CASALMAGGIORE (CR), frazione Cappella. Cappellina di Sant’Antonio abate

Si trova all’incrocio tra Via Muratori e Via Brola, fronteggia l’antica intersezione di tre strade comunali che portano alle frazioni di Cappella e Camminata e al comune di Rivarolo del Re.
https://goo.gl/maps/vRqNMdB6CETEJRfU9

 

Si tratta di un pilone votivo privato, di proprietà della famiglia Barbiani, prima era dei Bongiovanni e in precedenza di altri proprietari.
L’opera risale probabilmente al secolo XIX.
“La raffigurazione interna fu ripristinata (probabilmente su una precedente andata irrimediabilmente perduta nel tempo) nel 1987 grazie al volere di Maurizio Araldi, Gianni Cagna e Primo Amadini. L’opera fu realizzata da Ambrogio Ghezzi da Cappella, artista, l’ultimo degli scalpellini.” Il bassorilievo – spiega la figlia di Ambrogio, Silvana Ghezzi – fu realizzato da mio padre nel 1987, 29 anni prima della sua morte, avvenuta nel 2016 e fu modellato in argilla in forme separate, cotto in fornace, montato ad incastro e dipinto a mano dopo la messa in posa.”

Un gruppo di cittadini di Cappella ne sta promuovendo il restauro.

Il bassorilievo raffigura sant’Antonio in piedi, con la mano destra nel gesto di benedizione, con la sinistra tiene una campanella; a sinistra vi sono un cavallo, un bue, una pecora, un cane e un’oca; a destra un maiale e in alto una casa in fiamme, a ricordare la protezione che il Santo accorda contro gli incendi.

 


Parte del testo e fotografie da:

https://www.oglioponews.it/2020/07/17/santantonio-abate-verso-nuova-vita-a-cappella-si-preserva-la-memoria/

DOMASO (CO). Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo con affresco di s. Antonio abate, fine XVII secolo

Attestata fin dal 1247, ma certamente di fondazione precedente, la chiesa è spesso citata in antichi documenti. Le trasformazioni barocche hanno praticamente cancellato l’assetto romanico della chiesa.

 

Sul lato destro, dopo la prima cappella, dedicata al Rosario, la cappella successiva è dedicata ai Santi Francesco e Antonio (di Padova) e presenta una ricca decorazione a stucco, realizzata nel XVII secolo dal ticinese Agostino Silva, autore anche delle statue di s. Lucia e s. Apollonia ai lati dell’altare ed è arricchita dagli affreschi sulle pareti e sulla volta eseguiti dal pittore Pietro Bianchi detto Bustino (notizie 1681-1720).
L’affresco della parete sinistra raffigura presumibilmente sant’Antonio abate, riconoscibile per il tau sul mantello, misura 300 x 190 cm, è posto chiave d’arco d’ingresso alla cappella e reca l’iscrizione: “CHARITAS FACIT UTRAQUE UNUM”.

La datazione degli affreschi va fatta risalire ad una data di poco posteriore all’esecuzione degli stucchi dell’intera cappella che le fonti attribuiscono datano con precisione al 1692. Nelle due iscrizioni delle pareti laterali della cappella si nominano due canonici della chiesa della famiglia Passalacqua e Ruschi come committenti dei lavori di ornamentazione di pittura e di doratura dell’altare. L’arredo della cappella comprende una tela sull’altare raffigurante la Madonna col Bambino e i SS. Antonio di Padova e Francesco.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300101165-3

CROAZIA – SVETVINČENAT / SANVINVCENTI. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa è sita lungo la strada che attraversa il paese.
https://goo.gl/maps/WoBCAKv2N1aREufw6?coh=178571&entry=tt

 

L’edificio risale al 14° secolo e rispecchia lo stile gotico rurale.
A pianta irregolare, la chiesa ha un campanile a vela sul colmo della facciata e l’abside è ristretta e coperta.
All’interno domina la statua di sant’Antonio, risalente al 14° secolo, opera probabilmente di un artista locale.

