AREZZO. Resti dell’antico Ospedale di S. Antonio abate e statua del Santo

Via della Madonna del Prato, 55 (angolo Via Garibaldi)
https://goo.gl/maps/PCiZPFysabmvNoX58

 

Originariamente destinato ad ospitare lebbrosi, fu voluto dalla “Compagnia di sant’Antonio” forse già nata nel secolo precedente, e realizzato grazie alla donazione del marzo 1423 di Donato di Gerio, detto “Mazza”, e della moglie Tessa. I due benefattori sono ricordati in una lapide marmorea a destra dell’entrata.

Oggi è ridotto ad un portale ad arco a sesto acuto al cui interno vi è un’attività commerciale.
Il portale, che reca nell’architrave lo stemma della Compagnia di Sant’Antonio al centro e gli stemmi delle famiglie Lippi e Geri ai lati è decorato con un affresco raffigurante il Santo a mezzo busto affiancato da angeli. L’esecuzione della pittura ha avuto due tempi diversi. Gli angeli sono quattrocenteschi e attribuibili ad ambito aretino.

Invece la figura di sant’Antonio è stata eseguita da Salvi Castellucci nella seconda metà del Seicento in sostituzione della statua del 1420-34 in terracotta dipinta attribuita a Michele da Firenze e conservata oggi al “Museo statale d’arte medievale e moderna” in Via San Lorentino, 8.
Raffigura sant’Antonio abate benedicente, che tiene con ala mano sinistra un libro, e siede su un faldistorio.

 

Link:
http://www.catola.com/scheda_evento.asp?id=316

https://www.arezzonotizie.it/foto/eventi/l-ospedale-di-sant-antonio-abate/#foto-1-l-ospedale-di-sant-antonio-abate-si-trovava-dove-si-incontrano-le-odierne-via-garibaldi-e-via-madonna-del-prato.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_di_Sant%27Antonio_Abate_(Arezzo)

AREZZO. Chiesa di Sant’Antonio abate di Saione

Via Vittorio Veneto, 109 (vicino all’incrocio con Via Nazario Sauro)
https://goo.gl/maps/qH2GP8bBb6JYjeaH6
Questo edificio non è da confondere con la chiesa di sant’Antonio di Padova, costruita in stile neogotico dal 1927 al 1932, sita in via Trasimeno/Via Guelfa (all’altezza di via Vittorio Veneto 121).

 

L’antica chiesa di Sant’Antonio Abate, conosciuta come “la Chiesina di Saione”, fu costruita nell’anno 890 ma così come la si vede oggi risale al XII secolo.
La chiesa fu costruita in una zona con molta probabilità ricca di pascoli e di greggi, di cui il Santo titolare è patrono.
Il patronato della chiesa, in origine della famiglia Testi, passò ai Marsuppini, ai Bacci e dal 1805 ai Centeni-Romani, divenendone nel 1851 un sepolcreto di famiglia. La chiesa era stata destinata a luogo di sepoltura già nel 1767, in occasione di una grave epidemia di tifo petecchiale abbattutasi in quell’anno su Arezzo.
Nel 1777 l’edificio fu completamente restaurato, rifacendo il portale, spostando il presbiterio con l’altare e facendo costruire il campanile a vela a due luci.
Questa importante radice storica aretina, purtroppo, è soffocata da edifici costruiti negli anni cinquanta del Novecento senza alcun rispetto, né per l’ambiente, né per la identità culturale.

La facciata a capanna in pietra grezza presenta il portale sovrastata da una lunetta e da un oculo.

La Chiesa è a pianta rettangolare con abside rivolta a oriente, tipicamente romanica. All’interno furono affrescate le pareti e la calotta absidale da Liborio Ermini nel Settecento.
Della fine del XVIII secolo è la scultura lignea con Cristo caduto sotto il peso della croce.

