SANT’ANGELO D’ALIFE (CE). Cappella di Sant’Antonio abate (S. Antuono), con affreschi

La cappella sorge trova nel centro storico, adiacente al lato destro della Chiesa di Santa Maria della Valle. Via Santa Maria, 153
https://goo.gl/maps/ZNcdSUb7BN5KqKX37

 

Il portale d’ingresso, di stile tardo gotico (XIV – XV secolo, con affreschi sulla lunetta), si distingue dal complesso ecclesiastico che lo accoglie.

L’interno è un ambiente piccolo, rettangolare con volta a crociera e un ciclo di affreschi che ricopriva completamente le pareti e che è uno dei più importanti del Quattrocento campano. Databili orientativamente al III decennio del XV secolo, nonostante studi approfonditi, ancora pongono problemi per la datazione, l’individuazione degli autori e la committenza. Si è parlato di espressione di un’area culturale interessante il Lazio, l’Umbria, l’Abruzzo e la Campania, che si caratterizza per gli influssi marchigiani dei Sanseverino e iberici. Nelle scene sono presenti temi mariani, episodi della vita di Sant’Antonio abate in controfacciata, e, nella volta, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa. Spicca il gotico tenero e squisito della Madonna in Trono e dei profili, il realismo dei semplici oggetti posti sui mobili, rappresentati nella volta, e il favoloso ingenuo con cui sono trattati gli episodi della vita di sant’Antonio. Colori accesi e vivaci, tratti ben definiti e iconografie singolari rappresentano scene bibliche legate all’Annunciazione, la Natività, il Bagno di Cristo e l’Adorazione dei Magi.

Le Storie di Sant’Antonio abate raffigurano cinque episodi. La narrazione inizia nella lunetta in alto con la Fuga dalla città di Patras: il Santo è ritratto, insieme ai confratelli, al di fuori della città – di cui è ignota l’ubicazione – in attesa dell’ultimo fuggiasco intento a calarsi dalle mura. Episodio raramente rappresentato nei cicli affrescati sulla vita di sant’Antonio e che è tratto dalla cosiddetta Leggenda di Patras, redatta da un anonimo autore e diffusasi a partire dal secolo X, e che ebbe larga fortuna tra Tre e Quattrocento, quando divenne il principale riferimento per la scelta di temi iconografici relativi alla vita del Santo. Questo testo è in contraddizione con il testo di Atanasio, che presenta Antonio come un eremita solitario, perché lo descrive come l’anziano abate di un monastero che, stanco della vita monastica e desideroso di solitudine, decide perciò di fuggire nel deserto insieme ad alcuni compagni calandosi di notte dalle mura della città per mezzo di una cesta.
Scrive Caradonna (1): “Nella scena con la Fuga dalla città di Patras è presente, all’estrema destra dell’affresco, uno scudo cotissato con una banda di colore argento su un campo di colore rosso con due rosette a cinque petali contrapposte sui due lati, insegna araldica di una famiglia di cui, nonostante le ricerche degli ultimi anni, ancora oggi si ignora il nome, mentre sulla parte alta, al di sopra delle mura della città, è raffigurata una croce potenziata all’interno di uno scudo, simbolo della famiglia Marzano, feudataria del luogo. La mancanza di documentazione non consente di dire molto, tuttavia la presenza dei due stemmi araldici nell’affresco spinge a credere che il ciclo venne commissionato da una famiglia molto vicina ai Marzano”.

Nel registro sottostante sono dipinti, nel riquadro di sinistra, l’Incontro con il centauro che indica al Santo la strada per raggiungere san Paolo eremita e che, nel testo citato, è spiegato essere Agatone, un anacoreta che aveva assunto tali sembianze assunte dopo aver ceduto alle tentazioni del diavolo.
Nel riquadro di destra vi è una scena delle Tentazioni, dove una demonessa, con corna e zampe di rapace, insidia il Santo che fa apparire delle lingue di fuoco per tenerla lontana.
Il racconto prosegue con i due riquadri del registro inferiore, molto rovinati; una effige del Santo di cui a malapena si intravede il trono su cui è assiso e la scena della Morte di sant’Antonio, molto sciupata e di difficile lettura, con la rappresentazione delle esequie conventuali.

