BASTIA MONDOVI’ (Cn). Chiesa di S. Fiorenzo, affreschi con “Vita di sant’Antonio abate”.

La chiesa si trova fuori dell’abitato, vicino al cimitero, sulla strada che conduce a Niella Tanaro. https://goo.gl/maps/nJ9iBxGXrfgx3XfA8

Sulle pareti della chiesa, costituita da un’unica navata, gli affreschi sono suddivisi in 51 riquadri:
– sulla parete di controfacciata in nove riquadri sono rappresentati episodi della vita di Gesù, S. Lazzaro e una nobildonna;
– sulla parete di sinistra la passione di Gesù in 21 comparti;
– sulla parete di destra nove riquadri sono dedicati alla vita di S. Fiorenzo, altri 12 riquadri illustrano la vita di S. Antonio abate, mentre nella parte centrale sono affrescati il Paradiso con le opere di misericordia corporale, e l’Inferno con la Cavalcata dei Vizi.
Nel presbiterio sulla parete di fondo sono raffigurati al centro la Madonna in trono con il Bambino tra S. Martino e S. Fiorenzo, nel riquadro di sinistra il martirio di S. Sebastiano, in quello di destra S. Michele con S. Bartolomeo; nella parte superiore è affrescata la Crocifissione.
Sulla parete destra del presbiterio è rappresentato S. Giorgio, mentre sulla volta ci sono le immagini del Pantocratore e degli Evangelisti in trono.

Note storiche:
S. Fiorenzo, già parrocchia e ora cappella del cimitero, risale ai secoli XI-XII.
Venne riedificata verso la metà del XIII secolo (1220-1230) ed è stata in seguito ampliata ed affrescata con un nuovo ciclo pittorico coprendo, nel nucleo primitivo, antiche pitture bizantine ancora parzialmente visibili.
La chiesetta è stata ampliata nel corso del XV secolo grazie a Bonifacio della Torre, alla cui famiglia Bastia era stata affidata nel 1409 dai Savoia.
L’ampliamento della chiesa e la ricchezza dei cicli affrescati si spiegano con la sua collocazione su una delle più importanti vie del sale, tramite di commerci tra il mare e il Nord e percorsa da numerosi viaggiatori.
All’interno del riquadro con la morte di S. Antonio abate è leggibile la scritta: “MCCCCLXXII DIE XXIII MENSIS IUNII HOC OPUS FECIT FIERI FACIUS TURRINUS”.
Le attuali sacre rappresentazioni sono datate 24 giugno 1472 ed occupano una superficie di ben 326 mq.
La data del 1472 è forse riferibile solo al ciclo di S. Antonio abate, attribuito al monregalese Giovanni Mazzucco o ad un artista a lui vicino.
La decorazione della chiesa è dovuta probabilmente all’attività di pittori itineranti che operavano in Liguria e nel Monregalese e risente, accanto a echi jaqueriani, di influenze provenienti dalla Liguria e dalla Lombardia.
Negli affreschi si sono rilevati (Griseri) la presenza di un’arte popolare “entro l’onda suscitata da Jaquerio” e rapporti con il teatro popolare; l’influenza del pittore torinese è stata ravvisata soprattutto nelle scene della Passione e dell’Inferno.
Un precedente per gli affreschi di S. Fiorenzo è stato indicato nei dipinti della cappella di Missione di Villafranca Piemonte, dovuti ad Aimone Duce, pittore forse di origine pavese, la cui attività è testimoniata tra il 1403 e il 1461.

Bibliografia:
– A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965, pagg. 96 ss, 131-132 n. 115.
– P. GASCO, (a cura di), Antichi affreschi del Monregalese, Cuneo 1965, pagg. 49-54, Appendice a cura di G. RAINERI, pag. 4, 8.
– N. CARBONERI, Antologia artistica del Monregalese, Torino 1971, pagg. 20-23.
– A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO – G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Palazzo Madama aprile – giugno 1979, Torino 1979, pagg. 15-21.
– S. BAIOCCO – S. CASTRONOVO – E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea 2003, pagg. 135 ss.
– A. ANTONIOLETTI BORATTO, San Fiorenzo di Bastia Mondovì, Il Portico editore, Villanova Monferrato (AL) 2004

