VIRLE PIEMONTE (TO). Capitello con immagine di sant’Antonio abate

Capitello con immagine di Sant’Antonio abate situato nella strada provinciale 148 in prossimità della Cascina Casotto.

https://maps.app.goo.gl/eARcKiLsSppCSHP48

 

Autore:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

AMPEZZO (UD). La chiesa della Vergine del Rosario e san Daniele profeta, con altare dedicato a sant’Antonio abate

L’esterno della chiesa evidenzia la sua disposizione interna: una parte centrale longitudinale più alta di quelle laterali, un transetto e moderni ambienti di servizio nella parte retrostante (del 1956).
L’aula presenta tre navate di cui la centrale è molto più ampia e alta delle laterali, basse e piuttosto scure, con incassi nei muri laterali che ospitano il fonte battesimale, gli altari lignei ed i confessionali.
Il presbiterio, coperto da una volta a crociera, è sopraelevato con tre gradini e nettamente separato dallo spazio dei fedeli con due colonne d’ordine gigante che reggono l’imponente arco trionfale, soluzione simile a quella che Mario Cortenovis applicò anche nel Santuario udinese delle Grazie.
A destra e a sinistra entrando si notano i due altari in legno dorato e dipinto, entrambi sono opera di Giovanni Saidero.
Sulla parete destra si trova l’altare di Sant’Antonio abate, protettore degli animali, importantissimi per l’economia carnica basata sull’alpeggio.
Il paliotto, inquadrato da due specchiature laterali decorate con protomi umane e festoni, apparato decorativo comune a tutto il Seicento friulano, racchiude entro una cornice ovale la raffigurazione ad olio su tavola di san Antonio in preghiera nel bosco.
La predella decorata con cartigli e fondi dipinti a finto marmo, racchiude la targa con l’iscrizione «Q[UE] STA. HOPER[A]. FU FATA. L.AN[N]O/ 1637.SOTO LA CAMERAR[I]A DAL M.[AG] I[STE] R/ PIERO DAL NEGRO. FU COMINC[I] ATA/ ET SOTO LA CAMER[ARI]A DAL S[IGNO]R GIO BATTA/ SPANGAR[O]. FU FENITA. ET IO ZUAN[N] E/ SAIDERO DI VENZ[ON]E FECCE».
L’ altare è diviso in tre nicchie da colonne, nella centrale, più grande, è ospitato sant’Antonio, in quella a sinistra san Daniele, contitolare della parrocchiale, e a destra santa Caterina con la ruota del martirio, mentre i profili esterni sono decorati da volute e testine angeliche.
Sopra il timpano che inquadra la nicchia centrale si alza una cimasa ad arco ribassato, decorata con il ritratto di sant’Antonio, opera novecentesca di Marco Davanzo, che riprese probabilmente una pittura precedente, mentre ai lati si incurvano due timpani spezzati.

 

Fonte: www.guidartefvg.it

MONDOVI’ (CN). Dai restauri emerge un tesoro di cui non si sapeva nulla: affreschi del Trecento nel Vescovado, con scene della vita di sant’Antonio abate.

Gli importanti interventi che hanno interessato in questi ultimi anni il vescovado di Mondovì stanno, in questo momento, affrontando una tappa davvero importante in ragione del ritrovamento degli affreschi trecenteschi un tempo nella prima cappella dell’edificio, oggi trasformata in un corridoio al piano terreno, lungo il lato destro del cortile. Su impulso del vescovo, mons. Egidio Miragoli, si è avviata la rimozione degli intonaci che, nel corso dei secoli, si sono sovrapposti sul muro.
Il lavoro, condotto dalla ditta “Chiara Restauri” di Collegno (operatori: Chiara Giani, Chiara Bozzini e Massimiliano Boassa), sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza di Alessandria, ha consentito di ritrovare gran parte del ciclo affrescato che ornava la parete laterale della cappella: troviamo qui una grande scena con la Natività, di cui è sopravvissuto il lato destro con San Giuseppe, la grotta del bue e dell’asinello e, in alto, gli angeli adoranti; accanto a questo riquadro, i frammenti di altri due episodi della vita di Sant’Antonio abate ed una porta tamponata: questa, ornata all’interno dell’arco con un finto paramento lapideo di pietre bianche e nere, è sormontata dall’immagine del Cristo di Pietà con la Madonna e San Giovanni.
La cappella, intitolata a Sant’Antonio abate, è detta “appena costruita” nel 1393, in un documento relativo al primo vescovo di Mondovì, il domenicano ligure Damiano Zoagli. La decorazione doveva essere già finita, dal momento che i dipinti ritrovati presentano chiari rapporti di stile con altri cicli pittorici, databili agli stessi anni e presenti nella Liguria di Ponente.
La scoperta è di eccezionale interesse non solo perché documenta questi scambi figurativi che sono alla base della scuola pittorica monregalese del Quattrocento, ma anche perché, tra Piemonte e Liguria, sono davvero molto rare le cappelle private che abbiano conservato la decorazione medievale – sottolinea il dottor Massimiliano Caldera.
In queste settimane, i lavori stanno proseguendo ed i restauratori, dopo aver completato il recupero dei dipinti murali, stanno procedendo a perfezionarne la pulitura che in parte è condotta con l’innovativa tecnica laser, così da poter assicurare il miglior risultato possibile per affreschi di alta qualità esecutiva, rispettandone le dorature ed i colori delicati e preziosi.
Il palazzo vescovile conferma così il proprio ruolo di edificio-chiave per la storia, l’arte e la fede della città: una volta conclusa anche questa tranche di lavori, sarà possibile per il visitatore di ripercorrere i secoli con uno sguardo che va dagli affreschi medievali alle grottesche settecentesche, dagli arazzi su cartoni di Rubens ai gabinetti con le lacche e le carte cinesi, fino alle decorazioni neoclassiche della “sala delle lauree”.

