VESTENANOVA (VR), frazione Vestenavecchia. Chiesa di Sant’Antonio abate

Vestenanova sorge sul lato orientale del torrente Alpone, in contrapposizione a Vestenavecchia, che sorge su quello occidentale. La chiesetta di S. Antonio abate sorge a 510 mslm su uno sperone di basalto chiamato “la Frata”, situato tra i due centri abitati.
Strada provinciale 36, 66
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Le origini della chiesa di S. Antonio abate sono da datare al XII secolo. Essa rappresenta l’edificio di culto più antico dell’alta Val d’Alpone. L’edificio originario non era molto diverso nelle forme da quello attuale, con pianta ad aula unica, abside semicircolare, copertura a capriate e pareti finemente decorate con Santi. Tale edificio cominciò a perdere di importanza nel XV secolo, allorché ai piedi del monte venne edificata una nuova chiesa, dedicata ai SS. Zenone e Urbano, che ben presto divenne chiesa parrocchiale di Vestenavecchia.
Al periodo compreso tra la fine del XV secolo e i primi anni del XVI appartiene il bel ciclo pittorico situato tra l’arco trionfale ed il catino absidale. Si tratta di affreschi attribuiti al pittore veronese Francesco Morone (1471-1529), raffiguranti i Profeti (arco) e Dio Padre con i quattro Evangelisti (catino). Dello stesso periodo, ma di mano diversa, è l‘Ecce Homo dipinto sopra l’arco trionfale e la Trinità a lato dello stesso.
Al XIV secolo è attribuito l’affresco raffigurante sant’Antonio visibile sulla parete di fondo dell’abside.
Il 25 giugno 1530 giunse in visita a Vestenavecchia il vescovo di Verona Giberti (1524-1543). Egli soggiornò nella nuova chiesa parrocchiale dei SS. Zenone e Urbano ed inviò il suo Vicario a ispezionare la chiesa di S. Antonio abate. Il Vicario, al ritorno, riferì che la chiesa era in condizioni di conservazioni accettabili, sprovvista di rendite e che le elemosine erano in mano di alcune persone del luogo con grande svantaggio per la chiesa. Il vescovo si impegnò a risolvere la questione.

Tra il 1630 ed il 1631 il nord Italia fu scosso da una violenta epidemia di peste che colpì anche Vestena, dimezzandone la popolazione. Per tentare di ridurre il contagio furono ricoperte con calce le pareti interne della chiesa. Ne è testimonianza il dipinto dell’altare di S. Rocco conservato nella chiesa parrocchiale di Vestenanova, dove viene rappresentata una realistica processione verso la chiesa, con trasporto dei corpi degli appestati.
Gli abitanti di Vestena scampati al contagio, come adempimento di un voto fatto dalla comunità, nel 1634 ottennero dal vescovo il permesso di erigere nella chiesa di Sant’Antonio un nuovo altare intitolato a san Rocco, patrono degli appestati.
Tra il 1943 ed il 1945, la chiesa fu utilizzata come rifugio dai partigiani. Da allora, fino agli anni ottanta del XX secolo. rimase in condizioni di abbandono e degrado.
Tra il 1980 ed il 1987 l’edificio beneficiò di un necessario intervento di restauro globale. In questa occasione tornarono alla luce le decorazioni ad affresco obliterate e rese illeggibili dal seicentesco strato di calce.

 

La chiesa presenta una semplice facciata a capanna dai caratteri tipici dell’architettura romanica campestre. Orientamento a nord-est. Al centro si apre il portale arcuato con contorni in pietra calcarea locale e capitelli a semplice modanatura, sormontato da un piccolo oculo circolare. Una cornice in aggetto conclude il prospetto segnando la linea delle falde del tetto.

Impianto planimetrico a unica aula rettangolare a marcato sviluppo longitudinale con orientamento da nord-ovest a sud-est; presbiterio a pianta rettangolare con asse leggermente inclinato, di larghezza ridotta rispetto l’aula e articolato su tre livelli, con parete absidale a fondale piatto. La pavimentazione è realizzata in lastre rettangolari di nembro rosato locale.
Copertura a due falde con travature e capriate lignee a vista in corrispondenza dell’aula. Il presbiterio è coperto da una volta a botte in muratura sulla quale si estende senza soluzione di continuità il pregevole ciclo di affreschi che interessa le pareti d’ambito.
Il piccolo vano della sacrestia è coperto da una volta a crociera in muratura su peducci pensili in pietra.
Le pareti interne dell’aula, un tempo anch’esse affrescate, conservano limitati frammenti di affresco unicamente nella parete di controfacciata.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17771/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Vestenavecchia,_Vestenanova

 


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