 

Parte delle notizie e immagini da:
1.  Italia Caradonna, Immagini e testi da alcuni cicli da alcuni cicli ad affresco del primo Quattrocento nell’alto Casertano: il caso di Sant’Antonio Abate, da: “Polygraphia” 2020, n. 2, pp. 65-81
Buonomo G., Gli affreschi della Cappella di Sant’Antonio abate a Sant’Angelo d’Alife, 2016

Link:
https://matese.guideslow.it/la-cappella-santantonio-abate/

FABRIANO (AN). Pinacoteca Civica Bruno Molajoli, “Sant’Antonio abate” di Puccio di Simone, 1353

Tempera su tavola cuspidata di 195,2 x 106 cm. Opera di Puccio di Simone (notizie dal 1345 al 1365).
Provenienza: Ex convento di Sant’Antonio fuori porta Pisana
Esposto nella Sala 3 (Gotico)

 

Il Santo eremita, venerato come protettore degli animali, è raffigurato in piedi frontalmente. Si appoggia con la mano destra ad un bastone, nella sinistra stringe un libro. Ai suoi piedi sono dipinti due maialini di razza cinta senese, ai lati due gruppi di devoti inginocchiati: sette uomini a destra, sette donne a sinistra. Una di loro tiene in mano bambino completamente avvolto in fasce a bande bianco- rosse.
Ai due lati dello sfondo in oro compaiono due volumi rocciosi squadrati sui cui crescono due alberi e si notano due coppie di uccelli. In basso una scritta rovinata: “MCCCLIII DIE”.

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.pinacotecafabriano.it/it/collezione/opere/san_antonio_abate_puccio_di_simone.html

https://www.treccani.it/enciclopedia/puccio-di-simone_%28Dizionario-Biografico%29/

LOCALIZZAZIONI DIVERSE. David Teniers II, vari dipinti con “La tentazione di sant’Antonio abate”, XVII secolo

David Teniers II, o “il Giovane”, (1610 – 1690) fu uno dei più importanti pittori fiamminghi del XVII secolo. Le sue opere sono ormai sparse in tutto il mondo, in particolare quelle che raffigurano le/la tentazioni/e di sant’Antonio abate.
Oltre a quelle sotto elencate, altre, anche della sua scuola, sono conservate in musei e collezioni private. La sua fama favorì anche il proliferare di copie delle sue opere.


BELGIO – ANVERSA. Museum Mayer van den Bergh

Olio su pannello di legno, 26,4 x 36,6 cm. Vedi foto in alto.
Inventario numero MMB.0087
Antonio è raffigurato qui mentre prega nella sua grotta, dove trascorse i primi 35 anni del suo eremo. È circondato da creature demoniache che portano brocche di vino, una pipa e fanno musica, tutte allusioni ai piaceri sensoriali della vita. La figura che gli porge la pipa è probabilmente il diavolo stesso in forma di sensale, riconoscibile per le corna.
Dalla fine del XVI secolo, il complesso simbolismo utilizzato da Bosch lasciò il posto a un proliferare di demoni piuttosto suggestivi. Anche Teniers si adeguò, ma si attenne a un codice iconografico coerente, ad esempio, gli strumenti e la pipa che i mostri portavano con sé erano oggetti della vita quotidiana, e potevano quindi essere riconosciuti dallo spettatore seicentesco.

Fritz Mayer van den Bergh fu il collezionista d’arte che raccolse le opere del museo, principalmente dell’arte rinascimentale dei paesi nordici; eseguì le più importanti acquisizioni tra il 1897 ed il 1901, anno della sua morte. La madre, tra il 1901 ed il 1904,fece costruire una casa in stile neogotico ad Anversa perché diventasse un museo dove poter mostrare le circa mille opere opere collezionate dal figlio.

Link:
https://museummayervandenbergh.be/en


AUSTRIA – VIENNA. Liechtenstein – Collezioni principesche, Vaduz–Vienna

Olio su tavola di 24,6 × 32,9 cm “Tentazione di sant’Antonio abate”
Opera di David Teniers il Giovane (1610 – 1690)
Inventario numero GE 552 Presumibilmente acquistato dal principe Karl Eusebius I von Liechtenstein.