Nella chiesa vi è ancora  una tavola neogotica, datata 1933 e firmata dl pittore aretino Venanzio Bolsi, raffigurante sant’Antonio abate. L’artista era attivo per i Francescani Osservanti cui appartiene la chiesetta di Saione. La tavola fu eseguita all’epoca di una radicale ristrutturazione dell’edificio, che funse da chiesa parrocchiale per un breve periodo, sino alla consacrazione della parrocchia attuale, nel 1936.

 

Link:
http://www.arezzoperlastoria.it/chiesa-di-santantonio-abate-saione/
http://www.sabap-siena.beniculturali.it/index.php?it/220/chiesa-di-santatonio-abate-a-saione-arezzo

SALE MARASINO (BS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/xNpW6UjmvhiBCg8Y8

 

La chiesa fu costruita nel XV secolo e ristrutturata nel XVIII.
La chiesa fu ancora restaurata negli anni Trenta del Novecento, realizzando l’apparato decorativo uniforme interno. L’ultimo restauro avvenne nella seconda metà del XX secolo.

La chiesa è situata in località Marasino che si affaccia sul lago d’Iseso; a poca distanza dalla via Valeriana, posta direttamente su strada e si presenta con una facciata a capanna, semplicemente intonacata con portale sovrastato da una lunetta e da un oculo con vetrata raffigurante il busto del Santo titolare. Ai lati vi sono due finestre lunettate con gradini-inginocchiatoio.
Sul lato esterno destro della facciata frammenti di affresco del XV secolo rappresentante un grande S. Cristoforo. Un oculo tamponato è visibile nella parete esterna del presbiterio. A fianco della chiesa vi sonio la sacrestia e il campanile di base quadrangolare e ingentilito da semplici bifore con colonnine in pietra di Sarnico.

La pianta attuale, riconducibile al tardo Quattrocento, si dispone in direzione nord-sud, ma l’originario orientamento era verso est come testimoniano i resti dell’abside romanica inglobata nella muratura sinistra presso la facciata. Dall’abside, prima della demolizione, furono strappati alcuni lacerti di affreschi (ora nella canonica di Sale Marasino) databili tra XIV e XV secolo.
L’interno ad aula unica è stato trasformato nel tardo Ottocento con una nuova copertura a volta ribassata; nel presbiterio è stato inserito un altare che ha in parte coperto e distrutto la decorazione rinascimentale che comprendeva la pala affrescata.
L’affresco, riportato alla luce, posto sopra l’altare raffigura Sant’Antonio abate in abiti vescovili e benedicente inserito in una finta architettura, mentre nella porzione superiore vi è un Angelo annunciante rivolto verso la Vergine (non più visibile) che era posta sulla destra. Gli affreschi sono da assegnare a una bottega operante tra XV e XVI secolo, in vari cantieri (tra cui la chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano a Zone ed edifici sacri di Gandizzano).

La lunetta con il Riposo durante la fuga in Egitto nel presbiterio e il tondo con le Virtù teologali nella volta della navata sono interventi ottocenteschi da ricondurre forse ad Antonio Guadagnini.
Nella volta della navata il dipinto con Sant’Antonio abate in gloria è la copia di fine ‘800, forse di Giuliano Volpi, di un affresco settecentesco della parrocchiale di Gratacasolo raffigurante la Gloria di san Zenone.

Pregevole è l’ex pala dell’altare maggiore (ora appesa alle pareti della navata) con la Visione di sant’Antonio abate da ricondurre all’ambito del veneziano Jacopo Palma il giovane (1549 – 1628); più modesta è invece la settecentesca Madonna con Bambino e santi di Bernardino Bono.

 

Link:
https://visitlakeiseo.info/arte-e-cultura/chiesa-santantonio-abate-a-marasino/

 

CUASSO AL MONTE (VA), frazione Cuasso al Piano. Chiesa di Sant’Antonio abate

Frazione Cuasso al Piano
https://goo.gl/maps/K8LqN4edX3L5LEwg8

 

La chiesa fu edificata nel XVII secolo; fu ricostruita nel Settecento, dopo un disastroso incendio.
Nel 2009 è stata completamente restaurata.

