BORGOROSE (RI), frazione Torano. Affresco con s. Antonio abate staccato dalla chiesa di S. Martino

La chiesa, costruita su un antico terrazzamento romano, è dedicata a San Martino di Tours ed è citata per la prima volta nel 1182, in una bolla di papa Lucio III, nella quale è indicata come Pieve (“Plebs Sancti Martini de Torano“). L’edificio è probabilmente antecedente al XII secolo, forse opera dei monaci di Farfa; subì varie modifiche nel corso dei secoli. San Martino compare, in seguito, su una lista del 1398, tra le chiese principali della diocesi reatina con le cappelle da essa dipendenti. Dal resoconto di una visita pastorale del Vescovo di Rieti Osio, del 1561, conosciamo la presenza di un abate e dell’esistenza nelle vicinanze di un ospedale che risulta non più in uso a partire dal 1651.
La chiesa di San Martino, gravemente rovinata, a causa dell’abbandono sin dal 1897, e dei gravi danni subiti dal terremoto di Avezzano del 1915, fu depredata delle sue opere d’arte negli anni Cinquanta del Novecento.
Per fortuna 12 affreschi medioevali, tra cui quello raffigurante s. Antonio abate, furono sequestrati dalle forze dell’ordine e, restaurati, furono riconsegnati alla parrocchia di Torano solo negli anni Novanta quando iniziò la ricostruzione della chiesa. Oggi i lavori alla chiesa sono molto avanzati, in corso il restauro del portale, e si è in attesa della ricollocazione delle antiche pitture.
Alcuni affreschi, come quelli raffiguranti san Pietro e santa Caterina di Alessandria, provenienti da San Martino e risalenti al XIV secolo, sono esposti nella Sala Parrocchiale di San Sebastiano e due “Madonne col Bambino“, una trecentesca intagliata in legno e dipinta; l’altra, in terracotta policromata, di scultore abruzzese del tardo Quattrocento si trovano presso il Museo Civico di Rieti.

Affresco staccato dalla sua sede negli anni Sessanta del Novecento e recuperato dalle forze dell’ordine. Restaurato presso i laboratori di palazzo Venezia a Roma. Di autore ignoto del XIV secolo. La figura di S. Antonio abate è a destra, riconoscibile per la barba bianca e una campanella appesa al polso sinistro. Probabilmente rappresenta l’incontro del Santo con s. Paolo eremita.

Link:
https://www.chiesadirieti.it/wd-annuario-enti/zona-pastorale-del-salto-cicolano-28876/san-martino-di-tours-in-torano-di-borgorose-17252/

http://www.prolocoborgorose.eu/Tutto%20Paesi/Tutto%20Borgo/Le%20chiese.htm

Segnalazione e fotografie di: Marino Nicolai

Vedi anche: Indagini_archeologiche_presso_la_chiesa

VALLO DI NERA (PG). Chiesa di Santa Maria, affreschi con tre figure di s. Antonio abate, XV secolo

La chiesa è citata in un documento del 1176. Agli inizi del Trecento, passò ai Minori Conventuali e accanto fu costruito il convento di cui si ha notizia fin dal 1336. I Francescani ingrandirono la chiesa originaria dedicandola a S. Francesco e trasformarono in campanile una delle torri di difesa del Castello, all’interno delle cui mura era sorta la chiesa.
Nel 1652, sotto il pontificato d’Innocenzo X, con la soppressione del convento francescano, la chiesa fu dedicata di nuovo a Maria Assunta e affidata alle cure di un cappellano.
La chiesa, prima della demolizione delle strutture barocche, che ha riportato alla luce la straordinaria decorazione pittorica, aveva sette altari, il pulpito, il coro e, in un soppalco sopra quest’ultimo, trovava collocazione l’organo.
Danneggiata dal terremoto del 2016 è stata restaurata e riaperta nel 2019.

La nuda muratura della facciata, in pietre conce, è movimentata in basso dal portale ogivale a strombo con colonnine che si concludono in capitelli fogliati e dal rosone scandito da dodici archetti; termina al centro con una cuspide, forse tarda sistemazione dell’originale a ripidi spioventi.

All’interno si conservano pregevoli affreschi opera di artisti di scuola giottesca (XIV-XV secolo): Giovanni Boccati; Girolamo di Giovanni; la dinastia di Pietro, del figlio Cola e dei discendenti Arcangelo di Cola e Giacomo di Cola.
L’abside fu affrescata nel 1383 da Cola di Pietro da Camerino insieme a Francesco di Antonio.

 

Sull’arco santo, a sinistra in alto San Leonardo, in basso Sant’Antonio abate, purtroppo picchiettato nella parte inferiore, figura a sinistra.

 

Sulle pareti moltissimi affreschi devozionali si affollano e talora si sovrappongono.
Sulla parete di destra sono affrescati undici santi tra i quali un altro sant’Antonio abate con a destra san Leonardo; dipinto della fine del XIV secolo attribuito a Cola di Pietro da Camerino. Figura  in basso a destra.
Sotto, dello stesso pittore, è un grande affresco del 14015 raffigurante la Processione dei Bianchi che è una delle fonti su questo movimento penitenziario che attraversò l’Italia nel 1399.

