ASTI, loc. Viatosto. Chiesa di Santa Maria, affresco con sant’Antonio abate

La chiesa di Santa Maria di Viatosto è una chiesa cattolica situata ad alcuni chilometri dalla città di Asti nel Borgo Viatosto.

L’edificio fonde elementi romanici con l’inserimento di elementi gotici che si armonizzano perfettamente con le precedenti strutture. Dal sagrato, è possibile ammirare una splendida visuale della città.
Gli affreschi si possono datare a partire dal XIII secolo. I dati forniti dagli scavi archeologici, effettuati tra il 1994 e il 1997, hanno permesso di individuare almeno cinque interventi pittorici nell’interno della chiesa di Viatosto: esattamente nei secoli XIII, XIV, XV, e XIX e l’ultimo (quella con la volta stellata) nel 1906.
L’abbondanza di affreschi riproducenti la madre di Dio nell’atteggiamento materno dell’allattamento può far pensare che anticamente questa chiesa fosse meta di devozione soprattutto per chiedere la grazia del parto e il dono del latte materno, alimento indispensabile per i neonati.
Particolarmente ricco di decorazioni è il presbiterio, dove spiccano:
– nella lunetta di sinistra: San Giorgio che uccide il drago (1380-1390);
– nella lunetta di destra: L’Annunciazione;
– sulla lesena di sinistra: Madonna del latte
– sopra la porta del campanile: La leggenda di Viatosto, quasi un ex voto, in cui sant’Antonio abate, invocato contro la peste, presenta tre nobili astigiani alla Madonna.
– sulla lesena di destra: San Giovanni Battista.
Altri affreschi si trovano nella navata centrale:
– lunetta sinistra sopra l’ambone: Santa Caterina d’Alessandria presenta una devota alla Madonna seduta in trono;
– sulle lesene centrali Madonne del latte.
Nella navata laterale di destra sono presenti un velario e frammenti di pitture sulle volte.

Note storiche:
Lo storico S.G. Incisa nel suo lavoro intitolato “Asti nelle sue chiese ed iscrizioni“, datato al 1806, formula l’ipotesi che il toponimo di Viatosto derivi dalla miracolosa cessazione della peste nell’anno 1340 in Asti, che via tosto (ayatost), da quel luogo in poi, si liberò “presto” in tutta la città.
Si può pensare che anticamente Viatosto fosse un piccolo borgo raccolto attorno ad una chiesa pievana con cimitero.
Le prime notizie certe identificano la chiesa col nome di Santa Maria de Riparupta (Rivarotta) in atti del XI secolo.

Fase cronologica:
I restauri eseguiti, hanno messo in luce una struttura originaria a tre navate, con una grande abside che concludeva la navata centrale. Nella cappella sinistra del presbiterio sono stati rinvenuti scheletri umani risalenti al secolo XI, tutti sepolti rivolti a oriente.
Nel XIV secolo si ebbero le principali trasformazioni della fabbrica, che assunse una decisa impronta gotica. L’abside venne modificata a pianta pentagonale, con piccole semicolonne agli angoli. Furono poi realizzate volte a crociera su tutta la chiesa.

 

Link:
http://archeocarta.org/asti-viatosto-chiesa-di-santa-maria-ausiliatrice/

Rilevatore: Angela Crosta, Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 03/07/2012

BRIONA (No), fraz. San Bernardino, loc. Orcetto. Oratorio di S. Antonio abate

Strada Provinciale 101 di Morghengo, frazione San Bernardino di Briona, un tempo denominata località Orcetto.  https://goo.gl/maps/k2ysmNwYRyBu5hpr6

L’oratorio campestre è dedicato a Sant’Antonio abate, santo la cui vasta devozione è da mettersi in relazione alla sua protezione contro i mali, soprattutto contro quello che nel linguaggio popolare ha preso il nome di “fuoco di Sant’Antonio”.

