SIENA. Pinacoteca Nazionale. Angelo Puccinelli, “San Michele in trono tra i Santi Antonio Abate e Giovanni Battista”.

Trittico su legno, 182 x 154 cm. di Angelo Puccinelli (documentato a Lucca e Siena tra il 1379 e il 1407), 1375 circa.
Iscrizioni (sul filatterio indossato da Jean Baptiste): “ECCE ANGNUS DEI ECCE QUI TOLLIS PEC… [1] ”
L’Arcangelo Michele, trono frontalmente al centro dell’altare, sedile senza schienale. Indossa il pettorale e la spada che lo designano a capo della milizia celeste degli angeli del Bene. Ai suoi piedi giace il mostro insanguinato, simbolo del Male, sul quale ha appena vinto la vittoria.
Alla sinistra di Michele, Antonio abate, vestito con l’abito scuro degli eremiti porta, come dovrebbe essere, la sua stampella a forma di Tau, la cui forma è talvolta assimilata a quella della Croce di Cristo, nonché, con la mano sinistra, il Libro delle Sacre Scritture e una campana.

 

Nel 1960 Pietro Longhi definì il trittico di Angelo Puccinelli “una delle dieci o quindici vette del Trecento. [4] “Non si può non rimanere colpiti dalla bellezza” sbalorditiva “dell’opera, che” ci viene offerta tanto dalla brillantezza dell’oro che si fonde con estrema finezza con i colori più ricamare insieme gli abiti e lo sfondo [su cui spiccano le] tre figure monumentali come statue […] emergenti in tutta la loro possente imponenza, a un dito di distanza dalle figurazioni che presto saranno quelle di Sassetta ancora più grande . [5] “E per concludere:” Giotto, grazie a Simone [Martini] e al Lorenzetti, ha raggiunto a Siena, grazie al capolavoro di Puccinelli, una nuova e rarissima vetta. “

 

 

NOTE

[1] “ Ecce Agnus Dei, ecce Qui tollit peccatum mundi. » Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 29). L’immagine dell’Agnello di Dio ha la sua origine nell’Antico Testamento e, soprattutto, nell’agnello pasquale degli Ebrei. Nella forma sopra, che appare nella narrazione del Vangelo secondo Giovanni, la formula, proclamata da Giovanni Battista durante il Battesimo, si applica a Gesù Cristo che è qui identificato come il Messia atteso secondo le profezie del Antico Testamento: lo designa esplicitamente nel suo ruolo di vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell’umanità.

[2] SCALINI, Mario e GUIDUCCI, Anna Maria (sotto la direzione di), Pittura di Siena, Ars narrandi nell’Europa gotica. C esposizione atalogo Cinisella Balsamo, Silvana Editoriale, 2014, p.52.

[3] Angelo Puccinelli: pittore lucchese (Lucca) dove è documentato tra il 1365/1380 e il 1407.  È documentato anche a Siena, dove è in ritardo sotto l’influenza di Lippo Memmi, nell’ultimo quarto del XIV secolo .

[4] LONGHI 1960. Citato da Pietro Torriti (TORRITI 1977, p. 222).

[5] TORRITI 1977, p. 222.

 

Data compilazione scheda: 9 ott 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Maestro di Città di Castello, “Madonna col Bambino e i Santi Agostino, Paolo, Pietro, Antonio Abate. Polittico di Crevole”.

‘Maestro di Città di Castello’ (discepolo di Duccio, attivo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo).
Tempera e oro su pannelli, complessivo: 118 x 205 cm. tra il 1312 e il 1325.
Provenienza: Pieve di Santa Cecilia, Crevole presso Murlo (Siena).
In ogni cuspide dei pannelli laterali c’è un Angelo di media lunghezza.
Opera di un ignoto pittore a cui è stato dato il nome di ‘Maestro di Città di Castello’, questa pala è stata esposta a lungo sulle pareti della Pinacoteca Nazionale senza il pannello centrale poi conservata a poche centinaia di metri, presso il Museo dell’Opera del Duomo. Fortunatamente, il tutto è stato ricostruito in modo che possa essere presentato oggi nella sua quasi totalità