 

Link:
https://www.istra.hr/it/esperienze/cultura/chiese/1305

GRAN BRETAGNA – BIRMINGHAM. Biblioteca storica Reynolds-Finley, xilografia con sant’Antonio abate

Xilografia colorata, del “Feldtbuch der Wundartzney” di H.V. Gersdorff, 1517, realizzata nella regione dell’ Alto Reno, fine del XV secolo

La xilografia è nel libro del chirurgo Hans Von Gersdorff (1455 circa – Strasburgo, 1529 ) esperto in traumatologia di guerra e autore nel 1517 del Feldtbuch der Wundartzney (Libro da campo/manuale di medicina delle ferite). Il testo fu pubblicato otto volte a Strasburgo tra il 1517 e il 1542, vi fu una traduzione in latino e tre in olandese. Egli operò anche nell’ospedale antoniano di Strasburgo che dipendeva dalla precettoria di Isenheim.

La stampa presenta sant’Antonio in piedi mentre sta leggendo un libro che tiene con la mano destra; con la sinistra regge un lungo bastone a tau cui sono appese due campanelle. Dietro di lui spunta il muso di un maiale. A sinistra la piccola figura di un amputato del piede destro e sofferente del fuoco di sant’Antonio alla mano sinistra, raffigurato simbolicamente come una fiamma.

Altre copie del libro si trovano in diverse biblioteche europeee.

Immagine da:
https://library.uab.edu/locations/reynolds/collections/from-the-collections/hans-von-gersdorff-s-renaissance-surgery-manual

FIRENZE. Convento di Santa Maria Novella, tavola con s. Antonio abate (Madonna della peste), 1435-35

Tempera su tavola di 81 x 45 cm: “Madonna col Bambino tra i santi Antonio abate e Giovanni Battista” (detta Madonna della peste), opera di un Artista fiorentino vicino a Bicci di Lorenzo e Francesco d’Antonio (Maestro del Trittico Johnson?), 1430-1435 circa.
Conservata oggi nell’appartamento del Padre Provinciale nel convento domenicano di Maria Novella.

La tavola è corredata in basso da un cartiglio che rievoca come – portata in processione – l’immagine salvò miracolosamente la citta dalla peste del 1527, da cui il suo nome convenzionale di Madonna della Peste: «TEMPORE MAXIMAE PESTIS HAEC IMAGO B(EATAE) V(IRGINIS) MAR(IAE)/ P(RO)CESSIONALIT(ER) A FR(ATR)IB(US) E CONVENTUM DEFEREBAT(UR) SUPP/ LI(CI)B(US) DEIAUXILIU(M) ITAQUE MERITIS B(EATAE) V(IRGINIS) MA (RIA)E PESTIS P(RO)PULSATA FUIT/ MDXXVIII».
La tavola fu portata in processione col medesimo intento ancora durante la peste del 1630 e in occasione del colera del 1855.

II Biliotti nel Cinquecento la vide sull’altare della cappella di Leone X, che oggi infatti appare curiosamente disadorno al di sotto dell’affresco con l’Incoronazione della Vergine di Ridolfo del Ghirlandaio: evidentemente la piccola icona, descritta come chiusa all’interno di un’altra tavola, forse un tabernacolo, era ritenuta già allora miracolosa, tanto da trovare posto al centro di un piccolo gioiello del Manierismo fiorentino.
Nel Settecento l’opera si trovava sulla porta della navata sinistra, fu poi spostata in una nicchia sotto l’organo, da dove veniva tolta solo per le solenni celebrazioni o processioni. In occasione dell’esposizione fatta nel 1855, dal dipinto i frati di Santa Maria Novella, fecero trarre una stampa, la matrice della quale è conservata nel convento.

La tavola era quasi completamente ridipinta: una verniciatura nera copre  il fondo oro, che appariva qua e là sotto le cadute di colore.
Sant’Antonio è raffigurato a sinistra con bastone a tau e libro chiuso.

 

Bibliografia:
Giura G., La seconda età della pittura in Santa Maria Novella, in: “Santa Maria Novella. La chiesa e il convento...”. Mandragora, Firenze 2016, pp. 113-14

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900448417