CARRARA (MS), frazione Codena. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

L’edificio è sulla strada che partendo da Carrara risale la valle che porta al bacino marmifero di Colonnata, Via Codena, 10a
https://goo.gl/maps/w6XZF98KmXkTtHNN8

 

Già nell’anno 1584 si ha menzione dell’esistenza di una cappella nel borgo di Codena posta poco fuori dell’abitato.
Nel 1607, per iniziativa della popolazione di Codena, fu eretta l’attuale chiesa dedicata a S. Antonio abate, sul luogo dell’antica cappella che venne incorporata nel nuovo edificio.
Nel 1612 la nuova chiesa fu costituita in patronato della “vicinanza” di Codena, titolo a cui si accompagnava la concessione dello “ius Parochialis”. In data 8 Ottobre 1634 la chiesa fu eretta in Parrocchia.
Due lapidi poste sulla facciata, ai due lati del portale d’ ingresso, danno notizia di una serie di lavori di ampliamento, rifacimento e restauro effettuati negli anni 1809, 1852, 1908.

La facciata di tipico gusto barocco presenta una parte inferiore delimitata da una cornice e divisa in tre sezioni da quattro lesene. Nella parte centrale l’ingresso è contornato da un portale marmoreo mentre le sezioni laterali sono occupate da due finte finestre che incorniciano due grandi epigrafi marmoree. La parte superiore presenta un corpo centrale racchiuso da lesene laterali e sormontato da timpano e due sezioni laterali formate da due spioventi curvilinei di raccordo.
Un alto campanile a pianta quadrata e a cuspide finale è posto sul fianco addossato alla parte anteriore della navata sinistra.

Lo spazio interno della chiesa è articolato in tre navate, scandite in quattro campate da pilastri quadrati in muratura e vano absidale a fondo piatto. Una piccola cappella laterale posta sul fianco sinistro, due vani posti ai lati dell’abside e il vano della torre campanaria posto sull’angolo anteriore sinistro ne completano la pianta.
La parte presbiteriale, comprendente l’altare maggiore e due altari posti al fondo delle navate laterali, è separata da una lunga gradinata che collega i due muri perimetrali ed arretra ad angolo retto in corrispondenza del vano absidale e da una balaustrata in marmo aggiunta recentemente.
Ai lati dell’abside sono posti due vani, uno a destra adibito a sacrestia e uno a sinistra da identificarsi con l’antica cappella per la presenza di un altare.
Archi appoggiati sui pilastri articolano le volte in sezioni a botte lunettata di uguale dimensione tranne l’ultimo più corto posto a ridosso dell’altare.

L’ interno della chiesa presenta un ricco arredo di pregevole fattura risalente a varie epoche. L’ altare maggiore, ricco di marmi policromi, presenta un corpo mensa risalente al XVII secolo. Dietro, in una nicchia contornata di marmi bianchi scanalati, è posta una statua di S. Antonio abate, eseguita dallo scultore carrarese Ferdinando Pelliccia (1808 -1892) nel 1846.
Al fondo delle navate laterali si trovano due altari barocchi in marmi policromi di cui quello di sinistra dedicato alla Madonna Addolorata risalente alla prima metà del XVIII secolo.
Un pulpito con marmi policromi è appoggiato su un pilastro sinistro della navata centrale e sorretto da una colonna scanalata dorica di marmo bianco.
Ai lati della porta d’ingresso vi è un bel fonte battesimale esagonale in marmo bianco del XVII secolo e una Pietà della prima metà del novecento opera dello scultore C. B. Novelli.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/23171/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

MONTEMARZINO (AL), frazione Zebedassi. Oratorio di Sant’Antonio abate

Nella frazione Zebedassi.
https://goo.gl/maps/qDqTDVSLEknp23yt8

 

L’oratorio fu edificato nella prima metà del secolo XVIII e conserva ancora pressoché intatti i tratti caratteristici dell’epoca. Realizzato in muratura di mattoni pieni con integrazioni di parti in pietra locale.
Nel 1970-75 fu rifatto l’altare maggiore per adeguamento liturgico.
Nel 1980-90 fu rifatto l’impianto elettrico e posato in opera l’impianto di riscaldamento. Tra 1990 e 1995 fu restaurata la facciata.