Sempre nella stessa parete destra,  ma a destra della seconda finestra, vi è un terzo s. Antonio abate con accanto sant’Urbano V (o s. Gregorio Magno), coronato col triregno, che mostra un dipinto con i Santi Pietro e Paolo. Figura in basso a sinistra.

 

 

 

 

A sinistra di s. Antonio, sotto la finestra, vi è un riquadro con quattro maialini della cinta senese, probabile attributo del Santo. Figura in alto sopra il titolo.

Una statua di sant’Antonio abate viene esposta in chiesa in occasione della festa del santo nel mese di gennaio.

 

 

Info e immagini da:
https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/vallo-di-nera-santa-maria-tra-affreschi-francescani-e-movimenti-di-antica-devozione-popolare

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santa-maria-vallo-di-nera/nggallery/page/1

 

Rilevatore: Valter Bonello

ROMANS D’ISONZO (GO). Ancona votiva dedicata a sant’Antonio abate

Si trova in via Redipuglia all’angolo con via dell’Ancona e via Latina.
https://maps.app.goo.gl/qyPeTDiQBoL1Ug6R6

 

Ogni anno, presso l’ancona, si celebra la Benedizione degli animali il 17 gennaio con la Santa Messa (ore 15,00) e con la benedizione del pane di sant’Antonio.

Vedi locandina allegata: Ancona di Cormons

 

ITRI (LT). Castello, affresco con s. Antonio abate.

Il Castello fu realizzato in più fasi, a partire dal 882 quando fu costruita la torre pentagonale – commissionata da Docibile I, ipato bizantino del ducato di Gaeta. Nel 950 Marino I, nipote di Docibile, rafforzò ulteriormente il luogo facendo erigere una seconda torre più alta ed imponente, di forma quadrata e denominata “maschio”.
La rocca fece parte del ducato di Gaeta fino al 1072 e poi passò intorno al 1140 ai Dell’Aquila, signori del contado di Fondi. Dal 1234 al 1503, per quasi tre secoli, appartenne alla famiglia Caetani.

Al secondo piano, dove forse era la cappella privata della famiglia Caetani, si possono ancora vedere i resti di quello che era un camino ed un affresco assai deperito e, almeno in fotografia poco leggibile, e del quale non è indicata la datazione, raffigurante, secondo il sito ufficiale*, “Sant’Antonio abate e Madonna con Bambino”.

Segnaliamo che si notano due dipinti sovrapposti (evidente la cornice e parte di un abito in basso a destra); il Santo a sinistra è irriconoscibile; a destra della Madonna vi è la figura di quello che sembra essere indicato come s. Antonio abate, ma che – a parere nostro, suffragato dalle oltre 2000 schede di questo sito (www.https://www.santantonioabate.afom.it/),  presenta alcune caratteristiche iconografiche anomale.

La figura di Itri del Santo benedicente che tiene un libro nella mano sinistra ed indossa paramenti vescovili, è difficile da identificare. Anche nei rari casi in cui s. Antonio abate è raffigurato non con il consueto saio monastico, ma con paramenti vescovili, solitamente presenta alcuni degli attributi che sono specifici dell’iconografia del Santo, vedi https://www.santantonioabate.afom.it/liconografia-della-figura-di-santantonio-abate/.
La presenza del bastone è poco leggibile, non sembra avere la lunga barba, né la campanella, né il maiale, né il fuoco, né il simbolo del tau.

Inoltre il culto di S. Antonio abate, che è attestato come protettore contro le malattie (“fuoco di s. Antonio”, peste ecc.) e soprattutto in ambito agricolo, sembrerebbe poco consono ai guerrieri e papi della famiglia Caetani.

* https://www.ilcastellodiitri.it/punti-di-interesse/ambienti-abitativi-secondo-piano/

AC

CAVRIGLIA (AR). Museo di arte sacra della Pieve di San Giovanni Battista, dipinto con s. Antonio abate, XVIII secolo

Il piccolo museo, in via G. di Vittorio, 7,  è allestito dentro a quella che era la cappella della compagnia dedicata al Nome di Gesù. La cappella sorge addossata alla navata sinistra della Pieve e vi si accede, oltre che dall’originario ingresso aperto sulla facciata, anche dalla navata laterale della chiesa.
Il Museo è stato costituito al fine di conservare e rendere fruibile al pubblico un patrimonio artistico che è testimonianza storica della vita e della fede di una comunità ecclesiale. Gli oggetti esposti provengono dal tesoro della pieve, e dalle chiese di Monastero e Montaio.

 

Nella Cappella-museo, sopra l’altare vi è una cornice a stucco settecentesca che racchiude, in alto, un dipinto della Circoncisione di Benedetto Veli e, in basso, ai lati di una nicchia ora vuota, due dipinti ovali settecenteschi.
Quello a destra è un dipinto a olio su tela di 47 x 34 cm, raffigurante il volto di s. Antonio abate.
Di modesta fattura quasi certamente locale, l’opera ha il suo pendant nell’altro ovale raffigurante santa Maddalena de’ Pazzi.
Sembra da identificare con l’ovale che era situato al centro del cornicione dell’altare di S. Francesco nella pieve (Inventario Berti, 1837, p. 7)

L’identificazione del Santo, con lunga barba, è consentita dalla presenza della lettera tau; la cocolla, qui rossa, non è invece usuale nella sua iconografia.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900223072

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900223065