 

Autore: Marco Volpe

Fonte: www.unionemonregalese.it 6 agosto 2025

TORRE CANAVESE (TO). Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, con immagine di sant’Antonio abate.

Il paese è citato per la prima volta in un documento del secolo XI dove compare col nome di Turre Canepitii; a quel tempo esso già apparteneva al feudo dei conti di San Martino.
L’attuale parrocchiale di Torre Canavese è dedicata a San Giovanni Evangelista e fu costruita nei primi decenni del Cinquecento su una cappella preesistente intitolata alla Madonna delle Grazie e di proprietà della famiglia Antonioni-Stria, eretta nel 1425: essa comprendeva unicamente la navata di sinistra, ancora oggi più larga dell’altra.
Nel corso di restauri nel 2007 sono emersi affreschi quattrocenteschi (che presentano somiglianze stilistiche con quelli scoperti nel 2008 a Issiglio).
Un diretto riferimento stilistico è quello con l’ancor inedito ciclo scoperto nel 2008 nella chiesa di San Pietro di Issiglio. Le connessioni con quegli affreschi, d’impronta jaqueriana per il dinamismo del segno gotico, gli stretti richiami tipologici ed il carattere di tutto l’apparato decorativo, sono evidenti.
I volti delle due Vergini della Misericordia recano tali somiglianze tra loro, nella tipologia dei capelli e dell’aureola, negli occhi chiari, nell’arco sopracciliare dì tesa convessità, non meno che nella forma del naso e delle labbra, da recare il sigillo, se non del medesimo maestro, certo della medesima bottega; il gesto delle braccia tese mostra lo stesso schema. Anche i due volti sbarazzini, a Torre, dell’angelo reggi mantello sulla destra dell’immagine e ad Issiglio del Bambino ripetono, a un dipresso, la medesima tipologia.
Per quanto possa sembrare singolare, un maestro di notevole livello artistico, al lavoro nei cantieri canavesani, e rimasto per secoli nell’ombra, si svela improvvisamente, forse per ben due volte, a distanza di meno d’un anno, in due centri vicini (Torre ed Issiglio): ce n’è abbastanza per ripensare l’intera storia artistica della zona.
Il maestro di Issiglio (e probabilmente di Torre) ha una sua maniera di sintetizzare in un’unica scena soggetti e significati diversi, giungendo ad iconografie insolite.
Anche il mantello della Vergine della Misericordia di Torre, che anche i santi Giacomo e Antonio Abate contribuiscono a sostenere, non è certo particolare iconografico così scontato.
Il ciclo di Torre, insieme a quello di Issiglio, introduce nel Canavese un’impronta in relazione con quella che osserviamo per solito negli affreschi della parte meridionale della provincia torinese, in zona Acaia, o anche in Val di Susa, ma che comunque costituisce, rispetto ad un avamposto come Fénis, un prezioso tassello territoriale interno, utile alla ricostruzione della cultura del Ducato Sabaudo a completamento di quell’atlante del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, condotto per cicli omogenei, che negli ultimi anni è già stato foriero di notevoli soddisfazioni.

 

Info:
Comune, tel. 0124 501070. Parrocchia, Piazza della Chiesa, tel. 0124 428682

Fonti:
https://archeocarta.org/torre-canavese-to-torre-ricetto-chiesa-san-giovanni-evangelista/

https://www.comune.torrecanavese.to.it/vivere_il_comune/luoghi/luogo_4.html

ROMA. Galleria Colonna, tavola con s. Antonio abate di P. Alemanno, ultimo quarto XV secolo

Tavola di 117 × 47,3 c, Raffigurante sant’Antonio abate, datata all’ultimo quarto del XV secolo.
Opera di Pietro Pietro Grill da Göttweih detto l’Alemanno o l’Alamanno (Choetbei, Austria, tra il 1430 e il 1440 – Ascoli Piceno, 1498).

Inventario n° 7; esposto nella Sala dei Primitivi
Proviene dalla Chiesa di S. Maria della Carità, Ascoli Piceno, altare dei Lombardi.

Sant’Antonio, stante, tiene con la mano sinistra la campanella e un libro su cui è il fuoco; con la destra un bastone a tau. Un piccolo maiale nero è ai suoi piedi.

Link:
https://www.galleriacolonna.it/galleria-colonna/elenco-dei-dipinti-galleria-colonna/

https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/21911/Alemanno