Sappiamo fino a che punto è possibile sbagliarsi guardando una Vergine con Bambino del tardo Medioevo. Gli innumerevoli esempi che si incontrano ci insegnano che bisogna considerare l’immagine non come una sorta di scena di genere che rappresenta un momento di amore materno, ma come la rappresentazione premonitrice di un dramma a venire, quello del Passione di Cristo: è fondamentale capire che i due protagonisti presenti conoscono, per la loro condizione divina, quale deve essere il destino del Bambino appena nato.
La scena che stiamo guardando costituisce una nuova e splendida variazione del tema. Questa volta l’enfasi è sul gesto specifico di Cristo che stringe il velo della Madre, che è anche un’evocazione anticipatrice di quello della Vergine quando, arrivata in cima al Golgota, vede il figlio messo a nudo. In un ultimo gesto di dignità, si impadronirà poi del proprio velo per nascondere l’insopportabile nudità del Figlio. Questo stesso velo, il perizonio , che i Vangeli apocrifi indicano come quello che Maria portava sul capo, sotto il mantello piegato.

I cinque pannelli rappresentano rispettivamente (da sinistra a destra): Agostino, Paolo, La Vergine e il bambino, Pietro, Antonio abate.
Si noterà che, come in tutti i dipinti di questo periodo che rappresentano un incontro di santi attorno alle figure di Cristo o di Maria, le figure laterali hanno il corpo e lo sguardo sistematicamente orientato verso di loro in segno di rispetto.
Allo stesso modo, è comune che le prime pale d’altare dipinte a Siena non utilizzino la stessa scala per rappresentare la Vergine, al centro, ei santi d’arte e altro.

 

Data compilazione della scheda: 9 set 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

 

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Naddo Ceccarelli, “Madonna col Bambino e i Santi Antonio abate, Michele arcangelo; Giovanni evangelista, Stefano”

Tempera su tavola (polittico), 141 x 206 cm. del pittore senese Naddo Ceccarelli (documentato intorno al 1347).
Iscrizione: Nel libro aperto tenuto dalla benedizione di Cristo, possiamo leggere: “Ego per hoc natus sum et ad hoc veni in mundum ut testimonium peribeam veritati omnis enim che è ex veritate audit vocem meam dicit Dominus Omnipotens”. [1]
Nella cuspide centrale è rappresentato il Cristo benedicente. Quest’ultimo tiene un libro aperto alla pagina del Vangelo secondo Giovanni (Gv 18, 37) in cui, rispondendo a Pilato che lo interroga durante il suo processo, Gesù risponde: “Sei tu. anche chi dice che io sono un re “.
Due Angeli che portano rose sono raffigurati nei due avidi laterali posti alle estremità della corona del polittico. Un Annunciazione incornicia la figura del Cristo benedicente.
In basso, nel pannello centrale (Madonna col Bambino), Gesù tiene in mano un giglio insolito in questo contesto poiché simboleggia generalmente la purezza e il carattere “immacolato” del concepimento della Vergine, non quella di suo Figlio. Senza dubbio, dovremmo vedere in questo giglio presentato dal Bambino una sorta di omaggio del figlio alla madre, come quello che l’Arcangelo Gabriele offre a Maria nelle Annunciazioni italiane. Siena, perché il giglio è anche il simbolo di Firenze, sua ancestrale nemica, preferirà a lungo il ramoscello d’ulivo al fiore vergine.
Quattro santi completano il registro principale: da sinistra a destra: Antonio abate, Michele arcangelo, Giovanni evangelista,  Stefano.
Il polittico risente molto dell’influenza di Simone che fu il maestro dell’autore. La chiarezza del colore e l’eleganza un po’ affettata del disegno sono caratteristiche la cui origine va ricercata sia da parte di Simone che di Lippo Memmi [2] che hanno collaborato in più occasioni. Il tutto crea una perfetta sensazione di equilibrio e serenità.
Di ineffabile fascino la figura delicata di Santo Stefano e la straordinaria meticolosità nel trattamento dei tessuti del suo abito.