La facciata è a capanna con un importante timpano di coronamento sommitale. E’ suddivisa in tre campi da riquadrature, nei quali sono presenti aperture: in quello centrale è collocato il portone di ingresso sovrastato da una apertura semicircolare mentre, in quelli laterali, si trovano aperture di forma rettangolare chiuse con serramento metallico.
Il campanile è a pianta quadrata posto in adiacenza della muratura longitudinale destra, in prossimità della zona absidale. Di proporzioni massicce presenta la cella campanaria delimitata da esili cornici marcapiano nella quale si affacciano aperture, voltate a tutto sesto, di limitata ampiezza. La copertura è costituita da una cupola.

L’interno è a navata unica a pianta rettangolare chiusa al fondo da un’abside a pianta semicircolare nel quale sono presenti due aperture di forma rettangolare dotate di serramento metallico. Le murature longitudinali sono scandite da lesene chiuse in sommità da una trabeazione di limitato aggetto che corre lungo tutto il perimetro interno e sono raccordane in sommità da archi di sostegno delle volte che presentano schema costruttivo a botte. Conserva all’interno di una nicchia la statua di s. Antonio abate.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/68183/Oratorio+di+Sant%27Antonio+Abate il sito indica erroneamente altro comune

MONTECCHIO EMILIA (RE). Oratorio di Sant’Antonio abate

Via Mazzini, 70
https://goo.gl/maps/1brsKWBp2Ztb3hsKA

 

Piccolo edificio di proprietà privata, tutt’ora adibito al culto.
Assai antico, le prime notizie risalgono 1364, quando l’oratorio era annesso ad un ospitale e l’intero complesso apparteneva alla Chiesa di S. Antonio di Parma. Venne ricostruito nel ‘600 dal marchese Pallavicini di Parma.
La facciata è rivolta a nord ovest; il fronte è a capanna, con porta centrale architravata al di sopra un oculo; due finestre ai lati della porta.
All’interno è presente una statua del Santo.

 

Il 17 gennaio viene celebrata la Messa nell’oratorio.

 

Link:
https://www.unionevaldenza.it/vivere-la-val-denza/storia-cultura-e-paesaggio/chiese-e-monumenti-religiosi/oratorio-di-santantonio-abate

PALERMO. Museo Diocesano, dipinti con s. Antonio abate di Vincenzo degli Azani e di G. Bazzano

Nel Museo è esposto l’olio su tavola con Sant’Antonio abate, del 1550 circa, circondato da 8 riquadri con scene della sua vita vita, proveniente dalla chiesa di Santa Maria di Valverde, già nella Chiesa di Sant’Antonio a Porta Termini.
Dipinto da Vincenzo degli Azani, o Vincenzo da Pavia o Vincenzo Aniemolo o Vincenzo degli Azani da Pavia o Il Romano (Pavia, ? – Palermo, 1557).Vedi foto in alto.
Restaurato in occasione della Mostra dedicata al pittore nel 1999. (1)

Il Santo reca tutti i suoi attributi: bastone con campanella, libro; ai piedi maiale e fuoco.
Tra gli episodi della sua vita, quelli delle varie “tentazioni” e dell’incontro con san Paolo eremita.

(1) Viscuso Teresa, Vincenzo degli Azani da Pavia e la cultura figurativa in Sicilia nell’età di Carlo V, Ediprint, Siracusa 1999, catalogo della mostra a Palermo, 1999

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_degli_Azani

 


Olio su tela raffigurante “Sant’Antonio abate”.
Dipinto nel 1600 da Gaspare Bazzano, originariamente Vazzano, detto “Lo Zoppo di Gangi” nome con cui firmò quest’opera, [Gangi (PA) 1562 – 1630], di provenienza incerta.

 

Sant’Antonio è raffigurato con saio bianco, scapolare marrone e mantello nero. La tau sulla spalla destra.
Tiene nella mano destra un libro, nella sinistra il bastone a tau.
Ai suoi piedi un fuoco; il muso di un maiale spunta da dietro di lui alla sua destra.