Link: http://www.sanfiorenzo.org

Fruibilità:
La chiesa di San Fiorenzo è aperta al pubblico con visite guidate gratuite tutte le domeniche dalle ore 15 alle 19 dal mese di aprile a tutto il mese di ottobre.
Per visite contattare:  Associazione Culturale S. Fiorenzo O.n.l.u.s. – tel.338/4395585
Loc. Minetti Sottani, 17  – 12060  Bastia Mondovì
Telefono  0174/60125 – Cell  338/4395585 –  e-mail: info@sanfiorenzo.org
Associazione nata per far conoscere e valorizzare l’arte e le tradizioni di Bastia Mondovì (CN), con particolare riferimento alla chiesa di San Fiorenzo (visite guidate gratuite sono possibili tutte le domeniche e festivi nel periodo che va dal giorno di Pasquetta a fine ottobre, dalle ore 15.00 alle 19.00; per altri giorni o per gruppi è necessaria preventiva prenotazione ai recapiti sopra indicati per poter assicurare la presenza di una guida dell’Associazione).

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti, Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/11/2010

BORGOSESIA (Vc), fraz. Bettole. Chiesa di Sant’Antonio abate (Parrocchia del Santo Nome di Maria e di Sant’Antonio abate)

La frazione Bettole si trova sulla strada provinciale 75 Borgosesia – Grignasco, immediatamente prima dell’ingresso in Borgosesia arrivando da Grignasco.
Via Ottone Angelo, 42
https://maps.app.goo.gl/N7dYjVaNjB4BQVFA7 

 

Nella facciata, decorata agli angoli con lesene, il portale è fiancheggiato da due piccole finestre e sovrastato da un affresco che riproduce l’immagine di S. Antonio abate, ai lati della quale, in due nicchie, sono collocate le statue di due santi vescovi; sotto lo spiovente del tetto si apre una finestra. L’interno, che presenta una sola navata, è riccamente decorato con affreschi.

La pala d’altare ha come elemento centrale una sorgente che sgorga dal terreno, circondata da santi, tra cui si distingue sant’Antonio, affiancato non da un maialino, come nella tradizione, ma da un cinghiale.

Sulla cupola è affrescato il Padre Eterno in atto benedicente. L’abside rivolta a oriente è quanto resta di una cappella cinquecentesca, inglobata nella successiva costruzione; qui è collocata una tela in cui sono rappresentati al centro la Madonna, a sinistra S. Antonio abate e a destra S. Pietro, mentre ai due lati sulla parete sono affrescati S. Francesco e Santa Lucia; sulla volta il Padre Eterno è affiancato da personaggi dell’Antico Testamento. La chiesa possiede inoltre un corredo di statue lignee, come gli angeli del presbiterio, una Madonna  e altri santi.

 

Materiale informativo ed illustrativo:
All’esterno della chiesa è collocato un pannello con la scritta: “Parrocchiale di S. Antonio aAbate – 1670.  Ad aula – Affreschi in facciata”.

Note storiche:
La chiesa, fondata nel 1670 e orientata da Nord a Sud, ha inglobato una cappella cinquecentesca, con orientamento Est–Ovest, intitolata a S. Antonio abate, e ha mantenuto l’intitolazione al santo.

Nel 1953, essendo negli anni aumentata la popolazione di Bettole, il vescovo decise di erigere la chiesa a parrocchia, dedicandola al Santo Nome di Maria.
Nei pressi dell’edificio probabilmente esisteva una sorgente miracolosa, la fonte di Antonio, salute di Bettole e refrigerio e ristoro per chi vi accorre, come è testimoniato dall’iscrizione posta sopra la pala d’altare.

Nel Cinquecento è stata costruita la cappella, e a questo secolo risale anche la tela dell’abside con la Madonna tra i due santi.
La costruzione successiva è stata fondata nel 1670; la tela del presbiterio è di poco posteriore, così come la decorazione affrescata e gli angeli del presbiterio, che si collocano tra Seicento e Settecento, mentre al Novecento risalgono rilievi e statue lignee, tra cui la Madonna eseguita nel 1947 dallo scultore gardenese Perathoner.