Link:
https://www.liechtensteincollections.at/en/collections-online/the-temptation-of-st-anthony

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Olio su tavola di 31 x 46 cm. 
Inventario numero GE 258  Proprietà storica della famiglia

Link:
https://www.liechtensteincollections.at/en/collections-online/the-temptation-of-st-anthony3#


FRANCIA – LILLE. Palazzo della belle arti

Olio su pannello di legno di 62,8 x 87 cm realizzato intorno al 1650
Inventario numero P95.

La donna/diavolessa è una tentatrice: il bicchiere di vino che porge è un invito all’ebbrezza, ai piaceri terreni e alla lussuria. Inviata come un trucco del diavolo, viene a tendere una trappola per far vacillare la fede del Santo che trae forza dalle Sacre Scritture – i libri aperti che consulta – il teschio e il crocifisso che gli ricordano il suo cammino
Sant’Antonio indossa saio con cappuccio, abito dell’ordine Antoniano e la creatura mostruosa appoggiata al muro indossa questo stesso abito per derisione. Il bestiario ibrido dipinto da Teniers per evocare le forze del male proviene direttamente dal repertorio del grande artista fiammingo Hieronyimus Bosch.
Una roccia zoomorfa simile a una scimmia e creature mostruose, incluso Satana, indicano le cattive intenzioni della visita della donna. Il maiale dietro la porta è l’attributo di sant’Antonio.

Link:
https://pba.lille.fr/Collections/Chefs-d-OEuvre/Peintures-XVI-sup-e-sup-XXI-sup-e-sup-siecles/La-Tentation-de-saint-Antoine/(plus)

 


FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre

Nel Museo cono conservate due opere.
A) La tentazione di sant’Antonio dall’ubriachezza
Olio su legno 63 x 50 cm
Inventario principale numero INV1880, altro numero L3494
Esposto nella sala 857
Provenienza: De Veaux, Parigi, prima o nel 1735; vendita dopo la sua morte, Parigi, 9 VI 1752, n° 41; Le Gras, senza dubbio un mercante d’arte, acquistato dal Sig. Grégoire, “commerciante” a Bruxelles, 1816; acquistato dal Louvre per 6000 franchi con altri due dipinti (L 3495 e L 3496), dal Sig. Grégoire, il 13 novembre 1816.

La tentazione è orientata al vino – il demonio che porge una coppa –  poiché l’ubriachezza è vista come un facilitatore della lussuria (vedi anche MI 991, versione ridotta). Un soggetto spesso trattato da Teniers (Dresda, Berlino, Madrid, disegno a Rennes, dipinto della vecchia collezione Alain Delon: datato 1635, ecc.).
Dipinto famoso grazie all’incisione del 1735 di J.-Ph. Le Bas (1707-1783), cfr. Sjoberg (1974), n° 351, e quindi molto spesso copiato.
Eseguito negli anni 1650-1660, secondo Margret Klinge (comunicazione scritta, maggio 2006).

Di questo dipinto esistono molte copie di seguaci o imitatori come van Helmont.

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010064944

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B) La tentazione di sant’Antonio dall’ubriachezza – versione ridotta
Olio su legno di 22 x 16 cm, dipinto da Teniers nel 1645 – 50.
Inventario numero MI 991
Esposto nella sala 857
Provenienza: Pierre LC Duquesnoy de Moussy (?), Parigi; vendita dopo la sua morte, Parigi, 2 III 1803, n° 62 (dimensioni e descrizione concordano con MI 991, con la differenza del supporto indicato: rame anziché legno); Paillon. – Dr. Louis La Caze (1798-1869), Parigi (citato già in suo possesso nel 1861, cfr. Horsin-Déon; stato della collezione intorno al 1865, n° 8: “[…] uno dei più preziosi dipinti di il maestro […]”); lascito ereditario di quest’ultimo al Louvre, 1869.

Si tratta della versione più piccola del dipinto all’ inventario numero 1880 (opera precedente).
Dipinto negli anni 1645-1650, secondo Margaret Klinge (comunicazione scritta, maggio 2006)

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010059898

 


GERMANIA – BERLINO. Staatliche Museen, Gemäldegalerie,

Olio su rame di 22,1 x 16,4 cm. Inventario numero 866.

