PORTOFINO (GE). Eremo di Sant’Antonio abate di Niasca

Località Sant’Antonio, 1
https://goo.gl/maps/ogPou8hMqUWDoYYq5

L’Eremo si trova proprio sopra il borgo di Paraggi, nel cosiddetto fossato, una valle che sale dalla spiaggetta di Niasca sino alla località San Sebastiano e si raggiunge solo a piedi tramite un sentiero in salita che parte sulla strada provinciale 227 da Paraggi (15 minuti) o dalla Baia di Niasca (10 minuti).

Il 13 Gennaio del 1312, l’eremita frate Nicolò di Traversaria di Capodimonte, lasciò questo fabbricato – con terreno circostante – ad un altro eremita, frate Gioacchino di Chiavari che chiamò altri sui confratelli, per abitarvi insieme. Nel 1317 il Capitolo di Roma liberò la terra su cui sorge la chiesuola di Sant’Antonio – poi scomparsa – da ogni obbligo nei suoi confronti. Tre fraticelli vivevano qui in comunità. Nel 1348 si sa che è priore di questa piccola congregazione frate Andrea, uomo dinamico che svolge molte attività produttive e di relazione. All’inizio del XV secolo, la chiesa e le terre circostanti diventano proprietà dell’abbazia di San Girolamo della Cervara, che vi mantiene almeno un eremita e che, a più riprese, intraprende lavori di restauri edilizi.
Negli anni successivi, fu più volte trasformato. Nel 1481, nel 1554 e nel 1762, quando Papa Urbano Ottavo ottenne l’indulgenza plenaria per la Chiesa di Sant’Antonio.
Ogni anno, il 17 Gennaio si celebrava la festa del Santo dell’Eremo. Era un appuntamento così sentito, che era diventata l’occasione di incontro per tutti i monasteri del circondario, persino dal levante genovese e oltre.
Questo oratorio fu soppresso, insieme con la Badia della Cervara, nel 1798 e venne venduto ad Agostino Molfino, nel 1802.
Non si sa dove si trovasse la “chiesuola”, citata in molti documenti, né come fosse l’eremo nel Medioevo, forse era addossato al pendio, senza la copertura del rio, creata successivamente. Tra gli anni ’30 e ’60 del ‘900, il barone Giacomo Baratta ristrutturò e ampliò gli edifici, conservando solo nel decoro esterno il ricordo del piccolo edificio monastico medievale, adibendolo ad azienda agricola, con macine, torchi e frantoi.
Nel 1980, la famiglia Piaggio lo donò al Comune di Portofino.

I restauri, iniziati nel 2010 e terminati nel 2021, hanno consentito di trasformare la sala macine in sala da pranzo; il granaio, il fienile, il dispensario e la piccionaia sono state adibite a camere da letto; un luogo che rinasce con un’attenzione agli sprechi, riciclando e recuperando il più possibile della struttura originaria. Il recupero del complesso dell’Eremo ha l’obiettivo di creare, nel quadro del miglioramento dell’offerta per i visitatori del Parco Naturale Regionale di Portofino, nel cui territorio è sito l’Eremo, un rifugio escursionistico da utilizzare come punto di accoglienza e ristoro e come centro culturale e didattico (esposizione, educazione ambientale).

 

Link:
http://www.parcoportofino.it/monaci/monumenti/Eremo-di-Niasca.html

https://fondoambiente.it/luoghi/eremo-di-sant-antonio-di-niasca-portofino?gfp

Rilevatore: AC

BELGIO – MAARKEDAL, villaggio di Nukerke. Chiesa parrocchiale di Nostra Signora dell’Assunzione, con dipinto “La tentazione di s. Antonio abate”, XVIII secolo

Nella Chiesa di Nukerke (parochiekerk Onze-Lieve-Vrouw Hemelvaart) è conservato, sull’altare laterale nord, una pala con la figura di sant’Antonio che schiaccia col piede un diavolo, rara iconografia. Accanto vi è il maiale, abituale attributo del Santo.

Il dipinto è di scuola fiamminga del XVIII secolo.

La statua in legno policromo sull’altare rappresenta sant’Antonio abate ed è alta 108 cm.