 

Bibliografia:
A. M. Marchetti Grasso, Nel cuore di Bettole: “la fonte di Antonio”, in: Passeggiate valsesiane, Valsesia editrice, Borgosesia 2008. pagg. 21-22.

Note:
Un ringraziamento particolare va a don Luigi Franco, parroco della chiesa dal 1953, per le informazioni cortesemente fornite.

Fruibilità:
La chiesa è aperta durante la celebrazione delle funzioni.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 15/09/2010

BAGNASCO (CN). Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio abate

Chiesa Parrocchiale, Via Basteris, 7
https://goo.gl/maps/3NLzyecmcRfgmxGb6

 

La Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio abate, venne costruita tra il 1000 ed il 1100 in stile romanico-lombardo a tre navate e quasi totalmente ricostruita alla fine del XVIII in stile barocco.


Conserva una notevole pala d’altare oggi attribuita a  Raffaello De Rossi e databile al 1560-65, che raffigura: “Sant’Antonio abate (a sinistra) e santa Margherita d’Antiochia (titolare della parrocchiale extra moenia) in adorazione dell’Eucarestia”; Dio padre sulla cimasa e sulla predella san Sebastiano, al centro Ultima Cena, san Rocco . Tempera su tavola, 265 x 190 cm. Il dipinto, oggi ben restaurato e conservato dal 1962 sulla parete della navata destra della chiesa, parrocchiale dal 1804, si trovava precedentemente nel vano absidale della stessa chiesa da cui venne rimosso in occasione del restauro dell’edificio.

La chiesa conserva anche una serie di tondi raffiguranti i Misteri del Rosario, statue lignee ad opera del Roasio e l’organo del Vegezzi-Bossi costruito nel 1867.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 27/08/2010

Link:
https://www.chieseromaniche.it/Schede/40-Bagnasco-Sant-Antonio.htm

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100106586-0

MELE (Ge). Oratorio di Sant’Antonio Abate – Scheda 1

 L’Oratorio è sito in Via del Piano, 93    https://goo.gl/maps/9GxfcA2XLR8qz4qLA

L’Oratorio settecentesco è composto da un insieme di edifici aggregatisi nel corso del tempo: la chiesa con la sacrestia (vedi qui di seguito, scheda 1), le case dell’Oratorio, il sacello dove è custodita la Cassa di Sant’Antonio (vedi https://www.santantonioabate.afom.it/mele-ge-loratorio-di-santantonio-abate-scheda-2/).
L’ingresso della chiesa è sul lato lungo della costruzione e dà accesso diretto alla navata unica che la compone.

L’interno rispecchia il tipico arredo di oratori dello stesso periodo: l’aula decorata sui due lati lunghi rinvia ai due estremi dove trovano posto il coro per i confratelli con la cantoria e l’organo e dall’altro capo l’altare dietro il quale vi è l’ingresso alla sacrestia.
La decorazione interna è espressione del gusto della fine del ‘700, ampie superfici ricoperte di stucchi che inquadrano dipinti, che formano la struttura di sostegno della cantoria e dell’organo, che fanno da fondale prospettico all’altare. L’esecuzione di quest’opera  fu affidata a  Rocco Cantone.

Il ciclo pittorico di Carlo Giuseppe Ratti con storie della vita di Sant’Antonio Abate (1777-1782) è formato da 12 tele dipinte ad olio inserite nelle cornici mistilinee a stucco realizzate per loro. Non molti anni fa furono ritrovati nell’Oratorio i bozzetti preparatori.
Sul lato destro della navata verso il coro si apre una nicchia dove attualmente è alloggiata una cassa processionale chiamata dai vecchi melesi “Sant’Antonio il Vecchio”, vedi scheda 2 . In effetti dal recente restauro si potuto stabilire che è una delle più antiche della Liguria databile all’ultimo decennio del XVI secolo: già nel 1639 risultano diversi pagamenti per “aggiustature” corrispondenti all’attuale strato pittorico.

