COSTIGLIOLE D’ASTI (AT). Chiesa parrocchiale della SS. Annunziata con dipinto di s. Antonio abate, seconda metà XVII secolo

Nel 1666 i fratelli Giovanni e don Giacomo Borio fecero costruire nella loro cascina del Bricco Borio della frazione Annunziata di Costigliole una piccola chiesa, a uso anche dei residenti: adornava l’altare un dipinto ad olio su tela raffigurante Sant’Antonio abate opera del pittore costigliolese Secondo Arellano (1640-1701), di cui si trovano altre opere nell’Astigiano.

«La chiesa, di 5 metri per 4, con porta che dava direttamente sulla strada, era dotata di un suo beneficio e vi si celebrava la messa una volta a settimana. Si trovava al Bricco Borio, nel punto più alto della borgata in direzione di Loreto, e appartenne ai Borio fino al 1803, quando cascina e chiesa furono vendute al conte Francesco Alessandro Verasis, che le destinò all’organista. A metà ‘800 la chiesetta era fatiscente e fu decisa la sua demolizione: il dipinto e arredi della chiesa furono collocati in una cappella laterale che fu costruita accanto alla chiesa della borgata risalente al 1640, che fu poi demolita e sostituita dalla nuova chiesa realizzata tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 – ha raccontato don Prunotto – Il dipinto fu quindi collocato sul fondo della chiesa, al di sopra del portale d’ingresso.»

L’opera è stata restaurata a cura di privati costigliolesi e collocata a luglio 2025 e su una parete laterale destra della chiesa.

Il dipinto presenta s. Antonio abate in saio scuro seduto su un masso mentre guarda nel cielo la Madonna col Bambino. Ai suoi piedi, a sinistra il fuoco e a destra il bastone con la campanella. A destra sul masso un libro e a terra un maiale scuro.

 

Testo e immagine in alto da:
https://lanuovaprovincia.it/attualita/allannunziata-di-costigliole-un-dipinto-del-600-restaurato-e-donato-alla-comunita/

MONDOVI’ (Cn), fraz. san Biagio. Priorato di San Biagio, con due affreschi di sant’Antonio abate.

L’antico priorato benedettino, anticamente nel territorio di Morozzo, venne costituito nel 1040 con beni provenienti dall’eredità di Eremberto di Morozzo e rimase legato a questa famiglia, anche se di fatto dipendeva da San Benigno di Fruttuaria.
I benedettini resero fertile un’area in origine malsana ed inospitale. Il monastero venne citato in documenti nel 1101 e nel 1173.
Nel 1440 i benedettini furono costretti ad abbandonare il priorato a causa della soppressione attuata dall’antipapa Felice V ed il monastero passò al Capitolo dei Canonici di Mondovì.
Nel 1675 la chiesa assunse la funzione di parrocchiale per la frazione di San Biagio. Dopo la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale nel centro dell’abitato, nella seconda metà del XVIII, secolo avvenne la trasformazione del priorato in cascina; nel 1788 esistevano solo più alcune camere del convento ed il restante era stato ristrutturato per usi agricoli.
Dal 1973 i resti dell’antico priorato sono tornati ad essere la sede di una piccola comunità monastica. Da allora sono stati eseguiti lavori di scavo archeologico e recupero che hanno consentito di ricostruire le vicende degli edifici del monastero.