 

L’edificio ad ala unica, di piccole dimensioni, è concluso ad oriente da un’abside semicircolare ed è coperto da un tetto ligneo con un manto di coppi.
In origine presentava una pianta pressoché quadrata, ampliata poi nel 1610.
La facciata, dal profilo a capanna, completamente intonacata, ha al centro una porta sovrastata da una finestrella ad oculo che conserva parte del suo intonaco originale.
Sul finire del Quattrocento fu intrapresa la decorazione pittorica dell’oratorio: gli affreschi, che coprono l’intera superficie delle pareti originarie, sono tutt’ora conservati e visibili ma pur essendo un complesso di grande interesse non sono stati finora studiati.
Questa decorazione si presenta omogenea ed in buono stato di leggibilità, e sebbene non ci siano giunte né la firma dell’autore né la data dell’esecuzione, tutti gli indizi rimandano ad un’unica mano esecutiva.
Si ritiene che si tratti di quella del pittore Tommaso Cagnola, novarese e attivo tra l’ultimo quarto del Quattrocento e i primi del Cinquecento, senza escludere l’apporto della sua bottega.
Si sono poi verificati nel corso dei secoli tre interventi di restauro (uno nel Settecento, uno nell’Ottocento ed uno nel Novecento), che hanno in parte alterato la qualità ed alcune caratteristiche dei dipinti.
L’affresco della conca absidale, rappresenta al centro, in una grande mandorla, il Trono della Misericordia, che, in una composizione verticale, riunisce il Cristo pantocratore ed il Cristo morto sulla croce, con il corpo coperto di piaghe sanguinanti.
I simboli degli Evangelisti e le figure dei santi Sebastiano e Rocco completano la decorazione absidale, mentre sull’arco trionfale, è raffigurata l’annunciazione, sovrastata, nella parte centrale, dalla figura di Dio Padre, che sembra scendere dal cielo, sporgendosi da un’arcobaleno.

La parete settentrionale rappresenta cinque figure di santi ed una Madonna con il Bambino.
La figura di sant’Antonio abate, caratterizzata da una lunga barba grigia, è la prima a presentarsi agli occhi di chi avanza dall’ingresso, seguono poi San Pietro, di nuovo sant’Antonio bastonato dai demoni, ed infine Maria Maddalena e Giovanni Battista che affiancano la Madonna in trono con il Bambino. Immagini in alto e a destra.

 

 

 

La parete meridionale, è affrescata con le figure di cinque santi – san Giovanni evangelista, san Pantaleone, san Bernardino da Siena, san Domenico, sant’Antonio abate – e due Madonne in trono con il Bambino, una delle quali rappresentata nell’atto di allattare il Bambino. Imamgine in basso. 

Al momento non si possiedono elementi, che permettono di risalire al committente, (probabilmente uno solo) della decorazione pittorica dell’oratorio. Circa la sua identità si possono formulare solo delle ipotesi: potrebbe trattarsi del dominus, che aveva autorità sulle terre circostanti, (forse un membro della famiglia Brusati di Morghengo), oppure della stessa comunità di fedeli di Orcetto desiderosi di ornare le pareti del proprio oratorio con le figure dei santi verso cui avevano l’abitudine di rivolgersi, primo fra tutti sant’Antonio abate.
Solo un restauro d’insieme degli affreschi potrebbe portare alla luce nuovi elementi utili per la datazione del ciclo pittorico.
Al momento sulla base di considerazioni stilistiche si propende per l’attribuzione degli affreschi di Orcetto ad una data prossima al 1485, vista anche l’epidemia di peste che colpì il contado novarese nel 1484 e che potrebbe giustificare la presenza negli affreschi di santi protettori contro la peste quali san Sebastiano, san Rocco, san Pantaleone ed infine sant’Antonio abate.

 

La scarsa documentazione reperibile ed i vari rimaneggiamenti effettuati in epoche diverse non consentono un’esatta collocazione cronologica dell’oratorio, che è da ritenersi edificato probabilmente tra la fine del XIV secolo ed i primi decenni del XV, in considerazione del fatto che il culto di Sant’Antonio comincia a proliferare a partire da questo periodo.