Il coro in legno sembra databile alla fine del  XVII – inizi del XVIII secolo. La soprastante cantoria fu realizzata sempre da Rocco Cantone nel 1775 per l’organo Roccatagliata, secondo il Pareto, proveniente dalla chiesa parrocchiale per la quale fu acquistato nel 1729, e sostituito con l’attuale poderoso organo Locatelli Giacomo di Bergamo nel 1893. Al centro del soffitto verso l’altare vi è un affresco rappresentante l’Ascensione, eseguito da Gerolamo Costa nel 1809.
Le croci processionali, che nella pia devozione confraternale vengono chiamati “Cristi”, attualmente custodite nell’Oratorio sono tre.
Nel 1787 sono documentati i seguenti pagamenti:  “….spese fatte dal Signor Giacomo Giusti…detti tre canti (d’argento).. Una croce nuova a legno Sebastiano…per rinfrescare il crocifisso…per accomodatura della croce vecchia..”; sembrerebbe perciò che la croce con i tipici ramaggi argentati su tutta la superficie sia la più antica (prima metà del XVIII secolo) e rimessa a nuovo  mentre la più piccola fu  corredata dai “canti” d’argento.

Infine la terza, la più grande, è stata realizzata dalla ditta Moroder di Ortisei nel 1980.  Fanno da corredo ai “Cristi” quattro lanterne astili dette “fanali” e sembrerebbe, dai documenti d’archivio, che fossero già realizzate al 28 maggio 1783, quando si cita “L.16 : valuta de stucci per li fanali”.
Ulteriori testimonianze d’arte sono: “i tabarrini per le cappe di testa e per i priori”, le mazze pastorali con Sant’Antonio Abate in argento datate 1823, il piccolo altare in cartapesta per il Santissimo.

 

L’autore della pala dell’altare ha finalmente una sua identità: è stata attribuita alla tarda maturità di Andrea Ansaldo (1584-1638) che la eseguì dopo il 1625 in quanto in questa data San Bernardo di Chiaravalle venne proclamato Protettore di Genova e furono prodotti molti dipinti con l’episodio della “lactatio Bernardi”. Nel 1637, però, il dipinto subì una modifica ad opera di Orazio De Ferrari (1606-1657) al fine di aggiornarlo iconograficamente a seguito della proclamazione della Vergine a Regina di Genova e la sua mano è riconoscibile nel Bambino e nella testa di Sant’Antonio Abate.
Risale alla seconda metà del XVIII secolo l’ingrandimento del dipinto in alto con l’aggiunta della SS. Trinità e in basso di una veduta degli edifici da carta de “La Scaglia” che andava a completare così la veduta di Mele già esistente.
E’ interessante ricordare come il dipinto sia emblematico degli interventi effettuati sia in ambito architettonico che di manufatti artistici nel 1634-39 e nel 1757.
In alto il Padre Eterno e lo Spirito Santo e al centro della composizione la Madonna Regina con il Bambino Gesù: in primo piano a sinistra vi è San Bernardo e continuando sono raffigurati San Nicola o Niccolò, Sant’Ambrogio e Sant’Erasmo, a destra in adorazione di Gesù, Sant’Antonio abate e San Michele Arcangelo; in basso si riconosce il profilo di Mele e della “Scaggia” con gli opifici della carta che farebbero supporre come committente dell’ultimo “aggiustamento” un personaggio eminente nell’economia e società melese del tempo (un “paperaio”?).

A lato dell’ingresso della chiesa si vede una porta sormontata da un’architrave tonda in marmo  con la seguente scritta: “HIC DIVI ANTONI SCULPTA REFULGET ICON. 1875″ ossia “Qui è l’immagine scolpita del Divino Antonio. 1875”.
In questa frase vi è tutto l’orgoglio dei Melesi per essere riusciti ad acquisire uno dei massimi esempi delle macchine processionali e della scultura genovese del XVIII secolo.
La vicenda dell’acquisto (1874) della “cascia” di Anton Maria Maragliano, databile al 1703, dalla Confraternita di Sant’Antonio abate e San Paolo Eremita, detta “de’ Birri in strada Giulia”, di Genova è nota; quello non conosciuto è l’affetto dei melesi per il loro “Togno”.
Ai bambini viene illustrata la scena con dovizia di particolari: i leoni, il porcellino, il fuoco, gli animali del basamento, San Paolo e gli angeli in modo che durante la processione del 15 agosto siano chiare le parole del Cantico dei pellegrini.
E l’impegno degli adulti nella stessa occasione, sia dai “camalli d’a cascia e portoei de Cristi” che ai semplici partecipanti, è grande perchè…. Sant’Antonio te ne darà merito.