La chiesa, raggiungibile tramite una scalinata, affaccia sulla valle e presenta un bel sagrato in porfido, denominato “balcone” proprio in virtù del panorama.
Elegante la facciata, di stampo manierista e con andamento a salienti. Rivestita di pietra chiara, è scandita in due ordini di lesene dal cornicione. Il portale è affiancato da statue di santi in nicchia, presenti anche nella sezione superiore ad ornamento di una vetrata policroma. La statua di sant’Antonio abate è in basso a destra.

L’edificio ha pianta rettangolare, con cappelle laterali che creano una sorta di transetto e campanile con una slanciata cuspide sulla sommità. Decorata da affreschi all’interno.

Link:
https://upel.va.it/2021/06/21/chiesa-di-santantonio-abate-a-cuasso-al-piano/

LACES (BZ), frazione Morter.  Montani di Sopra, Cappella di Santo Stefano, affreschi con s. Antonio abate

Nella frazione di Morter del comune di Laces in Val Venosta, a difesa dell’ingresso alla Val Martello nella quale passava un’importante strada verso sud, vennero costruiti due castelli. In basso il castello di Montani di Sotto, del XIII secolo, che costituiva l’avamposto per l’altro castello, quello di Montani di Sopra, costruito intorno al 1228, più in alto su una collina che si presenta come una sorta di sbarramento naturale di origine glaciale che separa la Val Martello dalla località Morter.
All’estremità dello sperone, in piena vista dal castello, dalla valle e dal paese, si trova la cappella dedicata a Santo Stefano. Spesso indicata come cappella del Castello di Montani di Sopra si trova in realtà al di fuori del complesso castellano, all’estremità della collina ed a strapiombo sulla valle.
L’edificio attuale è datato al XV secolo per un’iscrizione che ricorda la nuova dedicazione della chiesa nel 1487 a Maria, come patrona principale, seguita dagli Apostoli e da San Giovanni Battista. La chiesa rimase comunque legata al nome del protomartire Stefano, cui era probabilmente dedicato un edificio più antico, e con questo nome è tutt’oggi conosciuta.
Alcune caratteristiche dell’edificio rinviano infatti ad epoche precedenti e si ritiene che un edificio di culto esistesse qui già prima della costruzione del castello stesso. Tracce della chiesa più antica sono state individuate sul muro orientale, dove si vede la traccia di un arco a tutto sesto traccia di un’antica abside e, nell’angolo nord-est, dove sono visibili i resti dei muri.
Il semplice aspetto esterno della chiesetta non fa supporre i meravigliosi affreschi tardogotici interni che le hanno valso l’appellativo di “Cappella Sistina dell’Alto Adige”.
La facciata termina con un campanile a vela che conteneva un tempo due campane, una delle quali, risalente al 1500, venne fusa durante la Prima Guerra Mondiale. L’accesso avviene da ovest, tramite una porta con cornice in tufo e arco a sesto acuto. Le finestre con cornici in tufo sono riferibili ai primi decenni del ‘400 mentre le nervature con andamento ondeggiante della volta del coro e la sua forma rettangolare fanno ritenere questa parte più antica.
La chiesetta è a navata unica, lunga 8,7 metri e larga 8,2, con soffitto ligneo a riquadri sui quali erano applicati elementi dipinti datati al 1430-1440. L’interno della cappella è interamente ricoperto da affreschi, risalenti a due distinte fasi di decorazione: la parete nord, il presbiterio e l’arco trionfale (lato est) furono decorati nel 1430-40 da una bottega di pittori con forti influenze lombarde. Al 1487, anno di riconsacrazione della chiesa, risale il completamento della decorazione delle pareti sud e ovest da parte di una bottega sveva.