 

Bibliografia:
L’Oratorio di S. Antonio in Località Orcetto, di G. Bianchi e F. Portaluppi – Ristampa a cura del Comune di Briona e della Biblioteca Comunale di Briona – Disponibile in Biblioteca (euro 10,50).

Vedi anche:
http://archeocarta.org/briona-san-bernardino-no-oratorio-di-santantonio-abate-in-orcetto/

Fruibilità:
Apertura: Occasionalmente Aperto – Richieste di visita presso il Comune – Ingresso Gratuito.  Comune di Briona, tel. 0321 26080

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 30/06/2012

MOMPANTERO (TO). Cappella nella frazione di Castagneretto, affresco con sant’Antonio abate

Sorge nella frazione totalmente abbandonata; lungo il GTA529 all’incrocio con il sentiero dei Monaci; ad un altitudine di metri 936.

 

Cappella a navata unica, di dimensione m. 2.40 x 3.30 circa (altezza al colmo  m 3.80),  probabilmente dedicata all’Annunciazione a giudicare dall’affresco della lunetta in facciata.
L’ingresso, ad arco a tutto sesto successivamente tamponato con porticina in legno, è esposto a Nord/Est. Volta a crociera, stellata. Pareti in pietra , pavimento in battuto. Pareti laterali e di fondo affrescate, in controfacciata semplice decorata con girali.

 

L’edificio è in cattivo stato di conservazione ad eccezione del tetto rifatto da pochi anni a spese di un privato benefattore e quindi in ottimo stato.
L’affresco in facciata versa in pessimo stato con gran parte dell’intonaco in fase di distacco.
All’interno su parete sinistra affresco, di discreta leggibilità, raffigurante san Sebastiano (legato a tronco incorniciato da architettura a colonne, con ai lati san Rocco e sant’Antonio abate.
Sulla cornice in basso si nota una iscrizione che riporta, tra l’altro, la datazione (1608).
Sulla parete di destra (esposizione a Sud/Ovest) è l’affresco peggio conservato (si intravede solo un  san Lorenzo) per il resto è perduto anche per la tamponatura di un altro arco preesistente su questa parete.
Sulla parete di fondo, sopra l’altare , affresco raffigurante nel registro inferiore  sant a.Lucia a destra e santa Caterina a sinistra, in discrete condizioni; nella lunetta sovrastante Crocefissione con Madonna e  san Giovanni con sullo sfondo rappresentazione della città di Gerusalemme (?). Quest’ultimo affresco presenta una ampia crepa, temo strutturale visto che la parete di fondo sorge sullo strapiombo, che parte dal vano del tabernacolo e con andamento verticale lo attraversa tutto.

Cronologia: XVI – XVII sec.

Note:
I dati sono stati estrapolati da una scheda redatta il 22-05-2011 da Renato Airasca componente del Nucleo di Pronto Soccorso per i Beni Culturali di UNI.VO.C.A.

Fruibilità:
Sempre aperta

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 22/05/2011

MOMPANTERO (To), fraz. Ganduglia. Cappella dell’Immacolata, con affreschi raffiguranti sant’Antonio abate

 

Cappella di Ganduglia, frazione di Mompantero, posta nel centro abitato (abitato stabilmente) ad una altitudine di m. 940 s.l.m.


Cappella ad una navata di dimensioni m.6×5.5 (internamente m. 5×4 altezza m.3 al colmo), dedicata all’Immacolata.
Campanile a vela, volta a botte, pareti in pietra internamente intonacate, pavimento in calcestruzzo.
Restauri del 95/96 che oltre ai pavimenti hanno interessato le pareti (salvo dove si sono salvati gli affreschi) ed il tetto.

Gli affreschi sono databili nel 1727 come si legge sul cartiglio dell’affresco a fianco dell’altare.
Gli stessi contengono due immagini di Sant’Antonio Abate.