Si è appurato che la costruzione del complesso avvenne in diverse fasi. La prima costruzione fu una piccola cappella altomedievale ad aula rettangolare, abside rotonda con la curvatura irregolare, con murature di ciottoli posti a spina di pesce in abbondante malta, i cui resti potrebbero risalire al VII-VIII secolo.
Probabilmente nel X secolo la cappella fu ricostruita con strutture murarie insistenti sulle precedenti. In una successiva fase costruttiva furono edificati una chiesa più grande, con tre navate tutte absidale, accostata a sud della prima cappella, e alcuni edifici del monastero.
Nel XIII secolo la chiesa venne rimaneggiata mantenendo la pianta a tre navate come la primitiva, ma realizzando un intervento radicale che portò a mantenere i lati nord e sud, arretrare le absidi, costruendone tre ex novo e radendo al suolo le preesistenti. Da documenti si sa che vi era un portico davanti alla chiesa, il chiostro e la sala capitolare. La muratura era con ciottoli a spina di pesce e blocchi di pietra provenienti dalle precedenti costruzioni. Venne affrescata nel XV-XVI secolo.
Non si sa quale fosse la lunghezza originale dell’edificio del XIII secolo, perché nel XVI-XVII secolo venne molto modificato con una riduzione dell’area adibita al culto; dovrebbe verosimilmente risalire a questo periodo l’arretramento della facciata al livello attuale, risultato di drastici interventi di abbattimento di una buona metà del complesso edilizio; le navate ridotte a due e quella nord trasformata in sacrestia, come documentato.

La chiesa è quella derivante dalle modifiche del XVI secolo e successivi. Il campanile romanico è in mattoni, irrobustito negli spigoli con ripiani segnati da archetti pensili, coperto da un tetto; la cella presenta bifore con colonnina. Al momento gotico appartengono capitelli, finestre e porte ogivali. Alla base del campanile vi è un vano quadrato, absidato verso oriente, che è stato possibile riferire all’edificio del secolo XI.

La porta di accesso è opera dello scultore Beppe Viada; internamente sopra l’ingresso nella lunetta un Cristo di Pietà della tradizione cristiana orientale.
Gli affreschi che decorano l’interno della chiesa di San Biagio nei vani absidali e pareti contigue sono stati recentemente restaurati. Sulla parete del vano alla base del campanile è affrescata una Madonna del XV secolo, di notevole livello.
Gli altri affreschi risalgono ai primi decenni del ‘500 e presentano alcune iconografie più antiche e particolari.
La parete della navata destra, accanto all’abside minore, conserva una raffigurazione di sant’Anna “Metterza”, con in grembo la Vergine Maria la quale, a sua volta, regge sulle ginocchia il Bimbo Gesù: questa iconografia, resa celebre da Masaccio, è assai rara in Piemonte, mentre ebbe una discreta fortuna nei paesi nordici soprattutto fra Tre e Quattrocento; vi sono raffigurati inoltre S. Mauro, S. Antonio Abate, S. Bartolomeo e S. Bernardo da Mentone.
Un secondo e singolare particolare all’interno del ciclo pittorico è rappresentato (abside maggiore) dal Bimbo Gesù, recante la croce, il quale seguendo la traiettoria di un raggio che parte dall’Eterno, si dirige verso la Vergine Annunciata. E’ una raffigurazione del parvulus puer preformato, severamente criticata fin dal Quattrocento ed in seguito dal Concilio di Trento, pertanto bandita dall’iconografia ufficiale.
Nell’abside minore un’Assunta (XV sec.), con veste in broccato e manto azzurro, viene sollevata dagli angeli sopra le anime del purgatorio (XVI sec.); ai lati due riquadri di epoca posteriore: a sinistra vi è sant’Antonio da Padova e, a destra, sant’Antonio abate (XVII sec.).
Nell’abside centrale: Dio Padre benedicente, l’Annunciazione con rappresentata l’incarnazione “per aurem”, i quattro evangelisti ed i profeti minori (inizio XVI sec.),
Oltre una parete di divisione è emersa l’abside sinistra con l’affresco raffigurante la Madonna con Gesù Bambino che tiene in mano un uccellino (XV sec).