«Immerso nella Bibbia e rafforzato dalla sua fede, Antonio non è colpito dalle arti della seduzione del diavolo, che gli appare come una vecchia. [] I demoni e i compagni diabolici, come il pipistrello, a volte appaiono più comici che terribili. Non ha più nulla in comune con una pittura devozionale dell’epoca di Hieronymus Bosch: Teniers considera il soggetto un tempo religioso come pittura di genere. Le tentazioni quotidiane, come bere o corteggiare, vengono presentate allo spettatore con una strizzatina d’occhio invece di un dito indice alzato. Teniers ha dovuto lavorare in modo efficiente per soddisfare la forte richiesta di quadri con “Le tentazioni di Antonio”, immagini infestate dalle streghe e scene infernali. Ha usato molti dei suoi motivi alla maniera delle scene: creature come pipistrelli o pesci volanti, che spesso compaiono nelle scene di duello, popolano quasi tutti i dipinti di questo genere in pose simili. Ciò vale anche per i due quadri di Berlino che sono andati perduti dal 1945. Questi contengono anche elementi pittorici che sono familiari dalle scene delle taverne, come musicisti o cantanti, che sono caratterizzati come demoni dai  piedi o mani simili ad artigli. L’orientamento di Tenier verso le opere di Adriaen Brouwer (1605/1606 – 1638), come i suoi quadri raffiguranti locande, è evidente anche nell’opera berlinese.»

Testo e immagine da
https://smb.museum-digital.de/index.php?t=objekt&oges=61330&cachesLoaded=true

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OPERA PERDUTA
Olio su tela, 81 x 117 cm, dipinto nel 1647. Inventario numero 859

Il Santo è tentato dalle donne nude ma le scaccia con la preghiera o mostrando loro un crocifisso. Dipinto simile a quello conservato a Madrid, Museo del Prado vedi.

Link:

https://www.bildindex.de/document/obj00021276

 


GERMANIA – COLONIA.  Wallraf Richartz-Museum & Fondation Corboud

Conserva un dipinto e un disegno di Teniers su questo soggetto.
A) Olio su legno di quercia di 52,5 x 81,5 cm, dipinto dopo il 1640

Immagine da Wikimedia 
Link:
https://www.wallraf.museum/sammlungen/

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B) Disegno a grafite su carta lucida di 14 x 17,1 cm, firmato
Numero inventario Z 1980/1

Link:
https://rkd.nl/en/explore/images/204809

 

La base per questo Museo fu posta quando lo studioso di Colonia Ferdinand Franz Wallraf (1748-1824) lasciò la sua collezione di dipinti e manufatti alla città di Colonia. Grazie a una cospicua donazione del mercante di Colonia Johann Heinrich Richartz (1795-1861), nel 1861 fu aperto un edificio museale, che 1942 andò distrutto. L’attuale edificio a ridosso del Cattedrale di Colonia è stato progettato da Oswald Mathias Ungers e aperto nel 2001. In quell’anno il museo ha ricevuto dal svizzero collezionista Gérard Corboud una vasta collezione impressionista.

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COPIA A MILANO, Castello Sforzesco

Olio su tavola di 40 x 27 cm opera di ignoto pittore fiammingo del XVII secolo.
Collocazione (/opere-arte/collezioni/105/) ;Milano (MI), Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco. Pinacoteca del Castello Sforzesco (/operearte/ istituti/1103/)

Il monogramma “DtF” sulla traversa della porta della capanna è apocrifo. Il dipinto infatti non è opera originale di David Teniers il Giovane, come vorrebbe il catalogo Belgiojoso, bensì una copia della “Tentazione di Sant’Antonio” che del maestro fiammingo si conserva a Colonia, nel Wallraf Richartz-Museum. Di Teniers si conservano molte versioni di questo soggetto, spesso declinato in chiave paesaggistica, come nel caso del dipinto di Colonia, dove la scena centrale è inserita in un contesto di ampio respiro spaziale, con l’antro roccioso dietro cui si apre, a sinistra, una porzione di paesaggio alberato che si perde all’orizzonte. Nella tavola del Castello lo sfondo paesaggistico viene eliminato ed il punto di vista ravvicinato.
Collezione: Collezione di dipinti della Pinacoteca del Castello Sforzesco

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/B0010-00109/

 


