USA – BIRMINGHAM. Birmingham Museum of Art, “S. Antonio abate tentato dall’oro”, dello Scheggia, metà XV secolo

Tempera su tavola opera di 26,7 × 26,4 × 3,8 cm, opera di  Giovanni di ser Giovanni Guidi, detto Lo Scheggia (fratello di Masaccio), (San Giovanni Valdarno, 1406 – Firenze, 1486).

Proviene dalla collezione di Alessandro Contini-Bonacossi (1878-1955), acquistato da Samuel H. Kress (1863-1955), New York, 1937; in prestito al Birmingham Museum of Art, Alabama, 1952; donato al Museo della Samuel H. Kress Foundation nel 1961.

La tavola illustra la tentazione del mucchio d’oro, in un paesaggio con rocce e alberi, da cui s. Antonio fugge, alzando con la mano sinistra un libro dalla copertina rossa. La mano destra impugna un bastone.

 

Il Museo, nello stato dell’Alabama, uno dei migliori musei regionali degli Stati Uniti, ospita una collezione eterogenea di oltre 29.000 dipinti, sculture, stampe, disegni e arti decorative che vanno dall’antichità ai tempi moderni. Il Museo ha vaste collezioni  di arte asiatica, europea, americana, africana, precolombiana e nativa americana.

Link:
https://www.artsbma.org/collection/saint-anthony-abbot-tempted-by-gold/

SAMPEYRE (CN), frazione Rore. Pilone con s. Antonio abate

Nell’abitato di Rore sorgono diversi piloni/edicole; quello presso la fontana, sul lato a destra ha un’immagine di sant’Antonio abate con bastone a stampella cui è appesa una piccola campana. Purtroppo mutila della parte inferiore.

 

 

Fotografia di Donatella Olivero da Facebook.
https://www.facebook.com/photo/?fbid=1032630438306960&set=pcb.3155718414564912

 

Segnalazione:
Valter Bonello

NARNI (TR). Chiesa di San Francesco, vari affreschi con s. Antonio abate

Nel 1213 il vescovo Ugolino chiamò a Narni Francesco d’Assisi che vi rimase per alcuni giorni durante i quali fece numerosi miracoli. Per questo, dopo la sua morte nel 1226, gli abitanti di Narni, in segno di devozione e riconoscenza, decisero di edificare una chiesa in suo nome nel centro della cittadina.
La chiesa è in stile tardo romanico del XIII-XIV secolo e la facciata ha un portale del XIV secolo ad archi concentrici e sul frontone il rosone venne manomesso nel XVII e sostituito da un finestrone.

L’interno, a tre navate divise da pilastri cilindrici sormontati da capitelli scolpiti su cui poggiano archi a tutto sesto, è ricco di affreschi del Trecento, del Quattrocento e del Cinquecento, posti sia sui pilastri che nelle cappelle, le cui caratteristiche sono tipiche della tradizione pittorica di Narni. Un ampio ciclo illustra la vita di san Francesco, mentre altri affreschi devozionali decorano colonne e pilastri, in particolare del lato destro della chiesa.
La figura di sant’Antonio abate è presente più volte, nella sua iconografia tradizionale, da solo o con la Madonna, ma spesso l’opera si trova in cattive condizioni di conservazione.

 

L’affresco migliore è posto su un pilastro della parete sinistra; purtroppo al  centro  dell’immagine vi è un’antica scritta graffita. Presenta gli attributi tradizionali: bastone con campanella e libro rosso.

 


Link:

https://www.turismonarni.it/cosa-vedere/citta-di-narni/chiesa-di-san-francesco/

FRANCIA – RENNES-LE-CHÂTEAU. Chiesa di Santa Maria Maddalena, statua di s. Antonio abate, XIX secolo

L’antica chiesa fu ristrutturata tra XIX e XX secolo dal parroco Bérenger Saunière (1852-1917).
La cittadina e la chiesa sono ogni anno meta di migliaia di amanti del mistero e cercatori di tesori, attirati sul luogo da un corpus leggendario creatosi nel corso di un secolo dal sovrapporsi di tematiche provenienti da ambienti culturali molto diversi.

 

All’interno vi sono cinque statue di santi, tra esse, una raffigura sant’Antonio abate che indossa un saio decorato e tiene, come nella sua iconografia consueta, con la mano destra un bastone cui è appesa una campanella e nella sinistra un libro con la copertina rossa. Ai suoi piedi, a sinistra, un maialino.

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Rennes-le-Ch%C3%A2teau

http://www.renneslechateau.it/index.php?sezione=guida&id=69

PRATOVECCHIO STIA (AR). Monastero femminile domenicano di Santa Maria della Neve, dipinto con s. Antonio abate

Nel 2014 i comuni di Stia e Pratovecchio si sono fusi a formare il nuovo comune “Pratovecchio Stia”.

Fondata nel 1568 in Pratovecchio, nel 2009, alla comunità di “S. Maria della Neve” si è unita quella di “S. Domenico di Querceto-Sesto fiorentino,” che fra la fine del ‘200 e l’inizio del ‘300, affrontò numerosi traslochi: da Bagno a Ripoli, in Firenze via della Scala, al Maglio e poi invia Capponi a Querceto – Sesto fiorentino (1930). L’unificazione dei due monasteri ha unito anche la loro ricca storia dando vita al nuovo e sempre antico monastero col nome di “S. Maria della Neve e S. Domenico”.
Il Monastero femminile domenicano di Santa Maria della Neve tolse quasi tutti gli arredi dalla chiesa in Pratovecchio e si stabilì in una nuova sede sita prima del centro di Pratovecchio venendo da Poppi, dotato di una chiesa moderna.

La chiesa conserva un olio su tela che raffigura la Madonna in trono col Bambino e i santi Santi Maddalena, Giovanni Battista, Antonio abate e Francesco.
Sant’Antonio è a destra, nell’iconografia tradizionale, con barba bianca, bastone e libro. Ai suoi piedi a destra un fuoco e a sinistra un maialino della cinta senese.

Non abbiamo altre notizie sul dipinto, che ne avesse è pregato di comunicarle alla mail info@afom.it. Molte grazie

 

Link:
https://www.monasterodomenicane.org/il-monastero-2/

Segnalazione:
Albertino Martignon