Bibliografia:
– BERTONE L:, Arte nel Monregalese, L’Artistica Editrice, Savigliano CN, 2002
– COMBA R.; MERLO G.; San Biagio di Mondovì, un Priorato fruttuariense tra XI e XV secolo, Atti Convegno 3-5 Novembre 2000, Quaderni di storia a arte, Soc. per gli Studi Storici Archeologici ed artistici della Prov. di Cuneo, Mondovì. Centro studi Monregalesi, Cuneo, 2003

Links:
https://archeocarta.org/mondovi-pogliola-cn-antico-priorato-di-san-biagio/
https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/406-monastero-san-biagio

Info:
Strada di Morozzo, 12
Località San Biagio | 12084 Mondovì (CN)
(+39) 0174.698439
E-mail: info@monasterodisanbiagio.it

PRAY (BI). Oratorio di S. Maria Assunta o della Madonna del latte con due affreschi di s. Antonio abate

L’oratorio costruito tra XI e il XII secolo, è un esempio significativo di architettura romanica minore in area alpina, realizzato in pietra locale con tecnica a corsi irregolari. Antica parrocchiale, rimaneggiata alla metà del Settecento.
L’edificio presenta una pianta a navata unica conclusa da un’abside semicircolare, ornata all’esterno da archetti pensili e lesene.
La facciata, semplice e priva di decorazioni scolpite, è impreziosita da un piccolo campaniletto a vela e da un portale architravato sormontato da un arco a tutto sesto. A sinistra della porta d’ingresso un affresco della seconda metà del Quattrocento raffigurante la Madonna che allatta il Bambino.

Dipinti più recenti ornano la facciata, tra essi la figura di sant’Antonio abate  a sinistra, con libro nella mano destra e bastone a tau con appesa una campanella nella sinistra. Ai piedi del Santo il fuoco a sinistra e il muso di un maiale a destra.

 

A fine 2018 durante lavori di restauro, conclusi nel 2022, sono emersi, sulle pareti laterali della navata, affreschi risalenti al XV secolo.
Sulla parete a Nord , in origine suddivisa in due registri, sono leggibili: in quello superiore, delle scene frammentarie del Martirio di Sant’Agata e di San Giorgio col drago e la principessa. Nel registro inferiore, da sinistra a destra, le figure di: S. Giovanni Battista, un santo Vescovo, S. Antonio abate, S. Bernardo, S. Monica con S. Agostino, una Madonna in trono che allatta il Bambino, S. Grato e S. Filippo Apostolo.

S. Antonio abate è raffigurato stante, con barba biforcata e saio marrone; nella mano sinistra un bastone con terminazione ad arco e nella destra una campana rivolta verso l’alto. A sinistra, un piccolissimo maiale scuro.

 

Sulla parete a Sud (destra) è apparsa una situazione più frammentaria, ma non meno interessante; si legge da destra: lo Sposalizio mistico di Santa Caterina, un San Giorgio col drago e la principessa, una Crocifissione e un’impostazione di un sottarco con dei tondi, in cui a mezzo busto, potrebbero essere raffigurati dei Profeti.

 

Link:
https://archeocarta.org/pary-bi-oratorio-di-santa-maria-assunta/

https://www.chieseromaniche.it/Schede/905-Pray-Assunta-o-Madonna-del-Latte.htm

RIVALTA DI TORINO (TO), frazione Gerbole. Cappella della Madonna della Mercede con affresco e statua di s. Antonio abate, XIX secolo

La struttura è il risultato di varie aggiunte nel tempo. Il primo nucleo, costituito da una piccola cappella a pianta rettangolare, faceva parte integrante della cascina dei Tetti Barbetti. Sull’estremità meridionale della cascina, collegata alla cappella, si trovava la cella campanaria, ancora oggi esistente. Nel 1924 fu donata al parroco di Orbassano. Tra il 1925 e il 1939 furono eseguiti lavori di ampliamento, aggiungendo la canonica accanto alla cappella. Con la costruzione della parrocchia dell’Immacolata Concezione (Rivalta di Torino, loc. Tetti Francesi), la cappella è divenuta una sussidiaria della stessa.