GERMANIA – DRESDA Collezioni Statali d’Arte (Staatliche Kunstsammlungen Dresden)

Olio su rame di 69 x 86 cm, dipinto intorno al 1645, firmato in basso a destra.
Inventario numero 1079

Mentre prega davanti a un crocifisso, Antonio è tentato da una bella donna che gli offre un bicchiere di vino. Sono presenti varie creature demoniache ibride, più comiche che spaventose. Teniers si orienta sul mondo pittorico di Bosch, Pieter Bruegel il Vecchio e Jan Bruegels il Giovane, ma modificandolo in qualcosa di divertente e narrativo. Sullo sfondo si vede un’altra scena: la visita di Antonio all’eremita Paolo di Tebe.

Le Staatliche Kunstsammlungen Dresden ebbero origine dalle collezioni degli Elettori di Sassonia, molti dei quali erano re di Polonia e sono diventate un organismo statale del 1º gennaio 2009. L’associazione comprende dodici musei che operano in modo indipendente nel contesto della propria collezione, ma tutti condividono varie istituzioni e strutture, nonché un’amministrazione centrale.
Il dipinto di Teniers è conservato nella Gemäldegalerie Alte Meister (Galleria degli antichi maestri), sito nel complesso architettonico Zwinger.

Link:
https://skd-online-collection.skd.museum/Details/Index/408758

 


GIAPPONE – TOKYO. Museo dell’Arte occidentale, “La tentazione di s. Antonio” di D. Teniers, 1665-70

Dipinto di 80 x 110 cm da David Teniers il giovane (1610–1690).
Inventario Numero P.1991-0002
Proviene da: collezione Scheneick, Monaco di Baviera; Karl Lengle, Francoforte; Sotheby’s, Londra, 3 aprile 1985, n. 68 (non acquistato); Deborah Gage, Londra; acquistato dalla NMWA, 1991.  NMWA (National Museum of Western Art ) 国立西洋美術館, Kokuritsu Seiyō Bijutsukan, è la principale galleria d’arte pubblica del Giappone specializzata in arte della tradizione occidentale.

L’opera mostra un paesaggio costellato di rovine di un castello. Mentre sant’Antonio abate viveva da eremita nel deserto, il Diavolo mandò tentazioni per mettere alla prova la sua fede. Il vecchio Santo, circondato da una miriade di demoni, liberamente costruiti dall’immaginazione dell’artista da elementi di pesci, uccelli, figure umane e ossa di animali, guarda verso una donna vestita di bianco, ma con i piedi a forma di artigli, incarnazione della Lussuria che, cercando di sedurlo, gli porge un calice.
Sulla pietra-altare accanto a sant’Antonio vi sono un teschio e una clessidra che rappresentano la Vanità, mentre il Crocifisso e la Bibbia simboleggiano la salvezza. Questi oggetti indicano la scelta tra mondanità e via della salvezza spirituale.

Rispetto alle opere degli anni Quaranta del Seicento, quando dipinse la scena in una grotta, dipinto conservato al Museo del Prado di Madrid; vedi. questo quadro, e gli altri del periodo successivo, mettono maggiormente l’accento sulla rappresentazione del paesaggio. Simile a quello conservato all’Hermitage di Sanpietroburgo (inv ГЭ-3780), vedi .

Link:
https://collection.nmwa.go.jp/en/P.1991-0002.html 
https://en.wikipedia.org/wiki/National_Museum_of_Western_Art

 


GRAN BRETAGNA – CAMBRIDGE. Fitzwilliam Museum

Copia da Teniers Olio su rame di 17,5 x 14,3 cm
Inventario numero 250
Lasciato in eredità al Museo nel 1816 da Richard Fitzwilliam

Il Fitzwilliam Museum è il museo di arte e antichità dell’Università di Cambridge. È stata fondato nel 1816 per volontà di Richard FitzWilliam, 7° visconte FitzWilliam (1745–1816), e comprende una delle migliori collezioni di antichità e arte moderna dell’Europa occidentale.