 

Note:
[1] “[Dixit itaque ei Pilatus: ‘Ergo rex sei tu?’. Respondit Iesus: “Tu dicis quia rex sum.] Ego in hoc natus sum e ad hoc veni in mundum, ut testimonium perhibeam veritati; omnis, che è ex veritate, audit meam vocem ‘. “([Pilato gli disse:” Quindi tu sei un re? “Gesù rispose:” Tu stesso dici che sono un re.] Sono nato, sono venuto nel mondo per questo: per testimoniare alla verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce “. Estratto dal Vangelo di Giovanni (Gv 18, 37).

[2] Filippo di Memmo, detto Lippo Memmi (Siena, 1291 – 1356): uno dei più notevoli rappresentanti della scuola senese del XIV secolo, a volte indicato come “primitivi senesi. “

 

Data compilazione della scheda: 29 set 2019

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

GRONDONA (AL). Chiesa dell’Annunziata, affreschi con sant’Antonio abate

Le informazioni storiche sulla chiesa sono scarse; si pensa ad una origine gotica per la presenza di volte a crociera, anche se l’impianto dell’edificio ed il portale fanno pensare ad un’epoca precedente.
Un interessante studio fu svolto dalla professoressa N. Gabrielli sugli affreschi e sull’edificio, di cui risulta una sopraelevazione dei setti murari e della pavimentazione eseguita nel 1638.
Conserva affreschi del XV-XVI secolo, scoperti nel 1933 ed attribuiti a Franceschino Boxilio e probabilmente eseguiti nel 1519. Nella parete sinistra Giudizio Universale e sotto santo Stefano, sant’Antonio abate benedicente, san Sebastiano.

A destra del Giudizio, in basso, un’immagine frammentaria di sant’Antonio abate, con la tau sul mantello, che tiene con la mano sinistra il bastone a tau cui è appesa una campanella.


Nella seconda campata: Madonna col Bambino e sotto i santi Francesco e Rocco.
Nella terza campata: Pietà, Madonna in trono e Madonna col Bambino e san Fortunato. Sotto vi sono le figure di santa Chiara e dei santi Luigi, Domenico e Bernardo.
Parete destra, seconda campata: Madonna col Bambino, san Giovanni Battista.
Nella terza campata: rara raffigurazione della casa di Loreto sorretta dagli angeli, visitazione di santa Elisabetta, natività frammentaria.

 

 

Localizzazione: https://goo.gl/maps/cbqm71yZ8MHqZMMw9

Info:
Rivolgersi al Comune tel. 0143632821

Link:
http://archeocarta.org/grondona-al-torre-di-san-colombano-chiesa-dellannunziata/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/53776/Chiesa+dell%27Annunziata 

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g2398639-d10331017-Reviews-Chiesa_Dell_Annunziata-Grondona_Province_of_Alessandria_Piedmont.html#/media-atf/10331017/284608379:p/?albumid=-160&type=0&category=-160

TOSSICIA (Te). Chiesa di S. Antonio Abate

La chiesa di Sant’Antonio abate è un edificio religioso situato a Tossicia, in provincia di Teramo, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nella zona centrale della Valle del Mavone. Largo Sant’Antonio.
https://maps.app.goo.gl/WQYEjvaFq3fyCx4r6
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La chiesa ha modeste dimensioni ed è dedicata al patrono degli animali domestici. Si eleva sulla zona più alta della piazza del piccolo borgo. L’edificio sacro, citato nell’Elenco degli edifici monumentali della provincia di Teramo, è stato costruito interamente in pietra a vista e si mostra nella sua semplice ed essenziale austerità, abbellito solo dal portale esterno, finemente decorato, restaurato dalla Soprintendenza abruzzese, dopo la seconda guerra mondiale.

La composizione della porta monumentale si articola su un arco a tutto sesto con sfondo a risalto, di gusto gotico. L’ingresso si apre tra semicolonne decorate con bassorilievi che alla sommità presentano capitelli raffiguranti teste umane, fuse in un’unica fascia sporgente. Alla base delle semicolonne vi sono le sculture di piccoli maialini accovacciati che, oltre a ricordare uno degli emblemi del santo, la guarigione del porcellino, fanno riferimento all’uso terapeutico del loro grasso per la cura e la guarigione del fuoco di Sant’Antonio.
L’interno della lunetta ospita la statua di sant’Antonio abate, mentre l’archivolto, sviluppato in tre archi, è popolato da angeli suonatori di tromba e dalla presenza solenne della testa del Padre Eterno, posta al centro del secondo arco, al di sopra dell’effigie del santo. A completamento della composizione vi sono il timpano cuspidato a pinnacoli rifinito con fogliame e i simboli dei quattro evangelisti. Alla sommità della cuspide, ad attestare il sovrano patronato, compare lo stemma reale inquartato della famiglia aragonese. Nella porzione sinistra della facciata, a fianco del piedritto, si trova murata la lastra che reca l’iscrizione: «HOP . FECIT . ADEAS . LOMARD . 1471 », interpretata come: «Hoc opus fecit Andreas lombardus 1471» e così tradotta: «Quest’opera fu eseguita da Andrea lombardo nel 1471».

