VALGOGLIO (BG). Chiesa parrocchiale della Madonna Assunta, con immagini di sant’Antonio abate

La prima citazione della chiesa parrocchiale di Valgoglio risale al 1269.
Dedicata fin dall’antichità alla Madonna Assunta, fu consacrata una prima volta nel 1611 e una seconda volta nel 1912; sull’architrave in pietra della porta laterale è incisa la data 1623, mentre la cornice superiore della finestra rivolta a sud presenta una decorazione recante la data 1523. L’edificio fu ampliato nel 1847.
Un portico è sui due lati dell’edificio, sotto di esso, nella facciata sud, vi sono una serie di affreschi, dipinti tra il 1400 e il 165. Le pitture murali – alcune delle quali portano scritte in latino e il nome del committente – raffigurano san Cristoforo, la Fuga in Egitto, san Gregorio, la Resurrezione, una Madonna in trono con Bambino, san Sebastiano, la Santissima Trinità e altri ex voto, con la figura del committente inginocchiato. Un riquadro presenta una Natività con tre Santi e il committente; la figura a destra è sant’Antonio abate, che tiene con la mano sinistra il bastone a “L” con campanella, la destra è nel gesto di benedizione. Immagine in alto.

 


Interessante l’interno della chiesa, ad una sola navata. Vi si accede da tre entrate: quella principale sul lato ovest, quella sul lato sud, sulla cui elegante architrave di pietra si legge «In me omnis spes vitae – 1623» e quella sul lato a nord che porta in sacrestia. L’aula ha ritmi neoclassici, mentre il presbiterio ostenta negli stucchi e nei dipinti lo stile barocco.
Nel presbiterio sono recentemente tornati alla luce stupendi affreschi del XV secolo, tra i quali l’Ultima Cena che si estende per tutta la lunghezza della parete orientale. Vedi scheda .

Importante l‘ olio su tela di 125 x 110 cm raffigurante la Vergine con il Bambino e i santi Antonio abate e San Lucio del pittore veronese Saverio Dalla Rosa (1745 – 1821) della seconda metà del XVIII secolo. Sant’Antonio di sui si vede solo il busto dietro la Madonna, ha barba bianca e una campanella in mano.

Da ammirare la seicentesca Annunciazione di Grazio Cossali (Orzinuovi, 1563 – Brescia, 1629); la decorazione del ciclo di episodi della Vita della Madonna, di ignoto dei Seicento, e la pregevole la tribuna dell’altare maggiore a forma di tempietto, con statuette ed ornati vari in legno dorato e policromato risalenti al Cinque – Seicento. Il coro, in parte rimosso per lasciare spazio all’affresco dell‘Ultima Cena ha fini intagli risalenti al XVII secolo. Inoltre, notevoli per il disegno e la qualità dei marmi, le balaustre.

 


Sulla parete di fondo vi è un pregevole polittico del primo Cinquecento, in legno dorato e statue policrome, di alto valore culturale e artistico: quelle dell’Assunta con ai piedi il leone di San Marco, di San Pietro e di San Paolo nel registro superiore e le statue dei santi Antonio abate, Giovanni Battista, e Rocco in quello inferiore.
La base del polittico è riccamente istoriata con figure, dipinte a tempera, raffiguranti i dodici Apostoli attorno a Gesù, ritto sul sepolcro.
Pregevole pure la tribuna lignea dell’altare maggiore. Diversi affreschi poi si possono notare a lato del polittico.

Sant’Antonio, a sinistra in basso, tiene un libro chiuso con la mano sinistra, la destra è nel gesto di benedizione; un maiale nero spunta ai suoi piedi.

 

 

Immagini tratte da:
https://primabergamo.it/viva-berghem/la-chiesa-di-valgoglio-val-seriana-uno-scrigno-di-preziosi-tesori-artistici/attachment/chiesa-valgoglio-porticato-esterno-affreschi/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5788647/Dalla+Rosa+S.+sec.+XVIII%2C+Madonna+con+Ges%C3%B9+Bambino+e+Santi#action

https://primabergamo.it/viva-berghem/la-chiesa-di-valgoglio-val-seriana-uno-scrigno-di-preziosi-tesori-artistici/attachment/chiesa-valgoglio-polittico-ligneo/

VALGOGLIO (BG). Chiesa di San Michele a Colarete, con immagini di sant’Antonio abate

All’esterno della chiesa, la cui costruzione iniziò nel 1472, a est e a ovest, vi sono due meridiane.
All’interno dell’edificio chiesa si ammirano pregevoli affreschi quattrocenteschi ed altre opere sino al XIX secolo.
Sant’Antonio abate è raffigurato in due affreschi e in una tela.