Per la piccola CASSA di SANT’ANTONIO il VECCHIO vedi scheda 2.

 

Link: http://www.comune.mele.ge.it

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 23/08/2010

MELE (Ge). L’Oratorio di Sant’Antonio Abate – Scheda 2 – Cassa processionale

L’Oratorio settecentesco è composto da un insieme di edifici aggregatisi nel corso del tempo: la chiesa con la sacrestia (vedi https://www.santantonioabate.afom.it/mele-ge-oratorio-di-santantonio-abate-scheda-1/ ), le case dell’Oratorio, il sacello dove è custodita la Cassa di Sant’Antonio (scheda 2, vedi qui di seguito).
L’ingresso della chiesa è sul lato lungo della costruzione e dà accesso diretto alla navata unica che la compone.

La piccola CASSA processionale di SANT’ANTONIO IL VECCHIO
La piccola Cassa processionale è citata in un libro di conti della Confraternita per le aggiustature a cui viene sottoposta nel 1639.
Ciò ha portato la probabile datazione all’ultimo scorcio del XVI secolo.
Datazione confermata dal restauro che ha evidenziato, pur nella semplicità della rappresentazione, l’epoca e l’alta qualità del manufatto. Mentre la struttura fasciata di noce d’india è del 1718 come risulta dall’atto notarile di fabbricazione.
È stato rinvenuto, sotto lo strato delle ridipinture e degli stucchi, parti della doratura originale a racemi di Sant’Antonio e la particolare realizzazione della veste di S. Paolo fatta con canne palustri intrecciate proprio secondo la tradizione iconografica del Santo Anacoreta.
E proprio iconograficamente si rileva l’appartenenza dell’opera al secolo del Concilio di Trento: il Santo, pur nella gloria dell’immagine (particolare la coloritura degli incarnati, le dorature), è ponte e mediatore con la Grazia Divina. A tal proposito si confronti la grande cassa processionale del Maragliano con lo stesso soggetto che manifesta una corporeità da parata tipicamente barocca.
La disposizione delle statue non è l’originale in quanto ha subito molte modifiche nel corso dei secoli ma ne rispecchia molto l’ideale rappresentativo Controriformista.
Infine i due leoni (da notare le code in ferro battuto) in postura quasi araldica danno a tutta l’opera una forte caratterizzazione simbolica.

Note storiche:
Il SANT’ANTONIO ABATE del MARAGLIANO
La grande scultura in legno, realizzata secondo le più recenti indicazioni tra il 1703 e il 1710 e acquistata nel 1874 dalla Confraternita locale, rappresenta Sant’Antonio Abate contemplante il corpo di San Paolo Eremita con due leoni che scavano una fossa mentre l’anima sorretta da angeli s’invola al cielo.
Un piccolo angelo sorregge la mitra e il pastorale, vicino ci sono sia il maialino che il fuoco ardente simboli iconografici del Santo.
E’ una delle poche opere processionali del Maragliano dove l’evento è racchiuso in se stesso e non aperto in forma di rappresentazione devozionale.
Colpisce sia la grande base scolpita a rocce e decorata da verzure e piccoli animali che la rarefatta pacatezza dell’ambientazione e delle poche figure.
La prima, forse, unica libertà dell’esecutore; la seconda, forse, precisamente indicata dai committenti dell’opera: i confratelli dell’Oratorio (oggi distrutto) sotto il titolo del Santo in Strada Giulia, ora Via XX Settembre, detto “dei Birri” ossia la polizia dell’epoca.
Le figure dei santi sono grandi al vero. Sant’Antonio ha l’abito proprio del suo ordine monastico con il simbolo della Tau sulla spalla destra, San Paolo è vestito con una tunica di stuoia intrecciata tipica degli anacoreti (eremiti) della chiesa orientale dei primi secoli.
Solo gli angeli e il manto dell’anima hanno decori tipici delle stoffe genovesi del tempo.
Molto bella è la base rocciosa a cui si appoggia San Paolo e da cui si imposta il vorticoso girare di nuvole e angeli sorreggenti la figura, più piccola del vero, dell’anima in estasi.
E’ un grande esempio del Maragliano che unisce genialità artistica e maestria nel trattamento del legno, un capolavoro del barocco genovese.
L’opera è tuttora portata processionalmente, una volta l’anno il 15 agosto, da squadre di 16 uomini e il suo peso si stima in oltre 10 quintali.
Per tutti a Mele è “uno di famiglia” perché il Sant’Antonio Abate esprime l’identità collettiva e le tradizioni più amate e sentite dei melesi.