 

Note:
I dati sono stati estrapolati da una scheda redatta il 22-05-2011 da Renato Airasca componente del Nucleo di Pronto Soccorso per i Beni Culturali di UNI.VO.C.A.

Fruibilità:
La cappella è consacrata e vi si tiene un’unica funzione annua, la chiave è reperibile presso gli abitanti del luogo.

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 22/07/2011

SEZZADIO (Al). Chiesa di Santo Stefano di Sezzè o Santa Maria di Banno di Sezzè, due affreschi con sant’Antonio abate

Chiesa del cimitero, fuori il paese.

Fra le prime attestazioni dell’esistenza della chiesa, particolarmente significativa è la Bolla di Innocenzo III, datata 16 giugno 1135, in cui Santo Stefano di Sezzadio viene annoverata fra i possessi del monastero di Santo Stefano di Genova.
Tale possesso viene riconfermato dalle bolle successive di Eugenio III (18 agosto 1145), Urbano III (4 febbraio 1180) e Celestino III (13 febbraio 1193).
– 3 gennaio 1235 – Con duplice atto, vengono effettuate la donazione della chiesa e la vendita della grangia alle monache cistercensi di Santa Maria di Banno di Tagliolo, di cui è badessa Giacoma Canefri.
– 16 aprile 1244 – Approvazione vescovile della vendita e autorizzazione alle monache a prendere possesso del monastero. Da allora, Santo Stefano di Sezzè cambia nome in Santa Maria di Banno di Sezzè.
– 24 luglio 1469 – Le Monache, delle  quali all’epoca è badessa Brigida di Coronata, si trasferiscono da Tagliolo a Sezzadio e provvedono a far affrescare la chiesa.
– 25 agosto 1512 – Il monastero passa dalle monache cistercensi alla congregazione lateranense dell’ordine di Sant’Agostino.
– 22 maggio 1517 – Il monastero viene ceduto ai canonici lateranensi del convento di Santa Maria di Castello di Alessandria.
– 15 luglio 1649 – Il monastero ritorna alla congregazione lateranense dell’ordine di Sant’Agostino, che provvede ad assegnarla al convento di San Teodoro di Genova.
– Fine del XVIII secolo – L’antica chiesa di Santo Stefano per le leggi napoleoniche viene incamerato dalla civica amministrazione del Demanio, come bene pubblico.
– 1817 – La chiesa passa al Comune di Sezzadio, e diviene cappella del cimitero che il Comune stesso ha realizzato nell’orto annesso all’edificio sacro. Nell’orto hanno sepoltura i sezzadiesi, mentre in un sotterraneo della chiesa viene riservato il posto per la sepoltura dei sacerdoti.
– 1863 – La tenuta di Santo Stefano, con i suoi beni, ammontanti a 139 ettari, 68 are e 78 centiare, viene posto all’asta dal Regio Demanio e passa alla famiglia Frascara assieme a Santa Giustina.
– Anni Trenta del ‘900 – La chiesa di Santo Stefano, con annessi fabbricati viene ceduta al sezzadiese Angeleri Paolo, capomastro.
– 9 dicembre 1988 – Con atto di donazione, Alessandro Angeleri, figlio di Paolo, dona al Comune di Sezzadio la chiesa di Santo Stefano e il relativo cortiletto
– Anni Novanta – Primi restauri sull’edificio sacro: un primo intervento viene gestito direttamente dalla Soprintendenza, un secondo è coordinato dal Comune. Entrambi gli interventi, si legge in una nota scritta del sindaco dell’epoca Giuseppe Ricci (primo cittadino del paese dalla metà degli anni Ottanta fino al 2004) vengono eseguiti al fine del recupero dell’edificio alla celebrazione liturgica.
La storia recente
Nel riassunto dei fatti possiamo partire proprio dalla decisione del sindaco, Giuseppe Ricci (lo stesso che aveva accolto la donazione della chiesa e che era alla guida del paese negli anni dei primi due interventi di restauro), e del suo vice Giovanni Battista Sardi (a sua volta sindaco dal 2004 al 2009), di procedere con il recupero della chiesa, in parte grazie a contributi richiesti alla Soprintendenza regionale, in parte con spese di Amministrazione comunale.
In nuove elezioni locali, il testimone di sindaco passa nelle mani di Giovanni Battista Sardi che, tra fine 2007 e inizio 2008, decide «di destinare alcune antiche pietre, di proprietà del Comune e da tempo inutilizzate, alla costruzione di un altare da collocare in Santo Stefano».
«La nostra intenzione, e non è un mistero, era quella di riaprire la chiesa al culto, con il benestare del Parroco e Vescovo. Ne avevamo anche parlato con lui, in occasione della sua visita pastorale del dicembre 2004, incontrando da parte sua un vivo apprezzamento», spiega Sardi, e il racconto da lui fornito circa le pietre destinate a diventare il nuovo altare trovano conferma da parte di Ireneo Pagella, un sezzadiese che ricorda di essersi «recato di persona, insieme a Sergio Garrone, proprio ad Incisa, per prendere visione del lavoro. Grazie alla collaborazione di Ugo Tonello, titolare di una ditta di movimento terra, le pietre ormai levigate furono riportate a Sezzadio e poste nella chiesa per venire poi benedette dal Vescovo».
Della chiesa ormai restaurata prende visione, nel maggio 2009, anche il parroco, don Luciano Cavatore, che ricorda: «Chiamato dal sindaco Sardi, mi recai in Santo Stefano, per osservare i progressi compiuti. Devo dire che rimasi favorevolmente impressionato ed espressi un notevole apprezzamento proprio per l’altare, che rispondeva pienamente alle norme liturgiche del Concilio Vaticano II. In quell’occasione, il Sindaco mi chiese cosa servisse per far sì che la chiesa potesse nuovamente essere utilizzata per celebrare messa».
L’allestimento, peraltro, doveva già essere a buon punto, visto che già all’inizio del 2009 si era provveduto all’acquisto di 22 sedie e un ambone il leggio per le letture e le prediche. Si noti che, secondo la liturgia rinnovata, gli spazi celebrativi necessari per la celebrazione sono l’altare, l’ambone e la sede, ovvero il luogo da cui il sacerdote presiede l’assemblea.
Il 7 giugno 2009, il colpo di scena: il sindaco Sardi perde le elezioni, vinte dall’attuale primo cittadino Pier Luigi Arnera; il cambio di amministrazione porta con sé un drastico cambiamento nelle scelte relative alla destinazione della chiesa di Santo Stefano, fino ai fatti delle ultime settimane.