 

La parte alta della parete a nord della seconda campata è interamente riempita da un affresco raffigurante una trilogia di Madonne due col Bambino e una Pietà – intervallate da figure di Santi. L’affresco è datato 25 ottobre 1522, l’autore è ignoto.
Sant’Antonio abate è all’estrema sinistra, con saio scuro, appoggiato al bastone con campanella; il maiale sbuca dietro la veste a destra. (Foto in alto).


 

Un cartiglio, non più leggibile, datava 1536 l’affresco raffigurante la Pietà tra i santi Michele arcangelo e Antonio abate.
Il Santo è a destra, tiene col braccio destro il bastone a Tau e nella mano sinistra un libro chiuso.
Questo affresco originariamente era posto sull’altare maggiore, venne poi nascosto con la collocazione della pala di Grazio Cossali (vedi infra). Nella seconda metà del XX secolo, l’affresco, recuperato con la tecnica dello strappo, fu posto sulla parete nord nella prima campata.

 


 

La pala d’altare raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Giacomo, Michele arcangelo e Antonio abate, datata sull’angolo sinistro della tela 1627, è sicuramente attribuibile a Grazio Cossali (Orzinuovi, 1563 – Brescia, 1629). La tela mostra la Madonna in trono con Bambino circondata e incoronata da quattro angeli. Ai suoi piedi san Giacomo Maggiore, al centro san Michele arcangelo; a destra sant’Antonio abate, in saio e cocolla, che tiene nella mano sinistra un bastone col campanello, nella destra un rosario; il muso di un maiale nero spunta da dietro la sua veste.
Il dipinto è collocato in una ancona lignea di poco successiva al dipinto, opera di anonimo ma artisticamente configurabile della seconda metà del Seicento. Due cariatidi sorreggono il timpano ad arco spezzato, nella cui parte centrale vi è la piccola statua rappresentante Dio Padre benedicente.

 

 

Per approfondire la chiesa:
https://comune.valgoglio.bg.it/contenuti/271594/chiesa-dedicata-san-michele-colarete

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Michele_(Valgoglio)

https://www.wikiwand.com/it/Madonna_col_Bambino_e_i_santi_Giacomo,_Michele_arcangelo_e_Antonio_abate

TROIA (FG). Museo ecclesiastico diocesano, polittico con sant’Antonio abate, XVI secolo

Conservato nella sala IV, Dei Flabelli.
Il polittico di San Leonardo è un’opera su legno della pittura rinascimentale proveniente dall’ex chiesa di San Leonardo a Troia.
Raffigura la Madonna col Bambino fra sant’Antonio abate e san Leonardo di Noblac; e, nella cimasa, il Compianto sul Cristo morto, con Maria, Giovanni e la Maddalena, di qualità pittorica inferiore e forse di altra mano.

L’opera, datata ai primi decenni del Cinquecento, forse di artista locale di scuola napoletana, risente dell’influenza di Andrea Sabatini. Il prof. Fiorenzo Baini ipotizza che il pittore sia Francesco da Tolentino, artista girovago marchigiano, di cui si hanno opere nelle vicine Melfi e Serracapriola, e scrive: «La Madonna è sviluppata da esempi raffaelleschi ma, nello stesso tempo, c’è il tentativo di tornire i corpi non alieno da esempi michelangioleschi. Queste notazioni ci fanno pensare ad una esecuzione negli anni 20/30 del XVI secolo e ad un’opera certo di committenza locale ma creata da un artista di origine non locale, probabilmente itinerante.»

L’opera ha molte cadute di colore.
La figura di sant’Antonio abate è a sinistra, in piedi con barba bianca, indossa saio bianco, mantello nero e scapolare marrone; tiene nella mano destra un libro chiuso e nella sinistra un bastone; ai piedi tre fiamme.

 

Il Museo è in  Via Ospedale,2, dal 1965 sito nell’ex monastero delle Benedettine, fondato nel 1605.

 

Bibliografia:
Baini F. , Arte a Troia – Architettura e pittura dal xiv secolo alla fine del xviii secolo, in: Troia nel primo millennio, a cura di Martin J.; Russo S., Claudio Grenzi Editore, Foggia 2019, pp. 189 e segg.

