POSITANO (Sa). Via degli oleandri, Sant’Antonio abate su mattonella.
Mattonella quadrata (lato cm. 20) raffigurante Sant’Antonio abate, chiamato Sant’Antonio il Grande per la veneranda età in cui morì (105 anni), rispetto ai 36 anni di Sant’Antonio di Padova.
Il santo, aureolato, è rappresentato a mezzo busto: spicca la mancanza del maialino, mentre grande risalto è dato al libro sotto il braccio sinistro, quel “libro della natura” che – raccontano le sue biografie – fu l’unico che il santo sentì il bisogno di leggere nei suoi eremitaggi. Ad un filosofo che gli chiedeva come potesse privarsi della consolazione dei libri, vivendo nel deserto, Sant’Antonio abate rispose: “Il mio libro, o filosofo, è la natura delle cose create, e ogni volta che voglio leggere le parole di Dio, il libro è davanti a me”.
Il suo abito è preciso riferimento alla tenuta dei Fratelli Ospedalieri di Sant’Antonio, movimento che vide la fondazione di numerosissimi ospedali im concomitanza con il dilagare delle epidemie; gli ospedalieri infatti indossavano mantelli neri con una croce a forma di tau, suonavano campanelli per annunciare le loro missioni in cerca di elemosine e allevavano maiali. Canonici anche il bastone a forma di stampella con il campanello e il fuoco.
Colpisce la efficace resa fisionomica del volto del santo, dalle sopracciglia alle pieghe della fronte che ritroviamo, accentuate, nel pannello di eguale soggetto di Gunther Studemann che, vivendo a Positano, proprio di questa mattonella dovette prendere spunto per la sua realizzazione.
Cronologicamente la mattonella sembra potersi collocare tra il Settecento e l’Ottocento, con quel riquadro perimetrale in bruno che caratterizza gli esemplari di quest’epoca.
Grande interesse riveste la presenza di una mattonella simile in collezione privata a Grottaglie, a seguito dell’acquisto da un antiquario napoletano a Trani.
Fine XVIII – inizi XIX secolo.
in: Matilde Romito, Recupero di un patrimonio minore – Mattonelle e pannelli ceramici devozionali nel Salernitano, Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, pp. 10-11.