 

Link:
https://www-businarias-be.translate.goog/olv-hemelvaartkerk/?_x_tr_sl=nl&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:PM_134173_E_Nukerke.jpg

MONCALIERI (TO). Chiesa di Maria Santissima Immacolata e di Sant’Antonio abate

Strada Barauda, 9. La chiesa è collocata presso borgata Barauda, la più piccola delle borgate di Moncalieri dove, accanto ad attività agricole, sono sorte molte residenze.
https://goo.gl/maps/MQ6crCbx8onkiHMa7

L’attuale costruzione è da riferire al Settecento epoca a cui risale l’intitolazione a Sant’Antonio abate, primo patrono della città di Moncalieri, aggiunta a quella della Santissima Immacolata. E’ stata edificata sui resti di una Cappella campestre, già presente nel Cinquecento.
La facciata è costituita da tre registri: quello inferiore ospita il portone ligneo di ingresso e due finestre centinate. Il portone, intagliato a motivi geometrici rettangolari, è inquadrato da un motivo a serliana, due paraste intonacate fungono da supporto visivo alla trabeazione, su cui poggia il secondo registro. Qui, in corrispondenza del portone di ingresso nella parte sottostante, è collocata una finestra trilobata che garantisce un’adeguata illuminazione interna. La parte sommitale si conclude con un ampio timpano, privo di ornamenti e motivi decorativi. Nel complesso la facciata risulta lineare e sobria.

Internamente la chiesa, a navata unica, è caratterizzata da pareti lisce intonacate scandite da paraste decorate. Una serie di modanature anch’esse intonacate costituisce il piano di imposta delle volte. Numerose file di banchi sono ospitate nell’aula dei fedeli, il cui pavimento è costituito da graniglia gialla con motivo geometrico a quadroni, in graniglia nera. Sulla controfacciata è presente una balconata lignea, costituita da elementi alternativamente concavi e convessi, che ospitava originariamente l’organo.
La zona del presbiterio, rialzata rispetto all’aula dei fedeli tramite un gradino, è realizzata con pavimentazione in marmo. L’altare maggiore storico è addossato alla parete di fondo; su di esso sono collocate una tela seicentesca raffigurante l’Assunzione della Vergine con sant’Antonio abate e due nicchie che ospitano altrettante piccole sculture in gesso dipinto. Di fronte all’altare è ora allestito un nuovo altare che consente la celebrazione verso il popolo.

A gennaio la borgata celebra la festa di sant’Antonio abate.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/57641/Chiesa_di_Maria_Santissima_Immacolata_e_di_Sant’Antonio_Abate_Moncalieri

Rilevatore: AC

POIRINO (TO). Chiesa della Beata Vergine delle Grazie e di S. Antonio abate (o della Confraternita di S. Croce)

Passeggiata G. Marconi, 14 / Via S. Croce
https://goo.gl/maps/Jcwsf8R7wpjkEV8Z6

 

La “Confraternita di Santa Croce“, detta dei “Battuti Bianchi” o dei “Disciplinati della Beata Vergine delle Grazie e di Sant’Antonio abate”, fu fondata nel 1471 con il benestare del Vescovo di Torino, poi confermata dal Cardinale Della Rovere nel 1483 con una bolla che conferiva piena liceità per la costruzione di una cappella per le celebrazioni religiose dei Confratelli.
La primitiva edificazione fu però distrutta nel Cinquecento dalle truppe francesi nel corso della guerra e totalmente ricostruita nel 1557.

La Confraternita di Santa Croce nacque con scopi benefici: dopo un primo periodo di ristrettezze economiche, coincidente con gli anni intorno alla fondazione, in cui i membri stessi si autotassarono per poter sopperire alle diverse necessità economiche, acquisì disponibilità economica, potere e un’importanza tali da ricevere, a partire dal 1675, una serie di donazioni e di lasciti da parte di famiglie ebree convertitesi al cattolicesimo. Così fu possibile riedificare l’edificio attuale attuale della Confraternita che risale al 1716. Ha subito da allora diverse ristrutturazioni.
La facciata, in stile Impero, è del 1830. Una splendida trifora, posta nella parte alta, ne ingentilisce il rigore stilistico.
Il campanile, seppur non sia più quello primitivo, rappresenta una parte dell’antico complesso della chiesa.

Nella chiesa trovano sede importanti opere d’arte, tra cui emergono le due grandi tele poste nel coro ligneo raffiguranti San Romualdo che accetta dall’imperatore Ottone III la carica ad abate di Classe (episodio avvenuto nel 1001) e Il Duca Carlo Emanuele I di Savoia fa voto di costruire l’Eremo dei Camaldolesi di Pecetto per ottenere la cessazione della peste del 1559, opera del pittore francese Pierre Charles La Mettay (1726 – 1759; il suo cognome ha diverse varianti di ortografia e il suo nome è talvolta dato come Pierre-Joseph). I due teleri erano originariamente di proprietà dei Padri Camaldolesi che le custodivano nell’Eremo di Pecetto (TO), dopo la soppressione del 1801, furono acquistate dalla chiesa di Poirino.

 

La Confraternita di Santa Croce conserva il dipinto “La Vergine con i santi Giovanni battista e Antonio abate”, opera di Giovanni Francesco Sacchetti (notizie 1663-1720). Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, inginocchiato, con la tau sul mantello, mentre guarda la Madonna e tiene con la mano sinistra un bastone a Tau cui è appesa una campanella. Ai suoi piedi a destra un fuoco.
Immagine  a sinistra da: Monetti F.; Cifani A., Arte e artisti nel Piemonte del ‘600, Gribaudo, Cavallermaggiore Cn, 1990

 

La chiesa conserva e un pregevole organo, mentre sulla parete esterna sud vi è la più grande meridiana della Regione.