 

Link:
https://www.facebook.com/groups/1738594976448443/permalink/2899154180392511/

http://www.prolocotroia.it/museo-diocesano.html

Rilevatori: Valter Bonello e AC

TRAVESIO (PN). Pieve di San Pietro Apostolo, con immagine di Sant’Antonio abate.

L’antica pieve di Travesio venne costruita prima del 1174 considerato che è nominata nella bolla di papa Alessandro III (Anagni 27 aprile 1174) con la quale venne estesa la sua giurisdizione su tutta la zona collinare e montana compresa tra il Tagliamento e il fiume Meduna, fino allo spilimberghese.
travesioLa chiesa è eretta su un rialzo naturale sul quale esisteva una fortificazione, come attestava una torre tre-quattrocentesca che, trasformata in campanile nel XVII secolo, venne demolita nel 1882 dopo essere stata danneggiata da un fulmine. Accanto alla chiesa si trova Il nuovo campanile, completato nel 1905 e il cimitero. Durante i lavori di modifica di fine ottocento vennero ritrovati frammenti di epoca romana e tracce del lastricato dell’antico fortilizio.
Non esistono documenti che permettano una datazione certa della chiesa primitiva ma la pieve è documentata ampiamente dal secolo XII. Fu qui che il 4 settembre 1365 venne presentata la richiesta di pace dei signori ribelli al patriarca, nel contesto delle contese tra quest’ultimo e gli Asburgo.
Riedificata nella seconda metà del Quattrocento, la chiesa venne arricchita con numerose opere d’arte. Vi è memoria di tre ancone lignee di cui una di Leonardo Thanner (attivo tra il 1464 e il 1499), opere quattrocentesche perdute o disperse. Intorno al 1490 Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca – 1531) realizzò per la chiesa un portale, delle statue e un prezioso battistero. Tra il 1515 e il 1516 venne modificata la zona absidale che venne affrescata tra il 1517 e il 1526 da Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1483c. – Ferrara, 1539).
Tra il 1843 e il 1860 la chiesa subì notevoli modifiche, in particolare la precedente aula unica venne sostituita da tre navate dalle linee neoclassiche. Della chiesa precedente vennero conservati l’abside affrescata ed alcune delle opere del Pilacorte. Il terremoto del 1976 ha arrecato gravi danni alla chiesa il cui restauro si è completato nel 1985. Nel 2007 è stato completato il restauro degli affreschi.
L’attuale facciata di gusto neoclassico risale al rifacimento ottocentesco. Il portale centrale, più grande, è sormontato da un timpano con un bassorilievo con motivi floreali ed una tiara. I portali laterali hanno piedritti scolpiti con motivi vegetali, figure umane e animali, che richiamano le opere del Pilacorte, ascrivibili ad un lapicida del XVI secolo. All’interno l’aula è divisa in tre navate con grandi colonne in muratura.
travesioL’abside poligonale, conserva il più ampio ciclo di affreschi del Pordenone, considerato uno dei principali freschisti del Rinascimento, conservatosi in Friuli. La decorazione venne attuata in tempi diversi. Al 1517 si fa risalire il progetto complessivo della decorazione, secondo alcuni autori ispirato da un viaggio a Roma durante il quale ebbe modo di vedere le opere di Michelangelo Buonarroti.
In una prima fase, a ridosso del 1517, dipinse la volta mentre le pareti del coro vennero affrescate tra il 1525 e il 1526. Nel tempo il ciclo ha subito molti danni e perdite di superfice pittorica, in particolare nelle parti basse delle pareti, per cui alcune delle scene sono poco leggibili.
L’arco trionfale che introduce all’abside è decorato con le Virtù cardinali (Prudenza, Fortezza, Giustizia Temperanza) e Teologali (Fede, Speranza, Carità), e sui piedritti sono raffigurati San Sebastiano e San Rocco. Attorno alla finestra del coro si vedono mezzi busti di alcune Sante a destra Apollonia, Agata e Veronica con il sudario, a sinistra Lucia e un’altra Santa (forse Caterina) ed in basso, ai due lati, piccoli putti.
travesioLo spazio del presbiterio presenta un perimetro di cinque lati, con i due lati lunghi laterali che in alto si concludono in due vele, mentre gli altri lati ne presentano una ciascuno. Le sette vele convergono alla sommità verso uno spazio nel quale è dipinta la scena principale del ciclo dedicato al titolare della chiesa, scena che illustra “il trionfale ingresso di San Pietro alla gloria celeste”.
Il santo si prostra davanti alla solenne figura del Redentore mentre il Padre Eterno guarda dall’alto. La figura nuda e possente del Cristo, con il mantello mosso da un vento impetuoso, domina lo spazio. Tutto attorno si dispongono figure di profeti ed angeli. In alto le schiere angeliche suonano e intonano cori celesti. Interessante è la precisa riproduzione degli strumenti musicali, gli stessi usati all’epoca: la viola da gamba, il liuto, la ribeca, e tra i fiati la bombarda soprano e contralto, il trombone e la cornamusa.
travesioOgni vela include un ovale e una lunetta. I sette ovali raffigurano episodi tratti dall’Antico Testamento: la consegna delle leggi a Mosè, il sacrificio di Isacco, Davide e Golia, Giona rigettato dalla balena, la fuga di Loth da Sodoma, Giuditta e Oloferne e Sansone e Dalila. Nelle lunette sono rappresentate la caduta di Simon mago e sei scene della vita di San Pietro: San Pietro condotto davanti al giudice, San Pietro in carcere confortato da due angeli, la scena del Quo vadis, la condanna, la crocefissione e le esequie. Si tratta di scene ricche di figure e di dettagli, ambientate in spazi architettonici con finestre aperte sul paesaggio. Tutti gli episodi sono inframezzati da ricchi apparati decorativi a grottesca, tra putti, satiri, emblemi e motivi fito-zoomorfi, il tutto su un fondo solcato da un tratteggio in origine dorato.