La facciata, intonacata, ha due lesene laterali su cui poggia il timpano. Il portale di ingresso è centrale con due aperture rettangolari laterali. Vi è una zoccolatura in pietra sulla facciata e sui prospetti laterali, sui quali si aprono due finestre per lato.
Tre affreschi raffiguranti la Madonna, S. Grato e S. Antonio abate ornano la facciata esterna dell’edificio.  Sopra la finestrella destra vi è la figura di s. Antonio con saio marrone che tiene con la mano sinistra un bastone cui è appesa una campanella; con la destra regge un libro. Il muso di un maiale sbuca dietro di lui a destra.

L’edificio presenta pianta rettangolare e zona presbiteriale a pianta rettangolare rialzata rispetto all’assemblea. Gli interni sono intonacati. L’aula e il presbiterio presentano volte a botte. All’interno, accostata alla parete destra, si trova la statua della Madonna della Mercede, acquistata in Spagna nel 1925, che tiene in mano una catena spezzata.

A sinistra, in una nicchia, è posta una statua moderna raffigurante sant’Antonio abate con bastone a tau tra le mani. A destra un maiale dal pelo chiaro.

Frazione Gerbole, Via del Ghetto, 4

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58867/Cappella+della+Madonna+della+Mercede+%7C+Rivalta+di+Torino+%28TO%29

Rilevatori:
Franca Benvenuto e Giuseppe Spada

MONTALTO DORA (TO). Chiesa San Rocco con affresco di s. Antonio abate, primi decenni XVI secolo

La chiesa è posta a fianco di una delle prime curve della strada che sale al Castello di Montalto. Via Casana, 16
https://maps.app.goo.gl/gsmHJvNPB8sUmy4g6

In assenza di precise fonti documentali è stato ipotizzato che già a fine Trecento esistesse un pilone votivo o una cappellina nei pressi del posto di guardia del Castello. La sua costruzione risale agli inizi del Cinquecento. Originariamente era dedicata alla Vergine, ma a partire dal Seicento, dopo la tragica epidemia di peste del 1630, la popolazione di Montalto Dora la dedicò a San Rocco, protettore dalla peste. La posizione defilata rispetto al borgo, fa supporre che nelle vicinanze vi fossero dei lazzaretti.

L’aspetto odierno, con il porticato ottocentesco e con la facciata di gusto classicheggiante nasconde l’antichità dell’edificio. L’interesse storico e artistico della chiesa risiede nel ciclo di affreschi che ricoprono le pareti interne del presbiterio.
All’interno gli affreschi votivi raffigurano la Madonna e ad alcuni santi taumaturghi, in particolare San Sebastiano e San Rocco. Nulla si sa sull’autore degli affreschi: elementi stilistici manieristici portano ad una datazione ai primi decenni del XVI secolo, e inducono a pensare che l’autore abbia avuto modo di formarsi sulla lezione gaudenziana attraverso qualche allievo del maestro. È stata avanzata l’ipotesi che l’ignoto autore sia giunto in Canavese al seguito di Fermo Stella da Caravaggio.

Dietro l’altare vi sono tre scene che raffigurano la Vergine col Bambino affiancata da Santi che sono affrescate in finte architetture, dipinte seguendo le regole della prospettiva. L’ignoto artista fu attento a creare l’illusione di continuità tra il nostro spazio e quello dell’affresco, come se la scena sacra si svolgesse proprio davanti allo spettatore.

Il dipinto a sinistra presenta, a destra della Madonna, la figura di Sant’Antonio abate che indossa un inconsueto saio rosso sotto il mantello scuro, tiene nella mano sinistra un bastone e nella destra una grossa campana rivolta verso l’alto. Ai suoi piedi un piccolo maiale scuro.

 

 

La Chiesa di San Rocco fa parte dei luoghi del sacro collocati sulla Via Francigena morenico-canavesana ed è dotata dotata del sistema “Chiese a porte aperte” di apertura e narrazione automatizzata.
Consultare la App “Chiese a porte aperte” per prenotare.

Info:
https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/716-chiesa-di-san-rocco

Bibliografia:
Moretto A., Indagine aperta sugli affreschi del Canavese, Stabilimento tipo-litografico G. Richard, Saluzzo 1973,  pp. 186-90