 

Link:
https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/340-chiesa
https://www.comune.poirino.to.it/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/6

Rilevatore: AC

DRONERO (CN), frazione Monastero. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate ed ex Monastero cistercense femminile di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale, 160
https://goo.gl/maps/r3Se14kBCZHjJ6SZA


Il Monastero
fu fondato dai Marchesi di Busca tra il 1125 e il 1135, fu il più antico centro monastico femminile del Piemonte, quasi contemporaneo a quello maschile di Santa Maria di Staffarda, alle cui dipendenze fu in seguito posto.
Tra le figure più eminenti del monastero benedettino-cistercense va ricordata Isabella de’ Burgo della illustre famiglia Costanzia di Costigliole (cui appartenne anche l’ultimo degli abati regolari di San Costanzo, Giorgio Costanzia, committente della decorazione pittorica della Cappella di San Giorgio nell’antica abbaziale di Villar San Costanzo, eseguita da Pietro da Saluzzo) che tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento ne fu l’ultima badessa: promosse il restauro e l’ammodernamento dei locali e difese i diritti del monastero contro le pretese del comune di Dronero e del vescovo di Alba.
Isabella morì nel 1511 e nello stesso anno, anche a causa di una crisi delle vocazioni e della disciplina monastica, papa Giulio II con una bolla, soppresse l’insediamento e istituì la Diocesi di Saluzzo e il Vescovo prese il titolo di Parroco di Sant’Antonio di Dronero.
Le monache resistettero ancora qualche decennio nonostante la minaccia della scomunica, ma il monastero chiuse definitivamente nel 1592, e i locali furono incorporati nell’attuale parrocchiale di Sant’Antonio.
La chiesa fu oggetto di lavori nel XVII e soprattutto nel XVIII secolo.

L’edificazione della parrocchiale snaturò e stravolse il complesso architettonico originario; tuttavia, grazie ai restauri eseguiti nel 1999-2010 e finanziati dall’eredità di Don Alessandro Marino, ultimo vicario con funzioni di parroco morto nel 1999, e ai lavori di recupero del chiostro e dei locali attigui realizzati nel 2011-2016, oggi sono visitabili e in buone condizioni:
– il chiostro quattrocentesco porticato, con arcate ogivali e pilastri ottagonali in cotto, (visitabile rivolgendosi all’ostello che ne occupa una parte: https://ostellodelmonastero.it/spazi-comuni/)
– la casa vescovile (usata come residenza estiva e in occasione delle visite pastorali in loco);
– la vecchia stalla tardo cinquecentesca, oggi adibita a sala polivalente.
Al piano superiore sono visitabili le austere celle delle monache, con pavimenti in cotto e soffitti a cassettoni lignei, arredati con mobili sette-ottocenteschi.
Gli altri edifici dell’ex monastero sono stati trasformati in cascinali ed aziende agricole.

Esternamente la Parrocchiale si presenta con una facciata sormontata da un timpano e due statue ospitate in nicchie che si aprono ai lati del piccolo rosone centrale (Sacro Cuore di Gesù e sant’Antonio di Padova?), e campanile settecentesco che si eleva dal chiostro, incastonato fra la chiesa e la sacrestia.
Internamente, alla sinistra del portale, è stato recentemente riportato alla luce un affresco tardo di fine Quattrocento raffigurante la Madonna del Latte.
Il complesso risulta in parte ancora abbracciato dalle antiche mura del monastero, su cui sono visibili tracce di affreschi e un portale ad arco acuto tamponato.

L’edificio della chiesa rivolge la facciata principale ad ovest, prospettando su un sagrato incastonato fra gli edifici, mentre le altre facciate non risultano visibili, se non una piccola porzione del fronte sud prospettante sul chiostro.
Varcato un portale in pietra ed una bussola in legno, si accede all’interno dell’edificio che si sviluppa con una pianta longitudinale a base rettangolare e presenta due cappelle laterali, di cui quella di sinistra leggermente più profonda. Il presbiterio appare molto sviluppato in lunghezza (grazie alla presenza del coro alle spalle dell’altare) e termina con l’abside piatta. Una porta sul lato destro del presbiterio immette in un ambiente che dà accesso alla sacrestia ed al chiostro.

 

Link:
https://codemista.org/ITA/mista/31/Valle-Maira/Ex-Monastero-femminile-cistercense-di-Sant%e2%80%99Antonio-Abate
http://www.piemonteis.org/?p=3651
https://www.vallemaira.org/attrazione/monastero-cistercense-di-santantonio-di-frazione-monastero-di-dronero/
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58742/Dronero+%28CN%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio

Rilevatore: AC