Gli affreschi sul lato sinistro del coro rappresentano l’Adorazione dei Magi e le Nozze di Cana. Al centro la Pietà e sul lato destro il Martirio di San Paolo e la Conversione di Saulo. Si tratta di scene ampie e complesse nell’articolazione all’interno di finte architetture, alcune molto lacunose. Un antico disegno dell’Adorazione, scena oggi scarsamente visibile, mostra la ricchezza della composizione originaria, con le figure dei Magi, in ricchi abiti, che si prostrano davanti al Bambino tenuto in braccio dalla Madonna, seduta accanto a San Giuseppe, in un ampio paesaggio tra dignitari, paggi e levrieri. Tra le scene più leggibili è la Decapitazione di San Paolo che coglie il momento saliente, con il carnefice con la spada sollevata e la folla della città che assiste.
travesioGiovanni Antonio Pilacorte, a tutt’oggi il più conosciuto scultore rinascimentale del Friuli, nacque a Carona, sul lago di Lugano intorno al 1455. Dopo un’iniziale formazione in patria, si trasferì nel 1484 in Friuli, prima a Spilimbergo dove tenne bottega e verso la fine della sua vita a Pordenone.
Per la Pieve di Travesio, Pilacorte scolpì verso il 1490 uno dei suoi più significativi fonti battesimali, danneggiato, come il campanile, dal fulmine nel 1882. Oggi è visibile a sinistra vicino all’ingresso. Si tratta di un’opera monumentale che conserva tracce del colore originario, siglata sulla coppa con il caratteristico monogramma a forma di triangolo con al vertice la croce.
Sulla coppa vi è l’iscrizione “AQVA ET SPIRITV OMNES PURIFICAMVR” (Siamo tutti purificati con l’acqua e con lo spirito) racchiusa tra fasce di raffinata decorazione a bassorilievo con motivi geometrici e vegetali. Essa poggia su una singolare base triangolare, ai cui lati si dispongono tre angioletti musicanti, con i visi paffuti e comodamente seduti sul risvolto delle foglie d’acanto che ricoprono il fusto. Essi suonano strumenti riconoscibilissimi: un cembalo con sonagli, un flauto dritto e un liuto a quattro corde. Il fonte si presenta con una copertura metallica del XVII sec, lavorata a sbalzo e colorata.
Alla fine della navata sinistra è stato ricomposto il portale scolpito nel 1484 dal Pilacorte per la facciata della chiesa più antica, prima opera datata dello scultore. I pilastri sono percorsi da una decorazione con motivi vegetali, animali e mascheroni. Sull’architrave è riportata l’iscrizione “S(ancto) PIETRO APOSTOLO SACRVM 1484” (Tempio (dedicato) a San Pietro Apostolo 1484) e, sopra di essa sono state collocate le statue dello stesso Pilacorte che rappresentano il Padre Eterno reggente il globo e benedicente, a mezzo busto, ed ai lati le figure inginocchiate dell’Angelo e di Maria nell’Annunciazione.
Le fonti riferiscono che la facciata della chiesa più antica era decorata anche con un affresco del Pordenone raffigurante un gigantesco San Cristoforo, perduto nei rifacimenti successivi.
travesioSopra il portale del Pilacorte è collocata una tela raffigurante la Madonna del Rosario con i Santi Sebastiano, Rocco e Antonio Abate di Pomponio Amalteo (1505 – 1588), allievo e genero del Pordenone, datata 1537. Le figure sono ambientate in un ampio paesaggio pedemontano, con i volti che rispecchiano la capacità ritrattistica del pittore, come mostrano la spiccata figura di San Rocco, rappresentato avvolto in un mantello e con la bisaccia da pellegrino ai suoi piedi, e quella di Sant’Antonio abate, che appoggiato sul suo tipico bastone è accompagnato dal porcellino, suo tipico attributo.
Sull’architrave di un portale all’interno della sacrestia, attribuito al Pilacorte e proveniente dalla chiesa più antica, è scolpita la figura di San Pietro seduto in cattedra (1515), con la tiara e in mano una chiave e il Vangelo. L’altare maggiore ha tabernacolo e mensa fittamente decorati con teste di cherubini e due statue dei Ss. Pietro e Paolo di Francesco Sabbadini (datate 1750-1761). L’acquasantiera su base circolare con coppa scanalata è degli inizi del XVI sec.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Appunti sulla scultura in pietra in Friuli in: Sot la nape, a.26, n.3-4 (luj-dicembar 1974)
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Boni de Nobili Francesco. Guida ai luoghi e alle opere di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone nella Provincia di Pordenone Dario de Bastiani Editore Vittorio Veneto 2015
– Furlan Caterina Itinerario pordenoniano da Collalto a Travesio in Furlan Caterina, Bonelli Massimo, Goi Paolo, Portolan Renato. Il Pordenone a Travesio. Comune di Travesio 1984.
– Miotti Tito (a cura di) Feudi e giurisdizioni del Friuli occidentale. [Udine]: Del Bianco, 1980
– Reale Isabella La pieve di S. Pietro apostolo e le chiese di Travesio Udine: Deputazione di Storia Patria per il Friuli, 2020
– Rizzi Aldo Profilo di storia dell’arte in Friuli. 2. Il Quattrocento e il Cinquecento. Del Bianco Editore 1979.
– Rugo Pietro, Rugo Ornella. Chiesa di San Pietro Apostolo di Travesio. 5° Comunità Montana della Val d’Arzino, Val Cosa, Val Tramontina e Pro Loco di Travesio (PN) Bertoncello Arti Grafiche in Cittadella 1990
– Sito Chiese Italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=65811