Link:
https://collection.beta.fitz.ms/id/object/2072

 


POLONIA  – TARNOWSKIE GÓRY Museo

Olio su tela dipinto tra 1635 e 1650
1966: acquistato dal Museo Tarnowskie Góry dal sacerdote Michał Lewe.
Copia del dipinto conservato a Colonia? vedi

Link.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Teniers_Temptation_of_St._Anthony.jpg

 


RUSSIA – SANPIETROBURGO. Museo Hermitage

Il museo conserva oltre quaranta dipinti di Teniers, tra cui due opere con soggetto “Le tentazioni di sant’Antonio abate”.

1) Inventario numero ГЭ-564
Realizzato da Teners nel 1640 circa su una lamina di rame di 36,4 x 47,3 cm
Entrò nell’Hermitage nel 1783; acquistato dalla collezione del conte Baldovino di Parigi

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2) Inventario numero ГЭ-3780
Dipinto da Teniers nel 1650 circa, olio su tela di 99 x 132 cm
Entrato nel Museo Hermitage nel 1922; trasferito dalla Galleria Kushelevskaya dell’Accademia di Belle Arti.

A differenza dell’altro dipinto eponimo dell’Ermitage di Teniers (ГЭ-564, vedi precedente), che è ambientato in una grotta, qui il contenuto è elaborato dalla rappresentazione di un complesso sfondo architettonico con due templi. Sulla sinistra c’è un tempio semi-rovinato con una statua classica in una nicchia, che incarna la religione pagana. Si contrappone alla basilica di destra che simboleggia la fede cristiana, contro la quale le ‘opere del diavolo’ sono impotenti.

 


SPAGNA – MADRID. Museo del Prado

Olio su rame, 50,5 × 65,7  cm. Realizzato da Teniers nel 1440
Inventario numero P01822. Non esposta.
Nelle Collezioni reali dal 1794. 

Nella scena vediamo una giovane demone che irrompe nel cubicolo del Santo, con una compagna, e sostituisce quella vecchia delle versioni precedenti e l’originale della Gemäldegalerie di Berlino. Il surrealismo ambientale e i mostri di stirpe demoniaca evocano immagini boschiane, ma l’eleganza del gesto e dell’abbigliamento degli sposi, simbolo di vanità e lussuria, nascondono la drammaticità intrinseca del racconto.
I personaggi suggeriscono pittorescamente la presenza dei peccati capitali; la gola, con un’espressione bonaria e un’ampia collana di salsicce, entra nella cavità rocciosa a cavallo di uno scheletro,: l’accidia si riconosce nella giovane donna dall’aria stanca che appoggia il mento sulla mano; nell’angolo sinistro, l’ira cavalca vittorioso su un leone, e ai suoi piedi è sconfitta l’invidia, simboleggiata da una mela, e nell’angolo opposto, l‘avidità; l’imbuto che funge da custodia per il cavaliere volante simboleggia la lussuria, e i motivi sull’altare, la vanità della vita; personificazioni che trae dalle Arti morali di Coornhert (Testo estratto da Díaz Padrón, M., Il secolo di Rubens nel Museo del Prado: catalogo ragionato della pittura fiamminga del Seicento , 1995, p. 1428).

Immagine da Wikimedia.
Link:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/tentaciones-de-san-antonio-abad/be080978-38dc-46e8-b3c7-c0d2bc8d725f?searchid=19d44960-bee9-0571-3ebd-59585328fa78

 


SVEZIA – STOCCOLMA. Nationalmuseum

Copia da Teniers, XVIII secolo. Olio su tavola di quercia di 22 x 17 cm
Inventario numero NM 1289
Proviene dalla collezione di  Ludvig Manderström, Stoccolma, fino al1873. Acquistato dal Museo nel 1874, acquisizione Inköp.


Questo piccolo dipinto è in realtà una copia fedele, probabilmente della fine del XVIII secolo, di un originale firmato da David Teniers II, che era sul mercato d’arte svizzero nel 1996.
Le figure nella presente immagine sono leggermente più grandi in proporzione al paesaggio roccioso circostante rispetto a quelli della composizione originale di Teniers, che ha all’incirca le stesse dimensioni della copia. Paragonabile nella sua concezione artistica è il dipinto dello stesso soggetto, del1630, a Colonia (Wallraf-Richartz-Museum) vedi.