800px-Chiesa_di_Sant'Antonio_Abate_-_Tossicia_-_internoL’ambiente interno si compone in un’unica navata a fondo rettilineo, spoglia ed essenziale, illuminata da 4 finestre rettangolari che si aprono lungo i fianchi del perimetro e dall’oculo della facciata posto fra il portale e il timpano cuspidato. Il vano è coperto da un tetto a capanna sorretto dalla volta a capriate. L’aula ospita un piccolo altare, un crocifisso risalente alla prima metà del XV secolo, forse di fattura spagnola e la statua lignea di santa Sinforosa, patrona di Tossicia, qui trasportata da quando il terremoto del 2009 ha reso inagibile la chiesa matrice che la accoglieva. La santa reca nella mano sinistra una riproduzione del borgo abruzzese.
All’interno della chiesa, una statua lignea rappresenta Sant’Antonio abate con tutti gli attributi della sua santità.

 

Info:
È tradizione accatastare davanti all’ingresso della chiesa una torre di legname da incendiare, chiamata “la torre del fuoco di sant’Antonio“. Si tratta di un rito peculiare del periodo invernale che si tiene nel paese verso la fine del mese di gennaio.
La chiesa viene utilizzata saltuariamente ed è visitabile durante l’orario di apertura per le funzioni.
Lo stato di conservazione della chiesa è buono.

Bibliografia:
– AA.VV., Documenti dell’Abruzzo Teramano, I, 1 e 2: La Valle Siciliana o del Mavone, Pescara, Carsa, 198
– Abbate Enrico, L’arte in Abruzzo, Cerchio, Adelmo Polla Ed., 1986
– Braccili Luigi, Città, paesi e chiese d’Abruzzo, S. Atto, Edigrafital, 2000
– Castagna Lorella, Pellegrini Walter, Varani Alberto, Atri e l’Atriatico, Penne, Litografia Cantagallo Luigi, 1987
– Cingoli Nicola, Dal ’33 all’ 83, Cingoli, consolidamento, restauro, S. Atto, Edigrafital, 1983
– Corrieri Giovanni, Architettura Sacra del Medioevo Teramano, Edizione numerata, copia n° 18/100
– Eugeni Fausto, Sgattoni Marcello, Il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano del Vomano e del Tordino, S. Atto, Edigrafital, 1998
– Favole Paolo, Italia Romanica, Abruzzo e Molise, Milano, Jaca Book, 1990
– Gavini Ignazio Carlo, L’architettura in Abruzzo, Cerchio, Adelmo Polla Ed., 1995
– Giancaterino Guido, Motivi d’arte in Teramo e provincia, Pescara, Ediars, 1995
– Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Abruzzo e Molise, Milano, 1979
– Massimi Gerardo, Massimi Tiziana (a cura di), Gli itinerari, le città e i paesi nell’area del Vomano, Pescara, Carsa, 1997
– Mazzitti Walter, Teramo, S. Atto, Edigrafital, 1995
– Moretti Mario, Architettura medioevale in Abruzzo, Roma, De Luca Editore
– Rasicci Pasquale, Abruzzo, notizie storico-artistiche dei centri d’arte, monumenti e musei, S. Atto, Edigrafital, 1976
– Rasicci Pasquale, Abruzzo: una ricognizione nei secoli, in Conosci l’Abruzzo: almanacco abruzzese 1995, Pescara, Ediars, 1995
– Soc. coop. La Quercia, Nella Valle Siciliana: itinerando tra valori storici, culturali e naturalistici, S. Atto, Edigrafital