Indirizzo:
SP32 – Travesio – 33090 Spilimbergo PN [Al lato opposto della strada provinciale rispetto alla chiesa si trova l’ampio parcheggio gratuito a servizio della stessa e del cimitero]

Data ultima verifica: giugno 2022

Info: la chiesa è aperta in occasione delle celebrazioni.

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

 

ASOLA (MN). Cattedrale di Sant’Andrea, Polittico della Misericordia con sant’Antonio abate, seconda metà XV secolo

L’intitolazione completa della chiesa è: “Parrocchiale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria e Sant’Andrea Apostolo”. Edificio iniziato nel 1472 su precedente chiesa. Conserva molte opere d’arte.

 

Nel presbiterio splende il polittico detto della “Madonna della Misericordia” realizzato nella seconda metà del quindicesimo secolo. Di controversa attribuzione, benché ormai si propenda per il cremonese Antonio Della Corna (1450/1455 – 1500 circa).

 

Articolato in 10 pannelli su due registri: in basso al centro la Madonna accoglie, difende e protegge la comunità cristiana, allargando il suo manto; a sinistra le figure dei santi Lorenzo e Andrea; a destra i santi Marco e Sebastiano.
Nel registro superiore, al centro la Crocifissione; a sinistra le figure a ¾ dei santi Antonio abate (a sinistra) e Giovanni Crisostomo vescovo (o sant’Erasmo); a destra sant’Agata e san Rocco.
Nella predella i 12 Apostoli ciascuno con un versetto del Credo.
Nelle cuspidi sono Dio Padre e quattro Dottori della Chiesa: Agostino, Gregorio Magno, Girolamo e Ambrogio.

Sant’Antonio abate è raffigurato con bastone a Tau con campanella mentre tiene tra le mani un libro aperto che sta leggendo.

 

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Sant%27Andrea_(Asola)

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry//work/29310/Corna%20Antonio%20della%2C%20Madonna%20della%20Misericordia%2C%20santi%

https://www.youtube.com/watch?v=t2ZCDXod2hY