Link:
http://emp-web-84.zetcom.ch/eMP/eMuseumPlus?service=ExternalInterface&module=collection&objectId=18292&viewType=detailView

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Tempation_of_St_Anthony_-_Nationalmuseum_-_18292.tif

Info sul Museo
https://en.wikipedia.org/wiki/Nationalmuseum

 


USA – DALLAS. Dallas Museum of Art

Olio su tavola di 34,92 x 26,67 cm
Inventario numero 19.1962 Non esposto.
Dono al Museo dei coniugi EM Dealey, 1962

Link:
https://collections.dma.org/artwork/3124872

 


USA – DETROIT.  Detroit Institute of Arts

Olio su rame di 50,5 × 65,7 cm
Dono al Museo del Dr. Robert A. Delp e della famiglia

Link:
https://www.dia.org/art/collection/object/temptation-st-anthony-63301

 


LOCALIZZAZIONE IGNOTA. Collezione privata

Olio su pannello di quercia di 22 x 16 cm

 


LOCALIZZAZIONE IGNOTA

Olio su tela di 31 x 53,5 cm. “Interno di una grotta con tentazione di sant’Antonio abate”
Venduto da Sotheby’s, Londra il 18 aprile 2000, nr. p. 86

Link:
https://rkd.nl/explore/images/50563


LOCALIZZAZIONE IGNOTA

Olio su tavola di 27,7 x 36,8 cm . Venduto da Christie’s nel 2013 (Vendita 3028, lotto 49, Amsterdam, 7 maggio 2013)
Copia alla maniera di Abrahan Teniers (1629 – 1670) fratello del più celebre David, si ritiene che sia stato inoltre suo allievo; più noto come incisore.

Link:
https://www.christies.com/lot/lot-5675692/?intObjectID=5675692

 


LOCALIZZAZIONE IGNOTA

Olio su pannello di legno di 37,7 x 27,2 cm. Firmato ‘D. TENIERS F.’ (in basso a destra)
Venduto da Christie’s nel 2016. Provenienza probabile: dalla Collezione Bechstein; Wertheim, Berlino, 11 dicembre 1930, lotto 55; The Hasler Collection; Galerie Fischer, Lucerna, 27-29 settembre 1945, lotto 1060; Vendita anonima; Sotheby’s, Londra, 25 febbraio 1976, lotto 76.

Link:
https://www.christies.com/en/lot/lot-6048378

 


Rilevatore: AC

MONTALCINO (SI), frazione San Giovanni d’Asso. Chiesa di Sant’Antonio abate detta “della Misericordia”

La frazione è stata comune autonomo sino al 31 dicembre 2016.
La chiesa sorge in Piazza Vittorio Emanuele II, 3
https://goo.gl/maps/LAE8vF9MbB36Rgtj6

 

La chiesa oggi detta “della Misericordia”, è dedicata a Sant’Antonio abate perché prese il nome  dall’omonima Confraternita o Congregazione laicale che aveva per scopo opere di culto e di cristiana pietà, della quale costituiva l’oratorio. L’edificio attuale, situato nel borgo antico, dirimpetto alla pieve di San Giovanni Battista, venne costruito nel 1854 dall’allora pievano Girolamo Marsili in luogo di una più antica cappella, come sede della Confraternita costituita in quello stesso anno.

Però nel 1890 i fratelli della “Confraternita di Sant’Antonio” deliberarono di trasformarla in “Confraternita di Misericordia” affinché, accoppiando alle pratiche di culto opere di carità e di assistenza umanitaria verso gli indigenti, corrispondesse meglio al bisogno e allo spirito dei tempi. La chiesa così fu conosciuta anche col nuovo nome.
Nel 1956 fu steso un nuovo statuto uniformandosi a quello della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, approvato dall’autorità competente e reso esecutivo nel 1959.

La chiesa, in stile neoclassico, presenta all’esterno una slanciata facciata, caratterizzata dalla bicromia originata dall’alternarsi di elementi decorativi in mattoni rossi all’intonaco chiaro della parete; nella parte inferiore, tra due coppie di lesene, si apre il portale, sormontato dallo stemma della confraternita, mentre in quella superiore, leggermente più stretta rispetto alla precedente e a quest’ultima raccordata tramite due volute laterali, vi è una finestra rettangolare.
L’interno è a navata unica di tre campate, coperta con volta a botte e terminante con un’abside poligonale, all’interno della quale vi è l’altare in stucco dipinto a finto marmo, con alle sue spalle una nicchia contenente la statua di sant’Antonio abate.

