USA – BALTIMORA. Walters Art Museum, tavola con s. Antonio abate di Monaldo Trofi, 1505

Olio su tavola. Misure: con bordo nero 61,5 x 21 cm; intero pannello 65,8 x 24,5 x 2 cm.
Opera di Monaldo Trofi (1480 -1539 circa) del 1505 circa.
Inventario numero 37.690
Non esposto.

Proviene dalla Collezione don Marcello Massarenti, Roma [data e modalità di acquisizione ignote] [catalogo 1897: n. 330, come Pinturicchio]; Henry Walters, Baltimora, 1902, per acquisto; Walters Art Museum, 1931, per lascito.

Nel Museo insieme a una tavola raffigurante San Sebastiano (n° 37.689), questo dipinto era in origine l’ala di un trittico.
Raffigura l’eremita sant’Antonio abate con i suoi attributi tipici: un bastone a Tau e un maialino.

 

Si sa molto poco dell’artista, Monaldo Trofi detto “Truffetta”.
Sembra che sia stato attivo principalmente nella sua città natale di Viterbo.
I pannelli del Museo Walters sono particolarmente vicini ai suoi firmati della pala d’altare del “Compianto sul Cristo morto”, datata 1507, nel Palazzo Vitelleschi a Tarquinia.


Link:

https://art.thewalters.org/detail/39581/st-anthony-abbot-2/

https://en.wikipedia.org/wiki/Monaldo_Trofi

MILANO. Museo Poldi Pezzoli, polittico con sant’Antonio abate, 1490-1500

Annunciazione con i santi Lazzaro e Antonio abate, Caterina d’Alessandria e Chiara, Antonio da Padova e Giovanni Battista, Francesco e Gerolamo, attribuito al “Maestro di San Giovanni Evangelista”, 1490 – 1500.
Tempera su tavola di 223 x 234 cm, formata da cinque riquadri suddivisi da una cornice dipinta a trompe l’oeil; il rettangolo vuoto, in basso, probabilmente accoglieva il tabernacolo.
Numero di inventario 1129
Fu acquistato da Gian Giacomo Poldi Pezzoli nel 1856 e legato nel 1879 al Museo di cui è l’unico polittico.

L’Anunciazione, al centro, si svolge in un interno, dove Maria è sorpresa dall’Angelo mentre sta leggendo. I Santi sono in piedi, uno accanto all’altro, sotto un loggiato che si apre su un paesaggio. La resa dello spazio, la descrizione degli interni, l’attenzione al paesaggio e la tipologia delle figure mostrano la matrice fiamminga dell’opera.
Resta incerta l’attribuzione al Maestro di san Giovanni Evangelista, nome convenzionale di un anonimo pittore olandese della fine del XV secolo, vicino a Dieric Bouts, autore di tavole con storie del santo, oggi a Palazzo Bianco a Genova, tra cui anche un’Ultima Cena, vedi scheda .

Sant’Antonio abate è raffigurato nel riquadro in alto a sinistra, accanto a san Lazzaro vescovo. Indossa un abito scuro e un copricapo rosso che scende sulle orecchie, ha la barba grigia e tiene con la mano sinistra un bastone a tau e con la destra un libro aperto e una campanella. Ai suoi piedi le fiamme e, a destra, il maiale.

 

Il Museo Poldi Pezzoli è sito in Via Manzoni 12 – Milano

Link:
https://artsandculture.google.com/asset/the-annunciation

https://museopoldipezzoli.it/collezioni/#/dettaglio/122047

CIRIÈ (TO). Chiesa di San Martino, immagini di sant’Antonio abate

La chiesa fu costruita tra la fine del secolo X e l’inizio dell’XI. Inizialmente venne edificata a una navata con un breve presbiterio coperto a botte, conclusa da un’abside. Una seconda fase costruttiva si ebbe probabilmente tra la fine dell’XI e il XII secolo, quando alla prima chiesa, sul lato sud, si affiancò una seconda navata più bassa e poco più corta, anch’essa absidata. Le due navate furono rese comunicanti con una grande arcata ottenuta abbattendo parte del muro perimetrale a mezzogiorno.
La chiesa di San Martino di Ciriè è indicata in alcuni testi come “di Liramo”, ma tale denominazione non è corretta, perché Liramo era una località posta tra Ciriè, Nole e Grosso, con una pieve-prevostura dedicata a S. Martino, di cui si hanno documenti dal 1185 e che oggi si trova nel territorio del comune di San Carlo Canavese. La confusione tra le due chiese risale alle errate conclusioni tratte dal canonico Giachetti nel testo del 1924 “Notizie storiche di Ciriè”.

Molto interessanti sono i superstiti affreschi, di epoche diverse, all’interno della chiesa nelle due absidi. Tracce di un’antica campagna decorativa risalente al periodo romanico (XII secolo) sono rinvenibili nel sottarco che immette nell’abside maggiore: un frammenti con mani che reggono una foglia di fico e che dovevano appartenere a una grande raffigurazione di Adamo ed Eva dopo il peccato originale. Si sovrappone alla antica decorazione una scena con la Resurrezione delle anime dei morti che doveva far parte di una raffigurazione (di incerta datazione) del Giudizio Finale; più in alto sulla destra sono visibili tracce della Bocca dell’inferno. La più rilevante testimonianza, sebbene alquanto deteriorata, di pittura romanica si ha nell’abside maggiore: nel catino la raffigurazione del Cristo Pantocratore, posto in una mandorla di luce e circondato dai simboli del Tetramorfo; nel semicilindro dell’abside la usuale teoria degli Apostoli, con figure connotate da una notevole eleganza nei tratti del volto.

