CITTÁ DELLA PIEVE (PG). Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, già chiesa di Sant’Antonio abate, affresco col Santo del Perugino, 1508

Viale Gino Cappanini.
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L’antica chiesa del 1200 era collocata a ridosso del perimetro murario, vicino al sito dove si apriva l’antica Porta del Castello. Nel 1438, con elemosine raccolte, la chiesa fu in gran parte rifatta.
Fin dal XIII secolo esisteva in questa chiesa la “Confraternita dei Disciplinati di San Salvatore”, a cui spettava la cura e il mantenimento del culto e che nel 1508 intraprese consistenti interventi di ristrutturazione, forse in seguito ai danni riportati nei frequenti combattimenti che avvenivano, poiché molto esposta verso la Toscana, commissionando anche al Perugino l’affresco della parete d’altare che quindi è posteriore a quella data.

Nel 1667, la chiesa di Sant’Antonio, ridotta di nuovo in pessime condizioni, fu dal Capitolo della Cattedrale restaurata e rimpiccolita.
L’antica chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nei pressi di Palazzo Baglioni, che era stata eretta a parrocchia nel 1600, fu demolita nel 1815, come afferma semplicemente mons. Canuti, forse per l’incapacità di contenere il pubblico, forse per l’instabilità dell’edificio.
Sempre nel 1815 la Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, insieme alla Confraternita dei Santi Sebastiano e Rocco, fu trasportata dalla chiesa demolita alla chiesa di Sant’Antonio abate, che così nel tempo cambiò titolo.
Mons. Mancini, nella sua visita pastorale, dice che la chiesa apparteneva alla Compagnia degli Artisti e alla Compagnia della Buona Morte, ma esisteva qui anche la Confraternita di S. Rocco e S. Sebastiano che dal 1815 rimase la sola e nel 1820 sopraelevò le mura dell’edificio, ricavandone un locale che adibì per nuovo oratorio.

L’edificio odierno ha un aspetto neoclassico e fu interamente ricostruito in seguito ai gravissimi danni subiti nel terremoto del 1861.
Verso il 1926 l’oratorio fu soprelevato di alcuni metri in modo da formare nel piano superiore una grande sala per le adunanze dei confratelli.
Il campanile, in seguito agli eventi bellici del 1944, colpito da diversi proiettili, fu restaurato nel 1946 poiché diroccato a metà; è stato rifatto nella parte diroccata in laterizio grezzo sopraelevandolo di m. 5 e facendolo terminare con una piramide ottagonale.
Anche la facciata della chiesa fu restaurata nel 1946 e il restauro dell’intera chiesa fu completato nel 1948.

La facciata principale presenta un intonaco molto degradato. E’ strutturata in due ordini contornati da paraste e cornici marcapiano in intonaco modanato. Il portale d’ingresso ad arco si trova al centro dell’ordine inferiore, mentre l’ordine superiore è formato da un piccolo loculo posto in asse tra due finestre rettangolari corrispondenti all’interno con la cantoria. Sulla sinistra della facciata è addossato un campanile, in mattoni a faccia vista con cella campanaria formata da quattro monofore ad arco. Esso è sormontato da una copertura piramidale.
Le altre pareti esterne della chiesa risultano in muratura mista prive di intonaco. Le diverse tessiture murarie mettono in evidenza le varie trasformazioni avvenute nel tempo.

All‘interno, la chiesa si presenta con un’unica navata con una campata centrale voltata a crociera compresa tra due strette campate d’apertura e di chiusura dell’aula, voltate a botte. L’ingresso con bussola è sormontato dalla cantoria. Le pareti laterali longitudinali presentano arcate cieche contenute da pilastri quadrati su cui corre la trabeazione che lega tutt’attorno le pareti fino a giungere all’arco trionfale che separa l’aula dal presbiterio.

Sulla parete di fondo, dove era posto il vecchio altare, si trova un importante affresco  di 535 × 387 cm, che venne commissionato al massimo esponente della pittura umbra Pietro Vannucci, detto il Perugino nel 1508, probabilmente dai Disciplinati di San Salvatore. Secondo lo Gnoli ha cooperato largamente all’affresco il discepolo Giacomo di Guglielmo, pievese.
L’opera raffigura “Sant’Antonio abate tra i santi Paolo Eremita e Marcello”.
Il dipinto raffigura i tre Santi all’interno di un portale con delle colonne laterali che sostengono una illusoria lunetta che rappresenta Cristo redentore benedicente entro mandorla di cherubini. Sant’Antonio è in trono, tiene il bastone a tau nella mano sinistra e fa un gesto di benedizione con la destra.

Dipinto prima dello strappo.

In seguito ad un terremoto avvenuto nel 1861, si decise di asportare l’affresco dalla parete e di riportarlo su tela. L’operazione fu eseguita dai perugini Guardabassi e Compaglini e non riuscì perfettamente, ma il dipinto fu ancora più danneggiato quando, a causa dei restauri che si eseguivano nella chiesa, lo si dovette trasportare nella chiesa di Sant’Agostino.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/28954/Citt%C3%A0+della+Pieve+%28PG%29+%7C+Chiesa+dei+Santi+Apostoli+Pietro+e+Paolo

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-dei-santi-apostoli-pietro-e-paolo-citta-della-pieve-pg/

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/21899/Vannucci%20Pietro%2C%20Sant%27Antonio%20Abate

Rilevatore: AC


Regione Umbria