 

Bibliografia:
Carlo Prezzolini, Chiesa di S. Giovanni d’Asso e Montisi in età moderna, in “Bullettino senese di Storia Patria”, XCII, Siena, Accademia senese degli Intronati, 1985

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/San_Giovanni_d%27Asso

Rilevatore: AC

TRIVIGNO (PZ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Savonarola, 17
https://goo.gl/maps/ibmWLcTJw17RA54y5

 

La chiesa esiste fin dal 1691 ed è situata in uno dei vicoli del borgo, nel rione Casale.
Nel 1762 la chiesa fu ampliata dal sacerdote Don Giovanni Angelo Sassano, furono inseriti i due altari lignei ubicati lungo il lato sinistro della prima metà del XVIII secolo
Il Comune di Trivigno fece eseguire lavori di manutenzione nel 1894.
Tra il 2014 e il 2015 vennero effettuati lavori di restauro.

L’edificio ha una facciata austera sulla quale si aprono due finestre ellittiche; in alto a destra è collocata la cella campanaria. Il portale in pietra è delimitato da due lesene terminanti con capitelli e i vecchi battenti sono stati ricoperti, in epoca recente, da una lamina di rame sbalzato.
È a pianta basilicale, ad una navata; sui due lati si aprono cappelle che ospitano altari risalenti alla prima metà del ‘700 (in legno intagliato e dipinto, opera di artigiani lucani che riprendono motivi di scuola napoletana) e le statue di Sant’Anna e della Madonna del Carmine, sui rispettivi altari del lato destro.
Sul lato sinistro sono disposti altri due altari; di San Michele, in legno scolpito a motivi floreali in rilievo. La statua di San Michele Arcangelo, degli inizi del 1800, si erge su due gradini ed è delimitata da un baldacchino fatto di fregi e colonne dorate con intaglio a rilievo.

Il secondo altare del lato sinistro è deputato ad accogliere la statua, della seconda metà del Seicento, di Sant’Antuono / Antonio abate. Il Santo viene riproposto con i consueti attributi del bastone e del campanello e, nell’altra mano, un libro da cui fuoriescono lingue di fuoco.

 

Nella prima cappella di sinistra si può ammirare anche un olio su tela raffigurante “L’educazione della Vergine”, del pittore Domenico Eletto, 1884. La volta dell’abside è abbellita da un dipinto con cornice a stucco, raffigurante al centro, in un nimbo dorato, l’Ostia con il Calice che poggia su tralci di vite ornati da foglie e grappoli d’uva. Il soffitto, bello nella sua semplicità, presenta due riquadri lignei che incorniciano, tra quattro rosoni, rispettivamente le immagini della Madonna del Carmine e di San Michele Arcangelo: i dipinti a tempera su tavola risalgono alla fine del 1700 e s’ispirano a modi stilistici napoletani.

 

La festa di Sant’Antonio è ancor oggi molto sentita e si articola in due momenti: la sera del 16 gennaio, dopo la celebrazione religiosa, viene acceso il fuoco antistante la cappella e il parroco benedice gli animali – prevalentemente animali domestici – mentre, il sabato successivo, viene riproposto fedelmente il rito tradizionale ovvero la raccolta della legna di casa in casa da parte dei bambini che girano per il borgo in costume tipico, la benedizione dei buoi portati da paesi vicini e il giro dei muli intorno alla cappella. Infine il parroco, il sindaco e le altre autorità procedono all’accensione prima del fuoco del Casale e, per ultimo, del falò in legna più grande d’Italia, intorno al quale ci si intrattiene per tutta la notte tra concerti di musica popolare, balli, buon vino e degustazione di prodotti tipici nel percorso enogastronomico che si dipana per tutto il corso principale. Si dà così il via, in maniera gioiosa, al Carnevale perché, come si dice a Trivigno, “chi vol’ carn’val’ bbuon’ accum’nzass da u juorn’ d’ Sant’Anduon”.

 

Link:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=3003875
https://reteitaliana.santantuono.it/festa-di-santantonio-abate-a-trivigno/

Rilevatore: AC