 

Questo tesoro dell’arte, tra il settembre 2009 e il maggio 2010, è stato sottoposto a complessi e delicati restauri realizzati nel laboratorio di Antonio Silvestri a Santa Maria in via Lata, che occupa gli stessi spazi dove aveva sede l’antica Confraternita genovese che per prima commissionò l’opera al Maragliano.
Prima degli interventi l’opera è stata sottoposta a una batteria diagnostica completa, a partire dagli esami radiografici per valutarne anche la staticità e verificarne l’anima metallica che aveva subito manomissioni, probabilmente in buona fede, che però ne hanno irrigidito la struttura e provocato fessurazioni.
Sono state verificate anche la qualità, l’essenza e la datazione del legno e con stratigrafie e prelievi colorimetrici l’originalità della struttura pittorica, di pregio assoluto ed ora riportata in luce.
E’ stato inoltre eliminato l’ingombrante bordo del basamento ligneo aggiunto successivamente perché, oltre ad appesantire l’estetica dell’opera ne aveva alterato il ritmo con l’asportazione delle decorazioni a ramarri, foglioline e fiori che sono state ricollocate nella posizione originale.
Il 5 giugno 2010 la maestosa cassa processionale lignea è stata montata in piazza a Mele e riconsegnata alla Confraternita tra grandi festeggiamenti.
“L’amore che circonda quest’opera d’arte – ha detto Giorgio Devoto – arricchisce la cassa processionale di Sant’Antonio Abate, un capolavoro assoluto, di un surplus di preziosità fatto degli sguardi, dell’affetto, delle ideali carezze di tutti i melesi. Sono felice e orgoglioso di poter partecipare con la Provincia a questa festa che raccoglie e celebra tutta la memoria del territorio.”
“Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno sostenuto, promosso e reso possibili i restauri – ha detto Benedetta Clio Ferrando – e la Confraternita per aver saputo conservare nei secoli questo gioiello per i melesi e il territorio. Ora contiamo i giorni che ci separano dal ritorno del Santo che arriverà a Mele il 4 giugno 2010, preceduto il 3 da un importante convegno di studi e al programma dei festeggiamenti partecipano anche i Comuni vicini, molte associazioni, e in modo collettivo e in ogni forma possibile tutti i nostri concittadini in ogni forma possibile.”

Tra l’originalità piena di luce del Theatrum Sacrum in piazza e magiche coreografie di Kyra con il fuoco, simbolo di ascesi e purificazione la sera del 4 giugno e con feste, danze, cori, esposizioni, visite guidate al Sant’Antonio fino al 13, il vero clou degli eventi è perciò “proprio il calore della comunità melese che festeggia l’emblema della sua storia e della sua devozione” chiosa l’assessore Ignazio Galella.
Il restauro della cassa processionale (con Sant’Antonio che assiste al trapasso di San Paolo Eremita, mentre la sua anima nelle sembianze di un giovane viene trasportata in cielo da tre angeli e due leoni scavano la tomba per le spoglie del pio Eremita) “è stata una sfida complessa ed eccezionale – ha detto Alessandra Cabella – come questa scultura realizzata in modo stupendo e raffinatissimo dal Maragliano”.

 

Link: http://www.comune.mele.ge.it/

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 23/08/2010