Ai lati della figura del Santo, in piccole dimensioni, due episodi della sua vita, a destra l’incontro con san Paolo eremita.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Gaspare_Vazzano


Il Museo fu fondato nel 1927 dal cardinale Alessandro Lualdi e d è sito in un edificio del Quattrocento, con affreschi e arredi del Settecento e dell’Ottocento. Riallestito nel 1972 e recentemente, espone circa 300 opere d’arte dal XII al XIX secolo in 27 sale.

Bibliografia e immagini:
Di Natale M.C., Il Museo Diocesano di Palermo, Flaccovio editore, Palermo, 2006. pp. 56 e 101

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_diocesano_(Palermo)
https://turismo.comune.palermo.it/palermo-welcome-luogo-dettaglio.php?tp=68&det=21&id=183

FIRENZE. Galleria degli Uffizi, “Madonna delle rose” con s. Antonio abate di Tiziano, 1530 circa

Olio su tavola di 67 x 95 cm.
Raffigura la “Madonna col Bambino, san Giovannino e sant’Antonio abate”, detto “Madonna delle rose” per i fiori che san Giovannino porge a Gesù.
Dipinto nel 1530 circa da Tiziano Vecelio (1488/90 – 1576).
Inventario 1890 n. 952.

Il Santo è a destra della “sacra conversazione”, ha la barba bianca si appoggia a un bastone.

Nel XVII secolo apparteneva all’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Asburgo, che costituì a Bruxelles una delle maggiori raccolte d’arte dell’epoca. Trasferita a Vienna con il resto della collezione, l’opera fu riprodotta nel Theatrum Pictorium del1660.
Nel 1781 la collezione di pittura degli Asburgo, in cui era confluita la raccolta di Leopoldo Guglielmo, fu trasferita dalle scuderie della Hofburg al palazzo del Belvedere e, con l’occasione, si decise di riorganizzare l’esposizione secondo criteri storico-artistici e ciò mise in luce una sottorappresentazione di opere rilevanti delle scuole fiorentina e romana rispetto a quella veneta. Nacque così l’idea di organizzare uno scambio di opere tra la galleria viennese e gli Uffizi.
La tavola di Tiziano giunse infine nelle collezioni degli Uffizi nel 1793, nell’ambito di uno scambio di opere concordato tra l’imperatore Francesco II d’Asburgo, che era nato a Firenze, e il fratello Ferdinando III di Toscana, un reciproco dono con forti valenze politiche e culturali.
L’obiettivo dell’allora direttore delle Gallerie degli Uffizi, Giuseppe Pelli Bencivenni, nell’aderire allo scambio, era piuttosto quello di acquisire opere di primaria importanza; in particolare, relativamente alla produzione di Tiziano, la richiesta specifica fu di «qualche pezzo di più figure e di buona conservazione», poiché nella collezione fiorentina la produzione del pittore veneto era rappresentata quasi esclusivamente da ritratti.
La Madonna delle Rose fu uno dei pezzi che ebbe maggior fortuna negli anni successivi allo scambio: secondo il direttore, l’opera «fu subito considerato il migliore dei dipinti a più figure del Vecellio esistenti in Galleria», e fu riprodotta in numerose copie spesso ancora presenti sul mercato antiquario. (Ad es. https://www.farsettiarte.it/it/asta-0198-1/tiziano-vecellio-bottega-di-madonna-col-bambin-92943)

Dopo l’ultima guerra mondiale, non è stato più esposto in Galleria, perché oggetto di una serie di interventi di restauro resi necessari dai numerosi problemi di conservazione che presentava il dipinto, fino al 2001, quando – debitamente restaurato – è stato riportato nella sala 28.

La tavola è stata esposta da marzo a giugno 2022 nel Castello di Miramare a Trieste. Grazie a questa esposizione, nata da un’iniziativa congiunta del Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare e delle Gallerie degli Uffizi, la Madonna delle Rose continua ad essere un veicolo di scambi culturali, di relazioni e di storie.

 

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/44299/Vecellio%20Tiziano%2C%20Madonna%20con%20Bambino%2C%20san%20Giovannino%20e%20sant%27Antonio%20Abate

https://www.corrierenazionale.it/tag/tiziano/