Il linguaggio artistico degli affreschi sulla parete nord, a sinistra dell’ingresso, è ancora vicino al ‘300, manca in essi l’influenza del gotico internazionale percepibile invece nella zona dell’altare maggiore. Sopra una fascia molto deteriorata con un tendaggio con drappi gialli e rossi, la superficie è divisa in due registri con scene della vita di Santo Stefano. Dall’alto a sinistra gli episodi narrano dell’elezione di Stefano a diacono da parte degli apostoli, Stefano che predica al popolo, la disputa tra Stefano e gli anziani, la spogliazione di Stefano e gli ebrei che raccolgono pietre preparando la lapidazione che è illustrata nel registro inferiore a sinistra. Seguono scene con le esequie, il seppellimento e il ritrovamento dei resti del santo nel 365 nei pressi di Gerusalemme.
Non fa parte del ciclo di Santo Stefano la raffigurazione, in alto a destra, di Sant’Antonio abate, il “santo degli animali” con il bastone, la campana e il maiale domestico, santo al quale era dedicata una chiesa da tempo distrutta nella vicina Coldrano. Né appartiene al ciclo l’ultima scena in basso a destra relativa al martirio di Sant’Orsola, che si collega e completa altre due scene sulla parete attigua.
Sulla parete est, sopra l’altare laterale sinistro vi sono due scene con il martirio di Sant’Orsola, in alto Attila, re degli Unni, circondato dai soldati dà l’ordine del martirio, in basso il completamento della scena sulla parete nord con la santa, il cui martirio avvenne con frecce e lance, mostrata su una barca colpita da una freccia in fronte mentre tiene alto lo stendardo con la croce.
L’intradosso dell’arco di trionfo è occupato da figure di santi: Dorotea, Michele, Pantaleone, Sebastiano, Giorgio e la Maddalena.
Sopra l’arco trionfale è rappresentata l’Annunciazione con a sinistra Maria inginocchiata con Gesù bambino con la croce sulle spalle che vola verso di lei e a destra l’angelo Gabriele.
Sopra l’altare laterale destro sono dipinti in alto un gruppo di tre santi (Cristoforo, Erasmo e Acazio). Al di sotto un’affollata Crocifissione con alla destra di Cristo la Madonna e le pie donne ed a sinistra San Giovanni, il centurione ed altre figure. Fanno parte del programma iconografico dell’altare due scene in adiacenza sulla parete sud con Sant’Eustachio che caccia il cervo e Sant’Alessio sotto la scala.

