territorio delle valli circostanti.
Davanti alla chiesa c’era l’immancabile albero di tiglio.
La chiesa ha portico d’ingresso chiuso su un lato e pilastro d’angolo sull’altro che sostengono il tetto a padiglione.
La facciata è conclusa con una bifora campanaria in pietra squadrata sotto la quale si apre la porta di entrata ogivale con due finestre laterali contornate da stipiti in pietra.
L’aula è rettangolare coperta da tetto a capriate e con arco a tutto sesto che immette nel presbiterio coperto da soffitto di volte a vela.
La chiesa è stata più volte rimaneggiata: in particolare sono stati ricoperti con intonaco gli affreschi originari che decoravano le pareti interne.
L’altare in marmo, opera del gemonese Francesco Aloy, è del 1795 ed ha sostituito quello precedente in legno. La statua che spicca al centro porta abito, copricapo e bastone vescovile ed ai suoi piedi sta l’immancabile maialino. Altre statue rappresentano S. Agnese, S. Margherita e la Vergine col Bambino.
In un affresco rinvenuto durante il restauro è comparso il santo con ai suoi piedi un cinghiale.

 

Bibliografia:
lintver.it,
– “Slovensko multimedialno okno” – “Finestra multimediale slovena” museo a San Pietro al Natisone

Autore: William Sambo

Immagine da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/68836/San+Leonardo+%28UD%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate+di+Bergagna

SAN PIETRO AL NATISONE (Ud), fraz. Clenia. Chiesa di Sant’Antonio abate.

All’interno della frazione di Clenia si trova la chiesa di Sant’Antonio abate. Frazione Clenia, 16
https://goo.gl/maps/s6CGFmHcFtuw1Pgv8

L’edificio attuale, non datato, risale al XVI secolo, la cui ristrutturazione viene attribuita a Gaper di Tolmin0.
Il portico d’ingresso, probabilmente di data posteriore, è sostenuto da due archi a tutto sesto che collegano la facciata d’ingresso della chiesa con la facciata di una casa adiacente. La porta d’entrata è rettangolare con ai lati due finestre contornati da stipiti in pietra.
Un arco ogivale immette nel presbiterio (poligonale), con soffitto a rete di costoloni e chiavi principali figurate con le immagini del Cristo e della Madonna, mentre le secondarie sono a rosette.
L’altare fa parte del folto gruppo degli altari dorati (zlati oltar), carnioli prodotti dalle botteghe di Caporetto alla fine del XVII secolo, caratterizzati dal mantenimento dei modi del barocco. A differenza di altri altari coevi, al posto delle colonne a tortiglione con teste di cherubini e ghirlande di frutta, qui ci sono, a separare le tre nicchie con i santi, classiche colonne corinzie con fusto scanalato. L’altare si compone di due trittici sovrapposti con il Creatore sul frontone ed una Madonna con Bambino con ai lati statuette di Santi.
Nella parte inferiore la statua di Sant’Antonio abate al centro; a destra quella di San Vito, a sinistra quella di San Barnaba.
Accanto alla facciata si eleva il campanile del 1921 con cella campanaria a bifore e copertura a pinnacoli.
Dai restauri post terremoto del 1976 sono venuti alla luce degli affreschi, coperti di calce per qualche secolo. Tale ritrovamento pone la sua fondazione intonro al XIV secolo.

Bibliografia:
– “Slovensko multimedialno okno” – “Finestra multimediale slovena” museo a San Pietro al Natisone;

FDM

Galleria immagini di Paola Treppo:

VALTORTA (BG). Chiesa di Sant’Antonio della/alla Torre

Valtorta -s_Antonio_esternoDi particolare interesse storico-artistico è la chiesa di Sant’Antonio abate della contrada Torre.
https://maps.app.goo.gl/QRUWjRnC836tyrNZA.

L’originale struttura romanica è ancora molto evidente, nonostante diversi rifacimenti, nella semplicità delle linee e del materiale, specie nell’interessante campanile in pietra a pianta quadrata, con la cella campanaria a bifore.
L’interno, parzialmente interrato, è a una sola navata, suddivisa in tre campate da due arcate trasversali a sesto acuto; il presbiterio è a pianta quadrata, rialzato al livello dell’esterno e coperto da volta a botte. Su alcune pareti dell’edificio sono dipinti pregevoli affreschi di epoca cinquecentesca, riportati alla luce negli anni scorsi e restaurati nel rispetto delle caratteristiche originali. Ignoti sono gli autori che rimandano, per certe analogie, ai Baschenis della Valle Averara.
SONY DSCI soggetti più interessanti sono quelli raffigurati sulla seconda arcata trasversale, rivolti verso il presbiterio. Alla base del pilastro di sinistra si può ammirare un Cristo nel sepolcro attorniato dagli strumenti della passione. Sotto l’affresco, datato 20 novembre 1529, vi è un’iscrizione in latino, ben leggibile, che riproduce una serie di invocazioni al Cristo, nei vari momenti della sua passione. Sulla parte superiore del pilastro è raffigurata una Madonna col Bambino e San Rocco, eseguita il 18 novembre 1529.
Tutto il centro dell’arco è interessato da una Incoronazione della Vergine da parte di Gesù, in un tripudio di angeli, musicanti e beati: la scena, corredata da due cartigli, è di grande respiro e ricca di particolari. Il pilastro di destra reca, nel quadrante superiore, una Crocifissione con i Santi Rocco e Sebastiano e, in quello inferiore, una delicata Natività con il nome del committente: “D.Joannes de Pecis f.f.”.
Alcune figure presentano spunti artistici notevoli, che si possono individuare nell’espressività dei volti su cui sono chiaramente evidenti, di volta in volta, emozioni di gioia, profonda rassegnazione, umiltà, sofferenza; meno curati sono i particolari, mentre si nota una discreta ricerca prospettica ed un’apprezzabile attenzione alle proporzioni e ai volumi.

Sul retro del pilastro e sulla parete di destra sono riapparsi di recente altri affreschi che raffigurano un Sant’ Antonio abate, due figure di Santi, una Madonna col Bambino e una bella Trinità, collocata proprio dietro il pilastro della prima arcata.

 

Gli altri dipinti si trovano sulle pareti laterali del presbiterio dove, in una trentina di riquadri, sono rappresentate Scene della vita di Sant’Antonio abate, ciascuna corredata da didascalie in italiano; i riquadri sono in parte coperti da cornici in stucco o malta, aggiunte nel Seicento.

La chiesa conserva anche una statua moderna di s. Antonio abate col suo maialino.

 

Altri due soggetti si trovano sulla facciata esterna di mezzodì: si tratta di una figura di Santo e di un San Cristoforo che regge sulle spalle un piccolo Gesù; i dipinti, in mediocre stato di conservazione, sono certamente anteriori a tutti gli altri e probabilmente risalgono all’epoca della costruzione della chiesetta.
I dipinti della Torre occupano un posto di rilievo nel vario succedersi dei cicli di affreschi che interessano la Valle Brembana. Gli autori, non noti, potrebbero forse essere ricercati nella schiera dei Baschenis della Valle Averara, a cui rimandano i soggetti dell’arcata: la scena della Natività presenta, ad esempio, varie analogie con opere coeve dipinte da Simone II Baschenis nelle valli Giudicarie del Trentino.