Affreschi.
La maggior parte degli affreschi è databile tra il 1469 e il 1483, tra essi quello in cui è raffigurato sant’Antonio abate con sant’Apollonia, subito a sinistra entrando nell’edificio.

Invece l’affresco che segue sulla stessa parete (dopo un Santo a cavallo e san Sebastiano) è un sant’Antonio abate con san  Defendente, che risale alle soglie del Cinquecento.

 

Bibliografia:
 – F. GASPARDO, Memorie storiche di Sezzé Alessandrino: l’abbazia di S. Giustina, il monastero di S. Stefano o S. Maria di Banno, I, Alessandria 1912, pp. 203-305;
– E. PODESTÀ, Il monastero di S. Maria di Banno, in “Novi Nostra”, XXIV (1984), pp. 83-98;
L. TACCHELLA, Insediamenti monastici delle Valli Scrivia, Borbera, Lemme, Orba e Stura, Novi Ligure 1985, pp. 68-70.

Note: Si attende la conclusione di questa lunga vicenda.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Immagine in alto da: https://www.chieseromaniche.it/Schede/217-Sezzadio-Santa-Maria-di-Banno-o-di-Santo-Stefano-o-di-Sezze.htm

Data ultima verifica sul campo: 30/06/2012 – aggiorn. 14  dicembre 2021