La riconsacrazione della cappella del 1487, relativa alla Madonna, agli Apostoli e a San Giovanni Battista, trova la sua esplicitazione negli affreschi del coro. Nella volta, sopra l’altare c’è il Cristo benedicente a mezzo busto con di fronte il trionfo della Vergine rappresentata con il bambino in braccio seduta su un prato in fiore. Negli spazi angolari angeli musicanti. Nelle altre vele i quattro Evangelisti con i loro simboli.
Sulle pareti est e sud del coro sono rappresentati, gli apostoli a coppie e seduti. Partendo dall’angolo nordest: Giovanni e Giacomo il Maggiore, Paolo e Pietro, Bartolomeo e Filippo, Mattia e Andrea, Giacomo il minore e Matteo, un armadio con alcuni oggetti liturgici dipinti con effetto illusionistico, e Tommaso e Simone. Talvolta le iscrizioni non sono coerenti con l’iconografia degli apostoli.
La parete nord del presbiterio è completamente occupata dalla raffigurazione dell’Epifania, con i Magi che visitano il bambino in braccio della Madonna porgendo i loro doni. In secondo piano San Giuseppe e la coppia bue e asinello. Accurata è la resa dei sontuosi abiti dei Magi mentre impressionante è il seguito dei re che si snoda lungo un paesaggio montuoso con profusione di cavalli e cavalieri. Gli intradossi delle finestre del coro sono decorati con tralci di foglie.
Il maestro non identificato formatosi alla scuola sveva che nel 1487 completò la decorazione scelse per la parete sud il tema della Passione di Cristo, con nove scene su due registri. In alto da sinistra l’ingresso a Gerusalemme, l’Ultima cena, la scena nel giardino degli ulivi, il bacio di Giuda con la guarigione dell’orecchio mozzato di Malco.
La scena dell’Ultima cena presenta alcune particolarità iconografiche: Cristo porta in alto l’ostia – un rinvio evidente all’eucarestia, particolarmente significativo in quegli anni caratterizzati dallo scontro politico-religioso con gli Ussiti che negavano la transustanziazione, cioè la vera presenza di Cristo sotto le specie del pane e del vino. L’ostia sottolinea la concezione cattolica dell’eucarestia. Giuda, dai capelli rossi e con una veste gialla, porta al collo il borsino con le monete d’argento mentre un diavolo in miniatura gli esce dalla bocca. Nella fascia sottostante, a destra delle scene di Sant’Eustachio e Sant’Alessio, sono rappresentate la Presentazione a Pilato, la Flagellazione e l’Incoronazione di spine. Seguono sulla parete ovest due scene che concludono il ciclo della Passione: in alto il Cireneo che porta la croce e in basso la Crocifissione.
La maggior parte della parete ovest è riservata alla rappresentazione del Giudizio Universale. La figura del Cristo in Gloria all’interno di una mandorla è collocata immediatamente sopra la porta di accesso. A sinistra la Madonna inginocchiata con i beati in mezzo ai quali si trova lo stemma della famiglia Montani e la data 1487, oggi scarsamente leggibile. A destra Giovanni Battista inginocchiato ed i morti che escono dai sepolcri. In basso il Leviatano inghiotte i dannati tra i quali non pochi ecclesiastici, anche di altissimo rango.
Negli intradossi delle finestre dell’aula vi sono figure di santi: Stefano e Sebastiano, Leonardo ed Orsola collocati, come sculture, su mensole in finti tabernacoli.
L’intera cappella presenta numerosi graffiti, scritte sia incise che realizzate a sanguigna, gesso o matita eseguite durante un ampio lasso di tempo tra la seconda metà del XV secolo e il XX secolo. Nei tempi antichi predominano le scritte di ecclesiastici e nobili.

La cappella aveva, fino ai primi del ‘900, diversi altari. Quello maggiore, ligneo tardogotico a battenti del 1491 della Bottega di Schnatterpeck. L’altare di Santa Maddalena, realizzato nel 1522 nella bottega di Jörg Leder. Entrambi, così come cinque tavole lignee dipinte collocate sul soffitto in legno dell’aula, datate dagli esperti intorno al 1430 ed attribuite al pittore Kaspar Blabmirer di Merano, sono stati trasferiti per motivi di sicurezza al Museo Civico di Bolzano.
Un terzo altare, degli ausiliatori o di Santa Caterina, proveniente dalla Chiesa dell’Ospedale di Laces, venne illegalmente venduto nel 1908 da un abitante di Montani e dopo varie peripezie si trova oggi nel Museo delle Belle Arti di Budapest.
All’interno è presente una lapide funeraria con lo stemma dei Montani (la ruota) e la croce di Gerusalemme, risalente alla fine del XIII secolo che apparteneva ad un componente della famiglia probabilmente andato in Terrasanta.

Fonte principale: Andergassen Leo. Montani. Cappella di Santo Stefano. Montani di Sopra – Montani di Sotto. Verlag Schnell & Steiner GmbH 2011

Localizzazione: Via Montani di Sopra/Obermontaniweg – 39021 – Morter/Laces / Morter/Latsch (BZ). Alla chiesa si arriva dal parcheggio all’ingresso della Val Martello, seguendo le indicazioni per il Castello di Montani di Sopra e seguendo per un breve tratto il sentiero che dalle rovine porta alla chiesetta.

Periodo artistico: XV secolo

Fruibilità: E’ visibile all’interno solamente in giorni e orari definiti variabili a seconda del periodo dell’anno. Informazioni sul sito https://www.suedtirolerland.it/it/

Data ultima verifica: luglio 2021

Rilevatore: Marina Celegon

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