Invece l‘abside minore è occupata, per ampia parte da affreschi ispirati dal culto mariano. Nel sottarco, al centro, un Cristo benedicente, alla sua destra (poco leggibile) una Ascensione al Cielo della Vergine, e sulla sinistra una Incoronazione della Vergine, con la Madonna ed il Cristo seduti l’una accanto all’altro. Il catino è occupato da una suggestiva rappresentazione del Compianto sul Cristo morto.

Il semicilindro è occupato da alcune immagini di Santi: tra gli altri, un riquadro con San Secondo di Asti che regge in mano un castello con accanto con un santo in abito nero con un bastone a forma di tau nella mano destra; non è riconoscibile cosa regga nella sinistra. Potrebbe trattarsi di sant’Antonio abate, anche se non presenta la consueta barba bianca.
Un altro riquadro presenta San Martino di Tours; difficile è la datazione di questi affreschi: il Compianto presenta tratti stilistici riconducibili alla pittura gotica (XIV) secolo; la data leggibile nella scritta dedicatoria al di sopra della piccola figura di un devoto inginocchiato (1481) non sembra estendibile al resto dei dipinti.

 

Sulle pareti al fondo della navata, prima dell’abside minore, sulla sinistra, altre immagini di Santi, probabilmente con funzione di ex voto e databili al XV – XVI secolo: santa Liberata che, reggendo due infanti in fasce, risponde alla tradizionale iconografia diffusa in Piemonte, e un bel frammento solitamente identificato con sant’Antonio abate, ma di cui è conservata solo la parte superiore della figura con saio, barba bianca e un libro nelle mani. 

 

Link:
http://archeocarta.org/cirie-to-chiesa-san-martino/

Fotografie di Valter Bonello
Immagine in alto da https://www.lastampa.it

Rilevatore: Valter Bonello

CIRIÉ (TO). Duomo di San Giovanni, vetrata con sant’Antonio abate

Le tre vetrate, dipinti su vetro dell’artista torinese Andrea Marchisio (1850 – 1927), sono poste sull’altare collocato nella navata sinistra del Duomo di Cirié e raffigurano Sant’Antonio, San Ciriaco e San Rocco. Eseguite presumibilmente dopo il 1890, quando iniziò il Marchisio a dedicarsi alla pittura su vetro.
Prima del recente intervento di restauro, i manufatti si trovavano in cattivo stato di conservazione, il loro ripristino ha permesso di salvaguardarle e soprattutto di scongiurare la perdita di elementi decorativi.

Sant’Antonio tiene con la mano sinistra un lungo bastone a croce cui è appesa una campanella; con la destra un libro chiuso.

 

Link:
https://www.consorziosanluca.eu/news/item/148-le-vetrate-del-duomo-di-ciri%C3%A9.html

https://www.treccani.it/enciclopedia/andrea-marchisio_%28Dizionario-Biografico%29/

http://archeocarta.org/cirie-to-duomo-san-giovanni/

Rilevatore: Valter Bonello

CAVALLERMAGGIORE (CN). Cappella di San Vito, affresco con sant’Antonio abate, fine XV secolo

Chiesetta campestre del X-XI secolo; già esistente all’atto di fondazione della abbazia di Santa Maria di Caramagna cui fu unita con lo stesso istrumento del 28-5-1028 in uno con molti altri luoghi della Val Maira ed in Liguria che erano di proprietà dei fondatori Olderico Manfredi e Berta, genitori di Adelaide di Susa.
La Cappella è composta da un’aula rettangolare con abside romanica semicircolare e di un portico quadrato, sette-ottocentesco.
L’aula è di epoca gotica, coperta con soffittatura cinque-seicentesca. L’abside è bassissima perché il pavimento è stato più volte soprelevato.
La chiesa è di proprietà privata ed è stato effettuato nel 2018 un intervento, per il risanamento delle murature perimetrali, il restauro dell’affresco con san Vito ed i due nobili in adorazione ed il descialbo di parte della volta stellata.

La cappella conserva nell’absidiola affreschi di Santi del ‘400 – ‘600 e nella cella lunette dipinte del ‘500.

Nell’abside, a sinistra, vi sono le figure di s. Bernardo e s. Antonio abate: il primo con il demonio incatenato (abraso) ed in basso la scritta in gotico minuscolo “ S. BERNARDUS”.
Il titolo di sant’Antonio abate è cancellato ma la figura è chiaramente riconoscibile per gli attributi dell’abito, della barba bianca del libro e del bastone a Tau con la campanella. Un piccolissimo maialino è ai suoi piedi.
Solo questo affresco è attribuibile al pittore cavallermaggiorese Giorgio Turcotto (1450? – 1544?); si nota la qualità migliore di questo dipinto rispetto agli altri presenti nella cappella.

Bibliografia:
Perotti Mario, Repertorio dei monumenti artistici della provincia di Cuneo, vol. 2c; Quaderno n° 42c, 1986, Amministrazione della Provincia di Cuneo, pp. 264 -266

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/53666/Cavallermaggiore+%28CN%29+%7C+Cappella+di+San+Vito

https://studiotego16.wixsite.com/studiotego/restauri

Rilevatore: Angela Crosta